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Il 2 dicembre ’68 i Fatti di Avola: cerimonia per non dimenticare

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Una cerimonia per non dimenticare quanto accaduto il 2 dicembre del 1968 ad Avola, quando dei lavoratori agricoli diedero vita ad un blocco stradale sulla statale 115, con il successivo intervento delle forze dell’ordine e la conseguente rivolta. La polizia iniziò a sparare. Scontri violenti, che provocarono due vittime. A rievocare quella drammatica giornata, questa mattina, sono stati i segretari di Cgil, Cisl e Uil, insieme ai rappresentanti delle istituzioni. Deposta una corona di fiori accanto alla lapide posta in contrada Chiusa di Carlo, nel punto in cui morirono Giuseppe Scibilia e Angelo Sigona. Il suono delle trombe sulle note del “Silenzio Militare Italiano”, in contrada Chiusa di Carlo e all’interno del Palazzo Comunale dove è stata posta un’altra lapide, hanno poi reso l’atmosfera ancora più reale, più viva nel ricordo, testimoniata anche dalla presenza dei sindaci di Avola, Luca Cannata e Noto, Corrado Bonfanti.
“Questo evento rappresenta ogni anno il simbolo della lotta sindacale per rivendicare un sacrosanto diritto dell’uomo: il lavoro – hanno sottolineato i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil – E noi non possiamo che essere al fianco delle istituzioni, delle famiglie dei superstiti e di chi ha dato la vita per tutelare la propria dignità, che è poi la dignità di noi tutti. Il messaggio di quell’evento, rivelatosi poi tragico per certi versi, deve accompagnarci quotidianamente perché quella “lotta” è anche e soprattutto la nostra. E oggi più che mai la rivendichiamo con forza affinché ogni uomo riacquisti la cosa più sacra: la dignità”.
Sulla necessità di non far perdere la memoria ai giovani interviene il parlamentare Pippo Zappulla. “In quel giorno ad Avola-ricorda l’esponente del Pd- si consumò una tragedia e un dramma per due lavoratori che persero la vita, per altri 48 che furono feriti e per le loro famiglie e compagni. Una vicenda drammatica che segnò una intera stagione sindacale.
I giovani devono sapere che quei braccianti persero la vita perché stavano lottando per sacrosanti diritti, per combattere le gabbie salariali, perché allora un bracciante di Avola percepiva un salario inferiore a quello di un bracciante di Lentini”.Zappulla sottolinea anche l’importanza di “tenere alta la vigilanza contro i tentativi, sempre presenti, di riportare indietro le lancette della storia dei diritti e della civiltà nel lavoro. Confondere le necessità di rendere moderne le regole del mercato del lavoro, di innovare i rapporti contrattuali, di rispondere alle nuove esigenze delle produzioni e del mercato con la compressione dei diritti nel lavoro è un rischio-conclude- sempre presente e incombente”.

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