Siracusa. Ingerisce un mix letale, 55enne in gravi condizioni

È in condizioni critiche la 55enne che ieri sera ha tentato di togliersi la vita. La donna è ospite di una comunità terapeutica del capoluogo. Per ragioni al vaglio degli investigatori, avrebbe raggiunto il luogo dove erano conservati diversi prodotti per l’igiene personale e della casa. Secondo quanto si apprende, ne ha ingerito diversi. Un mix che ha gravemente danneggiato gli organi interni e messo a rischio la stessa vita della ragazza, arrivata in ospedale in codice rosso. Drammatico il quadro clinico, secondo fonti sanitarie.
Dopo i primi accertamenti, i medici dell’Umberto I di Siracusa hanno optato per un disperato intervento chirurgico. La vita della 55enne è appesa a un filo.
Le indagini sono affidate ai Carabinieri. La Procura ha aperto un’inchiesta.




Il villaggio accoglienza di Cassibile è un flop? Ritardi, capienza ridotta e tende fuori

Se doveva scongiurare il rischio di tendopoli e dare un colpo netto al caporalato, il villaggio accoglienza di Cassibile sin qui non ha centrato i suoi obiettivi. A causa della sua ridotta capienza, (al momento 90 posti circa) molti braccianti stagionali stranieri non hanno infatti trovato posto all’interno, pur avendo contratto e permesso di soggiorno. Non hanno avuto, allora, altra alternativa: tende montate davanti al cancello della struttura, mentre altre sono state avvistate nei terreni dell’ex feudo del marchese. Tutto nel silenzio delle associazioni che di solito si battono sul tema dell’accoglienza.
Ad alzare la voce, oggi, sono solo i residenti di Cassibile riuniti in un comitato spontaneo contrario da sempre a quella struttura. E, non senza sorpresa, anche la Rete Antirazzista catanese. “Invitiamo, come ogni anno, le associazioni siracusane a supportare le richieste ed i bisogni dei migranti”, dicono da Catania forse con una certa sorpresa per il silenzio mantenuto sino ad oggi.
Le soluzioni allo studio, in ritardo ad inseguire l’emergenza, prevedono di portare da 4 a 5 posti letto ognuna delle 17 unità abitative che compongono il villaggio dell’accoglienza. Passaggio di competenza dell’Asp di Siracusa. Ma anche aumentando così di 17 posti la capienza totale, resterebbero fuori da ogni possibilità di trovare un letto e dignitosa ospitalità decine di braccianti stranieri. Il Comune di Siracusa potrebbe allora montare all’interno del villaggio una delle grandi tende di protezione civile e risolvere il problema. Ma anche in questo caso, si è dovuto attendere che si presentasse il problema per affrontarlo, anzichè prevenirlo.
“Anche quest’anno, purtroppo, l’ostello ha aperto a fine aprile e i posti sono stati subito occupati”, scrive in una nota la Rete Antirazzista catanese.
Il giudizio dell’associazione è estremamente negativo. E combacia con quello dato dal Comitato contrario al villaggio di via dei Timi. Personaggi di sensibilità, anche politica, varia alla fine concordano sulla conclusione: “pseudo-accoglienza in un campo-ghetto per salvare il ‘decoro’ di Cassibile”.
Il duro pensiero può essere condiviso o meno, ma quelle tende di fortuna all’esterno del villaggio accoglienza sono una triste immagine di programmazione mancata.




Mercato coperto: rimpallo Comune-Iacp, l’assessore Firenze: “Progetto non abbandonato”

“Non è assolutamente vero che l’idea di realizzare il mercato pubblico coperto tra viale dei Comuni e via Sant’Orsola sia venuta meno da parte dell’amministrazione comunale”. L’assessore Andrea Firenze risponde così all’articolo di SiracusaOggi.it. Ed assicura, solo dopo che la nostra redazione ha riportato d’attualità il tema, che “l’avvio dei lavori di riqualificazione di via Giarre erano e sono improrogabili per la riqualificazione di quell’area, sia per la viabilità sia per il decoro di quell’area. E poi ancora per la dignità degli operatori del mercato che negli anni, tra mille promesse idee e progetti hanno resistito eroicamente vedendo piano piano degradare sempre di più il loro mercato rionale non certo per loro dolo”. Quindi, spiega il responsabile delle attività produttive, i lavori di riqualificazione di via Giarre non escludono in automatico la realizzazione di un mercato coperto, il primo per Siracusa. Solo che i tempi appaiono ancora dilatati e pertanto il Comune di Siracusa ha preferito intanto accelerare sull’altro fronte.
Ma il progetto del mercato coperto piace all’assessore Firenze ed all’attuale giunta comunale? “Il progetto del mercato al coperto a me non solo piace, ma ritengo altresì che i mercati al coperto siano la vera scelta e svolta per un rilancio vero dei mercati rionali sempre più inghiottiti dalla grande distribuzione. Certo la copertura è solo una delle condizioni di rilancio e concorrenza efficace, rispetto alla grande distribuzione. Le altre variabili ancora più importanti sono la flessibilità degli orari di apertura, la possibilità di trovare una importantissima offerta di tutti i prodotti alimentari di qualità superiore ai prodotti offerti dai supermercati (possibilmente regionali e quindi a km 0) e la facilità di trovare parcheggio”, dice Andrea Firenze.
“L’idea della realizzazione del progetto dello Iacp, datata 2020, non ha subito una battuta d’arresto, la marcia indietro di Palazzo Vermexio non c’è mai stata. Al contrario, sono soddisfatto che lo Iacp dopo 2 anni abbia avviato un collaborazione per lo sviluppo di una idea progettuale per il mercato coperto con l’Università di architettura. Certo – aggiunge Firenze – se siamo ancora all’idea progettuale non è certo responsabilità di questa amministrazione che ripeto non poteva e non può più aspettare, per riqualificare l’area urbana gli abitanti e gli operatori/eroi di via Giarre, che il paziente passi dalla terapia intensiva a miglior vita”.
In realtà, i ritardi non sono da addebitare solo all’Istituto Autonomo Case Popolari. Per il protocollo d’intesa del 2020, tutte e due le realtà pubbliche (Comune e Iacp) possono stabilire attraverso l’accordo di programma chi fa cosa e come. “Siamo sempre completamente disponibili a dare il nostro contributo – dice allora Firenze – e confrontarci con lo Iacp sul tema del mercato coperto, che non manca a causa nostra. Quanto al mio amico e predecessore Cosimo Burti (ieri aveva attaccato l’amministrazione, ndr) non capisco con quale bando del Pnrr avremmo potuto seguire per provvedere diversamente rispetto al mercato coperto, essendo la proposta dello Iacp. Da lui, che è stato assessore al ramo e consigliere comunale, mi sarei aspettato critiche più serie e puntuali. Ma soprattutto consigli e soluzioni produttive. Invece, proprio mentre stiamo producendo servizi per i quartieri decentrati e per icommercianti della zona, il mio predecessore formula la solita battuta da bar”.




Isab Lukoil? “Pochi giorni ancora e chiuderà”: Cafeo lancia l’ultimo sos al governo

“Il governo di Roma tuteli l’interesse nazionale e i posti di lavoro del petrolchimico di Siracusa, altrimenti tra pochi giorni Lukoil sarà costretta a chiudere i battenti”. Fa gelare i polsi la prospettiva che vien fatta balenare dal deputato regionale di Prima l’Italia, Giovanni Cafeo. Con lo stop al petrolio russo, il cuore pulsante della zona industriale siracusana (Isab Lukoil) vede da vicino la fine.
“Le sanzioni – spiega Giovanni Cafeo – entreranno in vigore dal gennaio del prossimo anno ma sarà possibile, da qui fino alla fine del 2022, importare petrolio solo in caso di contratti di approvvigionamento già sottoscritti. E Lukoil non si trova in questa condizione, per cui lo slittamento all’inizio del prossimo anno delle sanzioni all’importazione del greggio russo non rinvia il pericolo per la produzione nel petrolchimico, anzi lo crea subito”.
Il deputato regionale auspica che il governo italiano prenda dei provvedimenti prima di una catastrofe economica e sociale senza precedenti. In verità è un appello che tutta la classe politica siracusana, regionale e nazionale, lancia da tempo. Riscontrando freddo interessamento da Draghi e dallo Sviluppo Economico.
“Ci sono paesi – continua Cafeo – come Ungheria e Slovenia che stanno difendendo gli interessi nazionali, per cui mi aspetto lo stesso atteggiamento anche da parte dell’Italia. Non scordiamo che il petrolchimico di Siracusa contribuisce al fabbisogno di carburante dell’intero Paese, oltre a dare lavoro ad oltre 8 mila persone nel solo territorio di Siracusa. Inoltre la zona industriale rappresenta una fetta importante del Pil della Sicilia che si troverebbe, di punto in bianco, senza un pezzo della sua economia”.




Truffe sui ristori per il covid19, denunciati dalla GdF 14 imprenditori siracusani

Quattrodici imprenditori del siracusano sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza. Secondo l’accusa, avrebbero incassato ristori dalla Stato, legati all’emergenza covi19, utilizzandoli poi per altri scopi. Secondo quanto calcolato dalle fiamme gialle aretusee, si parla di 650mila euro di prestiti garantiti o prestiti a contributo perduto.
Gli accertamenti hanno condotto, in un caso, a scoprire come una società di Lentini, attiva nel campo dei servizi di assistenza sociosanitaria, a fronte di un finanziamento di 300.000 euro destinato al pagamento dei fornitori, avrebbe invece destinato oltre il 90% della somma corrisposta per la liquidazione delle quote di alcuni soci.
In un altro caso, un rappresentante di prodotti farmaceutici di Siracusa avrebbe falsamente attestato di aver conseguito un fatturato di gran lunga maggiore rispetto a quello reale, in modo da percepire un finanziamento più consistente, in quanto parametrato ai ricavi conseguiti prima del covid.
Emersa anche la vicenda del presidente di una cooperativa di Siracusa che, dopo aver ottenuto un finanziamento
da 30.000 euro, avrebbe utilizzato parte della somma per la creazione di una nuova società, contravvenendo al vincolo di destinazione dei benefici economici corrisposti.




In fila per il cantiere, ci scappa il “solito” frontale: via Elorina, due feriti lievi. Ma che ritardi…

A completare il quadro di una giornata da bollino nero per il traffico su via Elorina, a Siracusa, anche il “solito” incidente. Oramai le statistiche del capoluogo toccano vette da primato, poco lusinghiero. Pure in un quadro di viabilità quasi ferma per i lavori in corso, poco prima di pranzo è avvenuto un frontale nella cosiddetta salita delle due colonne.
Una prima ricostruzione, affidata alla Polizia Municipale intervenuta sul luogo, propende proprio per una manovra azzardata come causa scatenante del sinistro. Due le auto coinvolte e la loro presenza sulla sede stradale ha ulteriormente complicato la viabilità nella zona. Non destano particolare preoccupazioni, fortunatamente, le condizioni dei due feriti. Per una donna è stato necessario il ricorso alle cure dei sanitari dell’Umberto I.
Code anche di un’ora per percorrere i 3 km di strada dall’incidente al cantiere stradale. Un incubo. Il problema non è la presenza di una cantiere per necessari lavori ai sottoservizi e neanche l’incidente, quando il ritardo evidente nel disporre percorsi alternativi o informare gli automobilisti prima di ritrovarsi imbottigliati e senza via d’uscita.




Lavori in corso, si ferma via Elorina: mattinata da bollino nero, fila e polemiche

Automobilisti siracusani sfiancati da una coda interminabile su via Elorina, in entrambi i sensi di marcia. Centinaia le telefonate e le segnalazioni. Improvvisi lavori su sottoservizi, condotti sulla sede stradale, hanno di fatto paralizzato il traffico lungo quella che una volta era nota come la via del mare e che adesso, però, collega aree urbanizzate al resto del perimetro urbano propriamente detto.
Segnalate in mattina anche attese di 30 minuti prima di riuscire a superare il tratto interessato dal cantiere su strada. Nel tratto oggetto dei lavori vige il senso unico alternato sulla corsia solitamente in direzione Siracusa. Il traffico è regolamentato da semafori. Solo poco dopo le 11 sono state adottati percorsi alternativi, con l’intervento della Polizia Municipale.
Da anni la cittadinanza chiede una alternativa che possa permette di snellire il volume veicolare che ingolfa durante l’anno, e in specie nella bella stagione, l’unica strada che collega le contrade marine con il capoluogo.




Stelle al merito del Lavoro, il riconoscimento anche per otto siracusani

Ci sono otto siracusani tra i 45 siciliani che si sono visti consegnare la “Stella al merito del lavoro”, conferita dal presidente della Repubblica. Cerimonia al teatro Politeama di Palermo. Per l’impegno e la dedizione profusi nell’ambito delle rispettive attività lavorative, sono stati insigniti dell’importante titolo di “Maestro del Lavoro”: Calogero Ambrogio, Massimo Castobello, Ettore Daniele, Paolo Gionfriddo, Mario Giuffrida, Andrea Spicuglia ed Enzo Tringali, Castriciano Pietro e Franzò Pasquale dipendenti delle aziende che operano nel polo petrolchimico.
Le Stelle al merito del lavoro sono state istituite nel 1967. Vengono conferite annualmente dal Capo dello Stato a cittadini italiani che abbiano prestato attività lavorativa ininterrottamente per un periodo minimo di venticinque anni alle dipendenze della stessa azienda o di trent’anni alle dipendenze di aziende diverse o a lavoratori italiani all’estero, senza l’osservanza dei predetti limiti di anzianità.

foto dal web




Mercato coperto a Santa Panagia? La buona idea abbandonata: si rifà viale dei Comuni

Vi ricordate l’idea di realizzare un mercato pubblico al coperto, tra viale dei Comuni e via Sant’Orsola? Bene, dimenticatela. L’interesse del Comune di Siracusa pare, infatti, essere venuto meno. Prova ne sarebbe l’avvio dei lavori di riqualificazione di via Giarre, con il programmato acquisto di 14 casotti coibentati semplici e monoblocco da piazzare nuovamente in quella zona, per perpetrare la tradizione del mercato rionale che però cercava rilancio. E l’idea del trasferimento nel vicino e dignitoso mercato coperto passa così in secondo piano. Tra l’altro, sarebbe stato il primo mercato al coperto di Siracusa.
Cambiato l’assessore al ramo, da Cosimo Burti ad Andrea Firenze, il progetto improvvisamente non piace più. O meglio, piace solo allo Iacp di Siracusa. L’istituto autonomo case popolare, retto dalla presidente Marilisa Mancarella, è proprietario del terreno su cui si voleva realizzare il mercato al coperto. Aveva siglato con entusiasmo, nel 2020, il protocollo d’intesa con l’amministrazione comunale. Ed aveva inserito l’investimento nel piano triennale delle opere pubbliche Iacp 2021-2023, con priorità alta. Anche perchè si tratta di un progetto realizzabile, oltre che utile.
Ma non la pensa più così Palazzo Vermexio. Eppure il mercato coperto era atteso dagli ambulanti della vicina via Giarre ed era pensato come una struttura a servizio di Santa Panagia. Lo Iacp – non il Comune di Siracusa – ha anche avviato nei mesi scorsi una collaborazione con la facoltà di Architettura per lo sviluppo di una idea progettuale per il mercato coperto.
Imbarazzo nei corridoi dell’Istituto Autonomo di Siracusa quando si chiede, oggi, quale sia il livello di interesse di Palazzo Vermexio verso l’opera. Una buona idea abbandonata? Sembrerebbe proprio di si.
L’ex assessore comunale Cosimo Burti, dimessosi quando Italia Viva ha tolto il proprio sostegno al sindaco Italia, non nasconde la sua amarezza. “Quella che hanno avviato in via Giarre non è una riqualificazione. Stanno solo rifacendo la strada per poi rimettere lì il mercato rionale, lasciando invariati i problemi: quelli dei residenti e quelli dei venditori. Magari il sindaco si fosse degnato di andare a vedere la zona e parlare con chi la vive. Forse via Giarre – continua Burti – è troppo lontana da Ortigia. Ma intanto si spendono soldi per acquistare 14 casotti, quando con il Pnrr tanto vantato dal sindaco si poteva provvedere diversamente. Se solo lo si fosse voluto, perchè le condizioni c’erano tutte. Le periferie si riqualificano con i servizi, come il mercato coperto. E si rilanciano con questi servizi. Ma al Comune forse pensano che bastino i murales…”, chiosa Burti.




La caporetto della differenziata a Siracusa: si consuma la restaurazione silenziosa del sacchetto

In una foto, l’ennesima, la caporetto della raccolta differenziata a Siracusa. Una distesa disumana di sacchetti ricolmi di ogni genere di rifiuto invade via Algeri, periferia della periferia. Il problema non è se funziona o meno il sistema di raccolta in quelle zone (come in molte altre della città). Gli operatori ecologici fanno il loro, con la solita regolarità, pur se tra i mille limiti di un sistema di discariche ormai al tracollo.
Quello che questa immagine segnala è la fragilità del debole equilibrio cittadino quando si parla di spazzatura. Siracusa è città delle forti contrapposizioni: chi rispetta il calendario di conferimento e chi no, chi fa una differenziata accettabile e chi no, chi fa il furbetto e chi no, chi paga la Tari e chi no. L’evidenza di una foto come quella che arriva da via Algeri – ma potrebbe essere la Borgata, come la Pizzuta, come anche Scala Greca – è che il sistema funziona finchè la maggioranza dei cittadini collabora. Se viene meno la collaborazione dei più, come in questi giorni, la macchina pubblica comunale non ha strumenti e forza per correggere, sanzionare, ripristinare. L’unico strumento (costoso) è quello delle bonifiche straordinarie. Salvo ritrovarsi pochi giorni dopo con le stesse, identiche scene. Tekra non investe in comunicazione per formare ed educare i cittadini – nonostante lo preveda il capitolato – ed anche in questo caso, il Comune non ha la forza di intervenire.
Molti cittadini continuano a produrre e gettare indiscriminatamente spazzatura, come se non ci fosse un domani, ma non si vedono i bollini rossi da “rifiuto non conforme”, come non si hanno notizie di multe e sanzioni. Spariti i mastelli, in strada solo cumuli di “munnizza”. Una ribellione silenziosa e nei fatti di una popolazione stanca di non vedere miglioramenti tangibili ben oltre i punti di una percentuale.
Serve chi guida una comunità e non lo si fa solo con i buoni propositi o i precetti morali. Si sta in campo, o meglio si sta in strada. Ma multe e sanzioni non sono popolari, tolgono voti. E poi di che stupirsi se persino il presidente della Regione alza bandiera bianca con una dichiarazione in tv da far gelare i polsi: “non ce la possiamo fare con la raccolta differenziata, anche per ragioni culturali”. Condannati all’arretratezza per Dna o per politica?