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Siracusa. Carrozza del Senato, quattro operazioni per non perderla. Ma il costo è elevato

carrozza senato

Il malato è grave ma non gravissimo. E il malato è la carrozza del Senato. La berlina barocca, datata 1764, simbolo della eleganza nobiliare siracusana che fu, si sta lentamente ammalorando all’interno della teca in vetro che la custodisce. Nel cortile di palazzo Vermexio, accanto al rinnovato giardino dell’Artemision, la carrozza reclama attenzioni.
Il rischio è perdere un altro simbolo identitario, per quanto non sia il più amato e noto anche per problemi espositivi. Eppure rimane un pezzo storico ed artistico notevole.
Nei giorni scorsi, dopo l’allarme lanciato dal Fai, il Comune ha convocato uno dei principali esperti in restauro ligneo: Teodoro Auricchio, direttore dell’Istituto Europeo del Design.
La perizia ha fornito una serie di indicazioni sullo stato della berlina e le cose da fare per poterla rimettere su strada. In fondo, il sogno di tanti siracusani è di rivederla in occasione della processione di Santa Lucia. Ma prima di coronare un simile desiderio occorrono almeno quattro fasi di lavoro.
La prima è la disinfestazione. I tarli hanno eletto la carrozza del Senato a loro preziosa “casa”. Per eliminare definitivamente gli infestanti e le loro uova serve un intervento a gas. Qui, però, c’è una complicazione burocratica: un simile intervento, col prodotto necessario, è fattibile in Lombardia ma non in Sicilia.
La seconda è l’aerazione della teca in vetro. Al momento è inesistente. E senza scambio d’aria con l’esterno, si crea un microclima deleterio per il legno della carrozza. Ci si poteva pensare anni fa, ma il problema è sempre stato sottostimato.
La terza operazione è il restauro vero e proprio. Sono noti i problemi legati ad uno degli sportelli. Il legno, in quelle condizioni, si gonfia e tende a sfarinarsi in alcuni casi. Un problema che potrebbe arrivare a danneggiare la preziosa decorazione pittorica, che tenderebbe – secondo le prime analisi – a distaccarsi in alcune parti della carrozza.
La quarta è relativa alla timoneria. Richiede un controllo accurato e alcuni interventi di restauro e “messa a punto” prima di rimetterla su strada.
Se le prime due operazioni sono, tutto sommato, fattibili anche economicamente resta da capire come affrontare il vero e proprio restauro. Gli zeri si moltiplicano e si ragiona sulle decine di migliaia di euro. Soldi che il Comune, proprietario del bene, non ha. E per i quali si potrebbe tentare di coinvolgere sponsor privati. Come avviene nel nord Italia dove le banche del territorio sono spesso protagoniste di lodevoli operazioni di responsabilità sociale con fondi destinati proprio ad arte e cultura.

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