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Siracusa. Il nipote dell’anziano aggredito: “non c’è giustificazione per la violenza, civiltà umiliata”

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Salvo è il nipote dell’80enne barbaramente aggredito a Grottasanta. Dopo giorni di silenzio ha deciso di affidare a Facebook i suoi pensieri. Una lunga lettera aperta diretta a chi sa e tace, un invito ad alzare la voce contro ogni forma di barbarie per difendere i pochi spazi rimasti di civiltà. Ecco il testo integrale.

“La lenta agonia di mio zio continua inesorabile. Un volto distrutto, una testa fasciata.
Un’altra vittima della violenza umana. Viveva in modo diverso da tanti altri, in modo diverso anche da noi, nelle sue quotidiane passeggiate in bicicletta alla ricerca del suo mondo fatto di semplicità, di poche parole e pochi contatti. La sua scelta di voler vivere da solo nonostante la sua eterna sofferenza legata a problemi di salute che lo affliggono da quand’era ragazzo.
Ma questo non dava diritto a nessuno di colpirlo: la diversità di essere, la debolezza o la solitudine non può giustificare nessuna violenza o ritorsione o sopraffazione.
Tutta la famiglia ha sempre seguito e sofferto, dopo la scomparsa dei miei nonni, le sorti dello zio Giuseppe, mai abbandonato e difeso per quanto possibile dai continui e assurdi attacchi dei balordi di turno che trovano divertente, come se fosse una partita a video game, attaccare un povero essere umano indifeso, per dare sfogo a tutta la loro stupidità.
Ma questo non è più un gioco di ragazzi, questa è barbarie, questa è mostruosità, questa è inciviltà!
Noi non possiamo tacere o ignorare questa nuova assurdità, abbiamo il diritto di salvaguardare i nostri anziani vittime assurde ed ignare d’uno spirito accecato di rappresaglia: una parola che pensavamo cancellata per sempre dal vocabolario umano, una parola che rispunta come un mostro nella nostra città.
Questo è un momento di tristezza, di umiliazione, quasi di sconfitta. Ci guardiamo attorno e, francamente, non riusciamo a capire perché non si ha il coraggio di gridare contro la violenza, contro qualunque violenza.
Non riesco a capire perché solo piangere sulle sofferenze di un parente, di un amico e lasciare chi gode dei vili e barbari gesti nel silenzio omertoso di chi sà e tace.
Tutto questo è fuori da ogni prospettiva cristiana, è dentro ad un’ottica di solo barbarie.
Scrivo senza timori, scrivo nel nome di queste vittime indifese, nel nome dei parenti disorientati e distrutti su versanti opposti, nel nome di una civiltà che non può avanzare se dimentica o cancella l’insegnamento del vivere civile.
Nella nostra sofferenza c’è la protesta alta e chiara contro chiunque, in qualunque modo si è reso responsabile perchè non ha saputo difendere questa persona o, peggio, non sarà mai in condizione di difendere i valori, le regole i codici del vivere civile.
Che continuino pure a rovinare questa splendida città e la gente che la abita, che facciano i loro calcoli cinici queste torme di esperti, di giornalisti, di magistrati, incapaci di far altro che lasciarsi trascinare dalla corrente della stupidità sociale, la più forte del momento; che si prendano pure i complimenti dei pretini, le carezze di famiglie piene di sensi di colpa, facciano.
Trovo che l’unico modo di reagire, a parte le penose battaglie personali, che per lo più vanno ad infrangersi contro un muro di opportunismo e sordità, è quello di difendere quei pochi spazi rimasti di civiltà. Non c’è molto altro da fare, ed è bene che qualcuno lo faccia”.

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