Chi fa il tifo per gli alberi da ombra in viale Tisia/Pitia: Gradenigo, “benefici per tutti”

Proseguono i lavori di riqualificazione di viale Tisia/Pitia, a Siracusa. Prendono forma i nuovi marciapiedi in pietra bianca, con gli spazi per le alberature. E proprio su questo aspetto si sofferma l’ex assessore al verde pubblico, Carlo Gradenigo, che sia auspica una “rivoluzione green” per la centrale zona commerciale siracusana. “Circa 60 alberature poste ai lati della strada per un intervento che mantenendo adeguate misure e distanze dagli edifici andrà a caratterizzare l’intera area del CENACO Tisia/Pitia. Una piccola rivoluzione verde che permetterebbe di creare meravigliosi viali alberati oltre a rivalutare una strada secondaria come via Damone, ricavandone 10 stalli auto in più rispetto al progetto originario e salvaguardando il grande pino li presente”, spiega Gradenigo che oggi è presidente del movimento politico Lealtà&Condivisione.
Una sorta di “upgrade” che dovrebbe garantire alcuni benefici estetici, energetici e ambientali: “assorbimento CO2 e polveri sottili, riduzione rumore, abbattimento costi raffrescamento negozi, aumento valore immobili”, elenca l’ex assessore della giunta Italia.
“Dare la possibilità alle persone di parcheggiare il proprio mezzo e raggiungere il negozio di fiducia sotto la fresca chioma di un albero sarebbe un modo per incentivare i potenziali clienti a frequentare il Centro Commerciale Naturale al pari della grande distribuzione. Un investimento per il futuro, in linea con quanto si sta realizzando in tutte le città d’Europa, capace di migliorare la qualità della vita e la salute dei cittadini, modificando il volto di quegli enormi spazi e marciapiedi in corso di realizzazione che alle nostre latitudini, con picchi oltre i 40 gradi in estate, rischiano di restare deserti, con le persone costrette a camminare radenti al muro alla ricerca di un pò d’ombra”.

Carlo Gradenigo




Mazzarona e le periferie, Italia Viva: “impegni disattesi dall’amministrazione comunale”

“Bene il punto denunce dei Carabinieri nella ex scuola di via Algeri, ma considerato lo stato attuale dell’immobile, ristrutturato ma ancora privo di porte e infissi, temiamo che se il completamento dell’opera sarà a carico del Comune i tempi per la consegna dello stabile ai Carabinieri saranno molto lunghi”. A dare voce al dubbio sono il coordinatore cittadino di Italia Viva, Salvatore Piccione, e il responsabile politiche per le periferie, Francesco Umina.
“Purtroppo questa amministrazione ci ha abituati agli annunci che non vedono sbocco concreto: lo sviluppo delle
periferie era tra gli impegni più importanti assunti dal sindaco Italia in campagna elettorale, ma la
cruda realtà dei fatti ha fatto emergere l’inconsistenza di quell’impegno”, l’affondo di Piccione e Umina. “Proprio la Mazzarona costituisce lo specchio più impietoso del fallimento della sindacatura Italia: un quartiere totalmente
abbandonato dall’amministrazione. Sempre alla Mazzarona, in via Barresi, nell’edificio in cui era ubicato l’ex ufficio casa, dovrebbe esistere una guardia medica, secondo l’accordo siglato nel 2016 tra Comune e ASP. Tuttavia, a distanza di sei anni l’ASP non ha dato seguito agli impegni assunti e la struttura è chiusa: perché l’amministrazione comunale non si è attivata per revocare la convenzione e per rientrare nel possesso dell’immobile? Nello stesso stabile sono chiusi pure i locali dell’ex Circoscrizione Grottasanta e la biblioteca di quartiere”, spiegano gli esponenti di Italia Viva. “È concepibile che pur avendo una struttura comunale inutilizzata, l’amministrazione preferisca spendere centinaia di migliaia di euro dei contribuenti in locazioni per uffici comunali? Nulla si sa del recupero dell’edificio scolastico di Via Algeri, rimasto in preda ai vandali. L’intera gestione del patrimonio comunale è un esempio di cattiva amministrazione”, il giudizio senza appello di Salvatore Piccione e Francesco Umina.




Monoclonale Alirocumab contro il colesterolo alto anche in Neurologia e Stroke Unit

L’Unità Operativa di Neurologia e Stroke Unit dell’Umberto I di Siracusa diventa Centro abilitato alla prescrizione dell’anticorpo monoclonale Alirocumab. L’indicazione arriva dall’assessorato regionale alla salute. Questo medicinale appartiene a una nuova classe di farmaci chiamati inibitori della PCSK9 (proproteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9): forniscono nuove opzioni terapeutiche per il trattamento dell’ipercolesterolemia grave.
Si tratta del terzo Centro prescrittore nell’Asp di Siracusa del trattamento del colesterolo alto con anticorpi monoclonali. Dal 2021 la Regione ha reso prescrivibile l’anticorpo monoclonale Alirocumab alle Unità operative di Neurologia, oltre a Cardiologia e UTIC dell’Umberto I di Siracusa insieme a Medicina interna all’ospedale Avola/Noto, dal 2018 Centri prescrittori degli anticorpi monoclonali Alirocumab ed Evolocumab per i casi di ipercolesterolemia grave.
“Questi anticorpi devono essere usati in aggiunta a una dieta sana ed hanno lo scopo di ridurre i livelli elevati di colesterolo nel sangue in persone che non riescono a controllarli, nonostante dosi ottimali di statine o che non possono assumere statine per gli effetti collaterali o le controindicazioni. Gli studi finora pubblicati hanno dimostrato che questi nuovi farmaci sono in grado di ridurre fino al 50-60% il valore del cosiddetto colesterolo cattivo nel sangue (colesterolo LDL) e per questo vengono utilizzati nelle condizioni in cui i valori di colesterolo non diminuiscono a sufficienza, nonostante le altre terapie, in particolare nelle persone ad elevato rischio di malattie cardio e cerebrovascolari”, spiegano dall’Asp di Siracusa.
“L’individuazione della Neurologia e Stroke Unit quale centro prescrittore – dichiara il direttore generale dell’Asp di Siracusa Salvatore Lucio Ficarra – è un ulteriore momento di crescita della neurologia siracusana che mira ad offrire all’utenza elevati e aggiornati standard qualitativi, rivolti non solo ai pazienti ricoverati per patologie neurologiche acute ma anche a coloro che necessitano di approfondimenti specialistici in un contesto ambulatoriale e di Day Service”.
Il direttore del reparto, Enzo Sanzaro, ricorda che “l’accesso agli ambulatori dedicati alla prevenzione dell’ictus cerebrale ed alla cura delle cefalee, dei parkinsonismi, delle demenze, dell’epilessia, delle patologie del sistema nervoso periferico avviene con prenotazione al CUP e con impegnativa del medico di medicina generale. Lo specialista neurologo predisporrà, qualora necessario, all’utilizzo di strumenti diagnostici di ultima generazione (compreso lo studio con ecocolorDoppler dei tronchi sovraortici ed ecocolorDoppler Transcranico ed ecografia del parenchima cerebrale), sia per disordini vascolari che per lo studio delle malattie neurodegenerative”.




L’allarme: oltre 300 imprese a rischio fallimento nel siracusano per via dei bonus edilizi

Oltre 300 imprese artigiane a rischio fallimento, con la conseguente perdita di mille posti di lavoro nella filiera delle costruzioni. E tutto a causa del blocco della cessione dei crediti legati ai bonus edilizi. È l’allarme che lancia CNA Siracusa sulla base dei risultati di una indagine presso un campione “altamente rappresentativo” dei comparti dell’edilizia, delle costruzioni e dei serramenti. La Confederazione sollecita il Governo a trovare rapidamente una soluzione per disinnescare una bomba economica e sociale, generata da una serie di provvedimenti normativi che hanno alimentato confusione e profonda incertezza.
I crediti fiscali stimati delle imprese che hanno riconosciuto lo sconto in fattura e non ancora monetizzati attraverso una cessione, ammontano a quasi 26 milioni di euro. La consistenza dei crediti bloccati sta mettendo in crisi migliaia di attività.
“Oltre 500 imprese artigiane si trovano con cassetto fiscale pieno di crediti ma senza liquidità e con impatti gravissimi. Quasi metà delle imprese parla di rischio fallimento mentre i due terzi prospettano il blocco dei cantieri attivati”, spiega il segretario provinciale, Gianpaolo Miceli.
Per non essere schiacciate dalla mancata cessione dei crediti, quasi un’impresa su due sta pagando in ritardo i fornitori e rinvia tasse e imposte e una su quattro non riesce a pagare i collaboratori.
Per la cessione dei crediti, le imprese della filiera si sono rivolte in egual misura alle banche, a seguire Poste, poi società di intermediazione finanziaria.
“Davanti a norme incerte e continui stop and go gli intermediari finanziari hanno bloccato gli acquisti e ad oggi i crediti in attesa di accettazione si riferiscono a prime cessioni o sconti in fattura. Occorre ricordare che attraverso lo sconto in fattura l’impresa ha anticipato per conto dello Stato un beneficio al cliente, facendo affidamento sulla possibilità, prevista dalla legge, di recuperare il valore della prestazione attraverso la cessione a terzi. Il quadro molto preoccupante deve sollecitare un intervento straordinario da parte dello Stato per scongiurare una gravissima crisi economica e sociale”, insiste Miceli.
Inoltre, i bonus per l’edilizia hanno offerto un contributo molto rilevante al rimbalzo del Pil l’anno scorso e oltre il 90% delle imprese intervistate è convinta che senza una soluzione per svuotare i cassetti fiscali si determinerà il mancato avvio di nuovi cantieri con ripercussioni negative sull’intera filiera e sull’economia nel complesso nonché sul programma di riqualificazione energetica degli immobili.
“Si tratta di una situazione con forte rilevanza nazionale, ma che evidentemente coinvolge pesantemente anche le imprese operanti nella nostra provincia, figlia di tutte le modifiche normative intervenute negli ultimi mesi con l’obiettivo di limitare le truffe, accadute però, è bene ribadirlo, soprattutto con la misura legata al bonus facciate 90%, ideata senza le minuziose attività di controllo presenti invece con il superbonus 110%, e nella stragrande maggioranza dei casi senza il coinvolgimento delle piccole imprese del territorio”.
Per Miceli “non bisogna sacrificare centinaia di imprese che vantano crediti per lavori regolari combattendo il malaffare alla cieca ma, al contrario, incrementare i controlli e le verifiche, agevolando il lavoro di chi, ossia la maggioranza delle imprese e dei professionisti, ha investito in questa misura per favorire i clienti fidandosi dello Stato”.
La soluzione? “Sbloccare al più presto i crediti maturati, sia per scongiurare una nuova crisi del settore sia per evitare il rischio sociale di una chiusura a raffica delle imprese. Un danno che specialmente il nostro territorio non può più permettersi di subire e per questo stiamo predisponendo una mobilitazione che partirà dal territorio e, se necessario, avrà anche rilevanza nazionale”.

foto dal web




Crisi dei rifiuti in Sicilia orientale: la Regione nicchia e Siracusa rischia un nuovo stop

La crisi dei rifiuti in Sicilia orientale non è destinata a rientrare a breve. Le soluzioni di emergenza messe in campo dalla Regione lasciano il tempo che trovano e, ancora una volta, scatta il limite di conferimento in discarica a Lentini per tutti quei comuni (tra cui Siracusa) che lì portano i loro rifiuti indifferenziati. Si torna alle 500 tonnellate al giorno, alle file dei camion all’esterno dell’impianto ed all’impossibilità di riuscire a svuotare tutti i mezzi.
Il che significa che il rischio che la spazzatura possa rimanere sulle strade, a Siracusa come a Catania e Ragusa, è concreto. Nel capoluogo aretuseo, torna in forse la raccolta di giovedì.Non a caso, in questi giorni il volume di immondizia sulla pubblica via cresce. Non c’è dove conferire i rifiuti e con i mezzi pieni non si riesce più a garantire neanche la raccolta puntuale delle frazioni. L’unico soggetto che può scongiurare il peggio è la Regione, ma trent’anni di immobilismo in materia di sistema di gestione dei rifiuti dicono tanto della possibilità di attendersi un colpo di coda improvviso.
Per scongiurare il peggio, la Regione aveva chiesto lo scorso 1 giugno la disponibilità di altre tre discariche per i rifiuti di quei Comuni che non riescono più a conferire in Sicula Trasporti. Il piano straordinario, della durata di 90 giorni, prevedeva 2.000 tonnellate a settimana presso Catanzaro Costruzioni, 2.300 tonnellate a settimana a Gela (Ato CL4) e 1.500 a settimana a Oikos. Ma ieri l’impianto di Gela ha comunicato la propria indisponibilità a ricevere i rifiuti concordati, rispedendo i camion indietro. Catanzaro Costruzioni ha ridotto il limite a 500 tonnellate a settimana fino al 22 giugno e solo dopo quella data alle previste 2000 a settimana. Infine, Oikos ha dato disponibilità per 15 giorni. La palla torna di nuovo alla Regione. Ma senza impianti pubblici e con le discariche private sature, cosa saprà tirare fuori dal cilindro?
Intanto le città rischiano di ritrovarsi sommerse dai rifiuti, anche per colpa dei ritardi con la differenziata di Catania. La crisi dei rifiuti del capoluogo etneo grava anche sulle nettamente migliori performance della differenziata nelle province di Siracusa e Ragusa. Ed anche in questo caso, la Regione si mostra benevola verso chi invece ha sino ad ora seguito regole tutte sue e poco rispettose degli altri. Eppure il presidente Musumeci potrebbe utilizzare i poteri sostitutivi contro il comune di Catania. Ma politicamente non ne ha interesse. Meglio lasciare le altre province sotto la monnezza?




La sparatoria davanti alla Martoglio, le indagini rivelano un’altra verità: due arresti

Nuovi sviluppi nelle indagini sulla sparatoria dello scorso 30 maggio a Siracusa, nei pressi dell’ingresso della scuola Martoglio. I Carabinieri hanno arrestato anche il 36enne rimasto ferito ad una gamba, ritenuto in un primo momento il bersaglio di un possibile agguato per motivi sentimentali. Poco dopo l’episodio, era stato arrestato e posto ai domiciliari un 42enne che aveva ammesso le sue responsabilità e fatto ritrovare la pistola, detenuta illegalmente, con cui aveva esploso un colpo alla gamba destra del cugino.
Gli approfondimenti compiuti per chiarire tutti i dettagli della vicenda, hanno permesso di accertare la vera dinamica dell’accaduto e le responsabilità anche del 36enne e di un altro uomo, un 50enne siracusano, anche lui adesso arrestato.
Stando alla nuova ricostruzione scaturita dalle attività investigative, il 30 maggio il 42enne si sarebbe recato sotto casa del cugino di 36 anni per un chiarimento, a seguito di asseriti dissidi di natura passionale. I due si sarebbero ritrovati per strada a bordo di due scooter, entrambi armati di pistola.
Poco dopo, il 42enne. avrebbe esploso un colpo ferendo il cugino Questi avrebbe risposto al fuoco, sparando almeno quattro colpi in direzione della schiena e della testa del rivale e, non potendosi dileguare in quanto rimasto ferito, avrebbe dato incarico al 50enne di allontanarsi con lo scooter portando con sé la pistola calibro 22 utilizzata, al fine eludere le indagini e di accreditare la versione della aggressione poi fornita agli investigatori.
Durante il conflitto a fuoco, anche il 42enne è stato ferito in modo lieve alla gamba sinistra, riportando lesioni giudicate guaribili in 10 giorni.
Al termine delle formalità, il 36enne è stato condotto in carcere a Cavadonna, mentre il 50enne è stato posto ai domiciliari.




“Tutelare gli interessi dell’Italia, evitare chiusure nella zona industriale”: il M5s scrive a Draghi

Dopo il vertice convocato dal Mise ieri a Roma e dedicato ad una nuova analisi del caso Isab-Lukoil, in attesa di quelle che saranno le mosse del governo, il M5s torna ad incalzare l’esecutivo Draghi ed i ministeri competenti. I parlamentari siracusani Paolo Ficara, Filippo Scerra, Maria Marzana e Pino Pisani apprezzano la nuova attenzione “ma non basta” per risolvere la delicata vicenda. Per questo hanno inviato una nuova nota al premier Draghi ed ai ministri Giorgetti e Di Maio. Si tratta di un secondo appello dopo quello dello scorso 30 aprile, recapitato sempre al presidente del Consiglio dei Ministri.
“Con il blocco delle importazioni via mare di petrolio dalla Russia, rischiamo di avere conseguenze disastrose per la Sicilia e non solo. Con la chiusura di Isab collasserebbe l’intera zona industriale di Siracusa, si avrebbero gravi perdite per il porto di Augusta che movimenta ogni anno milioni di tonnellate di merci, in cui i prodotti Isab hanno un peso determinante, per non parlare delle pesanti ripercussioni sul futuro occupazionale dei circa 10.000 lavoratori del settore”, sottolineano nella loro lettera i parlamentari pentastellati.
Per questo, la deputazione cinquestelle siracusana chiede a Draghi ed ai ministri Di Maio e Giorgetti “la massima attenzione per la vicenda”, insieme all’indicazione “di una strategia chiara con soluzioni tecniche adeguate per salvaguardare la zona industriale di Siracusa” attraverso le necessarie “misure concrete che scongiurino una vera e propria emergenza sociale”.
Come rappresentanti del territorio siracusano, i parlamentari pentastellati hanno poi chiesto al Governo “misure per salvaguardare in ogni sede gli interessi del nostro Paese e che permettano all’Italia di mettere in sicurezza il polo siracusano ed assicurarne la continuità produttiva”.




Il futuro della zona industriale di Siracusa, parla Salvini: “Operai sono la priorità”

A Palermo per presentare i candidati della lista di Prima l’Italia alle amministrative del capoluogo di regione, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha parlato del caso Isab-Lukoil e del futuro a rischio per l’intera zona industriale anche a causa del contraccolpo delle sanzioni internazionali contro la Russia. “Gli operai di Priolo sono una priorità. Per ora le sanzioni danneggiano l’Italia non la Russia. Qui c’è il rischio che restino per strada migliaia di persone che lavorano alla raffineria”, riporta l’Ansa.
Un’altra agenzia, l’AdnKronos, riferisce anche di una ulteriore dichiarazione del leader leghista in risposta a chi faceva presente quanto davvero fosse concreto il rischio di lasciare migliaia di persone senza lavoro. In quel caso, “vanno a mangiare a casa di Renzi, di Letta o Di Maio” la provocatoria risposta di Salvini.
Ieri a Roma, nella sede del ministero dello Sviluppo Economico, nuovo incontro dedicato all’esame della complessa situazione. Fonti vicine alla società petrolifera definiscono l’incontro “interlocutorio”. Non manca chi sottolinea con sorpresa l’assenza del ministro Giorgetti, esponente della Lega. E proprio dal suo partito spiegano però che non era prevista la partecipazione del titolare del Mise che non aveva in agenda alcun incontro sul tema. Almeno, non per il momento. Sarebbero altre le strutture ministeriali incaricate, per ora, di esaminare la vicenda.




L’ex scuola di via Algeri diventa presidio di legalità: punto denunce con i Carabinieri

Nella ex scuola di via Algeri verrà presto aperto un presidio di legalità. A seguito di una intesa tra i Carabinieri ed il Comune di Siracusa, quella struttura ospiterà un punto denunce dove i cittadini del popoloso rione della Mazzarona potranno subito avere una interfaccia diretta con i Carabinieri.
In una prima fase, il punto denunce rimarrà attivo per dodici ore al giorno. Diventeranno così 27 le strutture territoriali dell’Arma nel siracusano. E nulla vieta che quel punto denunce in via Algeri possa diventare una vera e propria stazione, come quella di Ortigia ad esempio.
A dare l’annuncio è stato il comandante provinciale, il colonnello Gabriele Barecchia, nel corso della festa dell’Arma, ieri sera, al teatro greco di Siracusa. L’ufficiale ha ringraziato la prefettura ed il sindaco di Siracusa per il sostegno ed il supporto all’iniziativa.
“E’ un’importante presenza dello Stato e sono certo che sarà accolta dalla Siracusa perbene con entusiasmo e piacere. Non ci sono posti in cui lo Stato non sia e non debba essere presente”, commenta il primo cittadino, Francesco Italia.
La scuola di via Algeri, chiusa da quattro anni a causa delle sue precarie condizioni strutturali, ospitava classi del comprensivo Chindemi. Per il recupero funzionale di alcuni locali desiste un apposito finanziamento regionale.




Siracusa. Per la scuola Giaracà di via Gela finalmente lavori, anche per la facciata

“Inizieranno a giorni i lavori di riqualificazione del plesso centrale dell’istituto comprensivo Giaracà, in via Gela”. Così recita una nota stampa diffusa dal Comune di Siracusa, senza una indicazione temporale precisa. Si sa, però, che si tratta di un intervento di efficientamento energetico che riguarderà l’intera struttura e che prevede anche l’installazione di un impianto fotovoltaico. L’importo dei lavori e di circa 800 mila euro, finanziati con fondi europei dell’asse “Energia sostenibile e qualità della vita”.
Il plesso accoglie oltre 450 alunni e venne realizzato negli anni ‘90 con caratteristiche costruttive che non rispondono più ai parametri e alle norme previsti sul risparmio energetico. “L’intervento, allora, consentirà di riportare entro i limiti la dispersione di calore della struttura ma anche di evitare sprechi e di ridurre il più possibile la bolletta energetica”, spiega la nota.
Nel dettaglio, verrà posato un rivestimento termoisolante “a cappotto” sulle facciate, che saranno interamente rifatte; saranno collocati infissi in vetrocamera al posto di quelli esistenti di vecchia concezione; l’illuminazione di tutti gli ambienti avverrà attraverso lampade a led; ai termosifoni saranno applicate valvole termostatiche di ultima generazione così da consentire la gestione attraverso un’app; sulla terrazza dell’edificio verrà realizzato un impianto fotovoltaico da 20 chilowatt collegato e integrato con l’impianto elettrico.
«L’appalto per la scuola Giaracà – dicono il sindaco, Francesco Italia, e l’assessore all’edilizia scolastica, Vincenzo Pantano – è importante perché segna l’inizio di un percorso che ci porterà in tempi ragionevoli a intervenire su 16 edifici scolastici comunali, pari a circa il 50 per cento delle aule totali, con interventi di efficientamento energetico o semplicemente solo strutturali. Vogliamo che i nostri ragazzi e tutto il personale scolastico possano impiegare il loro tempo in ambienti confortevoli, a tutto vantaggio del rendimento, realizzando allo stesso tempo un risparmio che potrà essere destinato alle attività didattiche».