Addio Amedeo Crippa, per sempre il Capitano

C’è una fotografia che appartiene alla memoria collettiva di ogni tifoso del Siracusa. È in bianco e nero, un po’ sbiadita dal tempo, ma ancora capace di restituire un’emozione intatta. C’è Amedeo Crippa che solleva al cielo la Coppa Italia Semiprofessionisti. È il 17 giugno 1979. Attorno a lui c’è la gioia di una squadra entrata nella storia. In quella fotografia, per tutti e per sempre, c’è il Capitano.
Amedeo Crippa ci ha lasciati, scomparso il 7 novembre all’età di 77 anni. Il suo cuore ha smesso di battere in un ospedale di Catania, dove era ricoverato da alcuni giorni dopo essere stato colto da un improvviso malore. I familiari hanno autorizzato la donazione degli organi. La notizia che ha raggiunto Siracusa nella notte, ha lasciato sgomenta un’intera comunità, non soltanto quella sportiva.
Le preghiere, i messaggi di incoraggiamento e le testimonianze di affetto che nei giorni del ricovero avevano attraversato i social si sono trasformati adesso in un abbraccio collettivo alla famiglia. La speranza di rivederlo, di ritrovarlo ancora una volta, lascia spazio al dolore. Ma anche alla consapevolezza di quanto profondo fosse il legame che Crippa aveva costruito con questa città.
Nato a Milano il 1° marzo 1949, Crippa aveva mosso i primi passi nel calcio nelle giovanili dell’Inter. Era arrivato in Sicilia nel 1971, quando il Siracusa aveva appena conquistato la Serie C. Doveva essere una parentesi professionale, una tappa della carriera di un giovane calciatore lombardo. È diventata una scelta di vita.
Difensore, terzino per ruolo e poi capitano per vocazione, ha indossato la maglia azzurra per tredici stagioni consecutive, dal 1971 al 1984. I numeri raccontano già tutto del legame profondo con la storia calcistica di Siracusa: 462 presenze ufficiali (e sette reti), un primato assoluto nella storia del club. Di queste, 393 sono arrivate in campionato, 66 in Coppa Italia e tre nel torneo anglo-italiano. Per sette anni consecutivi ha portato la fascia al braccio, diventando il riferimento di compagni e tifosi.
Indimenticabile la stagione che più di tutte porta il suo nome, quella del 1978-79, quando il Siracusa centrò la promozione in Serie C1 e conquistò anche la Coppa Italia Semiprofessionisti. Il 17 giugno 1979, allo stadio Nicola De Simone, gli azzurri superarono la Biellese per 1-0, grazie alla rete di Walter Ballarin all’87’. Crippa era in campo e fu lui a sollevare il trofeo davanti a circa ottomila spettatori. Una pagina di storia, una fotografia diventata patrimonio sentimentale di generazioni di siracusani.
Non era soltanto il capitano di una squadra vincente. Era il calciatore che aveva scelto di restare, anche quando altre opportunità avrebbero potuto portarlo altrove. In un calcio nel quale il rapporto tra giocatori e maglie era ancora fatto di appartenenza, Amedeo Crippa aveva costruito qualcosa che sarebbe andato ben oltre il campo.
In un’intervista del 2017 aveva raccontato di non essersi mai pentito di quella scelta, ricordando l’ambiente generoso e passionale trovato a Siracusa e le proposte di altre società alle quali aveva preferito dire di no. “Lo rifarei ancora”, era il senso di quella testimonianza.
Appesi gli scarpini al chiodo nel 1984, Amedeo Crippa non aveva mai smesso di appartenere al mondo azzurro. Aveva cominciato anche il percorso da allenatore, guidando il Paternò nella stagione 1984-85, per poi continuare a mettere la propria esperienza al servizio del calcio siracusano.
Aveva ricoperto incarichi dirigenziali e accompagnato la prima squadra in diverse stagioni, tornando a essere una presenza familiare per chi frequentava il mondo del Siracusa. Negli anni Duemila aveva lavorato anche con i giovani, trasmettendo alle nuove generazioni qualcosa che non si impara soltanto negli allenamenti: il rispetto, la serietà e il senso di appartenenza.
Nel 2015 era arrivato anche l’impegno dirigenziale con l’Erg Siracusa, dove aveva continuato a occuparsi di calcio e settore giovanile. Nel 2019, in occasione dei suoi 70 anni, la comunità sportiva siracusana gli aveva tributato un nuovo abbraccio, celebrando quel record di presenze che difficilmente potrà essere separato dal suo nome.
Poi sono arrivati i giorni della preoccupazione. All’inizio di novembre un improvviso malore aveva reso necessario il ricovero in una struttura ospedaliera di Catania. Le condizioni erano apparse subito serie. La notizia si era rapidamente diffusa a Siracusa, facendo scattare una spontanea mobilitazione di affetto.
Sui social si erano moltiplicati i messaggi, le preghiere, gli incoraggiamenti. Tifosi, amici, ex compagni, società sportive e semplici cittadini avevano voluto far arrivare a lui ed ai suoi familiari la propria vicinanza. Un abbraccio collettivo, fatto di ricordi e speranza, che raccontava meglio di qualsiasi statistica quanto Amedeo Crippa fosse riuscito a entrare nel cuore della città.
Poi, nella tarda serata scorsa, la notizia più dolorosa. Crippa si è spento a Catania, a 77 anni. La speranza si è fermata, lasciando spazio al cordoglio di una comunità che oggi piange non soltanto un grande protagonista della propria storia sportiva, ma un uomo che aveva convintamente scelto Siracusa come “casa”.
Resta quella fotografia. Il bianco e nero un po’ sbiadito, il trofeo sollevato, la fascia al braccio, la felicità di una squadra che aveva scritto una pagina indimenticabile. Ha sempre avuto l’elegante emozione di un uomo arrivato dal Nord per il pallone e rimasto in Sicilia per amore.
Il tempo porterà via i dettagli, cambieranno le generazioni, altri calciatori indosseranno la maglia azzurra e proveranno a scrivere nuove pagine di storia. Ma certe fotografie non invecchiano e certi legami non finiscono. Per sempre Capitano.