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“I rifiuti dell’Ilva nella discarica interdetta per mafia”, la vicenda finisce sul Corriere

cisma

La versione online del Corriere della Sera dedica una approfondita video inchiesta al caso della discarica di Melilli che ha ricevuto nei mesi scorsi il polverino d’altoforno dell’Ilva di Taranto.
Il racconto di Saul Caia parte dalla motivazione con cui la Prefettura di Siracusa, basandosi su informazioni dello stesso ufficio di Catania, ha interdetto nella prima decade di aprile la Cisma Ambiente Spa, società proprietaria della discarica. “Sussiste nei confronti della società Cisma Ambiente il pericolo di condizionamento da parte della criminalità organizzata”.
Dopo pochi giorni dal pronunciamento della Prefettura, arrivano in discarica 9 mila tonnellate dello scarto di lavorazione dell’acciaieria pugliese, “classificato non pericoloso”.
La Cisma – come racconta sempre il Corriere – comunque “è da considerarsi tra gli impianti più tecnologici d’Italia per il ricondizionamento e recupero di rifiuti industriali, pericolosi e non”.
L’interdizione prefettizia arriva il 26 marzo, quasi in contemporanea con la stipula del contratto tra la Cisma e l’Ilva, a seguito di una offerta che era partita da Melilli il 9 marzo, sempre secondo la ricostruzione del quotidiano di via Solferino.
A fine giugno, dopo aver impugnato al Tar l’interdittiva, i legali della Cisma hanno ottenuto dal Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo la sospensione in via cautelare delle richieste delle informative prefettizie di Siracusa e Catania. “Al momento stiamo verificando se questo carico ingente di polverino proveniente da Taranto poteva essere trasportato a Melilli”, fa però Francesco Paolo Giordano, procuratore capo di Siracusa.
Insomma, la magistratura si muove per capire se quel polverino d’altoforno poteva o no arrivare a Melilli in base alle prescrizioni imposte dalla Regione, relative alla fase di gestione della discarica: “occorrerà dare priorità di trattamento/smaltimento a quei rifiuti provenienti dal territorio dei comuni di Augusta, Floridia, Melilli, Priolo Gargallo, Siracusa e Solarino”, in quanto l’area è considerata “ad elevato rischio ambientale”, sarebbe la lettura dell’assessorato regionale al Territorio ed all’Ambiente.
Dalla Cisma immediata la replica, riportata dal Corriere. “La limitazione non esiste e sarebbe antigiuridica. Le norme ambientali non consentono di mettere queste limitazioni, c’è soltanto questo impegno a garantire la priorità dei rifiuti del territorio siracusano”.
Ma sul punto si è già accesa settimane fa la polemica politica e persino il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti ha preso posizione, rassicurando intanto sul fatto che si trattasse di “rifiuti non pericolosi per una soluzione temporanea in attesa che all’interno dell’Ilva venga completato l’impianto di smaltimento già autorizzato”.

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