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Siracusa. Sciopero degli autotrasportatori: i Forconi preparano i blocchi. “Anche fino a Natale”

autotrasporto

Il 9 dicembre, lo sciopero dell’autotrasporto ci sarà. In piazza, con blocchi e presidi, ci saranno i Forconi siciliani che hanno chiamato a raccolta i delusi d’Italia: dal popolo delle quote latte, ai ceramisti di sassuolo, le partite iva, passando per disoccupati e inoccupati vari.  Si blocca la Sicilia, si blocca forse anche l’Italia. Nonostante il coordinamento unitario delle sigle Unatras  e di Anita abbia revocato lo sciopero perchè positive sono state giudicate le risposte ricevute dal ministro Lupi. “Ma quelli sono sempre vicini al potere”, si lascia sfuggire Mariano Ferro, uno dei leader regionali del Movimento dei Forconi. Non pare sorpreso dalla decisione di alcune sigle che hanno revocato la protesta. “Sono anni che fanno così. Prima proclamano lo sciopero, poi tornano indietro. Sono tutte sigle vicine a Confindustria, troppo vicine al potere, al sistema. La loro difesa dei lavoratori iscritti è appena blanda. Chiedete agli autotrasportatori iscritti alle loro sigle come si sentono dopo questo ennesimo dietrofront e chiedete loro se parteciperanno o no allo sciopero”, dice ancora Ferro, lasciando immaginare le risposte. “La nostra protesta bloccherà l’Italia. Gli italiani saranno al nostro fianco. Il Governo si deve dare una svegliata e ridare slancio a un Paese morto”. Non usa giri di parole l’esponente di punta dei Forconi. “Niente partiti, niente bandiere, niente sindacati”, promette ancora. “sarà come nel gennaio 2012″, quando il movimento debuttò paralizzando la regione ma guadagnando, paradossalmente, consensi. Fino alla timida conclusione di quella protesta. “Siamo stati ingenui”, ammette a mezza bocca oggi. “Fermeremo l’Italia”, ripete ancora Mariano Ferro. “Chiuderemo i porti, blocchi nelle autostrade e negli snodi cruciali”, annuncia. In provincia di Siracusa i Forconi dovrebbero dar vita ad un presidio davanti alle raffinerie. Niente carburante in partenza dal polo petrolchimico. “Se avessimo deciso di indire una manifestazione a Roma, nessuno si sarebbe curato di noi nei centri del potere. E da Siracusa, ad esempio, sarebbero venuti in dieci. Idem se la manifestazione l’avessimo organizzata a Palermo. Sit in e raccolte firme avrebbero avuto ancora meno ascolto. Se la protesta è pacifica, il Governo ci guarda e ride”. Un attimo di pausa. “Non vuol dire che faremo la rivoluzione. La protesta è dura ma chiaramente non violenta”, specifica Ferro. “Ci spiace per i disagi. Attireremo critiche, non risulteremo simpatici ma sappiamo che i siciliani e gli italiani condividono le ragioni della protesta, perchè toccano tutti. E’ l’unico modo per obbligare il paese a riflettere sul serio sui problemi. E fare. Ne va del futuro del paese. Chiedetelo a chi è fallito negli ultimi mesi, ha chi ha dovuto abbassare la saracinesca mentre nessuno faceva niente. L’obiettivo finale è far ripartire il Paese”. E per riuscirci, i Forconi si stanno attrezzando per restare in strada, nei loro blocchi e nei presidi, “anche a Natale, non è un problema”. Non è escluso che lo sciopero si concluda con una imponente manifestazione a Roma. “Prima prepariamo la pentola e la mettiamo sul fuoco. Appena l’acqua bolle, potremo anche dirigerci verso la Capitale. Discuteremo, litigheremo, ci scontreremo verbalmente. Ma dobbiamo coinvolgere tutta l’Italia. Da questo dipenderà il successo della protesta e la ripartenza a cui vogliamo costringere una classe politica autoreferenziale e distante anni luca dal Paese reale”.

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