Caro vita, Siracusa nella top 5 delle città più care d’Italia: stangata da 900 euro a famiglia

L’estate non ferma la spinta inflazionistica e per le famiglie di Siracusa il conto si conferma tra i più salati d’Italia. Secondo la rielaborazione condotta dall’Unione Nazionale Consumatori sui recenti dati Istat relativi a luglio 2026, il capoluogo  si attesta al quinto posto assoluto nella classifica nazionale delle città con la maggiore spesa aggiuntiva annuale. Con un tasso d’inflazione che vola al +3,9 per cento, ben al di sopra della media nazionale scesa al +2,9 per cento, i cittadini siracusani si trovano ad affrontare un aggravio economico stimato in ben 901 euro all’anno per ciascun nucleo familiare tipo. Questo pesante sovrapprezzo colloca Siracusa nelle primissime posizioni della graduatoria dei rincari subito alle spalle di realtà come Ferrara, Mantova e Como, evidenziando una tensione sui prezzi che supera persino quella di molte altre grandi città del Mezzogiorno. Il quadro generale mostra un Paese in cui l’inflazione registra un lievissimo raffreddamento complessivo e dove i prodotti del carrello della spesa rallentano su base annua al +1,0 per cento, ma la Sicilia continua a pagare le conseguenze più severe. A trainare la corsa dei costi nel capoluogo e nell’Isola sono soprattutto i rincari legati al comparto energetico regolamentato e la forte dinamica dei prezzi dei servizi spinta dalla stagione turistica estiva, a cui si somma la pressione latente sui beni alimentari. Il dato siracusano si inserisce in un contesto regionale di grande sofferenza, affiancandosi alle forti tensioni registrate a Catania, seconda tra i grandi comuni con un’inflazione del +3,4 per cento, e in Calabria dove Reggio registra l’incremento più alto d’Italia pari al +4,0 per cento. Tuttavia, in termini di impatto reale e concreto sulle tasche dei residenti, la situazione di Siracusa appare tra le più critiche su scala nazionale: in un tessuto sociale ed economico caratterizzato da retribuzioni medie storicamente inferiori rispetto al Nord, dover sostenere un incremento di quasi mille euro all’anno sulle spese quotidiane ed energetiche intacca pesantemente il potere d’acquisto delle famiglie, imponendo sacrifici crescenti proprio nel momento di massimo afflusso turistico.