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Siracusa. L’omicidio di Eligia: i dettagli raccontati dagli inquirenti. “Si è reso conto dell’enormità del gesto”

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I dettagli della vicenda relativa all’assassinio di Eligia Ardita, gli ultimi istanti della sua vita, le responsabilità ammesse dal marito, Christian Leonardi durante l’interrogatorio di ieri, dinanzi al procuratore aggiunto, Fabio Scavone e ai carabinieri. Nella sede del comando provinciale di viale Tica si è svolta la conferenza stampa convocata dopo la svolta nelle indagini. Giornata intensa, al termine della quale Christian Leonardi, accusato di omicidio volontario aggravato e procurato aborto, è stato sottoposto a fermo e condotto in carcere, nella casa circondariale di Cavadonna,a disposizione dell’autorità giudiziaria. A ripercorrere la vicenda sono il procuratore capo, Francesco Paolo Giordano e il comandante provinciale dei carabinieri, Luigi Grasso. Giordano ha parlato, proprio ieri, di “un gran risultato”, ottenuto anche grazie al potenziamento della squadra di magistrati impegnati nella ricerca della verità sul decesso dell’infermiera siracusana. Che il sopralluogo disposto all’interno dell’appartamento di via Calatabiano e affidato ai Ris potesse risultare decisivo era una netta convinzione degli inquirenti. Nell’abitazione in cui Eligia ha vissuto con il marito fino alla tragica sera dello scorso gennaio, gli uomini del Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina, guidati da Sergio Schiavone, sono rimasti oltre 10 ore, rinvenendo tracce biologiche sulle pareti, saliva e vomito. Elementi che riportano alla colluttazione tra Leonardi e la moglie, scaturita dalla scoperta di una relazione extraconiugale dell’uomo. Leonardi, che era presente mentre i Ris passavano al setaccio l’appartamento, avrebbe deciso, sentendosi ormai in trappola, di confessare tutto. Si è presentato all’alba al comando provinciale dei carabinieri, accompagnato dal suo avvocato. Ha parlato per ore, sottolineando di non avere avuto intenzione di uccidere la moglie. Dichiarazioni che non hanno convinto i magistrati.
“C’è ancora molto da fare”, ha spiegato il procuratore capo, Giordano. “La vera svolta è arrivata a luglio, con l’archiviazione della posizione dei sanitari sui quali in un primo momento si erano concentrate le indagini per stabilire se vi fosse colpa medica”. L’esistenza di due ipotesi da seguire aveva, fino ad allora, rappresentato una difficoltà per gli investigatori. CHe dal quel momento si sono potuti concentrare sul possibile omicidio. “E tutti gli sforzi si sono concentrati su quella pista”, ha sottolineato Giordano. Che ha replicato allo scetticismo sull’intervento dei Ris otto mesi dopo i fatti. “Ci siamo assunti questa responsabilità perchè eravamo convinti che se le cose erano andate come ipotizzavamo, era matematico che dovessero esserci in quella casa delle tracce. E la loro entità dava senso e misura di quanto accaduto”.
Quanto a Leonardi, il comandante dei carabinieri ha parlato di alcuni aspetti della confessione. “Si è reso conto dell’enormità del gesto”, ha detto a proposito di presunti segni di pentimento. “Ma è chiaro che ogni forma di giustficazione è banale di fronte a questa tragedia”

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