Irregolare sul territorio italiano, fermato in strada a Pachino: rimpatrio per un 45enne

Quando i poliziotti lo hanno fermato a Pachino, lungo via Cavour, era intento a spingere un ciclomotore. Il mezzo, al controllo, è risultato privo di targa, di polizza assicurativa, di carta di circolazione e non era in regola con la revisione.
Pertanto, gli agenti hanno multato l’uomo, peraltro privo anche di documenti. E’ stato alla fine identificato in un tunisino di 45 anni, irregolare nel territorio dello Stato, rientrato clandestinamente e già arrestato per aver violato le norme sull’immigrazione.
Denunciato, è stato accompagnato presso il C.P.R. di Caltanissetta per il successivo rimpatrio.




Banchina di Levante interdetta a Portopalo. Bandiera: “Chiesto intervento urgente”

La banchina di Levante del porto di Portopalo è stata interdetta a mezzi e persone, con ordinanza di ieri della Capitaneria di Porto di Siracusa. Un sopralluogo dell’Ufficio Marittimo locale ha portato alla segnalazione dello stato di dissesto di un tratto di pavimentazione portuale. Da qui il provvedimento.
“È superfluo sottolineare che questa situazione sta arrecando disagi e grave danno ad una delle marinerie più importanti della Sicilia, peraltro già duramente colpita da ultimi accadimenti e dal caro gasolio”, dice al riguardo l’ex assessore regionale alla pesce, Edy Bandiera (FI).
“Sentiti il Sindaco di Portopalo, Gaetano Montoneri, l’assessore ai lavori pubblici, Gaetano Gennuso e l’assessore competente, Salvatore Taccone, nonché alcuni rappresentanti della marineria interessata, ho immediatamente contattato l’assessore regionale alle infrastrutture, Marco Falcone, al fine di informarlo sulla grave problematica verificatasi e richiedere un intervento della Regione, in somma urgenza. In attesa di positivo riscontro, continuo a monitorare lo stato delle cose e a tenere informate istituzioni e addetti del territorio interessato”, assicura Bandiera.




Versalis, blocco del turbocompressore: vistoso sfiaccolamento. Fermato impianto etilene

Vistoso sfiaccolamento in serata dall’impianto di Eni Versalis, nella zona industriale di Siracusa.
A causare l’evento anomalo un blocco della caldaia vapore e turbocompressore di processo dell’impianto etilene, con attivazione della torcia. Da qui la fiaccola visibile anche da Siracusa nord e la colonna di fumo nero. L’impianto è stato fermato, in condizioni di sicurezza. Dall’azienda, nelle comunicazioni inviate alle autorità preposte in materia di controllo ambientale e protezione civile, ha spiegato che non ci sarebbero “rischi di danno diretto alla popolazione”.
Il blocco si è verificato alle 20.30. Secondo le autorità, il fenomeno ha avuto una durata di cinque minuti. “Potrebbe causare impatto emotivo nella popolazione”, la annotazione finale.
Il sindaco di Priolo ha inviato sul posto la Polizia Municipale ed attivato la Protezione Civile con il sistema di messaggistica diretta ai priolesi. La situazione alle 21.30 viene definita rientrata ed in controllo.




Ias, il sequestro e il futuro della zona industriale: “Urgente tavolo tecnico in Prefettura”

Cosa succederà dopo il sequestro del depuratore e lo stop allo sversamento dei reflui industriali in Ias? Per trovare e tracciare le risposte, i sindacati unitari hanno chiesto la convocazione di un tavolo di coordinamento in Prefettura a Siracusa. Imprese, deputazioni nazionale e regionale, Confindustria e sindacati insieme “per fare il punto della situazione venutasi a creare nella zona industriale dopo il provvedimento di sequestro dell’impianto consortile dell’I.A.S”.
Questa la richiesta condivisa dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil ovvero Roberto Alosi, Vera Carasi e Luisella Lionti, al termine della riunione unitaria convocata per decidere azioni comuni dopo quanto accaduto.
«Crediamo sia necessario chiedere al Prefetto di convocare un tavolo di coordinamento – hanno detto i tre – urge un’analisi precisa sulle necessità delle aziende e sui tempi ancora a disposizione per scongiurare qualsiasi ipotesi di fermo degli impianti. Seguiamo con particolare attenzione l’inchiesta giudiziaria che accerterà le eventuali responsabilità e l’azione dell’Amministratore giudiziario e del pool di tecnici che opererà all’interno del depuratore. Chiediamo un tavolo di coordinamento per ragionare insieme attorno al tavolo della Prefettura e adottare tutto quanto sarà possibile per garantire tecnicamente l’attività delle aziende e con esso la piena occupazione”. I sindacati chiedono “rapidità di azione e massima collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte”.




Salute vs occupazione: politica sul filo del delicato equilibrio delle tutele dopo il caso Ias

Continuano le reazioni al sequestro del depuratore consortile e delle quote societarie di Ias. Per il segretario provinciale del Partito Democratico, Salvo Adorno, “il provvedimento di sequestro desta allarme e preoccupazione per le conseguenze che possono determinarsi sul già precario sistema produttivo della nostra zona industriale e porta il territorio e le istituzioni ad interrogarsi sul che fare”. Il momento è già critico per il polo aretuseo e – secondo Adorno – questa nuova vicenda alimenta le preoccupazioni per il futuro, “molto più gravi che altrove, se si tiene conto che da circa settanta anni la maggioranza del PIL provinciale viene prodotto dagli insediamenti industriali”, ricorda il segretario PD.
Nessuna polemica con la Procura (“comprendiamo le ragioni per le quali si è reso indispensabile impedire il proseguimento dell’attività depurativa considerato il ‘livello inaccettabile di rischio per la salute'”) ma quello che sorprende il Pd siracusano sono piuttosto “i motivi dei ritardi per la realizzazione di infrastrutture importanti per migliorare l’efficienza depurativa dell’impianto, tra cui la copertura delle vasche e l’impianto di deodorizzazione mai entrato in funzione e la mancanza delle autorizzazioni necessarie mai rinnovate e non conformi alle disposizioni di legge vigenti per l’esercizio dell’impianto. Responsabilità assai gravi che coinvolgono la Regione, proprietaria dell’impianto, e i CdA dell’IAS che si sono succeduti in questo ultimo decennio”.
Il Partito Democratico chiede soluzioni che adesso possano assicurare la tutela della salute senza creare disoccupazione. La proposta è quella di coinvolgere la Prefettura di Siracusa in cabina di regia, ma chiara emerge – per Adorno – la necessità di “rivedere radicalmente il ruolo dell’Ias, della sua struttura societaria e dei rapporti tra privato e pubblico”.
Per Fratelli d’Italia, invece, “la decisione del Gip del Tribunale di Siracusa, che ha accolto la richiesta della Procura di Siracusa, ha colto tutti di sorpresa, soprattutto in ordine agli effetti immediati delle misure adottate che impongono il divieto di smaltimento dei reflui industriali nel depuratore consortile”. Questo perchè l’assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente aveva avviato lo scorso anno l’iter per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, “passaggio deciso in un tavolo tecnico al quale ebbero a partecipare rappresentanti di Regione, Arpa, Ati idrico, ex Provincia e comuni di Siracusa, Priolo e Melilli”.
Con lo stop ai reflui industriali in quel depuratore, “nel breve arco di qualche giorno le industrie potrebbero essere costrette a sospendere la produzione con inevitabili effetti deleteri per l’occupazione lavorativa e per tutto l’indotto della zona industriale. La tutela dell’ambiente è chiaramente tema di rilevanza primaria e bene ha fatto la Procura ad avviare le indagini in ordine al rispetto delle norme di legge in materia. Allo stesso modo di estrema importanza è garantire a tutti i dipendenti dell’IAS e delle imprese che operano nell’area industriale, oltre che di quelle che orbitano nell’indotto, il regolare impiego”, si legge nella nota del coordinamento provinciale di FdI. “Al di là degli esiti processuali che accerteranno i fatti contestati, la politica deve fare
subito la propria parte. E’ necessario che si intervenga, nel rispetto delle decisioni della magistratura, con azioni adeguate alla salvaguardia dell’occupazione e per accelerare la definizione del rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale per il depuratore consortile”.




Il depuratore sequestrato e il mare di Marina di Priolo. Gianni: “E’ pulito e perfetto”

Il sequestro del depuratore Ias e l’accusa di disastro ambientale hanno causato varie reazioni nel territorio. L’ipotesi di reato e la quantità di sostanze nocive che, secondo l’accusa, sarebbero state immesse nell’atmosfera e nel mare ha spinto l’opinione pubblica a porsi interrogativi sulla qualità delle acque di Marina di Priolo. E sui social il tema è diventato virale.
A dare una risposta è l’amministrazione comunale di Priolo. Con un video diffuso attraverso i canali istituzionali, il sindaco Pippo Gianni ha definito il dibattito in corso “una polemica inutile”. Per il primo cittadino priolese non ci sarebbe motivo di allarme: “Confermo che (le acque, ndr) sono pulite e perfette. Non solo perchè lo dicono i dati del Ministero dell’Ambiente, Arpa e Asp. Per maggiore sicurezza, ho richiesto ulteriori esami”, spiega Gianni. “Devo comunque ricordare a molti che Ias si trova dalla parte opposta rispetto ai lidi di Marina di Priolo e che le acque sversate in mare dal depuratore non vanno verso i lidi ma in direzione opposta, grazie alle correnti che da Siracusa vanno verso Augusta”.




Rifuti, crisi su crisi: lavoratori Tekra senza stipendio, indetto lo stato di agitazione

Proprio nel momento in cui Siracusa è in preda ad una crisi del sistema di gestione dei rifiuti, arriva la proclamazione dello stato di agitazione dei lavoratori Tekra. Sono state le principali sigle sindacali ad indire l’agitazione dei dipendenti della società che cura il servizio di igiene urbana nel capoluogo a causa del mancato pagamento dello stipendio del mese di giugno.
“I lavoratori – si legge nella comunicazione dei sindacati – negli ultimi giorni si sono adoperati senza sosta per ripulire la città dai rifiuti accumulati, ma lamentano i continui ritardi nella emissione stipendi, il mancato rispetto dell’impegno assunto dall’azienda per gli avanzamenti di livelli secondo il contratto nazionale attualmente in vigore e il clima di incertezza che si sta vivendo all’interno del cantiere di Siracusa che porta a continui disagi tra il personale operante”.
Le sigle sindacali hanno chiesto un incontro urgente con Tekra per risolvere i problemi esistenti.




Vicenda Tekra, l’azienda: “Stipendi pagati, sindacati informati. Incomprensibile agitazione”

Lo stato di agitazione dei lavoratori Tekra, annunciato dalle sigle sindacali di categoria, sorprende e non poco la stessa azienda che cura il servizio di igiene urbana a Siracusa. Nella nota dei sindacati, si lamentavano ritardi relativi al pagamento dello stipendio. “Le spettanze economiche dovute ai lavoratori del Cantiere di Siracusa sono state pagate stamattina, avendo avuto l’accortezza di informare del possibile ritardo di alcuni giorni i locali referenti sindacali. Ciò comunque non è bastato, anzi, il ritardo è stato utilizzato da qualche sindacalista in cerca di facile notorietà, con l’obiettivo di mettere fango nel ventilatore, con la speranza di sporcare la nostra immagine aziendale”, fanno sapere dall’ufficio stampa della società campana.
Quanto alle altre pretese reclamate dai lavoratori, “le diverse sigle sindacali riconosciute e presenti all’interno del cantiere di Siracusa, vengono sistematicamente “ascoltate” e dove necessario, coinvolte. Concludo sottolineandole che in questo particolare momenti di crisi, tutti, nessuno escluso, si stanno adoperando senza soste affinché si riesca ad uscire da questa brutta situazione, che certamente non è causata da noi”.




Marco Carianni, il sindaco che ha fatto innamorare Floridia. “Calore umano travolgente”

Marco Carianni non è solo il più giovane sindaco della provincia di Siracusa, con i suoi 25 anni. E’ probabilmente anche quello più “amato” dai suoi concittadini. A distanza di due settimane dalla conclusione del palio dell’Ascensione, tornato dopo anni di sospensione, non si è ancora esaurita la spinta di affetto e di entusiasmo che ha travolto il primo cittadino di Floridia.
“Ed io questo calore umano l’ho sentito tutto. Al punto che sul palco, durante la premiazione del palio dell’Ascensione, avevo gli occhi gonfi di lacrime. Ho temuto di scoppiare a piangere. Sono felice, sono soddisfatto e sono contento per i floridiani che si sono riappropriati di una tradizione che è la nostra storia. E sento ora più fiducia attorno”, racconta al telefono Carianni, sindaco come il nonno lo fu negli anni 80.
Perchè una corsa di cavalli possa accendere così tanto entusiasmo è difficile spiegarlo a chi non è di Floridia. “Di cavalli qui si è sempre parlato. Già cronache della fine del Quattrocento narrano di un cavallo che correva per le strade. Nell’Ottocento i primi documenti ufficiali del nostro palio, uno dei più antichi d’Italia. Il cavallo è legato alla storia dell’umanità come i floridiani sono legati al cavallo. C’è passione. E l’Ascensione è la nostra storia di cui possiamo orgogliosamente dire di esserci riappropriati”, confessa Carianni che quella passione ha riacceso dopo gli anni bui della sospensione per motivi di ordine pubblico.
“Devo confessare di essere ancora stanco. E’ stato difficile riportare in vita il palio dell’Ascensione. Ce l’abbiamo fatta grazie all’impegno di tutti. Ringrazio ancora il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, il prefetto e le forze dell’ordine. Senza la loro apertura, in termini di fiducia, nulla di tutto questo sarebbe stato possibile”.
Gli ostacoli non sono mancati. Ancora ad aprile, ad esempio, non era chiaro come e cosa le nuove norme post pandemia avrebbero reso possibile, a livello di manifestazione pubblica. Si è dovuto andare di corsa, bruciando le tappe, senza risparmiare impegno. E raddoppiarlo quando, a pochi giorni dal via, sono state rubate le transenne che erano state appositamente acquistate dall’amministrazione comunale per la manifestazione. “Avevano delle caratteristiche particolari, come da prescrizioni. Trovarne altre identiche e montarle per tempo è stata una sfida nella sfida”, racconta oggi il giovane primo cittadino.
Una delle immagini simbolo di questa edizione del ritorno del palio, l’incontro tra Marco Carianni con Egidio Ortisi ovvero l’altro sindaco di Floridia che, negli anni 90, riportò la manifestazione in vita dopo un anno di stop a causa di una violenta rissa. “Lui è un pezzo importante per la storia politica e la crescita culturale di Floridia. Si è battuto per l’iscrizione del Palio dell’Ascensione tra i beni immateriali patrimonio della regione. Mi è sembrato giusto condividere parte di questo momento con lui”, commenta Marco Carianni. Poi una battuta: “faccio ancora il pieno di complimenti in strada. Speriamo duri…”.




Caos rifiuti in Sicilia orientale, M5s e Pd affondano Musumeci: “Regione da commissariare”

Catania è sommersa dalla spazzatura, disagi notevoli a Siracusa. E non mancano situazioni critiche nel messinese. La situazione rifiuti in Sicilia orientale è critica, sul punto di collassare. “Un disastro che affonda le radici nella cronica carenza degli impianti e nella bocciatura del piano rifiuti regionale. Intanto la Tari schizza alle stelle praticamente ovunque, a causa del trasporto fuori regione dei rifiuti a causa dell’assenza di discariche dove poterli conferire. Tutto ciò è inaccettabile: i cittadini non possono pagare le inefficienze del governo Musumeci, si istituisca un fondo regionale per aiutare gli Enti locali a sostenere le spese di trasporto dei rifiuti senza mettere le mani in tasca ai siciliani”. É questo il messaggio che oggi i deputati del M5S Giampiero Trizzino, Ciancio, Marano e il deputato e segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo hanno consegnato ai giornalisti nel corso di una conferenza stampa. “La situazione è drammatica – hanno detto – siano pronti a chiedere il commissariamento della Regione sul versante rifiuti”.
“Ogni estate – ha detto Jose Marano – arriva puntualmente l’emergenza rifiuti. E questo nonostante i proclami di Musumeci che aveva annunciato di porre fine al sistema delle discariche. Peccato che su questo versante nulla è stato fatto. Per farle, le cose, ci vuole volontà e Musumeci si è adeguato al sistema”.
“Per motivi diversi – ha detto Trizzino – quasi tutte le discariche siciliane hanno chiuso i battenti, solo due attualmente sono disponibili, quella di contrada Timpazzo in provincia di Caltanissetta e quella di proprietà della società Catanzaro in provincia di Agrigento. I Comuni pertanto non hanno altra scelta che scegliere la strada che porta fuori Regione per smaltire umido e indifferenziato: tutto ciò con gravi conseguenze per i siciliani che devono fare i conti con una Tari schizzata alle stelle praticamente ovunque, persino nei Comuni più virtuosi. Si calcola infatti un aumento della Tari del 30 per cento in tutti i Comuni, legato quasi esclusivamente ai costi di conferimento”.
Barbagallo ha messo l’accento sull’enorme carenza di impianti “che si possono contare sulle dita di una mano”.
“Oggi – ha detto – denunciamo le nefandezze del governo Musumeci sul versante rifiuti. Le misure adottate dal governo regionale non sono per niente all’altezza della situazione e in questi anni abbiamo assistito a ritardi non solo nelle previsione, ma anche nelle realizzazione di tantissimi impianti. Occorrono centinaia di impianti e centri comunali di raccolta che non ci sono, mentre rischiamo di perdere i fondi del Pnrr. Musumeci si assuma le sue responsabilità. Non si può governare con gli annunci. Se vogliamo risolvere l’emergenza rifiuti si deve partire dagli impianti”.
Intanto per evitare nuovi salassi ai siciliani, M5S e Pd proporranno di istituire un fondo da quantificare nel bilancio regionale a sostegno delle spese che i Comuni dovranno affrontare per spedire i rifiuti fuori dalla Sicilia. “Ovviamente – ha detto Ciancio – per parametrare gli aiuti si dovrà tenere conto anche dell’efficienza dei Comuni sul fronte della differenziata. Non si possono mettere Comuni virtuosi e non sullo stesso piano”.