Rifiuti, rallenta la raccolta. File in discarica, otto compattatori bloccati fino a domani

L’ormai arcinoto problema legato alle discariche sature ed alle limitate quantità di spazzatura che i Comuni possono conferire ha prodotto un inatteso slow down nella raccolta dell’indifferenziato a Siracusa. Servizio oggi a macchia di leopardo, con quasi mezza città rimasta ancora scoperta.
Dopo due giorni di riassetto, con interventi sulle micro-discariche, oggi doveva tornare il sereno anche per l’ordinario turno di indifferenziata. Così non è stato e con gli attuali limiti in discarica ci vorrà almeno una settimana per ripulire tutta la città.
Al momento, gli autocompattatori partiti da Siracusa con il loro carico di spazzatura sono ancora in fila lungo la strada che conduce alla discarica di Sicula. E lì passeranno la notte. Le porte saranno infatti aperte solo nel primo mattino di domani, venerdì 17. Gli otto mezzi pesanti siracusano hanno davanti altri 41 compattatori, provenienti da diversi comuni siciliani che conferiscono a Lentini. La paura è quella che si possa raggiungere il limite delle 500 tonnellate prima che sia il loro turno. Basti pensare che solo i mezzi pesanti partiti da Siracusa – uno in fila dalle due del mattino di ieri – trasportano in totale poco meno di 200 tonnellate di spazzatura.
Dal numero dei compattatori che riusciranno a scaricare in discarica nelle prossime ore, dipende come proseguirà il riassetto cittadino, ovvero la raccolta e soprattutto il recupero delle montagne di spazzatura che da oltre due settimane giacciono su strade e marciapiedi. Una misura di emergenza è allo studio poco fuori la cinta urbana di Siracusa, per evitare che le strozzature in discarica possano di nuovo compromettere la raccolta. Ma l’emergenza rifiuti è ormai una costante, in assenza di impianti.




Il sequestro del depuratore consortile, il quesito: perchè Ias non ha (ancora) l’Aia?

Non è la prima volta che il depuratore consortile e la sua società di gestione (Ias) finiscono in una inchiesta della Procura di Siracusa. Era, ad esempio, successo nel febbraio del 2019 quando l’impianto finì sotto sequestro (preventivo) nell’ambito dell’operazione No Fly, sempre in materia ambientale. In quel caso si contestava la compartecipazione in fenomeni odorigeni che avrebbero reso meno salubre l’aria dei centri abitati circostanti. Vennero stabiliti tempi e modalità per interventi che avrebbero dovuto ridurre le emissioni.
Non è da escludere che da quel filone di indagine abbia poi preso le mosse quella attuale che ha portato ieri al sequestro dell’impianto, finito in amministrazione giudiziaria, e delle quote societarie. Nel registro degli indagati finiscono i vertici della società di gestione e, secondo quanto si apprende, i responsabili di gestione degli impianti industriali che utilizzavano quel depuratore per il trattamento dei loro reflui. A loro carico – secondo alcune fonti – sarebbe stata disposta anche l’inibizione di 12 mesi dalle funzioni, in attesa di un momento destinato a chiarire le eventuali responsabilità. L’accusa, per tutti, è di disastro ambientale aggravato.
In attesa degli sviluppi giudiziari della vicenda, si spalancano alcuni interrogativi. Dove conferiranno le industrie i loro reflui? Si rischia un blocco o, addirittura, qualche cessazione di attività? E che fine faranno i dipendenti Ias? Su tutti, poi, una domanda centrale: perchè il depuratore consortile non era ancora dotato di Aia ovvero l’autorizzazione integrata ambientale?
Cominciamo con ordine. Per avere una proporzione chiara di quello che potrebbe succedere all’operatività delle aziende attive nell’area industriale – e rispondere quindi alle prime due domande – bisognerà capire la portata esatta del provvedimento della Procura di Siracusa. Vale a dire: il sequestro del depuratore, con il divieto di conferirvi, comporta la chiusura immediata e totale dei collettori di scarico o verranno imposte delle limitazioni? E’ chiaro che, nel primo caso, sarebbe come immaginare un corpo umano in funzione senza il fegato che depura. Non dura a lungo. Nel secondo, sarebbe minore il rischio di ritrovarsi con impianti fermi (o chiusi) e lavoratori a casa (cassa integrazione, licenziamenti?).
E allora ecco l’altro quesito: che cosa succederà adesso ai dipendenti Ias? “Oggi la primaria esigenza è quella di tutelare i posti di lavoro dei dipendenti che rischiano seriamente, perchè la mancanza degli introiti da parte degli industriali farà mancare la stragrande maggioranza dei soldi che Ias incassa. E le poche decine di migliaia di euro che sono garantite dai comuni di Priolo e Melilli non riusciranno mai a coprire le spese del personale e quelle correnti dell’IAS”, dice Beniamino Scarinci (Fratelli d’Italia). Per la gestione ordinaria dell’impianto è stato nominato un amministratore giudiziario.
Scarinci offre poi una riflessione per soppesare meglio il dato fornito sulle sostanze inquinanti che sarebbero state immesse in atmosfera e in mare. “Il depuratore consortile è un impianto di trattamento di seconda categoria e questo aspetto gli consente di stabilire le concentrazioni degli inquinanti in ingresso. Chiaramente si può disquisire sull’enormità o meno di queste concentrazioni che però rimangono a discrezione del gestore dell’impianto”, spiega ancora Scarinci. “Altro aspetto importante è che, dalle notizie stampa, si apprendono le quantità assolute in tonnellate/anno di inquinanti e non le loro concentrazioni: 77 tonnellate all’anno devono essere divise sulla quantità di acqua che IAS carica a mare ed è quello il dato più importante. Questi due aspetti, se discussi per tempo e inquadrati all’interno di una autorizzazione, sarebbero stati di garanzia per il funzionamento regolare dell’impianto. Ma il fatto che manchi proprio l’autorizzazione rende oggi ininfluenti questi fattori sul procedimento della Procura”.
La colpa, secondo Beniamino Scarinci, è tutta della politica. “Se si fossero presi l’onere di occuparsi dell’autorizzazione, oggi non ci troveremmo a parlare di questo e la Procura non avrebbe dovuto sostituirsi a loro”. Chi? “La Regione e le istituzioni locali hanno avuto tutto il tempo di sistemare le cose. E’ assurdo essere arrivati al punto in cui la magistratura, di fatto, si è dovuta sostituire agli enti che non hanno fatto il loro dovere”.
L’autorizzazione è la già citata Aia, Autorizzazione Integrata Ambientale. Ed eccoci quindi all’ultimo dei quesiti posti: il depuratore consortile doveva già esserne provvisto? “Gli impianti come il depuratore gestito da Ias sono soggetti a rilascio di AIA dal 2006, con l’avvento del codice unico ambientale. Sono passati 16 anni, per cui il provvedimento della Procura, a mio avviso, appare più che legittimo”.
Non è da escludere che la soluzione di questa vicenda debba passare dal Ministero. “Può intervenire celermente, considerato che è l’istituzione che determina tutti i limiti degli scarichi degli impianti. Potrebbe mettere in campo un sistema che intanto garantisca la verifica continua e costante dei dati di concentrazione dello scarico a mare di IAS e nello stesso tempo avvii immediatamente e di concerto con la Regione la procedura di rilascio dell’AIA. Non vedo altre possibili soluzioni”, conclude Scarinci.
Intanto, il dibattito si concreterà adesso sul regolamento da applicare per valutare l’eccedenza dei conferimenti da parte delle industrie. Ias è depuratore industriale o civile? Materia da avvocati. Nel primo caso, si utilizzerebbe un regolamento fognario, nel secondo un altro (per reflui industriali in impianti civili). Ed in base a questo, variano i limiti e – di rimando – le cosiddette eccedenze. Non è da escludere che, se avesse avuto l’Aia, i citati limitati sarebbero già stati indicati e normati senza dubbio alcuno. L’assenza, rende inevitabile il corretto intervento, quasi in sostituzione del pubblico, della magistratura.




VIDEO. Vicenda Isab-Lukoil, alla Camera il deputato Ficara richiama attenzione del governo

Il parlamentare siracusano Paolo Ficara (M5s) è intervenuto alla Camera per richiamare l’attenzione del governo sulla vicenda Isab-Lukoil che da settimane preoccupa i lavoratori della zona industriale aretusea. “L’Italia ha responsabilmente condiviso con l’Unione Europea la necessità di rigorose sanzioni alla Russia. Con la stessa responsabilità, chiedo ora con forza al governo di intervenire per mettere in sicurezza un asset produttivo ed energetico strategico del nostro Paese, che rischia di finire travolto da un paradossale effetto boomerang di quelle sanzioni”, ha detto Ficara in Aula.
E poco dopo: “chiedo al governo, ed in particolare a quei ministri sin qui apparsi spettatori disinteressati di una vicenda cruciale che riguarda lo sviluppo economico del nostro Paese, la comunicazione urgente di una strategia chiara, con soluzioni tecniche adeguate per salvaguardare la zona industriale di Siracusa, comprese le necessarie e concrete misure che permettano di scongiurare una vera e propria emergenza sociale in un territorio che ha già pagato molto negli anni, da un punto di vista ambientale e sanitario. Apparirebbe, viceversa, strano – conclude il deputato cinquestelle – comprendere perchè questo autorevole governo non voglia mettere in campo ogni azione possibile per salvaguardare, in tutte le sedi, gli interessi produttivi, economici ed occupazionali del nostro Paese”.




Mafia, colpito anche il clan Nardo: eseguite 56 misure cautelari, 26 capi d’imputazione

E’ stata battezzata Agorà la maxi operazioni antimafia scattata all’alba, con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catania, a carico di 56 persone. Sono tutti ritenuti affiliati o contigui alla famiglia Santapaola-Ercolano, alla famiglia di Caltagirone, a quella di Ramacca e al clan Nardo di Lentini.
Il provvedimento è stato eseguito da oltre 400 Carabinieri, nei territori delle provincie di Catania (Catania, Ramacca, Vizzini, Caltagirone e San Michele di Ganzaria) e di Siracusa (Lentini, Carlentini e Francofonte).
Gli arrestati sono gravemente indiziati (con 26 diversi capi d’imputazione) di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico e allo smercio di stupefacenti, nonché di numerose estorsioni pluriaggravate, di illecita concorrenza, di turbata libertà degli incanti e di trasferimento fraudolento di beni, reati tutti aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.
Contestualmente, è stato notificato anche un decreto di sequestro preventivo di beni (9 società attive nei settori dell’edilizia, della logistica e dei servizi cimiteriali nonché dei beni e conti correnti ad esse riconducibili) per un valore di oltre 10 milioni di euro.
Le indagini (avviate nel 2016 come naturale prosecuzione del procedimento “CHAOS”) hanno portato gli investigatori a scoprire i nuovi rapporti di forza e gli equilibri raggiunti tra le famiglie di cosa nostra operanti nei territori di Catania, Caltagirone e Siracusa. È stata documentata “la riorganizzazione interprovinciale del sodalizio mafioso che è riuscito a mantenere l’operatività nei tradizionali settori delle estorsioni, del recupero crediti e della cessione di stupefacenti. Ancora, è stata accertata la capacità dei clan di infiltrarsi nell’economia lecita (nel settore dei trasporti su gomma e in quello dell’edilizia) e di influenzare i processi decisionali degli enti locali (come nell’ipotesi dell’alterazione delle procedure per l’affidamento dei servizi cimiteriali nel comune di Vizzini e nelle ipotesi degli affidamenti per la manutenzione stradale curati dal comune di Caltagirone)”.

Gli accertamenti – spiegano ancora gli investigatori coordinati dalla Dda di Catania – hanno portato a identificare i vertici dell’organizzazione ed a ricostruire la rete di relazioni e la struttura della famiglia Santapaola-Ercolano, di quella La Rocca di Caltagirone, quella di Ramacca e del clan Nardo.
Una officina del catanese era diventa il centro della rete mafiosa, colpita dai provvedimenti delle recenti operazioni e per questo “nervosa” nella sua struttura in cerca di riorganizzazione e nuovi referenti. Le intercettazioni hanno permesso di ascoltare i momenti di forte conflittualità tra i sodali (dovuti proprio all’assenza della investitura ufficiale di un nuovo reggente).
L’officina era anche il luogo dove avvenivano le riunioni con esponenti della famiglia di Caltagirone e del clan Nardo e questo ha consentito di aprire ulteriori filoni investigativi che hanno permesso di acclarare l’operatività delle due compagini nel territorio calatino e siracusano.
In merito al clan Nardo di Lentini, in questo provvedimento sono confluiti gli esiti di tre distinti filoni di indagine, condotti dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Siracusa. Traggono origine sempre dalle intercettazioni operate presso l’officina di Salvatore Rinaldi. E’ stata così ricostruita quella che sarebbe l’attuale struttura del clan siracusano: Antonino Guercio il reggente operativo, subordinato solo a Giuseppe Furnò, che – sulla scorta del materiale raccolto – sarebbe il successore di Pippo Floridia, già reggente del gruppo Nardo fino al 20 aprile del 2016, come documentato dall’indagine Kronos del Ros.
Il clan Nardo e la famiglia Santapaola erano in affari anche per il traffico di droga. Dalle indagini è infatti emerso un fiorente smercio di sostanze stupefacenti (nel corso delle indagini, in tempi diversi, si è proceduto al sequestro di 108 kg di marijuana, di 2,6 kg di cocaina e 57 kg di hashish). In questo contesto, un ruolo centrale era quello di Tiziana Bellistri che, di fatto, organizzava la rete.
Gli interessi congiunti dei due clan erano rivolti anche al controllo del tessuto imprenditoriale. Nel dettaglio Guercio e Rinaldi avrebbero pianificavano un’azione ai danni dell’A.T.I. Società Consortile Bicocca-Augusta Scarl, aggiudicataria dell’appalto bandito da Italferr Spa, che stava svolgendo i lavori presso il cantiere della stazione ferroviaria di Lentini. I due, all’esito di più interlocuzioni, non solo avrebbero imposto alla società di cedere materiale ferroso di risulta a soggetti da loro individuati, ma – spiegano gli investigatori – anche i servizi di guardiania al cantiere.
Nell’indagine documentati diversi tentativi di estorsione attuati da esponenti del clan Nardo e della famiglia Santapaola-Ercolano. L’azione criminale investiva anche il settore dei trasposti su gomma con il sequestro preventivo di ditte di fatto riconducibili agli indagati (Logitrade srl, Tlog srl e Lg srl). Questo monopolio determinava un momento di forte attrito quando il titolare della Ecotrasporti si sarebbe opposto all’apertura a Francofonte di un’altra agenzia di trasporti, senza il benestare e l’autorizzazione di cosa nostra catanese. Il potenziale conflitto – condito da episodi di aggressione e lesioni – veniva ricomposto nel rispetto della “tradizionale” alleanza tra le due compagini mafiose: la nuova ditta avrebbe aperto ma corrispondendo delle somme ad entrambi i gruppi criminali.
Dopo l’esecuzione delle misure cautelari, nel contraddittorio procedimentale gli indagati avranno la facoltà di fornire la loro versione dei fatti e indicare eventuali prove a discolpa.




Quattro location per gli appuntamenti da sogno con Dolce&Gabbana: vip e privacy al top

Quattro luoghi per quattro eventi super-esclusivi e blindatissimi: Castello Maniace, piazza Duomo, area archeologica della Neapolis e lido Kukua a Fontane Bianche. Gli stilisti Dolce & Gabbana hanno scelto Siracusa per la loro settimana dedicata ai clienti più esclusivi: presentazioni, party, sfilate e spettacolo. Ma se pensavate di poter curiosare da dietro una transenna o di incrociare vip internazionali come l’attesa Sharon Stone, Celine Dion o i chiacchierati nomi di Jennifer Lopez e Ben Affleck o Beyonce, in mezzo ad uno stuolo di personaggi del belmondo storicamente vicini al brand D&G, riponente nel cassetto la speranza.
La grande festa di Dolce & Gabbana a Siracusa, tra il 7 ed il 14 luglio o il 5 ed il 12 secondo altre fonti, non prevede appuntamenti aperti al pubblico. Anche piazza Duomo, ad esempio, sarà off-limits con tanto di varchi agli accessi e sguardi indiscreti tenuti a distanza.
Chi sta lavorando agli appuntamenti, anche a Siracusa, è tenuto alla massima riservatezza per via di accordi legali rigidissimi che non permettono di far girare il benchè minimo dettaglio. Si sogna con i grandi nomi, ma a rigorosa distanza. Ed anche questo aumenta la curiosità verso lo stuolo di vip in arrivo a Siracusa. Massiccio, poi, il dispositivo di sicurezza affidato non solo ai bodyguards ma con il necessario coinvolgimento delle forze dell’ordine. Privacy è la parola d’ordine.

foto di Christian Chiari




Antonello Mamo è il nuovo direttore del Parco archeologico di Siracusa, Eloro, Akrai

Primo giorno da direttore del parco archeologico di Siracusa per Antonello Mamo. Il nome per esteso, in verità, è parco archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai. Nelle ore scorse è stato pubblicato dal dipartimento regionale dei Beni Culturali il decreto di nomina che comporta, per Mamo, anche la direzione del museo Paolo Orsi.
Geologo di 63 anni, prende il posto di Carlo Staffile. La notizia dell’avvicendamento era stata anticipata nelle settimane scorse da diverse indiscrezioni. La sostituzione anticipata di Staffile aveva sollevato un vivace dibattito, nel solito balletto tra favorevoli e contrari.
Mamo ben conosce la realtà del museo e, in generale, dei beni culturali siracusani avendo lavorato a più riprese in settore specifici della Soprintendenza di Siracusa. Attesa adesso per quelle che saranno le prime mosse da direttore del parco, dopo le iniziative condotte da Staffile che hanno portato a nuova attenzione su vari pezzi del patrimonio archeologico siracusano e ad iniziative culturali rafforzate, condotte in collaborazione con Aditus.




Guardia Medica Turistica a Fontane Bianche, Noto, Avola, Brucoli e Marzamemi

Inizia la stagione delle Guardie mediche turistiche con postazioni a Fontane Bianche, Brucoli, Marzamemi, Portopalo, Noto Marina e Avola Antica. Per consentire con facilità agli utenti il reperimento del medico di turno, le strutture sono state dotate di un numero di telefono mobile.
Saranno attive secondo un calendario organizzato in funzione delle disponibilità di medici che sono pervenute a seguito dei numerosi avvisi effettuati dall’Unità operativa Cure Primarie.
“Nonostante le difficoltà che si stanno riscontrando nel reperimento del personale medico per le guardie mediche turistiche, la Direzione aziendale ha voluto fortemente fornire comunque un servizio utile ai turisti e ai residenti nelle zone di villeggiatura, in un momento di ripresa e di grande ricettività turistica per il territorio siracusano. Giornate e fasce orarie potranno subire ulteriori cambiamenti nel prosieguo dell’attività in base alle reali disponibilità del personale sanitario”, spiegano dall’Asp di Siracusa.
A Siracusa, la Guardia medica turistica di Fontane Bianche osserverà apertura dalle ore 8 alle ore 20 di venerdì, sabato e domenica. A Marzamemi il servizio sarà svolto nei giorni di sabato e domenica dalle ore 8 alle ore 20, a Portopalo dal lunedì al giovedì dalle ore 13 alle 20 e il venerdì dalle ore 12 alle ore 20. Ad Avola Antica la guardia medica turistica sarà aperta il venerdì, sabato e domenica dalle ore 14 alle ore 20. A Noto Marina l’apertura della guardia medica turistica è prevista tutti i giorni dalle ore 14 alle ore 20. A Brucoli sarà aperta il venerdì, sabato e domenica dalle ore 8 alle ore 20.
Per le prestazioni sanitarie rese dalle Guardie mediche turistiche è previsto il pagamento, da parte dei cittadini residenti fuori provincia: visite ambulatoriali 15 euro, visita domiciliare 25 euro, prestazioni ripetibili 5 euro. Per agevolare l’accesso alle strutture da parte dei cittadini non residenti nel territorio della provincia e tutelare il diritto alla salute, il medico di guardia effettuerà la prestazione al paziente, gli farà compilare un modulo e gli consegnerà un bollettino di conto corrente postale da pagare entro dieci giorni dalla data della visita, ovvero un bollettino dell’Asp da pagare presso lo sportello dei vari Cup distrettuali sempre entro dieci giorni.
 
ELENCO DEI PRESIDI DI GUARDIA MEDICA TURISTICA
                             
Distretto di Augusta                                               
Brucoli           via Canale, 46      320-4322867

Distretto di Noto
Marzamemi           via Nuova (ex scuola elementare)    0931-841245/335-7731115
Portopalo            via Luigi Sturzo, 17               0931-842510/335-7030899                           
Noto Marina          Centro Pio La Torre                335-7574278
Avola Antica         Residence Cassarisi (contrada Pica) 335-1270931

Distretto di Siracusa
Fontane Bianche      Viale dei Lidi, 1                   0931-790973/335-7731415                                                                                               




Gli ingegneri siracusani a lezione di drone: salvaguardia del territorio con progettazione aerea

L’impiego di droni per effettuare rilevazioni ambientali aeree, mirate alla progettazione ed alla salvaguardia del territorio e delle coste. E’ una delle novità allo studio dell’Ordine degli Ingegneri di Siracusa, presieduto da Sebastiano Floridia. La tecnologia è stata testata nel corso di una una lezione-esercitazione dedicata all’innovazione nelle professioni ed in particolare in quella ingegneristica.
E’ la prima iniziativa strutturata realizzata dall’Ordine degli Ingegneri e dalla rete delle Professioni in Sicilia. Se da un lato contribuisce alla formazione di nuove e più avanzate leve di ingegneri, dall’altro fornisce un prezioso sostegno all’ innovazione di uno dei settori più strategici del territorio.
Soddisfazione per la partecipazione e per l’alto livello formativo è stata espressa dal presidente dell’Ordine degli Ingegneri, Sebastiano Floridia, secondo cui “la conoscenza di queste nuove tecnologie è fondamentale per la crescita professionale dei professionisti del settore. Una bella occasione di accrescimento professionale”.




Disastro ambientale, bufera su Ias: sequestrati il depuratore consortile e quote societarie

Disastro ambientale aggravato, e “tuttora in consumazione”, dell’aria e del mare. E’ l’accusa che ha portato al sequestro del depuratore consortile gestito da Ias. Personale del Nictas e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Siracusa hanno dato esecuzione all’ordinanza del Gip del Tribunale
di Siracusa. Oltre all’impianto destinato alla depurazione dei reflui dell’area industriale siracusana e dei Comuni di Melilli e Priolo, sequestrate le quote e l’intero patrimonio aziendale di Ias.
Disposta anche la sospensione per un anno dall’esercizio di qualsiasi mansione all’interno delle società coinvolte nell’indagine, o presso imprese concorrenti o comunque operanti nello stesso settore produttivo, a carico dei vertici della società Ias e delle società “grandi utenti” (Versalis S.p.a., Sonatrach Raffineria Italiana S.r.l., Esso Italiana S.r.l., Sasol Italy S.p.a., Isab S.r.l., Priolo Servizi S.c.p.a.) che nel depuratore immettono i loro reflui industriali.
A tutti viene contestato il delitto di disastro ambientale aggravato, in relazione all’inquinamento atmosferico e marino, tuttora in corso di consumazione, insieme ad altre accuse connesse “all’illegittimità dei titoli autorizzatori”.
E’ la conclusione di una prolungata indagine, durante la quale sono stati svolti anche accertamenti tecnici da parte di consulenti nominati dalla Procura. Il disastro ambientale aggravato si sarebbe verificato per via del rischio cagionato all’incolumità pubblica – spiegano gli investigatori – “dall’enorme quantità di sostanze nocive abusivamente immesse in mare e in atmosfera, dalla loro tossicità e nocività per la salute dell’ambiente e degli
uomini, dalla durata dell’abusiva emissione e dal numero di persone potenzialmente interessate dalla loro diffusione”.
Il gip ha accolto la ricostruzione offerta dalla Procura di Siracusa, riconoscendo “la totale inadeguatezza dell’impianto sequestrato allo smaltimento dei reflui industriali immessi dalle società coinvolte”, tanto da stabilire che “il depuratore dovrà continuare ad operare solo con riferimento ai reflui c.d. domestici, senza più poter consentire l’immissione dei reflui provenienti dalle grandi aziende del polo industriale”.
Il provvedimento avrà inevitabilmente ripercussioni sul delicato sistema economico-sociale della zona industriale, già alle prese con diversi problemi di prospettiva. Dalla Procura spiegano a tal proposito che l’azione si è reso indispensabile “per impedire che il depuratore continuasse ad operare sulla base degli attuali titoli autorizzatori, ritenuti non conformi a legge, non più efficaci da oltre un decennio e comunque solo parzialmente rispettati”.
Secondo quella che è la conclusione degli investigatori, la gestione (definita “abusiva”) avrebbe prodotto negli anni “l’immissione non consentita in atmosfera di circa 77 tonnellate all’anno di sostanze nocive (fra cui alcune sostanze cancerogene come il benzene) e di oltre 2500 tonnellate di idrocarburi in mare”, fra il 2016 ed il 2020.
La gestione dell’impianto è stata affidata ad un amministratore giudiziario che si avvarrà di un’equipe di tecnici
professionisti per assicurare la prosecuzione dell’attività.
In ogni caso i reflui provenienti dai centri urbani di Melilli e Priolo Gargallo continueranno ad essere trattati dall’impianto sequestrato. “Le scelte aziendali saranno orientate a garantire la prosecuzione del servizio di depurazione, anche nell’ottica di salvaguardare le esigenze occupazionali”.
Il depuratore consortile era considerato il “fegato” della zona industriale. Senza la possibilità di conferire lì i reflui, per le grandi aziende del polo si apre una nuova crisi dai risvolti imprevedibili.




Il sequestro del depuratore Ias: “tonnellate di sostanze nocive in atmosfera e in mare”

L’accusa è pesante, pesantissima. Un macigno davanti alla collettività: disastro ambientale aggravato. La Procura di Siracusa si è mossa contro la società Ias che gestisce il depuratore consortile di Priolo, considerato il “fegato” della zona industriale siracusana da cui riceve e depura reflui di varia natura. Nella ricostruzione dei magistrati, però, l’attività non sarebbe stata svolta rispettando l’ambiente circostante e la salute, in virtù di autorizzazioni considerate “illegittime”.
Secondo quella che è la conclusione degli investigatori, la gestione (definita “abusiva”) avrebbe prodotto “l’immissione non consentita in atmosfera di circa 77 tonnellate all’anno di sostanze nocive (fra cui alcune sostanze cancerogene come il benzene) e di oltre 2500 tonnellate di idrocarburi in mare”, fra il 2016 ed il 2020. Da qui la contestazione, relativa proprio all’inquinamento atmosferico e marino, peraltro “tuttora in corso di consumazione”.
E’ la conclusione di una prolungata indagine, durante la quale sono stati svolti anche accertamenti tecnici da parte di consulenti nominati dalla Procura. Il disastro ambientale aggravato si sarebbe verificato per via del rischio cagionato all’incolumità pubblica – spiegano gli investigatori – “dall’enorme quantità di sostanze nocive abusivamente immesse in mare e in atmosfera, dalla loro tossicità e nocività per la salute dell’ambiente e degli
uomini, dalla durata dell’abusiva emissione e dal numero di persone potenzialmente interessate dalla loro diffusione”.
Il gip ha accolto la ricostruzione offerta dalla Procura di Siracusa, riconoscendo “la totale inadeguatezza dell’impianto sequestrato allo smaltimento dei reflui industriali immessi dalle società coinvolte”, tanto da stabilire che “il depuratore dovrà continuare ad operare solo con riferimento ai reflui c.d. domestici, senza più poter consentire l’immissione dei reflui provenienti dalle grandi aziende del polo industriale”.
Oltre all’impianto destinato alla depurazione dei reflui dell’area industriale siracusana e dei Comuni di Melilli e Priolo, sequestrate le quote e l’intero patrimonio aziendale di Ias. Disposta anche la sospensione per un anno dall’esercizio di qualsiasi mansione all’interno delle società coinvolte nell’indagine, o presso imprese concorrenti o comunque operanti nello stesso settore produttivo, a carico dei vertici della società Ias e delle società “grandi utenti” (Versalis S.p.a., Sonatrach Raffineria Italiana S.r.l., Esso Italiana S.r.l., Sasol Italy S.p.a., Isab S.r.l., Priolo Servizi S.c.p.a.) che nel depuratore immettono i loro reflui industriali. Per tutti l’accusa è di disastro ambientale aggravato.