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Siracusa. Le bombe carta, il pizzo e l’ombra del racket: dov’è la risposta della società civile?

panineria via dei mille

La cosiddetta società civile pare aver digerito senza colpo ferire quanto accaduto nelle ultime giornate. Due bombe carta per colpire altrettante attività commerciali, un locale dato alle fiamme a Floridia. Qualche nota stampa di solidarietà, una ferma condanna dell’accaduto e del clima pesante che torna a respirarsi. E basta.
Nessuna reazione sensibile e visibile. Non una fiaccolata, non una passeggiata della legalità. Come se i commercianti colpiti fossero stati lasciati soli dalla città che non sente il bisogno di mostrare la sua vicinanza, solidarietà e – ancor più – il suo no al pizzo.
Lauretta Rinauro è la coordinatore provinciale di Libera, una delle principali associazioni impegnate nel contrasto alla mentalità mafiosa. Gli ultimi accadimenti hanno turbato la serenità delle persone, l’economia del nostro territorio e lo sviluppo dello stesso”, ci racconta. “Ci stiamo muovendo per fare rete con le altre realtà del terzo settore, per incontrarci e programmare insieme un percorso, che non finisca nell’immediato e che ci ponga vicini alla gente, dando loro fiducia a collaborare con la giustizia”, il progetto. Che però guarda ai giorni a venire, rischiando di far metabolizzare come normali i gesti avvenuti e abituando la gente a questa mesta rassegnazione e non risposta da cui Siracusa non si scuote. “Desideriamo davvero impegnarci in sinergia perché Siracusa rialzi la testa, per essere d’esempio e da pungolo per ogni altra realtà circostante nel nostro territorio”, dice con passione Lauretta Rinauro. “Venerdì sera ci incontreremo nel quartiere Santa Lucia, coinvolgendo anche i presidenti di quartiere, per programmare iniziative che spingano la cittadinanza verso un percorso di riappropriazione di valori quali la libertà e la legalità, con manifesti, incontri di confronto ed informazione con le forze dell’ordine e le istituzioni, supporto pratico ai commercianti nel fare scelte chiare ed etiche, senza sentirsi soli. Sono semplici idee, ma che richiedono impegno e voglia di cambiamento, oltre che coraggio di fare scelte giuste. In questo abbiamo deciso di prendere esempio dai nostri conterranei palermitani, che di recente a Brancaccio hanno denunciato e portato alla cattura di 34 uomini del racket, nonché di sentirci emotivamente sostenuti dal ruolo importante che le forze istituzionali stanno portando avanti, alla luce della recente operazione Chaos, che ha visto realizzati 30 arresti alcuni del siracusano, legati al mondo del racket”.
Lodevole, come è del resto l’impegno quotidiano di Libera a Siracusa. Rimane però un senso di vuoto nell’immediato, nella chiamata alla risposta dei cittadini per bene, che restano chiusi dietro portoni e finestre, spettatori disinteressati, lontani da quelle bombe carta. Quasi come non fosse successo nulla, come fosse qualcosa da rimuovere in fretta. Nel silenzio, nell’indifferenza che rischiano di lasciare terreno fertile, fertilissimo ad una criminalità più giovane e spregiudicata, forse meno organizzata, di certo più sfacciata.

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