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Siracusa. Nel deserto dello Sprar Aretusa, gli operatori: “ci prendiamo cura dei muri”

sprar interno

Il centro Sprar Aretusa di contrada Spalla adesso è chiuso. Sul finire della scorsa settimana, come vi abbiamo raccontato, sono stati trasferiti altrove gli ultimi stranieri ospiti della struttura per richiedenti asilo. Il Comune di Siracusa ha stoppato per “inadempienze” quel progetto di accoglienza che era stato affidato alla cooperativa sociale Luoghi Comuni di Acireale.
Il centro è chiuso ma non vuoto. Perchè, paradosso della storia, sulla carta sono ancora in servizio gli 8 operatori sotto contratto. Nonostante stipendi arretrati (16 mensilità in alcuni casi, ndr) e nonostante la conclusione dell’attività del centro, non sono stati infatti licenziati. Pertanto anche questa mattina dovrebbero regolarmente presentarsi a lavoro, presso una struttura chiusa, per – come dicono loro, scherzando ma non troppo – “prendersi cura dei muri”. Dentro in effetti non è rimasto nulla. Via gli arredi, niente energia elettrica, niente di niente.
A seguire da vicino la vicenda è la Uil, con Gesualda Bufalino. “Il Comune di Siracusa ha presentato al Ministero la rendicontazione finale di quel progetto di accoglienza. Ha richiesto che vengano trattenute dal totale le somme relative agli stipendi, così da poterle girare ai lavoratori”, spiega. Anche l’ispettorato del lavoro si è mosso con una diffida inviata alla cooperativa sociale, divenuta esecutiva una decina di giorni fa. Ma il paradosso continua.

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