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Siracusa. Truffa e minacce per ottenere terreni: 13 arresti. Il notaio Coltraro sospeso 10 mesi

sequestro terreni

I Carabinieri di Siracusa hanno smantellato un sodalizio criminale dedito alle truffe, al falso, al riciclaggio ed altro nell’ambito dell’agricoltura.
Secondo l’accusa, si impossessavano in modo fraudolento – con minacce, intimidazioni e danneggiamenti – di centinai di terreni al fine di sfruttarne le erogazioni pubbliche in economia e nell’allevamento.
Coinvolti ispettori dell’Agea di Roma e il notaio di Augusta, deputato regionale, Giambattista Coltraro. Per lui ordinanza di divieto dall’esercizio dell’attività notarile.
Eseguite 13 ordinanze cautelari emesse dall’autorità giudiziaria di Siracusa a conclusione di mesi di indagini. Sequestrati a livello preventivo oltre 500 terreni del valore di oltre 3 milioni di euro e la somma di 175 mila euro. Il sodalizio, è stato accertato, aveva estorto ai legittimi proprietari, oltre 2 mila ettari di terreno.
Nella tarda mattinata, la conferenza stampa in Procura, alla presenza del procuratore capo,Francesco Paolo Giordano e del sostituto, Pagano oltre ai vertici dei carabinieri.
Indagini complesse, che hanno reso necessari ausili tecnici, così come approcci tradizionali, a partire dal rapporto con le persone truffate, che hanno perso la disponibilità dei propri terreni. L’operazione “Terre emerse” è stata portata a termine alle prime luci dell’alba. Operato anche il sequestro preventivo di oltre 500 terreni per tre milioni e mezzo di euro e 175 mila euro che sono la somma del provento delle erogazioni pubbliche per il solo 2014. Indagate 20 persone.
I terreni non erano scelti a caso.In genere si trattava di appezzamenti di soggetti deboli. Poi l’appropriazione fisica e giuridica attraverso gli atti pubblici erogati dal notaio indagato e sospeso per dieci mesi dalla professione e appropriazione fisica, laddove i proprietari erano in grado di opporsi allo spoglio, i soggetti non avrebbero esitato a impossessarsi dei terreni con le minacce. Terza fase, quella in cui i terreni sarebbero stati utilizzati per ottenere contributi, distribuiti a pioggia tra iv ari indagati, per rendere piu’ difficili i controlli. La quarta fase sarebbe stata quella di elusione dei controlli, anche grazie alla connivenza di un finanziere, oggi indagato e per cui è stata chiesta l’interdizione dai pubblici uffici.
I proprietari avrebbero chiesto fondi pubblici, non ottenendoli in quanto già fatto da altri. Negli atti notarili sarebbero comparsi dei presunti pagamenti in contanti e per importi decisamente inferiori rispetto al valore di mercati. Non ci sarebbe una reale prova del pagamento.
Adesso il Codice di Procedura Penale consente ai proprietari di tornare in possesso dei rispettivi terreni.


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