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Siracusa. Una profonda crepa sotto il viadotto di Targia

targia crepa nella trave

Passano i mesi e il viadotto di Targia è sempre lì. Malinconico, mette quasi tristezza abbandonato com’è al suo destino. Diventa suo malgadro il simbolo dell’incapacità della classe dirigente regionale di programmare un intervento urgente e di sicurezza pubblica. Il modo migliore per alimentare chi soffia sul facile populismo. Davide è seduto al bar e indica il viadotto lì vicino, senza neanche guardarlo. “Se non crolla o succede un guaio, nessuno muoverà un dito”. Accanto a lui gli amici annuiscono, rassegnati.
Ad onor del vero, se da Palermo non giungono nuove sul famoso progetto approvato ma mai finanziato (con quei fondi europei finiti in giro per altri lavori sempre urgenti in materia di protezione civile e vie di fuga) ci prova il Comune di Siracusa a far qualcosa. Abbiamo già parlato del progetto dei tecnici di palazzo Vermexio che dovrebbe portare alla costruzione di una seconda corsia su di una carreggiata a gravità costruita accanto alla bretella attraverso cui si entra a Siracusa.
Ma bisogna fare presto. La foto che accompagna l’articolo è chiara. Non bastassero i ferri della struttura in cemento armati pressochè tutti scoperti lungo i piloni, si notano crepe sulle travi che sorreggono il tratto carrabile del viadotto. Una in particolare apapre profonda e probabilmente da monitorare in queste ore.
Quanto siano pericolose dovranno stabilirlo gli esperti. Però è chiaro che segnali di questo tipo creano apprensione. Il viadotto non sarà a rischio crollo prò bene non sta. Lo scorso luglio, intervistato da SiracusaOggi.it, Antonino Badalà, esperto in ingegneria strutturale (ha eseguito lui la perizia sul viadotto di Targia da cui è partito l’allarme) è stato chiaro. “Senza i necessari interventi, tra due o al massimo tre anni non si può escludere nulla”. Come dire “muovetevi”.
La fortuna – se così si può dire – dell’infrastruttura siracusana è che è stata costruita seguendo vecchie tecniche con massiccio impiego di cemento armato, “che è più duttile e meglio sopporta le sollecitazioni del traffico, grazie anche alle campane ridotte e ravvicinate”. Badalà rassicura sull’utilizzo attuale del viadotto, “a patto che si rispettino le prescrizioni”. Quindi assoluto divieto di transito per i mezzi pesanti.

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