• I bengalesi di Siracusa e le sorti di Bashar: “preghiamo per lui, confidiamo in indagine scrupolosa”

    Sono poco meno di 300 i bengalesi a Siracusa. Risiedono principalmente alla Borgata e lavorano in Ortigia. Nelle cucine dei ristoranti, bancarelle, vendendo rose nei locali. Comunità ordinata e pacifica, non hanno mai avuto problemi di integrazione. Ma oggi i bengalesi di Siracusa sono preoccupati per un nuovo clima che si respira in città.
    Non parlano apertamente di razzismo o di tensione con altre etnie, ma sul fatto che il loro connazionale di 24 anni, Bashar, sia stato aggredito hanno pochi dubbi. All’ipotesi, pure seguita dagli investigatori, della caduta accidentale non credono. Bashar, da poco meno di un anno a Siracusa, non ha ancora ripreso conoscenza. Da cinque giorni è in coma, ricoverato a Palermo, in una struttura specializzata dove è stato trasferito dopo il primo soccorso all’Umberto I. “Vogliamo sapere cosa è successo, vogliamo sapere se qualcuno ha fatto del male a Bashar. Non solo per noi ma anche per gli altri extracomunitari che vivono a Siracusa”.
    I carabinieri stanno conducendo serrate indagini. Appurato che il giorno prima, sempre nella zona tra viale Montedoro e i Marinaretti, c’era stata una piccola colluttazione tra stranieri. Questa mattina la zona, spesso ricettacolo di rifiuti o improvvisata dimora di sventurati, è stata bonificata con l’ausilio di personale Igm.
    Oggi la moschea di via delle Grazie ha aperto le sue porte per la preghiera del venerdì, dedicata proprio a Bashar.

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