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Siracusa. Soprintendenza, “Beatrice Basile torna al suo posto”. La sospensione non era valida

basile

La sospensione di Beatrice Basile da soprintendente ai Beni Culturali non era valida e l’incarico le va riassegnato. Queste le conclusioni a cui sarebbe giunto il Tribunale del Lavoro di Siracusa in merito ad una vicenda intorno alla quale si sono scatenate, dallo scorso settembre in poi, aspre polemiche, in sede politica e non soltanto. L’ex soprintendente era stata sospesa il 3 settembre scorso per via di una relazione del dipartimento Beni Culturali, con cui si accusava la funzionaria di avere autorizzato la realizzazione di una piscina prefabbricata sopra terra nella villa dell’ex assessore regionale ai Beni Culturali e poi al Territorio e Ambiente, Mariarita Sgarlata. Una vicenda approdata anche in Procura e proseguita con la destinazione ad altri incarichi per altri tre dirigenti della Soprintendenza siracusana. Levata di scudi da una parte, sospetti e ombre dall’altra, Beatrice Basile ha da subito contestato il provvedimento di sospensione, assicurando di non avere violato mai alcuna regola. Adesso la decisione del Giudice del Lavoro, che ha chiarito che “il provvedimento di sospensione non presenta i requisiti di validità poiché non contiene alcuna descrizione dei fatti addebitati alla dirigente, né il limite temporale della sua durata”. Aspetti non solo formali, a cui si aggiungerebbero le questioni legate all’immagine della soprintendente, “il clamore pubblico ” riconosciuto dal tribunale del lavoro, “tale da ledere l’immagine, non solo strettamente professionale, della dottoressa Basile”. Un dato che lascia presupporre ulteriori sviluppi.

A commentare quello che sembra l’epilogo del “caso Basile” sono i Verdi, attraverso il coordinatore, Peppe Patti. “Una sentenza- la giudica- che finalmente pone un punto fermo in una vicenda che abbiamo seguito dal primo momento, denunciando lo scempio che la Regione sta compiendo nei confronti della tutela del patrimonio paesaggistico,nella fattispecie siracusano”. Il partito ambientalista torna a sostenere che nei confronti di Basile sia stato utilizzato il cosiddetto “Metodo Boffo”, con “l’assurda vicenda della piscina dell’ex assessore regionale, Mariarita Sgarlata”. Alla luce degli sviluppi della vicenda, i Verdi chiedono la rimozione del direttore generale dell’assessorato, Rino Giglione per “incapacità amministrativa”

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