• “Sistema Siracusa”, dalle intercettazioni uno squarcio su di un mondo malato di onnipotenza

    Intrecci, pressioni, disponibilità all’utilizzo di ogni mezzo pur di ottenere i propri scopi ed interessi. Dalle carte dell’indagine che ha svelato il “sistema Siracusa” emergono anche intercettazioni e dialoghi tra gli indagati che aprono uno squarcio su di un mondo convinto di poter piegare tutto o quasi alla volontà dei suoi protagonisti.
    Con una rete di contatti e agganci – vera o presunta ma di certo “vantata” – che danno l’idea di quanto ampia poteva essere la capacità di manovra della presunta e contestata associazione che aveva in Piero Amara, Giuseppe Calafiore e nel pm Giancarlo Longo – secondo l’accusa – i vertici.
    Tra i dialoghi intercettati dalla Guardia di Finanza di Messina spuntano manovre di avvicinamento al “vigile”, probabilmente riferimento al procuratore capo Giordano. Poter controllare fascicoli, faldoni e indagini era importante per la cricca. E così chi, dentro la Procura, non “collaborava” finiva all’angolo e sotto attacco. “Loro vogliono giocare? Allora io gioco libero”, dice l’avvocato Calafiore parlando con Longo. “Intanto sparo le denunce. Dopo di ché sto facendo predisporre un’interrogazione parlamentare. Solo su Lucignani (pm della Procura di Siracusa, ndr)… poi la faccio predisporre una su… su Grillo (un altro pm, ndr)… ho chiesto a Musco (Maurizio Musco, pure lui pm, già condannato per abuso d’ufficio, ndr) di sapere perché l’ha denunziato e me l’ha detto… e me l’ha confessato… motivo per cui io chiederò che venga sentito al Ministero di Grazia e Giustizia per capire se Grillo è autorizzato a sequestrare i fascicoli della mia compagna… questi ora me ne vado da Ferri e gliele porto anche a lui… “. La compagna è Rita Frontino, titolare del gruppo Open Land. Il Ferri citato potrebbe essere Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia.
    Tra gli oppositori da piegare anche il sindaco di Siracusa che sulla vicenda Open Land arrivò a parlare di risarcimenti utilizzati come arma di intimidazione. Nel mirino, il primo cittadino, aveva proprio l’avvocato del gruppo: Calafiore. “Gli ho spaccato il culo al sindaco (…) ora gli manda l’avviso di garanzia (il pm Di Marco, ndr) e lo interrogo. Hai capito che vuole? Gli sta spaccando il culo a quello”, ridacchia proprio il legale.
    In ballo ci sono soldi. Una montagna di soldi in contenziosi promossi davanti ai giudici amministrativi dai clienti di Amara e Calafiore. “Mi compro tre giornali perché i soldi ce li ho… e faccio un articolo ad uno. Ma non sopra i giornali, sopra a Libero. Diventerà un terreno di guerra…il Vietnam…perché io questi due scimuniti… non me li suco… a me che mi scrivono… cita a quella per bancarotta… che quella ha un contratto di lavoratore dipendente e non hanno intercettazioni… perché non ne hanno… non esiste… io gli faccio fare un’ispezione al giorno… loro non ne escono da questa cosa… punto…”, si legge in un altro passaggio trascritto e finito nelle carte dell’indagine. A parlare è sempre Calafiore, partito a Dubai proprio poche ore prima che venissero eseguite le ordinanza di custodia.

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