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MCDONALD 03-2018

“Io, vittima del sistema Siracusa”: l’ex sindaco di Augusta, Massimo Carrubba e gli altri

massimo carrubba

Non sono parole casuali quelle che l’ex sindaco di Augusta, Massimo Carrubba, ha pubblicato in un lungo e appassionato post sui social network. A cinque anni dalle dimissioni e da quel terremoto politico-giudiziario che travolse la città megarese, non si mostra sorpreso dall’emersione, per via di una indagine, dell’esistenza di un preciso sistema che avrebbe manovrato – orientandoli – i destini della provincia. “Chi ad Augusta e Siracusa ha avuto la sventura di incrociare nella vita politica, professionale, economica o giudiziaria Piero Amara o Giuseppe Calafiore non si stupisce”, scrive Carrubba citando per nome e cognome due dei principali indagati, il primo in carcere a Regina Coeli il secondo all’estero. “Ma a mio modesto avviso solo chi ha sperimentato sulla propria carne il sistema può veramente capire la violenza fisica, psicologica e morale dei metodi applicati”, la chiosa. Che apre un ulteriore spaccato, quello sulle “vittime” (presunte, al momento) di quella per la Procura di Messina era una cricca molto attiva e determinata. Massimo Carruba è il primo ad iscriversi pubblicamente in quell’elenco. Dove potrebbe trovare posto anche Natale Borgione, ingegnere capo del Comune di Siracusa finito ai domiciliari durante le più accese e contrastate fasi della vicenda Open Land. Sospeso da ordine professionale, mansioni e stipendio in quel capitolo della storia su cui anche la Procura di Messina ha concentrato le sue attenzioni e verso la quale gli interessi dell’associazione sotto indagine sarebbero stati predominanti su tutto il resto. Funzionari ma anche lo stesso Comune di Siracusa, la cui costituzione di parte civile è attesa oltre che dovuta tra risarcimenti richiesti, pretesi, contesi e forse – alla fine – neanche così chiaramente dovuti.

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