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Lavoratori siracusani bloccati a Villa San Giovanni: “Pronti alla quarantena ma non ci fanno passare”

Sono bloccati a Villa San Giovanni da ieri, senza alcuna possibilità di superare lo Stretto di Messina, nonostante abbiano seguito tutta la procedura e nonostante per loro, 14 lavoratori della provincia di Siracusa, sia stato certificato il giustificato motivo per il rientro, con successiva quarantena, a casa. Arrivano da Taranto, dove hanno svolto, nella zona industriale, delle mansioni tra quelle ritenute necessarie. La ditta per la quale lavorano svolge un’attività che in Italia esegue soltanto un’altra impresa, più piccola, in Sardegna. Tutte ragioni riconosciute valide dagli enti competenti, con le dichiarazioni e le procedure svolte e ritenute regolari. Al posto di blocco, tuttavia, niente sta risultando sufficiente per concedere loro l’ok al rientro a casa. Francesco e i suoi colleghi, di Siracusa, Augusta, Melilli hanno trascorso la nottata in auto. Con  loro, in contatto telefonico,  fino alle 4 del mattino e poi nuovamente questa mattina, il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, che a sua volta ha contattato il presidente della Regione, Nello Musumeci, come il Ministero dell’Interno. “Se da una parte ci arrivano rassicurazioni sul fatto che abbiamo il diritto di passare- spiega Francesco- dall’altro, al posto di controllo, continuiamo a trovare un  muro. Ci viene detto che hanno disposizioni di non far passare nessuno. E restiamo qui, ancora senza sapere cosa fare e come poter raggiungere le nostre abitazioni. Siamo persone serie, lavoratori e ci stiamo ritrovando in una situazione assurda, complicata anche da un altro passaggio. Nella notte ci è stato detto che avremmo potuto tentare di raggiungere casa, tornando a Roma, prendendo un volo per Palermo e proseguendo verso Siracusa. Abbiamo iniziato il nostro viaggio ma, ad un certo punto, una telefonata, nuovamente una brutta notizia: non è escluso che si chiuda anche lì. Inutile arrivare fino a Roma. Abbiamo quindi invertito ancora una volta la marcia verso Villa San Giovanni. Nessuna notizia ancora nemmeno sulla stanza dall’albergo in cui teoricamente potremmo trovare un po’ di riposo in attesa che qualcuno ci dica cosa dobbiamo fare e come. Lavoriamo per un’impresa seria, che ci ha dato tutte le istruzioni del caso, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e della nostra salute, ma quel posto di blocco inviolabile rischia di vanificare tutto. La notte scorsa eravamo in cinquanta circa a restare dall’altra parte dello Stretto. Non sono mancati momenti di tensione, acuiti dalle proteste. Noi ci siamo messi da parte, non abbiamo in alcun modo voluto fare nulla per alimentare i disordini. Pretendiamo, tuttavia, attenzione”.

Foto: repertorio