Riqualificazione di viale Tisia: un ‘no’ agli alberi ad alto fusto, un ‘si’ al secondo posteggio

Mentre prendono forma i nuovi e larghi marciapiedi di quello che sarà il riqualificato viale Tisia, si dibatte su due aspetti del progetto: gli alberi da mettere a dimora e gli spazi per la sosta delle auto. Nell’arteria commerciale dovrebbero essere piantumati arbusti ad alto fusto, capaci di garantire ombra e limitare i problemi legati alle alte temperature estive e alla continua esposizione al sole. Nella prima redazione del progetto, su viale Tisia erano stati previsti 59 alberi di arancio amaro (in totale 130 considerando anche via Pitia, via Damone, il ronco a via Damone e il nuovo parcheggio). Ci si è però posti il problema di come fornire una migliore risposta anche “climatica”. E’ nata così l’ipotesi di variante che prevede la messa a dimora di jacaranda rosa o platani. L’impiego di platani, ad esempio, farebbe scendere a 107 il totale degli alberi messi a dimora con la riqualificazione. Di questi, 46 solo su viale Tisia e posizionati – assicurano i progettisti – in modo da impedire l’interferenza delle chiome con gli edifici e garantire, al contempo, il loro corretto e completo sviluppo. Laddove la dimensione dei marciapiedi non garantisce il distanziamento dagli edifici, “le alberature verranno inserite tra gli stalli sulla carreggiata”. Nessun posto auto – spiegano – verrà però perduto: “la redistribuzione degli spazi e delle alberature ogni 15/20 metri permette il mantenimento dell’esatto numero originario degli stalli, senza limitare la disponibilità di posti auto prevista da progetto”.
Ma questi aspetti non convincono del tutto residenti e commercianti. Questi ultimi, in particolare, riuniti nel Cenaco Acradina-Grottasanta, hanno manifestato ai tecnici le loro perplessità: irrigazione, manutenzione ma anche sicurezza. Chi vi provvederà in maniera regolare e costante? Sul tema della sicurezza, in particolare, c’è la preoccupazione che l’alto fusto possa rivelarsi a rischio caduta per una semplice constatazione. Ad esprimerla è l’architetto Pippo Di Guardo, consulente del Cenaco: “ci sentiamo di escludere già a priori alberi ad alto fusto perché, purtroppo, abbiamo un sottosuolo roccioso. Pertanto è impensabile un impianto radicale che sia molto più impegnativo rispetto allo sviluppo in altezza dell’albero che si va a scegliere”, spiega. Sul punto, però, non vi è intesa totale. C’è chi spinge per gli alberi da ombra ad alto fusto e chi rallenta. Superate, invece, le obiezioni sulla realizzazione dello spartitraffico centrale, intermezzato da rotatorie per garantire attraversamenti e cambio del senso di marcia a beneficio, soprattutto, di chi vive nei condomini della zona.
Per quel che riguarda i parcheggi, a breve attese novità per il completamento dell’area di sosta da realizzare accanto alla palestra Acradina, oggi deposito dei mezzi di cantiere. Ma il Cenanco ha già raggiunto una intesa con il liceo Quintiliano di viale Tisia per poter utilizzare per la sosta anche il parcheggio di pertinenza della scuola. L’accordo dovrà ora essere ratificato dal Libero Consorzio di Siracusa competente su quelle aree. Diverrebbe un secondo parcheggio su viale Tisia, capace di circa 50 posti auto ma con delle limitazioni orarie dovute all’attività della scuola. Così, ad esempio, nel periodo scolastico, il parcheggio sarebbe disponibile tutti i giorni dalle 18 alle 20, mentre il sabato per l’intera giornata. Nel periodo estivo, dal 10 di luglio sino al 31 agosto, il parcheggio sarebbe aperto tutti i giorni, mattina e pomeriggio.
“Un grosso risultato, un sogno inseguito da tempo, quello del parcheggio nel cortile del Quintiliano”, ha commentato il presidente del Cenaco, Franco Veneziano. “Un polmone verde per 50 posti auto, completamente gratuito e custodito. Un progetto che presto farà il paio con la realizzazione dell’oasi di verde, arredo urbano, zona relax con panchine ed area gioco per i bambini”. A metà luglio l’incontro con i tecnici dell’ex Provincia per la sottoscrizione del protocollo d’intesa.




Spazzatura, riparte la raccolta dell’indifferenziato. In corso bonifiche e derattizzazioni

Dopo due settimane di stop alla raccolta dell’indifferenziato a Siracusa, si riparte. Confermata – al momento – la ripresa del servizio che per oltre 15 giorni è rimasto in stand by, a causa dei noti problemi di conferimento in discarica. Le diffide prodotte dalla Regione hanno portato ad un parziale ampliamento delle tonnellate che i Comuni della Sicilia orientale possono scaricare, cosa che garantisce così anche l’avvio di bonifiche straordinarie per eliminare le micro-discariche nate in questi giorni, sulle strade del capoluogo. Ci vorranno almeno tre giorni per riportare la situazione sotto controllo, sperando che nel frattempo non sopravvengano nuovi problemi con le discariche. L’invio dei rifiuti fuori regione rimane comunque una opzione, il cui sovracosto rischia di ricadere ancora una volta sui contribuenti siciliani e siracusani.
“Stiamo cercando di coprire tutte le zone e facciamo appello alla pazienza dei cittadini, tuttavia è già un importante passo in avanti in piena emergenza”, ha detto il sindaco Francesco Italia commentando la ripartenza del servizio. “Ringraziamo i cittadini che in questi giorni hanno continuato a differenziare ed a seguire le indicazioni fornite”, ha aggiunto. Nei giorni scorsi aveva inoltre inviato una nota formale al governo regionale per protestare circa il trattamento riservato a Catania, ritenuto di favore a fronte di una differenziata che lì non brilla. Ed il peso dei rifiuti prodotti da Catania ingolfa gli spazi residui in discarica.
Frattanto, raccogliendo le sollecitazioni dei cittadini, preoccupati dal proliferare di topi a causa di giorni di spazzatura rimasta in strada, l’assessore Andrea Buccheri conferma l’avvio di una campagna di disinfestazione rafforzata rispetto all’ordinaria, in tutte le zone cittadine.
L’emergenza regionale rifiuti non è ancora superata. Il timore che possa ripresentarsi uguale ed identica tra poche settimane è, purtroppo, concreta. Almeno sin quando non si riuscirà davvero a superare la visione attualmente ridotta e ristretta dell’impiantistica disponibile per smaltire – nei modi consentiti da leggi e tecnologie – i rifiuti urbani.




Posto fisso a Mazzarona per il Ccr mobile: “così ampliamo corretta differenziazione”

Mentre rimane fermo al palo l’avvio di una concreta campagna di informazione e formazione del cittadino sulla differenziata, inizia oggi la sperimentazione del Ccr Mobile in servizio fisso a Mazzarona. Ogni giorno, a partire da oggi, in via sperimentale, la postazione presidiata per conferimento e pesatura di plastica, carta e cartone e vetro sarà attiva in via Barresi, dalle 15.30 alle 21.30. Potrà essere utilizzato anche dalle utenze non domestiche (commerciali). Prende il posto del presidio precedentemente attivato in Ortigia, accanto al Talete, non esattamente salutato dal favore dell’utenza.
Il motivo del ricorso a questo sistema viene illustrato del settore Igiene Urbana del Comune di Siracusa: “integrare ed ampliare le azioni di sensibilizzazione e informazione per una corretta differenziazione dei rifiuti”.
Iniziativa utile, ma forte rimane anche la necessità di comunicazioni quotidiane e capillari rivolte agli utenti, in alcune fasce ancora riottosi verso la differenziata.

foto archivio




Siracusa. Una nuova denuncia nella “collezione” dei parcheggiatori della Neapolis

Una denuncia in più per un noto parcheggiatore abusivo della Neapolis, a Siracusa. Il 39enne è stato fermato nei pressi del parco archeologico di Siracusa dai poliziotti di una Volante. Nonostante le già numerose denunce e provvedimenti di DASPO urbano cui è stato sottoposto, stava reiterando il comportamento illecito continuando a svolgere l’attività di parcheggiatore abusivo.
E’ stato quindi denunciato – nuovamente – per truffa, sostituzione di persona e violazione del DASPO urbano emesso dal Questore di Siracusa.




Furto in un locale del centro, 17enne “confinato” in casa dal Tribunale dei minorenni

Un 17enne di Noto è il destinatario della misura cautelare della “permanenza in casa”, disposta dal Gip del Tribunale dei Minorenni di Catania. E’ accusato di furto aggravato.
I fatti si riferiscono al 13 aprile scorso, giorno in cui gli agenti di Polizia hanno effettuato un sopralluogo dopo un furto presso un esercizio di ristorazione del centro storico. Dopo aver forzato la serratura della porta d’ingresso dell’esercizio commerciale, ignoti si erano introdotti nel locale, asportando 20 euro in contanti dalla cassa ed alcune bottiglie di birra riposte nel frigo.
L’acquisizione delle immagini dell’impianto di video sorveglianza forniva una serie di elementi tali da permettere di risalire al 17enne.
Il Gip del Tribunale dei Minorenni di Catania, accogliendo la richiesta della Procura, e considerata la capacità a delinquere del minore, non nuovo ad episodi simili e ben conosciuto nella comunità netina, ha alla fine disposto nei suoi confronti la misura cautelare personale della permanenza in casa col divieto di comunicare con persone diverse dai familiari conviventi.




Spazzatura ancora in strada: Siracusa e l’occasione persa con l’impianto non realizzato

E’ lampante l’assenza in Sicilia di una strategia per il trattamento dei rifiuti capace di andare oltre le ormai sature discariche. L’emergenza di queste settimane, con i sacchi di immondizia rimasti in strada, non sono altro che l’evidenza di una politica assente e fallimentare in materia. Basti pensare che nel 2022 i termovalorizzatori sono ancora materia di annuncio e scontro.
Tra le colpe della politica, c’è anche il disinteresse verso il progetto presentato (e ignorato) 18 mesi fa da Isab. La società industriale aveva avanzato la propria disponibilità verso la realizzazione di un impianto Waste to Methanol (rifiuti trasformati in metanolo) che avrebbe potuto accogliere ogni anno circa 400 mila tonnellate di rifiuti urbani e 200 mila tonnellate di plastiche non riciclabili. Già questi volumi dicono, ad esempio, che la provincia di Siracusa oggi non avrebbe alcun problema nella gestione ed eliminazione dei rifiuti prodotti dalle città. Per farla ancora più facile: i Comuni del siracusano avrebbero potuto conferire le loro frazioni in quell’impianto, risolvendo problemi esistenti con le discariche sature e risparmiando alla voce trasporto in discarica. Con vantaggio diretto per i cittadini sulla bolletta Tari.
In un impianto di questo tipo, attraverso un intervento di economia circolare, i rifiuti indifferenziati sarebbero stati chimicamente smaltiti e trasformati in metanolo (combustile a basso contenuto di carbonio) e non semplicemente distrutti con la termoutilizzazione. Ma la Regione non ha tenuto in considerazione quella proposta, incaponendosi solo ed esclusivamente sul progetto di due termovalorizzatori che – comunque – rischiano seriamente di trattare una quantità minore di indifferenziato rispetto al Waste to Methanol.
Isab/Lukoil aveva già individuato un’area di sua proprietà, nell’esteso stabilimento alle porte di Siracusa, e trovato fondi per finanziare al 70% l’opera. Poi, alla fine, la decisione di rimettere il progetto nel cassetto.
Fondamentalmente per due motivi. Il principale riguarda la sostenibilità dell’investimento, senza finanziamenti pubblici. Mentre, ad esempio, i termoutilizzatori non pagano alcunchè per le emissioni di Co2 in atmosfera e godono anzi di incentivi sulla produzione di energia, un waste to methanol è invece soggetto alla normativa che regola le emissioni e la loro tassazione. Il secondo motivo: la manifestazione di interesse pubblicata dalla Regione tempo addietro, prevedeva che se qualcuno avesse presentato un progetto economicamente più vantaggioso, Isab/Lukoil avrebbe dovuto cedere l’area all’interno dei suoi stabilimenti a favore di una ditta terza.
Due passaggi su cui la politica locale e regionale non avrebbero mostrato volontà di confronto e risoluzione. “Non sono neanche disposti a parlarne”, spiegavano fonti vicine all’associazione degli industriali di Siracusa.
Eppure impianti di waste to methanol sono già presenti in Giappone, in Canada ed in Spagna. L’impianto spagnolo è del tutto simile a quello che era stato progettato per Siracusa.
Guardando oggi i cumuli di spazzatura che ciclicamente insozzano le strade del capoluogo viene da domandarsi se non sia stata l’ennesima occasione perduta. Probabilmente si. perpetuando un copione già visto all’epoca del rigassificatore. Con tutti gli annessi e connessi.




Rossana, Mirella e le altre: quattro donne alla guida di quattro città siracusane

Con la new entry Rossana Cannata ad Avola e la conferma di Mirella Garro a Cassaro, sono quattro i sindaci donna in provincia di Siracusa. Completano la pattuglia “rosa” Carmela Petralito a Pachino e Rossella La Pira a Buscemi. Non ce l’ha fatta Paola Gozzo, in corsa per la poltrona di primo cittadino a Solarino: è stato Peppe Germano lì ad aggiudicarsi la partita. Esce di scena, invece, Marilena Miceli che da uscente a Canicattini Bagni non si è ricandidata. In precedenza, ad Augusta, era stata Cettina Di Pietro a tentare senza fortuna la strada della rielezione.
Manca ancora la prima volta di un sindaco donna nel capoluogo, Siracusa. Mentre Avola festeggia con la Cannata la seconda volta di una donna alla guida della città. La prima è stata Pasqua Manganaro (DC), in carica dal 7 luglio del 1980 al 9 febbraio del 1981.
Ha ancora senso sottolineare il genere di una persona e – più ancora – di un amministratore? Negli anni della asserita parità ma dell’evidente gender gap, forse ancora si. E non è allora un caso se, nel suo primo discorso da sindaca (si, con la “a” finale), Rossana Cannata abbia voluto elencare “le qualità femminili” tra quelle che mette al servizio della sua città.
Nella provincia di Siracusa il “girl power” non è comunque una novità. Donna è il prefetto (Giusi Scaduto), come il procuratore capo (Sabrina Gambino) e la presidente del Tribunale (Dorotea Quartararo), e ancora il capitano dei Carabinieri di Noto (cap. Federica Lanzara) e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Siracusa (tenente Chiara Ricciardi) e fino a poche settimane addietro donna era anche il questore (Gabriella Ioppolo, ora a Messina).




Quanto costa l’Imu: a Siracusa la più cara di Sicilia, 1.227 euro per la seconda casa

Nonostante le aliquote siano al massimo in tutti i capoluoghi siciliani (10,6 per mille), è Siracusa la città dove si paga l’Imu più cara. Il dato regionale emerge dall’analisi condotta dalla Uil, a pochi giorni dalla scadenza del pagamento della prima rata dell’imposta (16 giugno).
In Sicilia l’Imu per la seconda casa è, in media, pari a 898 euro/anno contro i 1.074 della media nazionale. A Siracusa, però, il costo medio schizza a 1.227 euro, ben oltre la media italiana. E così succede che a Siracusa per una seconda casa si finisce per pagare, in media, più che per una abitazione di lusso a Caltanissetta o Messina. Imu comunque salata anche a Catania: 1.115 euro. Segue Ragusa (1.080), poi Agrigento (955) e Trapani (816). Sorprendente il dato del capoluogo regionale, Palermo, dove l’Imu costa in media 754 euro l’anno. La più “economica” è Caltanissetta: 699 euro. In Italia, la città dove l’Imu costa meno è Asti (580 euro).
L’analisi è stata condotta dal Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil siciliana.

foto: interno ufficio tributi, Siracusa




Restart, un progetto per candidare Siracusa quale Capitale europea della Cultura 2033

Riprendono gli appuntamenti con ReStart, il progetto curato dal movimento Res e promosso dal deputato regionale Giovanni Cafeo. Dal 2018 Restart contribuisce ad arricchire e stimolare il dibattito culturale in città.
Domenica 19 giugno alle ore 18.30, in piazza Federico di Svevia, accanto al Castello Maniace, alla presenza di numerosi ospiti anche internazionali, si svolgerà un incontro nell’ambito del Tavolo di lavoro ReStart dedicato alla candidatura di Siracusa a Capitale europea della Cultura 2033.
Il Tavolo, che sta lavorando alla stesura del Report definitivo, ha voluto condividere con la cittadinanza la conoscenza del percorso di altre città che hanno ottenuto il titolo di Capitale e una riflessione sulle ricadute negli anni successivi. Partecipano al confronto tra gli altri Raffaello de Ruggieri, sindaco di Matera Capitale della Cultura Europea 2019, Anna Mignosa, economista della cultura dell’Università di Catania, il regista e attore Moni Ovadia, Karsten Xuereb, ricercatore presso il Ministero della Cultura a Malta e già membro del comitato per La Valletta Capitale Europea della Cultura 2018 e Antonio Parenti, direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.
L’idea della candidatura di Siracusa, nata proprio sul palco di ReStart nel 2019, ha visto come principale ispiratore il giornalista Antonio Gerbino, che ha poi coordinato il Tavolo di lavoro.
“Nel 2033 il titolo di Capitale Europea della Cultura toccherà nuovamente all’Italia. Quella di candidare Siracusa più che una proposta voleva essere una suggestione – ricorda Gerbino – ma l’entusiasmo con cui il movimento Res, attraverso il progetto ReStart, mi ha proposto di trasformarla in una piattaforma di contenuti chiedendomi di promuovere e coordinare in assoluta autonomia il Tavolo, ha attivato un metodo virtuoso di confronto e partecipazione attiva che, se da una parte, ha evidenziato la complessità della sfida, dall’altra ha fatto emergere le grandi potenzialità che il territorio esprime”.
Oltre 40 gli esperti, siracusani e non, chiamati a dare un contributo a questa piattaforma che ReStart proporrà al territorio come punto di partenza di una possibile candidatura: esponenti di spicco di numerosi settori tra i quali giornalisti, formatori, storici dell’arte, geografi, naturalisti, direttori di museo, urbanisti, economisti, consulenti d’impresa, esperti in progettazione europea, beni culturali, turismo e fiscalità e tanti altri, studiosi autorevoli e giovani professionisti che hanno messo le loro competenze a disposizione della città gratuitamente e volontariamente, con il supporto e la facilitazione del team di Impact Hub Siracusa.
“La visione di servizio alla cittadinanza di Res è perfettamente incarnata dal progetto ReStart – dice Giovanni Cafeo, promotore del progetto – siamo nati come punto di ascolto privilegiato delle esigenze del territorio e siamo diventati ormai da anni avanguardia nell’anticipare e affrontare i temi più caldi del territorio, basti pensare alle opportunità delle Zes, di cui parliamo dal 2018 ma che soltanto oggi finalmente cominciano a vedere spiragli di sviluppo, fino agli argomenti sempre attuali legati da una parte allo sviluppo industriale e alla transizione energetica, argomento del secondo tavolo di lavoro ReStart, e dall’altra, come già detto, ad un nuovo modello economico-culturale per la città, attraverso la candidatura a Capitale europea della Cultura 2033”.
Al termine dell’incontro la serata vedrà una performance musicale del cantautore Carlo Muratori. A disposizione dei partecipanti ci sarà infine un servizio navetta gratuito dedicato che dal parcheggio del Molo Sant’Antonio arriverà direttamente nel luogo dell’evento.




Attrarre e consolidare investimenti esteri, protocollo Confindustria-Regione a Siracusa

Fidelizzare e supportare le imprese a capitale estero che investono in Sicilia con l’attivazione di un servizio di customer care loro dedicato in modo da creare le condizioni per aumentare gli investimenti nei territori in cui già operano. Questo il senso del Protocollo tra Confindustria, Regione Siciliana e Confindustria Sicilia firmato questa mattina a Siracusa dalla vice presidente per l’Internazionalizzazione di Confindustria, Barbara Beltrame Giacomello, dall’assessore alle Attività Produttive della Regione Siciliana, Girolamo Turano, e dal presidente di Confindustria Sicilia, Alessandro Albanese.
La firma di questo Protocollo si inserisce nell’ambito di un percorso nazionale di retention e di sensibilizzazione sull’importanza delle imprese a capitale estero non solo su aspetti strettamente economici, ma anche su programmi di sostenibilità ambientale, economia circolare e welfare, su cui Confindustria è impegnata da anni. La Regione Siciliana, dal canto suo, è impegnata a promuovere sul territorio un’offerta di servizi SUAP per semplificare le procedure e contenere i costi negli Enti coinvolti. Ha inoltre varato il Piano di Sviluppo Strategico delle ZES per la Sicilia Occidentale e Orientale che mira a dare impulso alla strategia regionale in materia di attrazione degli investimenti in Sicilia. Attraverso la collaborazione a livello territoriale tra Confindustria e Confindustria Sicilia si vogliono far emergere le eccellenze e le best practice delle imprese a capitale estero già presenti nei territori italiani intensificando anche i rapporti con altre associazioni datoriali europee e internazionali al fine di attrarre investimenti esteri. L’ISTAT recentemente ha osservato che, nel 1° trimestre 2022, la Sicilia è stata la regione che ha fatto registrare il più alto aumento dell’export, il 72%, che rappresenta un punto percentuale dell’intero export del Paese, grazie soprattutto al settore dei prodotti petroliferi che a Siracusa vengono raffinati.
“Un distretto produttivo ha successo se c’è un proficuo e regolare confronto e interazione tra le imprese estere, le nostre rappresentanze territoriali e le istituzioni regionali che si occupano di programmazione e sviluppo. Saper dialogare è importante, perché consente di anticipare le crisi e di cogliere per tempo nuove opportunità di investimento”, ha detto la Vice Presidente per l’Internazionalizzazione di Confindustria Barbara Beltrame Giacomello. “È ora necessario fare un passo avanti per consolidare ed ampliare il contributo delle imprese a controllo estero allo sviluppo produttivo ed occupazionale del Paese. Chiediamo quindi di attivarci a livello nazionale per avviare una serie di incontri annuali con i CEO globali delle imprese estere per attrarre nel nostro Paese parte degli investimenti strategici che si stanno pianificando ora e nel prossimo futuro. Altri Paesi, come la Francia, organizzano incontri di questo tipo con grande successo ed i tempi sono maturati perché anche l’Italia inizi un suo percorso”.
“L’attrattività del sistema-Sicilia è un tema fondamentale da affrontare per garantire sostegno e sviluppo al tessuto di piccole e medie imprese, per recuperare il gap di competitività e produttività che le separa dal resto del Paese”, ha affermato il Presidente di Confindustria Sicilia Alessandro Albanese. “La Sicilia sembra stia tornando ad esercitare una forza attrattiva all’estero. Ma se è vero che questo è un segnale positivo di ripresa, è pur vero che la porzione degli investimenti diretti esteri destinati alla Sicilia rimane comunque limitata. L’obiettivo deve essere quello di accogliere e trattenere le multinazionali. E noi con questo protocollo d’intesa, abbiamo già fatto un pezzo di strada”.
“Il quadro geopolitico così mutevole e precario impone alle istituzioni e al mondo produttivo siciliano un impegno maggiore sul fronte dell’attrazione degli investimenti esteri. È chiaro che la crisi nell’est Europa insieme all’instabilità del nord Africa e del Medio oriente potranno fare della Sicilia una validissima opzione per investitori stranieri”, ha proseguito l’assessore alle Attività Produttive della Regione Siciliana Girolamo Turano. “È dunque fondamentale farsi trovare pronti: come Regione abbiamo portato a casa le Zes siciliane che sono uno straordinario strumento per la competitività della Sicilia, c’è il lavoro fatto in questi anni con la Farnesina sull’internazionalizzazione delle imprese e oggi si aggiunge questo protocollo con Confindustria che ci impegna non solo sul fronte della sinergia strategica ma anche nel campo della formazione delle imprese e delle figure professionali e della capacità di analisi degli scenari. L’obiettivo è tornare ad essere l’orizzonte degli investitori esteri”.
“Un fondamentale punto di partenza – ha detto Diego Bivona, Presidente di Confindustria Siracusa – di un più ampio quadro di iniziative che oltre a favorire il dialogo, serva a mettere in risalto quelle condizioni ambientali che gli imprenditori privilegiano quando decidono dove investire: legalità, certezza del diritto, infrastrutture materiali e immateriali, percorsi e tempi autorizzativi, servizi essenziali quali la sanità, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Non casuale la scelta di Siracusa per la firma del protocollo, per l’alta aggregazione di aziende multinazionali, non solo numericamente, ma soprattutto per fatturato: nel periodo pre-pandemia il 61% dell’export regionale proveniva da questo territorio (il 12% del Mezzogiorno). Qui è inequivocabile la vocazione all’export di un territorio che per anni ha attratto investitori soprattutto multinazionali, trainando l’economia siciliana, grazie alla collocazione geografica, al centro del Mediterraneo, alle favorevoli condizioni climatiche, alle infrastrutture portuali, ma anche grazie alla laboriosità delle maestranze locali che hanno acquisito negli anni un know-how apprezzato ed esportato anche all’estero”.