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Ebola e immigrazione: il sindacato degli infermieri preoccupato. “Risorse e interventi inadeguati”

sbarco migranti

Il continuo arrivo di migranti sulle coste siciliane rende l’opinione pubblica particolarmente “vulnerabile” su alcuni allarmi. In materia di sicurezza. E negli ultimi giorni sul tema della salute. I media parlano di emergenza ebola in Africa. E inevitabilmente ci si chiede se la Sicilia è pronta a fronteggiare una eventuale – oggi inesistente – emergenza. Lo fa, ad esempio, il segretario regionale del sindacato Coordinamento Nazionale Infermieri, Calogero Coniglio. “Sono fortemente preoccupato – racconta – per la salute degli operatori sanitari, dei pazienti e dei cittadini siciliani”.
In Friuli Venezia Giulia è stata istituita una task force multidisciplinare in grado di far fronte a eventuali situazioni di rischio legate alla febbre emorragica da virus ebola. E in Sicilia, dove si registra il maggior numero di sbarchi di immigrati, le strutture sanitarie sono pronte? Ospedali, Infermieri, medici siciliani sono formati e preparati? Sono gli interrogativi che il sindacato  pone alla Regione, ribadendo la necessità di potenziare la vigilanza sanitaria al fine di evitare il “rischio contagio” – oggi, ribadiamo, molto basso – di ebola, tubercolosi, scabbia e malattie infettive varie.
Giuseppe Spada, dirigente sindacali nell’Asp di Siracusa, ritiene inadeguati gli interventi e le risorse messi in campo delle autorità regionali e locali. “Ad esempio mascherine e camici di carta monouso in ospedale non sono adatti. Già il sindacato della polizia ha fatto segnalazione e richiesta proprio nei luoghi di sbarco”.
Negli ospedali di Siracusa e Augusta sono stati diverse decine i  ricoveri  di migranti con malattie infettive acute febbrili di tipo epidemico (varicella, scabbia). Il Ministero della Salute, in una relazione, ha spiegato che in questi casi  è previsto l’isolamento e l’avvio agli idonei trattamenti terapeutici.
A “rischiare” sono gli infermieri, i medici, il personale sanitario e gli stessi agenti di polizia, che spesso nelle operazioni di soccorso non sono cautelati a sufficienza e soprattutto i degenti.  Sindaci, direttori di unità ospedaliere, dei pronto soccorso, di malattie infettive, aziende sanitarie, Prefetture, non si sono ancora incontrati ufficialmente per affrontare il problema.

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