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Augusta. Don Prisutto non si dimette e il sindaco: "stringersi intorno all'arciprete"

“Eccellenza, non mi dimetto”. Scrive così don Palmiro Prisutto nella sua lettera di risposta all’arcivescovo di Siracusa, Salvatore Pappalardo. L’alto prelato aveva sollecitato con una missiva un passo indietro dell’arciprete di Augusta. Insomma, le dimissioni.
Controversie con le confraternite locali, si vocifera. Tali da spingere la Curia ad intervenire. La stessa Curia che, tre anni fa, ha assegnato al chiesa madre a don Prisutto e sostenuto la sua battaglia con una pastorale sull’ambiente e la lettera di solidarietà dei parroci di Augusta.
Improvvisamente, il rapporto si è incrinato. Cosa è successo di così grave da spingere la Diocesi a chiedere le dimissioni dell’arciprete megarese? Ufficialmente le bocche sono cucite. Non parla don Prisutto, che preferisce aspettare acque più chete. Nessuna presa di posizione da parte della Curia.
Si sa soltanto che lo scambio epistolare tra i due protagonisti della vicenda è corposo, non solo la lettera che richiede le dimissioni e la risposta del parroco. Il resto vale come teorema. In linea di principio, la Curia siracusana interviene quando bisogna difendere l’integrità della Diocesi e non certo rispondere a “poteri forti” che non siano la Cei o il Vaticano.
Intanto, però, Augusta si stringe attorno al “suo” arciprete che conduce battaglie coraggiose contro l’inquinamento e la sua eredità. Il sindaco, Cettina Di Pietro, non usa mezzi termini. “In questo momento è importante stare accanto a padre Palmiro, un sacerdote che non si preoccupa solo delle anime della sua comunità, ma anche della loro salute. Tutta la comunità si è stretta intorno al nostro arciprete, un segnale chiaro di unione che deve renderci orgogliosi”, le parole del primo cittadino megarese. Ma c’è anche chi si dissocia. E rimprovera all’arciprete “troppa politica”.