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Siracusa. Ex Provincia, il 14 luglio la comunicazione inascoltata a Crocetta: “gravissima crisi, intervenga per rasserenare il clima”

crocetta

A poche ore dall’incontro a Palermo, diviene di dominio pubblico il contenuto di una lettera inviata lo scorso 14 luglio dal commissario straordinario della ex Provincia Regionale di Siracusa, Giovanni Arnone, al governatore Crocetta e all’assessore alle Autonomie Locali, Lantieri.
A loro espone la drammatica situazione, il “livello di preoccupazione” e il “forte scoramento” di dipendenti costretti a chiedere soldi ad anziani genitori, familiari o amici fino a “mettere in vendita la casa”.
Arnone, rivolto a Crocetta ed alla Lantieri, manifesta ul suo timore: “la disperazione di alcuni dipendenti potrebbe sfociare in atti gravi con conseguenze sull’incolumità delle persone”.
Poi l’accusa al governo centrale, sottacendo le responsabilità regionali. Arnone parla infatti “di totale disinteresse dello Stato. Lo stato di gravissima crisi finanziaria del Libero Consorzio di Siracusa ed anche degli altri Liberi Consorzi siciliani e delle Province italiane tutte, è fondamentalmente conseguenza di un ingiusto, insostenibile e anticostituzionale prelievo forzoso che sottrae quasi tutte le entrate”.
Il commissario chiede allora un nuovo intervento straordinario di Palermo. Richiama la legge regionale 18 del 2017 che autorizza un contributo per il pagamento degli stipendi degli enti intermedi pari a 91 milioni di euro. “La prima quota pari a 65 milioni di euro è stata assegnata, non tenendo minimamente conto del vincolo di destinazione degli stipendi, con la conseguenza che al Libero Consorzio di Siracusa è stata assegnata una somma che consentirà di corrispondere soltanto 3 mensilità al personale dipendente”, lamenta Arnone che ribadisce la necessità di “15 milioni di euro a valere sulla quota di 26 milioni di euro ancora da ripartire” per salvare Siracusa ed evitare il dissesto.
“Confido nella Vostra ben nota sensibilità onde rasserenare il clima di fortissima tensione in cui vivono tutti i dipendenti e le loro famiglie”. Un appello finale rimasto purtroppo inascoltato.

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