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Siracusa. Indagini e veleni, parla Alberto Palestro: “Mi riprendo la mia onorabilità”

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“Voglio riappropriarmi della mia dignità e della mia onorabilità, messe in discussione nei mesi trascorsi. E mi riferisco al collegamento che in qualche modo è stato posto in essere tra il mio nome e l’episodio dell’incendio dell’auto di Simona Princiotta”. Il consigliere comunale Alberto Palestro inizia così la sua conferenza stampa. Nessuna dichiarazione sull’inchiesta che lo vede indagato per la gestione degli impianti sportivi, “anche se avrei molto da dire”. Con al suo fianco gli avvocati, ha deciso di limitarsi ad un’altra “dolorosa” (la definizione è dello stesso Palestro, ndr) vicenda.
Su cui la magistratura siracusana ha disposto l’archiviazione. “Non ho mai ricevuto un avviso di garanzia in relazione all’incendio di quella vettura ed ho appreso di essere sottoposto ad indagini solo dalla stampa”, spiega Palestro. “Dalla lettura del fascicolo processuale non è risultato alcun elemento che consenta di collegare la vicenda dell’incendio alla mia persona. E – puntualizza il consigliere – la Princiotta non ha proposto opposizione alla richiesta di archiviazione”.
Il pubblico ministero scrive proprio che “pur apparendo lecito ipotizzare (…) che l’incendio del 12 agosto possa essere collegato a risentimenti maturati nell’ambiente politico, tuttavia il materiale probatorio raccolto dalla Digos (…) non contiene elementi che rendano dimostrabile nel dibattimento un qualche collegamento tra l’azione delittuosa ed i consiglieri (…) e Palestro Alberto”.
Visibilmente provato, Palestro non nasconde di avere particolarmente sofferto l’accusa. “L’epilogo era scontato vista la mia consapevolezza di essere estraneo ai fatti” ma il clamore mediatico e le chiacchiere da bar hanno offeso “la mia onorabilità, la mia storia personale di servitore dello Stato e dell’ordine pubblico”.
Quanto all’avviso di conclusione indagini ricevuto nell’ambito dell’altra inchiesta che ha toccato palazzo Vermexio, Palestro – per il momento – si limita a ribadire “rispetto e fiducia per il lavoro della magistratura” e la volontà ferma di difendere le sue ragioni. “Senza urlare, con stile, anche in questo momento difficile della mia vita”.

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