Teatro Greco, i restauratori del 2015: "Degrado antropico? Di difficile valutazione"

Non si attenuano le polemiche sullo stato di salute del teatro greco di Siracusa. Sulla necessità di manutenzione tutti d’accordo, è un simbolo e va curato oltre che valorizzato. Il parco archeologico ha avviato una serie di controlli ed esami, anche strumentali, che richiederanno diverso tempo prima di fornire i primi risultati. Sulle cause che influiscono o accelerano il degrado vi è, però, una certa disparità di opinioni: dalla pioggia ai decibel della musica, passando per calpestio e carico antropico.
Un ultimo restauro venne condotto nel 2015, un intervento pilota limitato ad una porzione della cavea. Da maggio a luglio di quell’anno furono i restauratori di Estia ad intervenire sulla pietra, su richiesta della Soprintendenza di Siracusa. Estia è una società umbra fondata nel 1990 da un gruppo di professionisti con consolidata esperienza nel restauro dei Beni Culturali.
“Gli interventi eseguiti nella porzione, oggetto del restauro, del Teatro Greco di Siracusa hanno permesso di verificare la consistenza dei materiali originari in opera e consentito di trarre alcune considerazioni relative alle azioni da intraprendere per una migliore conservazione del monumento”, scrivono al termine dei lavori nella loro relazione conclusiva.
“Si è constatato come l’attuale dinamica di degrado del materiale lapideo sia innescata da diversi fattori che, singolarmente o sommandosi tra di loro, contribuiscono al deterioramento del manufatto”. Tre i principali: “l’esposizione agli agenti atmosferici, le caratteristiche geomorfologiche del manufatto e l’utilizzo antropico”.
Pioggia, vento e gli altri elementi atmosferici – secondo quanto sostenuto dagli speciali di Estia – causano “un tipo di degrado per ‘sottrazione’, con l’asportazione del materiale dovuto al ruscellamento delle acque che minano profondamente la roccia carbonatica componente il teatro: cavità alveolari, impronte circolari e vaschette di corrosione sono spie indicatrici sicure di un avanzato fenomeno di carsismo che sta interessando la struttura”. Ed è quella situazione che ha portato il professore Lazzarini a parlare di “teatro cariato”. E ancora, “tutti i fenomeni legati al ruscellamento delle acque sono, chiaramente, accentuati nelle aree di deflusso preferenziale delle acque, come le canalizzazioni, le scalinate di separazione tra i settori e lungo le linee di frattura”.
Già delicato in quanto scavato nella pietra naturale e segnato da accentuata vetustà, “la condizione attuale” rende il teatro greco “particolarmente fragile ed esposto al degrado”, legato anzitutto alla quotidiana azione degli agenti atmosferici. “La presenza di terra, nel coronamento superiore della cavea, a sostituire antichi blocchi in pietra ormai perduti a seguito di spoliazioni, espone costantemente le gradinate lapidee ad essere ricoperte di polvere e terra durante le giornate asciutte e ventose e di fango a seguito di piogge torrenziali. Questa attuale condizione – relazionano gli esperti – oltre che mantenere sempre sporche le superfici lapidee, espone il manufatto alla formazione di massicci attacchi biologici”.
Quanto pesa la presenza di visitatori quotidiani e di pubblico durante la stagione degli spettacoli estivi? “Nella dinamica del degrado l’incidenza dell’utilizzo antropico è di difficile valutazione”, la risposta in premessa contenuta nella relazione post restauro di Estia. “Il dato più evidente sono i resti di chewingum lasciati, i prodotti di corrosione di chiodi e le tracce di vernice”, anche se nella struttura protettiva allestita ogni anno per difendere il teatro greco “non vengono utilizzati chiodi ma elementi ad incastro”, ha precisato nei giorni scorsi l’assessore Fabio Granata. In ogni caso, i restauratori precisano che si tratta in ogni caso di dati “obiettivamente di limitata gravità”. Rimane l’aspetto del calpestio sulle gradinate. “Quale può essere l’effettiva usura ed abrasione delle superfici a causa del calpestio è pressoché impossibile stimarlo”, si legge ancora nella relazione Estia. “L’abrasione delle superfici lapidee dipende molto dalla presenza di polveri abrasive e dal tipo di calzature utilizzate”, è ad esempio un elemento apparentemente curioso di cui comunque tenere conto. “Consapevoli di quanto siano delicate e difficili le scelte che conciliano le esigenze di conservazione e fruizione di questo monumento di età classica – scrivono i restauratori – riteniamo opportuno che un tale problema venga affrontato in un dibattito che superi le logiche di parte e le scelte aprioristiche per raggiungere soluzioni condivise che portino al raggiungimento di un uso consapevole del monumento”.
Per raggiungere una piena compatibilità tra uso e rispetto del monumento, vengono riportate alcune indicazioni per la conservazione del monumento “non esaustive” ma utili per “indicare una strada da seguire con il coinvolgimento di vari specialisti”. Un primo suggerimento è la pulizia della superficie lapidea, “come il terriccio sia l’elemento imprescindibile degli attuali massicci attacchi biologici. La caratteristica di questo materiale lapideo, con innumerevoli fori e cavità necessita di un’accurata rimozione del terriccio. La presenza di formazione di colonie di licheni riveste un ruolo marginale rispetto alle altre forme di degrado. Vero è che il lichene con la sottostante alga mantiene umida la pietra e di conseguenza la indebolisce. La crosta superficiale tuttavia svolge un’azione protettiva, specialmente, se il pericolo di degrado viene dall’abrasione causata dal calpestio. Inoltre la rimozione dei licheni risulta estremamente lunga e difficoltosa, con dei benefici il cui risultato è tutto da dimostrare”.
I restauratori di Estia suggerivano anche pulitura e stuccatura “per chiudere tutte le cavità di una certa dimensione e per impedire o comunque limitare il ristagno di acqua sulla pietra”. Ma c’è da considerare il rischio di causare cambiamenti nel colore della pietra originaria oltre a valutare nel tempo la resistenza all’abrasione e agli attacchi biologici. Quanto al ricorso alla struttura protettiva in legno, favorirebbe “Il permanere di umidità per difficoltà di evaporazione nelle porzioni sottostanti il tavolato”. Può sorprendere, quindi, il consiglio di ridurre le doghe protettive che coprono alla vista il teatro greco di Siracusa, “francamente un’eccessiva alterazione rispetto alla conformazione delle gradinate, che sono per gran parte calpestabili in sicurezza. L’utilizzo di tale rivestimento potrebbe essere ridotto, rispetto a quello attuale, e limitato esclusivamente alle aree particolarmente compromesse, in modo da garantire
condizioni di sicurezza adeguate per il pubblico, evitando la sua messa in opera su tutta la superficie della cavea”.
Storia a sè la fa la parte superiore del teatro, dove terra e prato si alternano agli elementi lapidei. “La migliore conservazione deriverebbe dalla possibilità di drenare e regimentare le acque, inoltre l’utilizzo di un terreno controllato e stabilizzato, ridurrebbe gli spostamenti. Allo stesso scopo essenze erbacee selezionate potrebbero svolgere un contenimento del terreno ed un filtro per le acque meteoriche”.




FdI contro il direttore del parco archeologico di Siracusa. La replica: "Sconoscono i fatti"

Se non è un attacco diretto ad Antonello Mamo certo vale come sferzata. Il deputato regionale Carlo Auteri, esponenti di FdI ovvero forza di governo regionale che ha anche espresso l’assessore Scarpinato, parlando di valorizzazione dei culturali siciliani, lamenta come spesso a dirigere i parchi archeologici sono “teorici” e persona che “danneggiano l’immagine dei nostri beni”. E per sgomberare il campo da dubbi di sorta, in piena bufera per gli spettacoli al teatro greco, chiama in causa il direttore del parco archeologico di Siracusa, Antonello Mamo. “Voglio capire che cosa sta facendo e se non ritiene doveroso e immediato intervenire per evitare, sì, di minare davvero l’immagine del teatro”, dice Auteri senza nascondere la sua rabbia.
Ma cosa è accaduto per reagire così? “Ho visto due siti come la grotta dei Cordari e la tomba di Archimede chiusi alle visite, il passaggio dei turisti ostruito da erbacce, pochi i custodi, pieni i cestini dell’immondizia, oltre che rotti. “Mesi di polemiche sui concerti, sulle autorizzazioni, tra relazioni di archeologi ed esperti, soldi spesi dal parco per far visionare per l’ennesima volta lo stato di salute del teatro greco, che viene sottoposto a verifiche più volte l’anno, e poi video, conferenze, articoli e tutto per danneggiare l’immagine del teatro, della stagione estiva e dell’immagine della città nei confronti dei turisti che già iniziano ad affollare il nostro territorio. E poi i visitatori arrivano e trovano il parco archeologico sporco, con erba alta, impresentabili al mese di marzo e noi dimostriamo di essere poco organizzati ma tronfi e ripieni di polemiche e di persone che a tutto pensano tranne che al bene di Siracusa”.
La replica del direttore Mamo non si fa attendere. “Tutta questa vicenda ha assunto dei toni da campagna elettorale che poco si addicono con quello che invece è necessario fare”, dice in apertura. Poi entra subito sul tema della pulizia e diserbo del parco. “Abbiamo un problema grossissimo, legato a problemi tecnici per l’approvazione del bilancio. Il parco di Siracusa è stato tra i primi a presentare il bilancio di previsione 2023 ma senza l’approvazione, non possiamo spendere somme. Ho tanti fondi in cassa, ma non ho l’autorizzazione ad utilizzarli. E capirete il perchè: in quattro mesi si sono succeduti a Palermo 3 assessori e 2 direttori generali ai Beni Culturali. Fatti che hanno causato dei rallentamenti nel processo autorizzativo del bilancio dei 14 parchi archeologici siciliani. A marzo – continua Mamo – so bene che la vegetazione esplode ed infatti sto implementando le pulizie. Ma non posso fare nulla perchè ho neanche l’esercizio provvisorio. Devo attendere l’approvazione che, mi dicono, dovrebbe oramai essere imminente. E spero che sia chiara a tutti questa situazione, specie a chi sta aggredendo il parco e la mia persona parlando di cose che neanche conosce”.




Cessato pericolo, riapertura parziale per lungomare Vittorini: chiusa la voragine

Si va verso il completamento dei lavori in lungomare Vittorini. Ad una settimana dall’apertura della voragine ed alla scoperta del canale di ingrottamento del mare, sono state completate le fasi più delicate dell’intervento. L’interno del muraglione, su cui poggiano strada e marciapiede, è stato riempito. Prima un basamento in calcestruzzo – con però anche una certa dispersione in mare – e quindi il riempimento con stabilizzante ed altro materiale di grossa pezzatura che dovrebbe mettere al riparo da nuove sorprese. Domani, 17 marzo, sarà la volta della rullata di asfalto dopodichè la strada tornerà in sicurezza e praticabile.
In ogni caso, da domani la corsia non interessata dai lavori verrà già riaperta al traffico. Torna il normale senso di marcia anche in via Vittorio Veneto. Lo prevede un’ordinanza emessa oggi dal settore Trasporti e diritto alla mobilità, che revoca il provvedimento del 9 marzo con il quale si chiudeva il tratto interessato dai lavori per il ripristino della strada ceduta a causa dell’erosione del mare.
Cessata la situazione di pericolo, l’ordinanza riattiva i normali sensi di marcia della zona ma prevede un
restringimento parziale del lungomare Vittorini per consentire la prosecuzione dell’intervento, che dovrebbe essere
completato entro pochi giorni.




Energia solare del sud trasferita a nord, il piano Terna. Da Priolo parte la Ionian Link

Terna ha presentato il piano di sviluppo 2023 della rete elettrica nazionale. Oltre 21 milioni di euro di investimenti in dieci anni, con un incremento del 17% rispetto al precedente piano. L’obiettivo è quello di accelerare la transizione ecologia con la garanzia, però, di assicurare al Paese una sicurezza energetica che non può non passare dalla necessità di ridurre la dipendenza dalle fonti di approvvigionamento estere.
Anche per questo è stato presentato il progetto Hypergrid: 11 miliardi di euro per cinque nuove dorsali elettriche che consentiranno di raddoppiare la capacità di scambio da sud verso nord. Questa rete è la principale novità del piano di sviluppo di Terna. Sfrutterà le tecnologie della trasmissione dell’energia in corrente continua (HVDC, High Voltage Direct Current) per raggiungere gli obiettivi di transizione e sicurezza energetica. In aggiunta agli interventi di sviluppo già previsti, Terna ha pianificato cinque nuove dorsali elettriche, funzionali all’integrazione di capacità rinnovabile, per un valore complessivo di circa 11 miliardi di euro. Nelle cinque del progetto Hypergrid rientra anche la dorsale Ionica-Tirrenica. Collegherà la Sicilia ionica al Lazio e si comporrà di due tratte: l’HVDC Ionian Link, da Priolo (Siracusa) a Rossano (Cosenza) e l’HVDC Rossano – Montecorvino (Salerno) – Latina, attraverso un collegamento complessivo di oltre 800 km. L’HVDC Ionian Link consiste in un nuovo collegamento di 1000 MW di potenza per favorire la trasmissione dell’energia rinnovabile tra Sicilia e Calabria. Il tratto sottomarino tra Montecorvino e Latina servirà invece per trasportare l’energia rinnovabile dal Sud verso le aree del Centro. La linea Rossano-Montecorvino sfrutterà elettrodotti esistenti. La dorsale creerà un ulteriore collegamento dalla Sicilia alla Penisola, in sinergia con gli altri interventi già pianificati. Per le stazioni di conversione si prediligeranno siti industriali dismessi, in un’ottica di maggiore sostenibilità e sinergia con asset esistenti. Complessivamente, l’investimento previsto per la dorsale Ionica-Tirrenica è di circa 4,1 miliardi di euro.




La morte di Vincenzo Cancemi, anche il Consiglio comunale di Pachino chiede l'autopsia

Approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale di Pachino una mozione che entra nel vivo della vicenda legata alla morte di Vincenzo Cancemi. Rappresentando e raccogliendo il sentimento popolare e la crescente spinta dell’opinione pubblica, l’assise pachinese invita la Procura di Siracusa – a cui rivolge “un forte appello” – ad avviare “ogni iniziativa possibile” per rispondere “alla domanda di verità dei familiari e dei cittadini, attraverso l’ulteriore approfondimento dell’accertamento e la disposizione dell’esame autoptico”.
Il corpo del 42enne venne trovato il 28 aprile dello scorso anno, nella casa di campagna a Marzamemi. Si trova ancora in obitorio. La tesi del suicidio non ha mai convinto la famiglia ed alcuni elementi dubbi sono stati recentemente segnalati anche dalla trasmissione tv Le Iene. Da sempre i familiari chiedono la disposizione dell’autopsia, per fugare ogni dubbio anche circa alcune lesioni che non sarebbero compatibili con la tesi suicidiaria, a loro giudizio. Atteso un pronunciamento da parte della magistratura siracusana.
Nei giorni scorsi, a Pachino, anche una partecipata manifestazione ha rilanciato la richiesta. Ora la presa di posizione del Consiglio comunale, con la mozione trasmessa dal presidente dell’assise, Giuseppe Gambuzza, alla Prefettura ed alla Procura di Siracusa.




Il pomodoro Pachino Igp conquista McDonald's: siglata l'intesa, sbarca nei menu

Siglato il protocollo di intesa tra McDonald’s, Consorzio di tutela del pomodoro Pachino Igp e Fondazione Qualivita, sotto l’egida del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. A seguito di questa intesa, McDonald’s Italia si impegna all’acquisto di circa 250.000 kg all’anno di pomodoro igp Pachino, attraverso un piano di promozione relativo a due referenze continuative già in assortimento a partire da ottobre 2023.
“L’attenzione per il cibo, da parte nostra con il ministro Lollobrigida, è un’azione concreta e tangibile – sottolinea il parlamentare di FdI, Luca Cannata – e la Sovranità alimentare passa anche dall’impegno a introdurre prodotti Dop e Igp, come il pomodoro Pachino, nei menù di grandi catene commerciali. Ne avevamo parlato e lo abbiamo fatto, continuiamo a sostenere la qualità e il lavoro dei nostri produttori promuovendo e valorizzando le eccellenze agroalimentari della nostra terra”.
Il protocollo d’intesa, della durata di un anno, prevede che McDonald’s si impegna anche a sviluppare nuove ricette con il pomodoro Pachino Igp e si occuperà dell’attività di comunicazione e promozione. A gennaio proprio Luca Cannata aveva organizzato un incontro al Ministero dell’Agricoltura con una rappresentanza delle categorie del mondo agricolo del sud est siciliano e della fascia trasformata. In quella sede, i produttori avevano manifestato i problemi, le urgenze e le esigenze di un settore che sta vivendo un periodo di particolare crisi, a causa ad esempio della commercializzazione sul mercato nazionale di alcuni prodotti provenienti dall’estero e della conseguente alterazione dei prezzi.
Tra le soluzioni individuate, l’intensificazione dei controlli sulla qualità dei prodotti esteri immessi nel mercato italiano e l’attivazione di canali diretti tra i produttori e la grande distribuzione. “Sappiamo bene cosa voglia dire la concorrenza sleale dei Paesi esteri – le parole di Cannata – e abbiamo dato subito una risposta importante, coinvolgendo il territorio Siracusano e Ragusano. La politica ha dato dunque in questo caso risposte immediate e tangibili, i produttori hanno visto premiata la qualità e McDonald’s offrirà un prodotto di eccellenza consolidando il suo rapporto con il Made in Italy”.




Petizione per maggiori servizi sanitari a Sortino. Pd e M5S: "Carenza organico non sia alibi"

Un paio di pensionamenti e la cronica carenza di medici hanno prodotto un rallentamento nell’erogazione dei servizi e delle prestazioni offerte dalla struttura Asp di via Libertà. Il sindaco, Vincenzo Parlato, ne ha parlato nei giorni scorsi con il commissario straordinario dell’Azienda Sanitaria, individuando alcune possibili linee di intervento per sopperire ad una carenza di organico medico che, purtroppo, affligge tutta la sanità siciliana.
Il caso di Sortino, intanto, è stato rilanciato anche dal Pd nel corso di una conferenza stampa a cui ha partecipato anche il deputato regionale M5s Carlo Gilistro, insieme a Tiziano Spada (Pd).
Una petizione presentata dai cittadini denuncia “l’impoverimento dei servizi offerti dall’Asp”: scarsità degli specialisti per i servizi di diagnostica, difficoltà di accesso al servizio di prenotazione esami, difficoltà nel rinnovo delle esenzioni, presenza del medico a bordo delle autoambulanze presso il presidio locale di 118 non sempre garantita. La richiesta che parte da Sortino punta proprio ad un’autoambulanza medicalizzata per tutta la zona montana, garantendo l’assistenza ordinaria tramite il servizio dei medici di base, che stanno, a poco a poco, andando in pensione senza essere sostituiti.
Carmelo Spataro, rappresentante dei promotori della petizione, ha denunciato scelte politiche “che hanno reso la sanità siracusana dépendance della sanità catanese: situazione ancora più grottesca se si considera che l’allineamento tra governo regionale e governo nazionale sarebbe una concreta opportunità per promuovere un’azione politica a favore delle esigenze di salute, costituzionalmente tutelate, manifestate dai cittadini. I sortinesi impiegano 25 minuti per raggiungere l’ospedale più vicino, anche quando è in gioco la loro stessa vita”.
Manforte alle posizioni espresse da Spataro arriva dalla consigliera comunale, Francesca Silluzio, di Sortino Spazio Comune. “La politica deve dare risposte ai bisogni della gente e la medicina di prossimità è la base. Duole però constatare che il governo regionale, anziché prendersi in carico i bisogni dei propri cittadini, non esita ad agire in senso contrario, ad esempio promuovendo il disegno di legge sull’autonomia differenziata: misura che, soprattutto su temi come la sanità, porterà a riproporre le diseguaglianze sociali che già sono evidenti nella nostra regione”.
Carlo Gilistro ha invitato a superare il problema della carenza di organico sanitario che deve, semmai, stimolare una trasformazione radicale del sistema sanitario regionale, da rivoluzionare. “A partire dal ruolo primario giocato dalla medicina di prossimità e dai medici di base”. Tiziano Spada ha invece denunciato “la disinvoltura della classe politica nel restituire all’esterno un’immagine rosea della sanità provinciale, ben lontana da quella reale con cui i cittadini si scontrano ogni giorno”. E poi l’invito a tenere la politica fuori dai reparti e dalle nomine.




Teatro greco, la relazione archeologica: "nessuna criticità a seguito degli spettacoli"

Tra i documenti che dimostrerebbero come gli spettacoli ed i concerti non abbiano arrecato alcun danno al teatro greco di Siracusa, c’è la relazione firmata dall’archeologa specializzata che ha seguito quotidianamente l’attività di allestimento dell’antica cavea fino al termine della stagione 2022, su mandato dalla Fondazione Inda e come richiesto dagli uffici dei Beni Culturali.
Quasi duecento pagine, corredate da report fotografico e giornaliero delle operazioni svolte, dello stato dei luoghi e le relative annotazioni. Il documento è tra quelli in possesso dell’assessorato regionale – che pure sta valutando di allestire l’Ara di Ierone per i concerti – ed è oggetto di alcune richieste di accesso agli atti presentate anche dal Comitato per la tutela del teatro greco di Siracusa.
Il 5 ottobre del 2022 veniva smontano l’ultimo elemento della struttura protettiva con cui si allestisce il monumento per gli spettacoli. Un’armatura protettiva di tubi innocenti, legno, sacchi di sabbia lavica e telo geotermico per assicurare la massima protezione, anche ignifuga. I controlli sono scrupolosi ed avvengono alla presenza anche di archeologi della Soprintendenza di Siracusa, del Parco archeologico e rappresentanti della Fondazione Inda che si prende cura del teatro durante la stagione degli spettacoli. “Sul monumento non si rilevano criticità a seguito degli spettacoli della stagione appena terminata, né a seguito delle attività di smontaggio”, si legge nella relazione conclusiva. “Viene, tuttavia, sottoposta all’attenzione dei funzionari la questione relativa alle griglie e ai telai presenti lungo i fossati e ricoperti di ruggine che certo non giovano al monumento. Altro punto discusso, elementi architettonici presenti all’interno della cripta Ovest che, nonostante durante il periodo di concessione vengano coperti con geotessuto e protetti con delle scatolature, sono in disfacimento”. I segnali di deterioramento ci sono, quindi. Ma come diversi esperti hanno asserito, in particolare il geologo Pippo Ansaldi, sono riferibili all’esposizione continua del teatro agli agenti atmosferici più che al carico antropico. Insomma, se è vero che un restauro certo non guasterebbe all’antica cavea va però anche detto che non serve a causa di presunti danni (“non si rilevano criticità”) arrecati dalla struttura protettiva dei gradoni o dai decibel. A conferma di questa tesi, basti leggere anche la note descrittive redatte a febbraio 2022, quando iniziarono i lavori per l’allestimento del teatro: “in generale su buona parte del monumento si segnala la presenza di varie lesioni che non erano presenti alla fine dello smontaggio a ottobre 2021”. Da ottobre 2021 a febbraio 2022, però, non ci sono spettacoli o concerti al teatro greco. Avvengono, invero, piogge intense e torrenziali, burrasche (medicane Apollo) e forte umidità. Che siano questi fattori ad aver dato origine a quelle “varie lesioni” che “non erano presenti alla fine dello smontaggio a ottobre 2021”? E’ quanto sembra suggerire, indirettamente, la relazione in possesso degli uffici palermitani.
Sono circa 50 le prescrizioni imposte dalla Soprintendenza e da seguire, dietro rigido controllo, quando si allestisce il teatro. Ad esempio, “nessun piedritto dovrà poggiare sui blocchi o sugli angoli in quanto potrebbero compromettere la stabilità sia dei blocchi sia del banco roccioso su cui è scavato il monumento”. Ordinato ed approvato dalla Soprintendenza anche l’utilizzo di geotessuto da stendere sulla pietra e sui gradoni a scopo protettivo, nel proscenio il ricorso anche a sacchi di iuta con sabbia lavata, basetta lignea, basetta in ferro e rete tubolare zincata.




Dietrofront Asp di Siracusa, stop alle trattenute mensili ai laboratori privati convenzionati

“Apprendiamo con sollievo che l’ASP di Siracusa ha deciso, come pure richiesto nel ricorso proposto al TAR di Catania, di tornare sui suoi passi e seguire le indicazioni e le prescrizioni impartite dall’Assessorato alla
Salute della Regione Siciliana”. L’avvocato Giulio Fortunato Tescione, che rappresenta i principali laboratori privati di analisi cliniche e radiologiche della provincia di Siracusa, commenta così il dietrofront dell’Azienda Sanitaria Provinciale in merito alla sospensione del recupero delle differenze tariffarie.
“Nonostante l’Assessorato regionale avesse chiarito che le direttive sui criteri di calcolo degli indebiti tariffari da recuperare sarebbero state impartite solo successivamente al pronunciamento del Consiglio di Stato, l’Asp di Siracusa – spiega Tescione – a differenza delle Aziende Sanitarie delle altre provincie siciliane, ha continuato a trattenere, mensilmente, ingenti somme ai laboratori privati per recuperare i crediti 2007 – 2013, nella totale assenza di criteri e principi giuridici certi. Non si comprende – continua l’avvocato – come l’ASP di Siracusa abbia potuto determinare l’ammontare complessivo dei singoli crediti, si badi bene da noi ritenuti addirittura insussistenti, pretesi dalla Regione nei confronti di ciascun laboratorio, per di più in assenza delle direttive sui criteri di calcolo degli indebiti tariffari da recuperare, che la Regione si era riservata di impartire a ciascuna ASP solo in esito al pronunciamento richiesto al Consiglio di Stato e sulla scorta delle indicazioni che lo stesso Consesso avrebbe fornito”.
Nei giorni scorsi, la nota che vale come un ritorno sui proprio passi. “Sebbene con immotivato ritardo – conclude l’avvocato Tescione – non possiamo che dirci soddisfatti per questo cambio di rotta da parte dei vertici dell’ASP siracusana, il cui perpetuarsi, sulla scorta di una ingiustificata disparità di trattamento, avrebbe comportato un sicuro disservizio nell’erogazione di fondamentali prestazioni sanitarie”.

foto generica dal web




Caro-voli, Schifani scrive alle compagnie: "Calmierare le tariffe, specie per Pasqua"

Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha scritto oggi alle compagnie aeree Ita e Ryanair, e per conoscenza all’Enac, per chiedere di intervenire il prima possibile sulla frequenza dei voli da e per la Sicilia e per calmierare le tariffe, soprattutto in vista delle prossime festività Pasquali.
Nella condizione di insularità, infatti, “il trasporto aereo riveste un ruolo strategico fondamentale per garantire la continuità territoriale e la mobilità dei suoi abitanti e, non secondariamente, ai fini dello sviluppo di una delle più rilevanti leve economiche per la regione: il turismo”.
Il governatore ha inteso così proseguire nella sua battaglia a tutela dei diritti dei cittadini siciliani, che si ritrovano in questi giorni ad essere ‘penalizzati doppiamente’: “una volta – è scritto nella nota – a causa delle tariffe applicate ai voli da e per l’Isola, si vedano gli spostamenti cosiddetti ‘di ritorno’ tipici dei periodi festivi, e una volta per la minore capacità di attrarre investimenti e movimento turistico”. Con il risultato che “a causa di politiche commerciali di limitata visione prospettica, i loro diritti sono ridotti e affievoliti rispetto ai cittadini della terraferma”.
Dopo aver sottolineato che si assiste già, in prossimità della Pasqua, “ad una ridotta disponibilità di biglietti aerei nei voli operati” e “ad un incremento vertiginoso delle tariffe”, il presidente Schifani, in attesa dell’esito del noto esposto all’Antitrust, ha chiesto “di adottare fin da subito, politiche commerciali tendenti alla riduzione del costo dei biglietti aerei e ad un incremento della frequenza dei voli, attraverso il quale potrebbero anche essere compensate le riduzioni delle tariffe, cercando in questo modo di coniugare il legittimo interesse economico e l’altrettanto legittimo interesse dei cittadini”.