Reiterate evasioni e furto, arrestato 27enne di Floridia

Un 27enne è stato arrestato dai Carabinieri di Floridia, in esecuzione di un provvedimento di aggravamento della misura cautelare emesso dalla Corte d’Appello di Catania, per essere gravemente indiziato di reiterate evasioni e di furto in concorso commesso in danno di una ditta di veicoli industriali mentre era sottoposto alla misura cautelare.
I militari hanno prontamente segnalato le violazioni all’Autorità giudiziaria che ha emesso il provvedimento di aggravamento a seguito del quale il 27enne è stato condotto presso il carcere “Cavadonna” di Siracusa.




Rilancio del polo industriale, piano Isab da 750 milioni. I sindacati: “Strategia importante”

Isab mette in campo un piano da 750 milioni di euro. Due le linee di intervento per il rilancio: una per rendere più efficienti gli impianti esistenti e l’altra per realizzare un nuovo sito destinato alla produzione di carburanti sostenibili per aerei (Saf). Come anticipato da Il Sole 24 Ore, la società ha progettato nei mesi scorsi una spesa pari a 350 milioni di euro per l’efficientamento e la riqualificazione di alcuni “pezzi” degli impianti Sud e Nord. I fondi dovrebbero arrivare attraverso la garanzia pubblica Sace in modo da garantire l’apertura delle linee di credito necessarie. Si attende a fine marzo il decreto del Ministero Economia e Finanze, cui sono stati già trasmessi i progetti. L’obiettivo di questo intervento è ottenere un ulteriore abbassamento del livello di emissioni di Co2.
C’è poi anche il piano per la costruzione di un nuovo impianto per la produzione di carburante sostenibile per combustibili sostenibili e per aerei e – in parallelo – la realizzazione di una linea per idrogeno verde, ottenuto con energia rinnovabile. Il valore del progetto è di 400 milioni di euro.
“Noi apprezziamo le dichiarazioni dell’azienda e riteniamo importante la strategia per il futuro della raffineria e dell’intera area industriale”, commenta Andrea Bottaro (Uiltec). “Vogliamo che gli impegni presi dal governo nazionale e regionale si traducano in fatti, rapidamente. E chiediamo a Confindustria ed a tutti i soggetti interessati un confronto con tutte le aziende dell’area industriale, per ragionare sull’assetto futuro del petrolchimico più grande d’Italia”.




Clan Borgata, collaboratori di giustizia e intercettazioni “disegnano” ruoli e attività

I ruoli all’interno del gruppo criminale della Borgata erano chiari e sono stati ricostruiti dalla recente inchiesta della Dda di Catania e della Polizia di Siracusa. Quattro le persone arrestate. Secondo quanto emerso dalle indagini, il reggente del gruppo sarebbe stato il 41enne Giuseppe Guarino, su incarico diretto di Alessio Attanasio. A Corrado Piazzese sarebbe toccata la gestione del traffico di droga; Luigi Scollo si sarebbe invece occupato dei proventi della bisca clandestina, mentre Steven Curcio avrebbe supportato il gruppo nelle varie azioni illecite.
Ci sono anche le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Luca Costanzo e Claudio Barone, tra gli elementi che hanno permesso agli investigatori di disegnare la mappa del clan che si riorganizzava, dopo le recenti operazioni che avevano duramente colpito il sodalizio. Dichiarazioni utili anche per disvelare alcuni degli interessi del clan, come il gioco d’azzardo. La bisca principale sarebbe stata alla Mazzarrona, nei pressi di via Cassia, “attiva” già a novembre dello scorso anno e per tutto il periodo dicembre-gennaio. Secondo quanto rivelato dai collaboratori di giustizia, la ripartizione degli utili era stabilita sulla base di precisi accordi, rispettosi anche di equilibri criminali di zona.
Dalle quasi 200 pagine dell’inchiesta, emergono anche diversi elementi “particolari”: i telefonini comprati in carcere per mantenere i contatti; tatuaggi da cancellare come atto di sottomissione per essere accettati nell’organizzazione e persino un piano di espansione a Floridia, con accordi in loco per gestire il traffico della droga anche nella cittadina del siracusano. E poi racconti di bagni con una nota bibita gasata al posto di acqua e sapone, per cercare di eliminare eventuali tracce di polvere da sparo. Si, perchè il sodalizio criminale aveva disponibilità di molte armi e almeno 6 pistole sono state sequestrate dalla Polizia. Non si sarebbero fatti molti scrupoli nell’usarle, come rivelano spezzoni di intercettazioni shock (clicca qui) e come nel caso dell’intimidazione di fine gennaio, con diversi colpi esplosi all’indirizzo di una finestra di un’abitazione di via San Metodio, nei pressi della centrale piazza San Giovanni.
Nel corso delle indagini, emerse condotte tipiche dell’associazione di stampo mafioso come l’assistenza familiare ai detenuti, il pagamento degli stipendi agli associati, la mutua assistenza con altre organizzazioni criminali, l’attivismo anche in carcere e persino la cooptazione di alcuni appartenenti a clan di schieramenti opposti nel gruppo della Borgata.




“Ci vogliono i morti”, le intercettazioni shock dell’inchiesta su mafia e armi a Siracusa

“Bum, bum! Punirne uno per educarne cento”. Era questa la filosofia del sodalizio criminale della Borgata, ritenuto vicino al clan Bottaro-Attanasio. La frase viene ascoltata e registrata durante le indagini, svolte anche con il ricorso ad intercettazioni ambientali e telefoniche. Parole che testimoniano come il gruppo non avesse troppi problemi ad utilizzare armi da fuoco.
“Noi abbiamo armi caro mio…che neanche…”, si vanta uno dei fermati. “Ora sai cosa ci è capitata, cosa ci hanno regalato la 44 Smith!”, aggiunge un altro. La disponibilità di armi non era un problema: “Io ho una 9 ed una 6, ma queste sono mie”, dicono ancora senza sapere di essere ascoltati dalla Polizia. E il consiglio è subito pronto: “E tu queste te le devi conservare”.
Con quelle armi dovevano dare vita ad una “politica” criminale decisa e violenta, per una escalation cui cui riprendere il “controllo” del territorio. La violenza non era un problema. “Oh compare…si può fare questa cosa…questa che dice (nome). Si deve fare ma non si deve sapere niente, con una scusa…ci vogliono i morti…lo vuoi capire o no? Ci vuole la guerra…e non si deve sapere non solo…non si deve sapere che siete voialtri. Per prenderti il paese ci vogliono i morti, perché il mercato è libero…”. Uno spazio in cui inserirsi. “Io… io la penso in quella maniera… appena che…bum bum! Punirne uno per educarne cento! Io ho quella teoria!”.




Operazione Antimafia della Polizia: i nomi dei quattro fermati

Un’ascesa veloce, tanto da imporsi come i nuovi vertici del gruppo mafioso della Borgata, ritenuto vicino al Clan Bottaro.

Con l’operazione di questa mattina la Polizia ha posto in stato di fermo i siracusani Giuseppe Guarino, Steven Curcio, Domenico Piazzese, Luigi Scollo, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania.  Sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione mafiosa e porto illegale di armi.

Guarino, Curcio, Piazzese e Scollo sono ritenuti dagli investigatori direttamente coinvolti nella riorganizzazione del gruppo della Borgata dopo il blitz dei mesi scorsi. La polizia avrebbe dunque interrotto una fase di escalation criminale, caratterizzata anche dall’uso indiscriminato di armi.
Il blitz di oggi è arrivato a chiusura di una complessa ed articolata attività d’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania e condotta dalla Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo di Catania (S.I.S.C.O.) e dalla Squadra Mobile di Siracusa.
I quattro sottoposti a fermo sarebbero stati i nuovi vertici del gruppo della Borgata. Da tempo la polizia li teneva sotto controllo, ricostruendone ruoli e rapporti, caratterizzate anche da condotte tipiche dell’associazione di stampo mafioso come l’assistenza familiare ai detenuti, il pagamento degli stipendi agli associati, la mutua assistenza con altre organizzazioni criminali, l’attivismo anche in carcere e persino la cooptazione di alcuni appartenenti a clan di schieramenti opposti nel gruppo della Borgata.
Di rilievo la disponibilità di armi e di relativi immobili dove occultarle. Un veloce percorso verso l’egemonia sul territorio.




Mafia e armi, le intercettazioni shock “Per prenderti il paese ci vogliono i morti, il mercato è libero”




Laboratorio di droga a gestione familiare: cocaina, marijuana e hashish. Arrestate 3 persone

Due uomini e una donna, rispettivamente di 58, 23 e 54 anni, sono stati arrestati dai Carabinieri di Noto per detenzione abusiva di stupefacenti e munizioni.
A seguito di perquisizione domiciliare, sono stati rinvenuti circa 770 grammi di stupefacente tra cocaina, marijuana e hashish, oltre a materiale per il confezionamento e la pesatura, e due munizioni per pistola calibro 22.
Presso l’abitazione dei due uomini e della donna, appartenenti allo stesso nucleo familiare, i militari hanno rinvenuto parte dello stupefacente in preparazione per il confezionamento sul piano cottura della cucina, oltre quello già preconfezionato in dosi.
Dopo le formalità di rito, il 58enne ed il 23enne sono stati associati presso la Casa Circondariale “Cavadonna” di Siracusa, mentre la donna è stata trasferita al carcere “Piazza Lanza” di Catania, come disposto dall’Autorità giudiziaria.




Giornata Internazionale della Donna,tavola rotonda sulle donne nelle istituzioni

(cs) “Lo Stato delle donne” è il titolo di un evento organizzato dal Comune in occasione della
Giornata dell’8 marzo. Si terrà nell’auditorium del liceo scientifico Luigi Einaudi, a partire dalle 11, e interverranno 4 donne che rivestono ruoli di vertice in alcune istituzioni siracusane.
Ad aprire i lavori, anche nella veste di moderatrice, sarà la dirigente del lic eo Einaudi e assessora comunale alla Politiche scolastiche, Teresella Celesti. Dopo il saluto del sindaco Francesco Italia, interverranno: la prefetta Raffaela Moscarella, la procuratrice della Repubblica di Siracusa Sabrina Gambino, la dirigente dell’Ambito territoriale scolastico Luisa Giliberto e la vice presidente del consiglio comunale Conci Carbone.
Parteciperanno i dirigente degli istituti comprensivi e superiori della città e una rappresentanza degli studenti di Einaudi, Corbino, Gargallo, Fermi, Gagini, Quintiliano, Federico di Svevia, Insolera e Rizza.




Nuovo Ospedale, incontro Osservatorio Civico-Ordine dei Medici: “Confronto proficuo”

Il nuovo ospedale di Siracusa e la possibilità di avviare un programma di lavoro che veda protagonisti anche esponenti della società civile e del Terzo Settore insieme all’Ordine dei Medici.

Questi i temi al centro di un incontro tra l’Osservatorio Civico di Siracusa e il Presidente dell’Ordine dei Medici, Anselmo Madeddu, un confronto ad ampio raggio sulla sanità provinciale.

Il presidente dell’Osservatorio Salvo Sorbello, la sua vice, Donatella Lo Giudice ed il coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico, Franco Cirillo hanno evidenziato la necessità che “il nuovo ospedale sia costruito secondo  criteri e modelli che tengano conto di tutte le innovazioni digitali e garantendo, al contempo, ambienti di lavoro e di cura accoglienti e ospitali”, idea condivisa da Madeddu. 

L’Osservatorio lancia anche l’idea di avviare “un serio programma di lavoro articolato e concreto, che veda come artefici esponenti della società civile, del terzo settore come l’Osservatorio Civico e l’Ordine dei medici, con l’obiettivo di monitorare l’iter di realizzazione del nuovo nosocomio e spingere per conseguire l’obiettivo di dotare Siracusa di strutture sanitarie adeguate ai bisogni della popolazione e rispondenti ai cambiamenti economici, sociali e sanitari”.

“Dopo decenni di attesa e alla luce anche della preoccupante vetustà degli edifici dell’ospedale esistente- commentano Sorbello, Lo Giudice e Cirillo- è indispensabile poter avere al più presto un’infrastruttura sanitaria adeguata”.




Operazione Asmundo, le intercettazioni: “Nun cia ficimu a fare acchianare a Sorbello”

Nell prossime ore si terrà l’interrogatorio di garanzia delle 12 persone arrestate dai Carabinieri al termine dell’operazione Asmundo. Dovranno rispondere, tra l’altro, di associazione mafiosa, estorsioni, minacce e voto di scambio politico-elettorale.
Per dieci di loro è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Si tratta di Salvatore Arrabito, 34 anni, di Augusta; Antonello Costanzo Zammataro, 50 anni, di Melilli; Vincenzo Formica, 42 anni, di Melilli; Alfio Alberto Ira, 57 anni, di Carlentini; Andrea Mendola, 39 anni, di Melilli; Nunzio Giuseppe Montagno Bozzone, 58 anni, di Melilli; Antonino Puglia, 58 anni, di Agira; Salvatore Rasizzi, 37 anni, di Priolo Gargallo; Arturo Tomasello, 42 anni, di Lentini; Antonino Montagno Bozzone, 34 anni, di Melilli. Sono stati posti invece ai domiciliari Giuseppe Puglia, 39 anni, di Melilli, e Giuseppe Sorbello, 64 anni, di Melilli.
Secondo quanto accertato dagli investigatori, ai vertici del sodalizio criminale – attivo in particolare a Villasmundo – vi erano Giuseppe Nunzio Montagno Bozzone (nel 2013 condannato per associazione mafiosa e ritenuto affiliato al clan Nardo), Vincenzo Formica e Antonello Costanzo Zammataro (condannato nel 2018 per associazione mafiosa).
Le indagini condotte dai Carabinieri hanno portato alla luce l’accordo che l’ex assessore regionale ed ex sindaco di Melilli, Pippo Sorbello, avrebbe siglato con il sodalizio mafioso. Denaro e favori per ottenere una “spinta” decisiva nella corsa per la sindacatura all’appuntamento con le urne del 2022. In particolare – spiegano gli investigatori – Sorbello si sarebbe impegnato a favorire la scarcerazione del figlio di Montagno Bozzone, Antonino, detenuto a Caltagirone, non solo mettendo a disposizione i propri avvocati ma anche prospettando l’appoggio di un magistrato non meglio identificato.
In una intercettazione telefonica del 25 aprile 2022, due familiari di Montagno Bozzone parlano del denaro che avrebbero ricevuto da Sorbello. “Con quello là, con Pippo Sorbello per i voti, gli aveva detto la settimana scorsa che gli dava qualcosa di soldi e non si è fatto vedere proprio… ora stamattina si sono incontrati, essendo che ieri è venuto. E ora stamattina gli ha dato 500 euro”.
Ma già alcune conversazioni avvenute a maggio – ed ascoltate dagli investigatori – lasciano intendere l’esistenza di un’attività a sostegno della candidatura di Sorbello. Anche, ad esempio, intervenendo nei confronti di quanti lo criticavano, persino sui social. Lo stesso giorno delle elezioni, Giuseppe Montagno Bozzone – annotano gli investigatori – transita per le vie di Villasmundo, verosimilmente per controllare l’andamento delle votazione ed invitare alcuni elettori a recarsi al seggio.
In quelle ore, da quanto emerge nell’ordinanza, Sorbello chiama Montagno Bozzone e chiede un incontro per capire come vanno le cose: “Tu fatti nu giru drocu, vidi come è u fatto”. Il suo interlocutore lo rassicura.
Le elezioni, però, vedono la sconfitta di Pippo Sorbello che non va oltre il 24,7% dei consensi. L’ex assessore inizia a non rispondere alle chiamate del gruppo di Montagno Bozzone. Lui stesso, Montagno Bozzone, rimane deluso dal risultato e, in una conversazione del 17 giugno, si sfoga: “con i voti, diciamo, scritti, proprio scritti, con questi numeri saliva Pippo, non quello, come mai è stato eletto Carta”, dice in dialetto al suo interlocutore. “Nun cia ficimu a fare acchianare a Pippo Sorbello…se acchianava iddu, per dire, qualche cosa cangiava”.