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Siracusa. “Migranti: sfide e opportunità”, intervista a Beatrice Covassi Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea

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SiracusaOggi intervista Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Un interessante passaggio sul tema della migrazione che sarà al centro del dibattito pubblico di questa sera, alle 19, al teatro greco di Siracusa. Il primo Vice Presidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, parlerà di Europa, migrazione e rifugiati.

Come l’Unione europea guarda oggi al fenomeno della migrazione?

“L’Unione europea guarda alla migrazione come ad un fenomeno con cui conviveremo per lungo tempo, portatore al contempo di grandi sfide e opportunità. I migranti sono, infatti, anche una grande risorsa soprattutto di fronte al progressivo invecchiamento delle popolazioni europee. L’UE vuole implementare un sistema di gestione dei flussi migratori quanto più efficace, che si basi su un meccanismo di responsabilità collettiva e condivisa tra gli Stati membri e l’Unione. L’Unione europea non lascia e non lascerà da soli gli Stati membri – come l’Italia – che sono esposti ad una particolare pressione migratoria. Quotidianamente, colleghi di Frontex, EASO e della Commissione europea supportano l’Italia durante le operazioni di ricerca e salvataggio in mare, di accoglienza e di identificazione dei migranti affinché il paese non si senta solo nella gestione del fenomeno migratorio e possa trarre beneficio dei valori aggiunti della migrazione, al posto di farsi carico esclusivamente delle criticità di un fenomeno di tale portata. Lo scorso giugno, la Commissione europea ha presentato un piano d’azione per sostenere gli Stati membri nell’integrazione dei cittadini di paesi terzi e nella valorizzazione del contributo economico e sociale che essi possono apportare all’UE e ai suoi Stati”.

Quali le linee guida delle politiche attuate sul tema dalla UE?

“Da quando la Commissione Juncker è entrata nel pieno delle sue funzioni, la crisi dei rifugiati è sempre stata una priorità. Tuttavia, gli strumenti di cui disponeva, a volte, si sono rivelati inadeguati per affrontare la crisi migratoria e dei rifugiati in tutti i loro aspetti, sia nel medio termine, sia nel lungo periodo. La Commissione europea sta progressivamente definendo una politica migratoria onnicomprensiva, che regoli sia la dimensione interna, sia la dimensione esterna dei flussi migratori. In questa prospettiva, a giugno la Commissione ha annunciato la volontà di creare un quadro di partneriato per mobilitare l’azione e le risorse dell’UE nell’ambito dell’attività esterna di gestione della migrazione. L’Unione cercherà di concludere partenariati “su misura” con i principali paesi terzi di origine e di transito utilizzando tutti gli strumenti di cui dispone per ottenere risultati concreti. A seguire, a luglio la Commissione ha presentato un’importante riforma che mira ad uniformare le procedure per le richieste di asilo e ad assicurare che i richiedenti asilo abbiano realmente lo stesso tipo di trattamento in qualsiasi Stato membro. La proposta di riforma si focalizza su due temi cari all’Italia, i meccanismi di ricollocazione e di reinsediamento d’emergenza. Il primo riguarda la ripartizione dei migranti già presenti sul territorio dell’Unione tra gli Stati membri e il secondo a stabilire i migranti su un luogo sicuro quando la loro vita è minacciata nel territorio in cui vivono. Grazie a questa riforma gli Stati membri continueranno a proporre il numero di reinsediati che vogliono accogliere e l’UE darà 10.000 euro per persona reinsediata. In più ci saranno delle regole comuni che determineranno i paesi da cui queste persone arrivano, i criteri per stabilirne il numero e le procedure comuni per trattare le richieste di asilo. Con queste misure vogliamo trovare un meccanismo per fare funzionare il sistema di asilo in modo tale che, da un lato, si tutelino le persone che hanno realmente bisogno di protezione internazionale e, dall’altro, si rimpatri chi non ha il diritto di ricevere protezione nell’UE e abusa del sistema d’asilo europeo”.

Il ritorno alle frontiere, da alcuni propugnato, è un errore storico?

“Credo di sì. Questo tipo di politiche costituiscono un passo indietro rispetto a quello che siamo riusciti a costruire finora. L’Unione europea è nata per costruire ponti e non per innalzare muri. Nel 1985, ben 31 anni fa, veniva firmato Schengen, che tanti hanno riconosciuto come un’evoluzione storica senza precedenti del processo di integrazione europea. Il Primo Vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, ha definito Schengen come “una delle conquiste più importanti dell’integrazione europea”. Il diritto alla libera circolazione dei cittadini europei è tra i primi diritti garantiti da quella che oggi è l’Unione europea ed è fondamentale per tutti noi. È un elemento molto importante del mercato unico sia per la crescita economica, sia per la crescita culturale. Il fatto che gli europei possano liberamente viaggiare, studiare e lavorare su tutto il territorio dell’UE è una conquista cui nessuno di noi può rinunciare. Chi invoca il ritorno alle frontiere, dunque, non solo alza i costi dell’Europa – si stima che la sospensione di Schengen potrebbe costare dai 15 ai 18 miliardi di euro all’anno – ma tradisce tutti i cittadini che vogliono mantenere tale libertà”.

Cambiando tema, inevitabile pensare al sisma in Italia centrale. In questi casi, l’UE come può intervenire a supporto dell’Italia?

“Ci sono vari modi in cui l’Unione europea è vicina in calamità naturali come questa. L’UE ha messo immediatamente a servizio dei soccorritori Copernicus, il sistema satellitare che sta fornendo mappe dettagliate delle aree colpite. Inoltre, l’Unione è pronta ad attivare il Fondo di solidarietà dell’Unione europea (FSUE), che in passato ha stanziato circa 500 e 700 milioni di euro rispettivamente per i terremoti dell’Aquila e dell’Emilia Romagna. Si tratta di un fondo che si attiva su richiesta del Governo e che finanzia vari tipi di opere, inclusi il ripristino delle infrastrutture principali, alloggi temporanei e misure per proteggere il patrimonio culturale. Nelle ore immediatamente successive al terremoto, le Istituzioni europee hanno prontamente espresso la loro vicinanza all’Italia, inviando sentimenti di cordoglio e solidarietà, e la disponibilità ad aiutare tramite il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze, che si è messo subito in contatto con la protezione civile italiana per offrire aiuto. La Commissione europea è in costante contatto con le autorità italiane e sarà pronta ad intervenire appena avrà ricevuto le richieste da parte del Governo italiano. Tutto ciò non lenisce il dolore causato da una tragedia del genere. Un dolore che ho visto con i miei occhi partecipando ai funerali solenni di Ascoli lo scorso 24 agosto”.

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