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Melilli. Traffico illecito di rifiuti, sequestrata la discarica Cisma: 14 arresti in Sicilia

cisma

Figura anche la discarica Cisma di Melilli tra gli impianti sottoposti a sequestro tra Catania, Siracusa e Palermo. Blitz, all’alba di oggi, del personale del Gico della Guardia di Finanza, nell’ambito di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania in merito al presunto traffico di rifiuti da parte di due imprenditori locali, padre e figlio, ritenuti vicini a Cosa Nostra catanese e legati ad un boss di cui sarebbero stati prestanome. Un contesto in cui, secondo gli inquirenti, si sarebbero registrate anche altre connivenze. A vario titolo sono state arrestate in Sicilia 14 persone, non solo per traffico illecito di rigiuti, ma anche per estorsione e rapina, commessi con metodo mafioso, usura, corruzione, falso in atto pubblico e traffico di influenze illecite. In questo caso, l’operazione è staa condotta dai Carabinieri di Catania. Uno scandalo in cui sarebbero coinvolti funzionari della Regione.
Tra i destinatari del provvedimento anche l’ex dirigente regionale Gianfanco Cannova, di 59 anni, il funzionario del Comune di Mellili, Salvatore Salafia, di 58 anni, e il dirigente del Dipartimento Acque e Rifiuti della Regione siciliana Mauro Verace, di 60 anni, al quale sono stati concessi i domiciliari. Al centro dell’inchiesta la discarica della Cisma Ambiente. Il Gico della Guardia di finanza di Catania ha sequestrato beni per 50 milioni di euro riconducibili agli imprenditori Antonino Paratore e al figlio Carmelo, compreso il noto lido catanese “Le piramidi”. Delle 17 misure cautelari, 7 sono i provvedimenti restrittivi in carcere, 7 gli arresti domiciliari e tre le misure interdittive. L’attività di indagine, condotta dal 2012 al 2015, ulteriormente riscontrata dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ha accertato le manovre illecite nel settore del traffico dei rifiuti dall’imprenditore Antonino Paratore e dal figlio Carmelo – appartenenti a Cosa nostra catanese e legati direttamente al boss Maurizio Zuccaro per il quale agivano anche quali prestanome – con la conseguente realizzazione di enormi guadagni derivanti dalla gestione e dal trattamento illecito di tonnellate di rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale.

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