Consigliere comunale del catanese arrestato: girava con arma da guerra a Lentini

E’ un consigliere comunale del catanese l’uomo arrestato dai carabinieri a Lentini. Il 56enne è accusato di porto abusivo di arma da guerra. Nel corso di una perquisizione personale, avvenuta in una contrada di Lentini, è stato sorpreso in possesso di una pistola a tamburo calibro 38 caricata con 6 cartucce, di cui due già esplose. Altre 12 munizioni dello stesso calibro erano avvolte in un cellophane di plastica.
L’arma è classificata come “da guerra”, già destinata all’armamento delle truppe nazionali iberiche, ed è stata sottoposta a sequestro in attesa dei rilievi tecnico-scientifici. E’ stato posto ai domiciliari.

foto repertorio




Avola. Chiuso impianto di recupero rifiuti, denunciati i due titolari

La Polizia provinciale, nell’ambito dei controlli di competenza relativi agli impianti autorizzati in procedura semplificata di recupero rifiuti speciali, ha chiuso l’impianto di recupero rifiuti di “messa in riserva” di Avola. L’operazione è stata condotta in sinergia con personale del X Settore Ambiente e Territorio del Libero Consorzio Comunale,
Il provvedimento, con la contestuale dei due titolari è stato adottato perchè nel corso del sopralluogo sono state riscontrate gravi inadempienze strutturali e funzionali. All’interno del perimetro aziendale che, nel caso specifico integra a pieno titolo il reato di gestione illecita di rifiuti, mediante operazioni di stoccaggio, frantumazione e vagliatura, veniva esercita l’attività di raccolta, recupero, commercio ed intermediazione di rifiuti inerti e biodegradabili. Così spiega la nota della Polizia Provinciale.
Ai responsabili sono state impartite apposite prescrizioni, con contestuale applicazione della disciplina sanzionatoria che, come in questo caso specifico, prevede la bonifica dei luoghi e una sanzione di 6.500 euro.




Augusta. Tamponamento all’uscita della città, due feriti lievi

Incidente stradale questa mattina all’uscita di Augusta, un tamponamento tra una moto ed un’auto. Ad avere la peggio, il ragazzo alla guida dello scooter. Se la caverà comunque con una prognosi di trenta giorni per una lussazione e diverse ammaccature. Condotto in ospedale per accertamenti anche l’uomo che guidava l’auto, un siracusano. Per lui nulla di grave. Sul posto intervenuti Polizia e 118.




Pachino. Hashish in casa, scatta l’arresto per un 36enne

Arrestato a Pachino, in flagranza di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, il 36enne Giuseppe Sipione. Al termine di una perquisizione personale e domiciliare, i carabinieri hanno rinvenuto nella disponibilità dell’uomo circa 25 grammi di hashish, già suddivisa in dosi pronte per essere spacciate, materiale per il taglio ed il confezionamento nonché 400 euro in banconote di vario taglio, ritenute dagli investigatori provento dell’attività di spaccio. E’ stato posto ai domiciliari.




Siracusa. Porticato di Santa Lucia extra moenia “ingabbiato”, preoccupano le colonne

Il porticato della chiesa di Santa Lucia extra moenia rimane un osservato speciale. Nelle settimane scorse è stato oggetto di un intervento di messa in sicurezza, ovvero è stato “ingabbiato” con una struttura metallica: impalcature e ponteggi. Ma le condizioni delle colonne mostrano evidenti segnali di sofferenza che richiederebbero un intervento deciso di restauro. I lavori degli ultimi anni non sembrano aver prodotto gli effetti sperati. Lesioni sulle colonne sono evidenti. Alcune mostrano scoperta l’anima in ferro interna. In molti siracusani è ancora vivo il ricordo del rovinoso crollo del 1970 che richiese poi 4 anni di lavoro per ricostruire la struttura settecentesca, riutilizzando molti dei pezzi originali.




Parco Archeologico, l’esperta: “Siracusa ok in Consiglio Regionale, per evitare i ricorsi”

Storica dell’arte e giornalista, Silvia Mazza ci aiuta a comprendere meglio cosa sta accadendo a Palermo attorno all’istituzione dei parchi archeologici tra i quali anche quello di Siracusa. “Sembrava che il Governo regionale si fosse dimenticato della sua esistenza, quand’ecco che ieri viene convocato dal presidente Musumeci il Consiglio Regionale dei Beni culturali per dirimere una questione che si stava facendo incandescente, perché se si era potuto fare a meno (benché la legge lo richiedesse) del suo parere per parchi come quelli di Segesta e Piazza Armerina, mentre per quello di Siracusa non se la sono sentita evidentemente di correre dei rischi, con i privati pronti a ricorrere al Tar, come hanno già fatto finora che il parco è stato solo perimetrato”, spiega subito l’esperta. “Solo che – aggiunge – invece di trasformare in legge il ddl di riforma del Consiglio, eliminando del tutto la componente politica, approvato dalla Giunta lo scorso luglio, si è scelto di affidarsi di nuovo all’organo politicizzato (5 componenti su 15, di cui uno è proprio il Presidente della Regione), insediato da Crocetta a fine legislatura e per cui in campagna elettorale Musumeci aveva commentato: ‘alla fine la montagna ha partorito il topolino’. Sempre Musumeci allora diceva anche di essere ‘per organismi snelli ed agili, affidati a persone di provata competenza, la politica faccia un passo indietro’. Tant’è, ciò che è avvenuto ieri non è altro che una ‘sanatoria’ delle situazioni di irregolarità che segnalo da tempo (e su cui sono tornata qualche giorno fa su ‘Il Giornale dell’Architettura’) e una scorciatoia in barba di nuovo alla legge che norma la materia dei parchi archeologici: da una parte è stata ratificata l’istituzione di Segesta e Pazza Armerina (dunque, avevo ragione a dire che erano nati due parchi carenti del pronunciamento del Consiglio), dall’altra, in una sola seduta, è stato dato parere favorevole all’istituzione di tutti e 15 Parchi archeologici mancanti (Siracusa compresa, anche se l’Assessore Granata non sembra essersene accorto), mentre la legge richiede che gli esperti si esprimano sui singoli casi, come del resto dimostrato dai parchi già creati diversi anni fa (Naxos e Selinunte). Ma le apparenze sono fatte salve, c’è finalmente il parere del Consiglio!”.




Sea Watch a Catania e ora Siracusa si interroga: città ipocrita o dal cuore d’oro?

Ora che la Sea Watch è a Catania, si spengono le luci su Siracusa. Le troupe e gli inviati si sono spostati, puntando le telecamere verso nuovi scenari ed altri protagonisti. E ora la città si interroga sulla sua sostanza: è terra dal cuore d’oro o patria dell’ipocrisia?
La risposta non è così semplice come potrebbe apparire in un primo momento. Al di là dello spirito di partigianeria delle due fazioni in lotta, attorno alla Sea Watch ferma in rada si è mosso il meglio ed il peggio della siracusanità.
Per un capoluogo che raramente prende posizione, assistere a sei giorni di presidio, rivedere gente scendere in piazza per una mobilitazione continua, anche se minoritaria, è novità degna di nota. Il riaffiorare della forza di un ideale, condivisibile o meno, è fattore positivo. Meno il tentativo di voler imporre lo slancio umanitario come pensiero dominante e di civiltà assoluta, senza ascoltare o provare a capire le ragioni di chi ha chiesto stessa attenzione per gli ultimi di casa nostra, finendo per essere etichettato come razzista. Siracusa è città accogliente, ma è anche città in sofferenza (e non insofferente).
Non che siano mancati gli allarmanti segnali di una rabbia xenofoba, ammaliata da slogan che parlano alla pancia. Però non ha aiutato a contrastarne l’avanzata quella ipocrisia a go-go che ha spinto ad offrire lavoro ai 47 migranti che a Siracusa nemmeno ci volevano venire, voltando le spalle alla disoccupazione che galoppa tra i giovani siracusani. E i sindacati che hanno sventolato i loro vessilli a Stentinello o in largo XXV Luglio questo dovrebbero saperlo. Accecati dal circo mediatico, tutti pronti a spararla sempre più grossa quasi come se esistesse una solidarietà più chic di un’altra. E guai a dire che anche a Siracusa la fame morde, il lavoro non c’è ed i giovani siracusani fanno i migranti in Italia ed in Europa per un futuro che da qui non si vede se non lontano, molto lontano dalla baia di Santa Panagia. Ed in effetti la politica non lo ha fatto, impegnata a precipitarsi da ogni dove per portare solidarietà, a saltare sui gommoni ed a salire a bordo senza accorgersi di quel polo industriale di fronte alla Sea Watch ed alle problematiche connesse: dall’occupazione all’inquinamento. Senza notare quella fabbrica di Eternit dismessa accanto alla quale parcheggiavano gli uplink per i collegamenti tv o i rifiuti a bordo strada e sugli scogli, da Targia a Stentinello.
E’ sbagliato confondere e mischiare i livelli narrativi, si dirà. Ed in parte è vero. Ma la cattiveria di tanti commenti social nasce anche perchè ci sono persone che si sentono abbandonate, che galleggiano a fatica in mezzo ad una società che non li vede o finge di non vederli mentre annegano tra debiti, sfratti e disoccupazione senza alcuna speranza di incrociare una nave Ong che possa traghettarli altrove.
Cosa ci lascia allora questa complessa vicenda? La necessità di tornare a guardarci allo specchio, a vedere con occhi spalancati cosa è Siracusa senza nasconderci le sofferenze, i problemi, i limiti ma anche le qualità ed i buoni esempi. Riprendiamo a parlarci, ad incontrarci, ad ascoltarci e magari provare a capirci più che dividerci. Perchè non è sempre e solo questione di avere ragione o torto. Il cuore di Siracusa è sempre stato grande, ma adesso è stanco.




Parco Archeologico di Siracusa, l’assessore Tusa prende tempo e fa arrabbiare Granata

Sarà che Siracusa è zona sventurata ma nelle sue cose non riesce ad aver fortuna. Prendiamo il parco archeologico della Neapolis. Tutti d’accordo sulla necessità di renderlo autonomo, gestionalmente e e finanziariamente. Beh, tutti. Quasi tutti. Le contrarietà politiche non mancano, Forza Italia in testa. Però la stragande maggiroanza dell’opinione pubblica locale è per la sua istituzione. Crede nella sua utilità, nella capacità di reinvestire e creare economia se non proprio occupazione. Eppure non basta per ottenere quello che appare “giusto”. Ma siamo sicuri che sia davvero questione solo di “fortuna”?!?
La nota dell’assessorato regionale ai Beni Culturali sembra lascia sperare bene. “Via libera all’istituzione di tutti i parchi archeologici siciliani. Riunitosi a Palermo, il Consiglio regionale dei Beni culturali, presieduto dall’assessore Sebastiano Tusa su delega del presidente Musumeci, ha espresso all’unanimità parere favorevole alla proposta di completare la formazione di tutti quelli previsti dalla legge regionale 20 del 2000. In conformità al parere del Consiglio, nei prossimi giorni l’assessore Tusa firmerà i decreti di istituzione dei 15 Parchi mancanti alla completa attuazione della legge”. Nell’elenco c’è anche Siracusa ma il Consiglio Regionale non ne ha ratificato l’istituzione chiedendo “approfondimenti”.
L’assessore alla cultura del Comune di Siracusa, Fabio Granata, sbotta. “Ennesimo rinvio. E’ un fatto gravissimo e da stigmatizzare, alla luce della importanza dell’istituzione del parco per il turismo culturale, la crescita economica e la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico e paesaggistico di Siracusa. E tutto questo in barba agli interessi dei cittadini siracusani e nonostante i continui proclami da parte del Governo della Regione”. Granata si dice costernato e incredulo. “Sarebbe molto grave dover prendere atto che a Siracusa gli interessi di pochi speculatori continuino ad essere prevalenti rispetto a quelli diffusi di una intera comunità”, aggiunge richiamando tra le righe le recenti scintille con Forza Italia. “Spero che tutto questo sia presto smentito da un atto politico chiaro e trasparente da parte di Sebastiano Tusa, in linea con ciò che ha sempre pubblicamente sostenuto”.




Siracusa. La Regione scrive alla ex Provincia: non si sospenda il servizio Asacom

Annunciato da domani lo stop del servizio di assistenza alla comunicazione dei ragazzi diversamente abili, il cosiddetto Asacom. Monta la protesta, non solo quella delle famiglie e degli operatori che da diversi mesi continuano a prestare la loro opera pur non ricevendo stipendio. Una situazione ormai al limite, al punto che dopo un incontro alla ex Provincia Regionale non si è trovata altra soluzione alla serrata per assenza di fondi. Ruggisce anche l’ex deputato regionale Enzo Vinciullo che intravede un possibile reato di interruzione di pubblico servizio, come peraltro ha scritto in una nota il Dirigente Generale del Dipartimento della Famiglia e delle Politiche Sociali della Regione Siciliana. E questo elemento nuovo potrebbe in qualche modo scongiurare, nel medio periodo, lo stop al servizio.
“Per la gestione delle attività di assistenza sono delegate le ex Province – si legge – che operano nella pienezza delle funzioni istituzionali in materia, in qualità di stazioni appaltanti e pertanto la sospensione di un pubblico servizio quale l’assistenza agli alunni disabili, resta di vostra esclusiva responsabilità”. Inoltre, il dirigente regionale ricorda che è disponibile “uno stanziamento complessivo di 19.150.000 euro per l’intero anno finanziario 2019″.
Alla luce di queste indicazioni arrivate da Palermo, il consigliere comunale Salvo Castagnino non inizierà il preannunciato sciopero della fame.




Melilli. Nuove realizzazioni industriali, il sindaco Carta: “chi inquina, paga”

No ad un impianto di gestione anaerobica e compostaggio di rifiuti organici a pochi passi dal centro abito di Melilli. Il sindaco Giuseppe Carta da voce alla posizione espressa dalla maggioranza dei cittadini. “Chiusa l’era dei saccheggi al territorio di Melilli. D’ora in poi chi inquina, paga”, annuncia al termine di uno degli ultimi tavoli tecnici sulla vicenda.
E lo ha spiegato anche ai rappresentanti della Bioenergie srl che vorrebbe realizzarlo quell’impianto, in contrada Bondifè. Il progetto è stato presentato nel 2016. Pur non essendo contrario alla nascita di tali impianti, Carta fa propri i timori della maggior parte deí cittadini, che appaiono ostili all’insediamento a pochi passi dal centro urbano, preoccupati da eventuali fenomeni odorigeni, dalla presenza di percolato e dai disagi per la viabilità che sarebbero causati dalla presenza giornaliera di mezzi di trasporto pesanti.
L’amministrazione Carta non ha rilasciato alcun parere favorevole per la realizzazione dell’impianto, evidenziando piuttosto una carenza di istruttoria che ha portato all’annullamento in autotutela del precedente parere favorevole rilasciato dal Comune di Melilli nel 2016. L’assessorato regionale competente autorizzava ugualmente l’impianto, ma il Comune di Melilli ha promosso ricorso al Tar Catania, tutt’ora pendente.
Il sindaco Carta, intanto, ha chiesto lo spostamento dell’ubicazione dell’impianto ed ha trasferito ai rappresentati della Bioenergie il concetto del “chi inquina paga” secondo quelle compensazioni previste dal decreto ministeriale del settembre 2010. Prevede compensazione ambientali e territoriali per impianti e infrastrutture ad elevato impatto territoriale in favore deí Comuni.
“Chiunque intende costruire impianti ad elevato impatto territoriale dovrà attenersi alla normativa delle compensazioni ambientali, trovando in caso contrario la ferma opposizione da parte dell’amministrazione, pronta a far quadrato con i cittadini per la tutela del territorio troppe volte violentato e privato della sua identità”.