Pallanuoto, inizia il campionato: la prima dell’Ortigia slitta a domenica

Slitta di 24 ore il debutto in campionato dell’Ortigia. A causa dello sciopero odierno dei controllori di volo, la formazione ospite del Bogliasco è arrivata in ritardo. Pertanto, la gara è stata posticipata a domenica, alle 15.
Coach Stefano Piccardo parla della condizione fisica e mentale dell’Ortigia e delle aspettative in Serie A1: “Dal punto di vista fisico arriviamo da due settimane di partite, tra Coppa Italia e Coppa LEN. Devo dire che la squadra ha lavorato molto bene, nonostante abbiamo l’handicap di non avere Cassia con noi. Sul piano mentale c’è grande voglia per l’avvio di questa Serie A1, perché come ho già detto è sempre bellissimo cominciare un campionato italiano. Questo è il mio sesto campionato alla guida dell’Ortigia, il nostro è un progetto che parte da lontano. Mi aspetto una ulteriore crescita, così come è avvenuto ogni anno, perché credo che quest’anno abbiamo ringiovanito molto, ma possiamo migliorare la qualità del nostro gioco e quella individuale dei nostri giocatori. Le forze e la nostra volontà sono proiettati verso questo obiettivo”.
Piccardo, inoltre, presenta l’avversario e spiega cosa dovrà fare l’Ortigia per vincere la partita: “Partiamo dal presupposto che Bogliasco per me è una realtà storica, che ha anche vinto uno scudetto. È una formazione composta da un mix di giovani e di atleti più di esperienza, che dovremo prendere con le molle e affrontare con attenzione. Comunque, al di là del loro valore, noi dobbiamo cercare di inseguire quella che è la nostra idea di pallanuoto, che poi è adatta alle nostre caratteristiche di squadra. Quindi dobbiamo essere profondi, giocare il più orizzontali possibili e interpretare al meglio le situazioni in inferiorità numerica. Questo è un aspetto che, se affrontato bene, con il Bogliasco ci aiuterà ”.
Chi vivrà un momento particolare, sarà Filippo Ferrero, che per la prima volta affronterà da avversario il Bogliasco, club nel quale è cresciuto e ha esordito in Serie A1, prima di passare proprio all’Ortigia.




Un fedele servitore dello Stato decisivo nell’indagine sui poliziotti complici dello spaccio

In questa triste storia in cui alcuni esponenti delle forze dell’ordine finiscono arrestati perchè accusati di aver agito in combutta con i referenti dello spaccio siracusano, c’è una figura che merita una menzione a parte. Ed è quella di un brigadiere dei Carabinieri, in servizio presso la Compagnia di Siracusa. Un servitore dello Stato fedele, ligio al suo dovere di stare sempre dalla parte giusta.
Magari non è una storia di particolare eroismo, ma è prezioso – al di là di ogni retorica – poter riscontrare nelle carte dell’indagine che c’è anche chi ha saputo tenere il timone sempre dritto, contribuendo forse in maniera decisiva allo sviluppo dell’intera indagine della Dda di Catania e della Procura di Siracusa.
L’attività investigativa, infatti, si è avvalsa anche delle dichiarazioni di Cesco Capodieci, l’ex re del Bronx a capo dello spaccio a Siracusa. Divenuto collaboratore di giustizia, poco dopo l’arresto, ha contribuito con le sue dichiarazioni a fare luce sui rapporti illeciti intrattenuti nel corso degli anni con alcuni appartenenti alle forze dell’ordine.
Ma il “pentimento” di Capodieci non è stato privo di ostacoli e – secondo le indagini – soprattutto di tentativi di dissuasione, alcuni operati verosimilmente dagli stessi poliziotti arrestati. Bene, solo il lavoro costante e sottotraccia del brigadiere in questione ha fatto sì che, alla fine, l’ex re del Bronx perfezionasse la sua collaborazione con i magistrati.
Un attento impegno di relazione e fiducia, in linea con il dovere di mettere i “buoni” nelle condizioni di contrastare e fermare i “cattivi”. Ed in un quadro di indagine dove spesso si confondono i ruoli, è giusto evidenziare la figura di chi fa “correttamente” il suo, con senso del dovere e fedeltà.
Secondo quanto si legge nelle carte dell’inchiesta, due dei poliziotti arrestati nei giorni scorsi avrebbero sollecitato i familiari di Capodieci affinchè scongiurassero il rischio che venisse convinto a collaborare con la giustizia. Non solo, avrebbero anche cercato di limitare “l’influenza” del brigadiere che stava invece operando per portare a buon fine l’intesa legale. Il Carabiniere non desiste e, alla fine, segna il punto. Il 21 gennaio del 2021, Cesco Capodieci manifesta formalmente la volontà di collaborare con la giustizia.
E una volta saputo di questo accordo, i familiari dell’uomo – in una intercettazione – vengono ascoltati mentre si dicono certi che le sue dichiarazioni avrebbero riguardato “guardie corrotte” che “avevano mangiato assai”. Ed in effetti, in uno dei primi verbali finiscono le prime accuse: “Posso riferire di appartenenti alle forze dell’ordine che sottraevano droga sequestrata e addirittura corpi di reato e si rendevano complici dello spaccio…”.
Ed è così che – anche grazie al fedele brigadiere dei Carabinieri di Siracusa – inizia l’indagine shock con quattro arresti e dieci indagati.




Mafia: maxi confisca da 50 milioni di euro. Sequestrate aziende di trasporto

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Siracusa hanno eseguito un provvedimento di confisca di beni per un valore di ben 50 milioni di euro. E’ stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catania.
L’ingente patrimonio, costituito prevalentemente da importanti aziende di trasporto operanti nella Sicilia orientale, è ritenuto riconducibile ad un ergastolano per mafia che, nonostante lo stato di detenzione, continuava ad amministrarlo attraverso i familiari.
Si tratta di Filadelfo Emanuele Ruggeri, ritenuto organico al clan Nardo. Sigilli a due terreni a Carlentini ed al 100% delle imprese, delle quote societarie nonché di tutti i beni costituiti in azienda (157 motrici, 244 rimorchi, 6 autoveicoli e vari conti correnti di cospicua entità) delle ditte di trasporto su gomma “Ruggeri Francesco” e “Ruggeri Trasporti”, entrambe con sede legale a Lentini.
Gli stessi beni già lo scorso 7 febbraio 2020 erano stati sottoposti a sequestro finalizzato alla confisca dal Tribunale di Catania, su richiesta della Ddda, nell’ambito di una attività d’indagine a carico di Ruggeri e di quelli che sono considerati suoi prestanome.
L’indagine ha consentito di accertare che le attività economiche oggetto di sequestro di fatto sarebbero sempre state condotte sotto la gestione del detenuto Ruggeri. Attive nel “lucroso” settore dell’autotrasporto dell’ortofrutta (agrumi), avrebbero operato per il tramite di persone a lui riconducibili, avvalendosi di modalità mafiose – secondo gli investigatori – garantendo così al clan ingentissimi introiti.

Il provvedimento odierno ha accolto in pieno quanto emerso dalle attività investigative. Approfondendo i profili di riconducibilità di tali attività economiche sul piano decisionale, gestionale e degli utili, le indagini hanno chiarito che le stesse “erano strumentali alle attività illecite del clan e, facendo risaltare l’evidente sproporzione dei redditi dichiarati/leciti dei soggetti in parola con il patrimonio accumulato e con gli investimenti operati nel tempo, hanno consentito di operare la confisca dei detti beni”.
Le indagini, pertanto, hanno ancora una volta accertato le modalità con cui l’organizzazione mafiosa di riferimento continua ad esercitare il proprio “incisivo potere di infiltrazione nel tessuto economico del territorio”, assumendo il controllo di settori caratterizzanti dello stesso.




Picchiata da una bulla: “Se mi tocchi muori”. E il branco attorno filma e ride

Un nuovo video shock con adolescenti protagoniste. Ancora un grave episodio di bullismo in provincia di Siracusa. Una ragazzina è stata picchiata da una coetanea mentre tutt’attorno un gruppetto di amici e amiche ride divertito, senza che nessuno intervenga per difendere la vittima. Non una chiamata alle forze dell’ordine, una parola. Nulla. E’ successo nei giorni scorsi a Carlentini, durante la festa di Santa Tecla.
Una ragazzina rimedia sonori schiaffoni, spintoni e violente tirate di capelli. “Tu non mi devi toccare”, urla in dialetto la bulla. “Se mi tocchi di nuovo muori”, arriva addirittura a minacciare. E giù ancora violenze.
Il video, realizzato con un telefonino, ha iniziato a girare nelle chat di whatsapp ed è diventato in breve virale. E’ anche in possesso delle forze dell’ordine che stanno chiudendo il cerchio per identificare i protagonisti della vergognosa scena.
Nonostante le centinaia di incontri nelle scuole della provicnia per parlare di bullismo e cyberbullismo, ancora esiste una realtà parallela di violenza e sopraffazione con protagonisti giovanissimi e ragazze.




Lamin, picchiato dal branco a Pachino. “Cinque vigliacchi contro un ragazzo fantastico”

Lo hanno pestato in cinque, a Pachino, non lontano dall’istituto comprensivo Pellimo. Vittima del branco, un ventunenne straniero. A denunciare il grave fatto è il datore di lavoro del ragazzo, titolare della apprezzata gelateria Don Peppinu, a Marzamemi, borgo marinaro di Pachino. “Uno dei nostri preziosi collaboratori è stato brutalmente aggredito a Pachino da 5 vigliacchi in branco provocandogli anche delle ferite importanti. La cosa schifosa è che hanno aggredito un ragazzo fantastico come Lamin che è di una bontà infinita e che tra le altre cose a soli 21 anni si ritrova da solo e lontano migliaia di chilometri dalla sua famiglia biologica”, scrive su un post a cui affida la brutta storia.
E’ stata anche presentata regolare denuncia alle forze dell’ordine. In attesa di sviluppi, scatta la gara di solidarietà per il ragazzo pestato. “Lamin non è solo, e voglio usare la pagina ufficiale per dire che toccare Lamin è come toccare tutti noi della famiglia Don Peppinu, e lo dimostreremo mettendo a disposizione di Lamin il nostro ufficio legale per costituirsi parte civile nel futuro processo penale a carico di questi 5 gentiluomini”.




La rapina, l’inseguimento: i tre catanesi arrestati avevano gioielli per 3600 euro

Sono tre catanesi rispettivamente di 41, 37, e 35 anni gli arrestati per la rapina ai danni di una gioielleria di corso Gelone, a Siracusa. Tutti già conosciuti alle forze di polizia, sono stati bloccati dopo un inseguimento che ha visto protagonista anche la Polizia Municipale, insieme alla Polizia di Stato (leggi qui). A loro viene contestata la rapina aggravata dall’uso di un’arma da sparo e dalla circostanza di essere travisati.
Secondo quanto ricostruito, i tre erano entrati all’interno dell’attività commerciale pistola in pugno e con i volti coperti. L’arma si è poi rivelata essere a salve. In pochi istanti si sono impossessati di preziosi del valore commerciale di circa 3.600 euro.
Dopo il colpo sono stati bloccati dagli uomini della Polizia Municipale in collaborazione con gli agenti della Squadra Mobile aretusea.




Rimossa rete “fantasma” a largo di Avola, operazione coordinata dalla Guardia Costiera

Una “rete fantasma” che giaceva impigliata nel relitto di una nave mercantile affondata nel 1979, poco distante dal litorale nord di Avola, è stata rimossa al termine di una delicata operazione. Con il coordinamento della Capitaneria di porto di Siracusa, sono intervenuti i subacquei del nucleo Guardia Costiera di Messina, il personale subacqueo di “Sea Shepherd” e del diving “Marina di Ognina”.
La rete è stata dapprima monitorata con l’impiego del Rov (Remotely Operated underwater Vehicle) pilotato dai sub della Guardia Costiera. Successivamente è stata assicurata dal personale di Sea Shepherd e del Diving Marina di Ognina. Il successivo recupero è avvenuto con un verricello “salpa rete” dell’imbarcazione Sea Eagle dell’associazione ambientalista intervenuta.
Questo intervento rientra nella più ampia operazione nazionale denominata “reti fantasma”, svolta dalla Guardia Costiera su mandato del Ministero della Transizione Ecologica. Dal 2019 ad oggi, sono state rimosse circa 50 tonnellate di reti abbandonate sui fondali marini, pericolose per la sicurezza in mare e, ancora peggio, altamente dannose per il suo ecosistema.




Compra online una piscina fuori terra ma non la riceve: denunciato truffatore

Un calabrese di 49 anni è stato denunciato per truffa dal Commissariato di Noto. Il 14 giugno scorso aveva venduto online una piscina fuori terra ad una donna residente nella città barocca. Effettuato il pagamento, pari ad euro 479, la donna non ha però mai ricevuto quanto acquistato. Si è allora rivolta alla Polizia.
Gli accertamenti investigativi, espletati sull’intestatario del conto corrente e sulle utenze cellulari usate dal truffatore, hanno consentito agli investigatori di risalire all’identità dell’uomo e di denunciarlo.

foto generica dal web




Bollette luce e gas, 306.000 siciliani hanno saltato almeno un pagamento

A causa dell’aumento dei prezzi energetici, negli ultimi 9 mesi 306.000 siciliani hanno saltato il pagamento di una o più bollette luce e gas. Per almeno 1 su 2 era la prima volta che accadeva. Mai accusato in passato difficoltà simili. Il dato emerge dall’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat. Evidenziato dall’indagine anche come il numero di morosi sia destinato ad aumentare se i prezzi continueranno a crescere. L’analisi ha individuato in 219.000 il numero di residenti in Sicilia che potrebbero trovarsi nell’impossibilità di pagare le prossime fatture, oltre ai già segnalati 306.000.
Un fenomeno che riguarda anche le spese condominiali: sempre secondo l’indagine, infatti, sono 219.000 i siciliani che hanno saltato una o più rate del condominio. E se i rincari dovessero continuare, 263.000 potrebbero non pagare le prossime.
Dato nazionale: 4,7 milioni di italiani hanno saltato il pagamento di una o più bollette luce e gas negli ultimi 9 mesi.

Foto: PhotoIron (c)




Flashmob in piazza Euripide per le donne iraniane: velo nero e Bella Ciao in farsi

Sabato alle 18, in piazza Euripide a Siracusa, flashmob di solidarietà verso le donne iraniane. L’idea parte da un gruppo di cittadine impegnate nel sociale raccolte nella Brigata Rosa, un nome che evidenzia la sensibilità e l’impegno per le politiche di genere.
Velo nero sul capo e passi di danza sulla versione di “Bella ciao” in farsi, ovvero la canzone che le
donne iraniane hanno scelto come inno della loro protesta, contro la polizia morale. Tutto parte dalla tragica fine di Masha Amini, morta per una ciocca di capelli che sfuggiva all’hijab.
“Al flashmob hanno già aderito una quarantina di associazioni del territorio, sigle sindacali e partiti politici. Segno che la rete di solidarietà e il desiderio di manifestare è vivo e non solo per le donne”, spiegano le organizzatrici.
Di seguito, l’elenco delle associazioni che hanno aderito: Accoglierete- Ad Gentes-Angolo Siracusa-ARCI-Arci Gay Siracusa-Arciragazzi Siracusa 2.0-Astrea in memoria di Stefano Biondo-Auser Augusta- Auser Territoriale -Azione Siracusa e provinciale-Banca Etica Sud -Est-Centro antiviolenza e antistalking La Nereide-Centro Antiviolenza Ipazia-CGIL Siracusa- CNA Impresa Donna-CNA Siracusa-Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Siracusa-Consulta comunale femminile di Siracusa-Coordinamento donne CGIL-Dahlia-Europa Verde -Verdi Siracusa-Fondazione Assistenti sociali Regione Sicilia -Giosef Siracusa-Italia Viva-Lealtà e Condivisione-Movimento Cinque Stelle-No all’odio- Oltre Frontiere-Opera-Ordine professionale degli Assistenti sociali Regione Sicilia- Partito Democratico -Prometeo-Rifiuti Zero Siracusa-Salute donna sezione Siracusa- San Martino cooperativa – SiciliAntica Siracusa -Sinistra Italiana-Siracusa Città Educativa-Stonewall -UIL Camera Sindacale Territoriale Siracusa-Un’altra storia-Zuimama.

foto da asianews.it