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Città Giardino, migranti e Mafia Capitale. In mezzo 16 lavoratori a rischio

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Le improvvise attenzioni sul centro per migranti di Città Giardino sono vissute con disagio dai 16 componenti dell’equipe che si occupa dell’accoglienza temporanea agli stranieri richiedenti protezione internazionale.
Gli ultimi sviluppi dell’inchiesta Mafia Capitale hanno allungato ombre sulla struttura, dopo le intercettazioni telefoniche e le attenzioni anche dei magistrati siracusani. Ombre e sospetti che – è il timore di chi all’interno del centro lavora sin dalla sua apertura – potrebbero inficiare il buon lavoro svolto a partire da aprile. “Dal primo giorno ad oggi, abbiamo accolto ed assistito più di 7.000 persone, nello specifico quasi sempre nuclei familiari, decisione della Prefettura derivante dalla particolarità e dalle qualità della struttura e del servizio”. Poi “dal 21 ottobre l’arrivo di 121 minori non accompagnati provenienti dalla scuola Verdi di Augusta. Tale cambiamento repentino, ha rappresentato una sfida per noi tutti, inducendoci a modificare rapidamente le modalità operative, adattandole alle diverse esigenze derivanti dalle problematiche della loro fase adolescenziale e dalle loro aspettative deluse, in quanto provenienti già da una struttura di prima accoglienza. Durante la fase iniziale, abbiamo fronteggiato anche episodi di rabbia che hanno causato ingenti danni ai servizi della struttura; grazie alla nostra professionalità siamo riusciti a contenere le situazioni di forte tensione, coinvolgendo i minori non accompagnati in attività socio-educative e ludiche, permettendoci così di poter instaurare un rapporto di fiducia reciproca”.
Gli ultimi fatti di cronaca hanno avuto come immediato risvolto la drastica diminuzione di ospiti della struttura. “Abbiamo lavorato con onestà, trasparenza e nella legalità. Pertanto siamo dispiaciuti nell’essere associati in modo inesatto ed inopportuno ad attività che di fatto infangano il nostro operato, la nostra professionalità e le nostre vite. Abbiamo la percezione che il nostro futuro sia a rischio e chiediamo alle istituzioni e a chi di competenza di tutelare il nostro lavoro e i nostri diritti di lavoratori onesti, che continuano a svolgere al meglio il loro operato in un clima di incertezza”, scrivono in una lettera inviata anche al Prefetto di Siracusa, Armando Gradone.
“Le mani di Mafia capitale sull’affare immigrati in Sicilia. A Melilli (Siracusa), Buzzi & C. si sono impossessati del centro di accoglienza Città Giardino. Un business da 2,5 milioni di euro l’anno ora nel mirino dei pm”, titolava sabato Il Giornale citando proprio il caso di Città Giardino. Stefano Filippi, inviato del quotidiano nazionale, ha ricostruito la genesi del centro in una struttura “costruita nel 2009 per diventare una residenza sanitaria assistita (casa di riposo o per disabili), ma non aveva mai ottenuto le autorizzazioni sanitarie”. I collegamenti con Mafia Capitale passerebbero per il Consorzio Eriches 29, “uno dei bracci operativi della 29 Giugno, quello che voleva aggiudicarsi la gestione del Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Castelnuovo di Porto, poco fuori Roma. A Melilli Eriches 29 fornisce cibo, vestiti, controlli sanitari con un ambulatorio mobile di Emergency e supporto psicologico. Gli amministratori locali non hanno gradito che fossero calati i romani per aprire un centro di accoglienza, tuttavia il prefetto disse che si doveva dare corso a un’autorizzazione ministeriale”, scrive ancora Filippi.
“Il primo bando lanciato dalla prefettura nel novembre 2013 per convenzionare strutture di accoglienza non era stato assegnato, il secondo è del marzo 2014: stavolta la Eriches 29 si presenta e vince. Duecento posti (con punte di 250) per 30 euro al giorno fanno un affare da due milioni e mezzo di euro l’anno per il mondo di mezzo delle coop sociali di Buzzi. E soltanto a Melilli, che sarebbe diventata la testa di ponte siciliana di Mafia capitale”. Non solo Melilli, però, perchè Il Giornale si occuperà prossimamente anche del centro Umberto I di Siracusa e di una società nata per effettuare pulizie e poi – pare – passata alla gestione diretta.

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