Bronzi di Riace, caccia al relitto perduto: nei fondali di Brucoli la prova della loro origine siracusana?

La suggestione resta ancora sospesa tra storia, archeologia e mistero: i Bronzi di Riace potrebbero avere un legame con Siracusa. Una teoria affascinante, rilanciata negli ultimi anni da nuovi studi multidisciplinari e dal lavoro appassionato del medico e ricercatore siracusano Anselmo Madeddu, che punta a riaprire una delle più intriganti ipotesi sull’origine e sul viaggio delle due straordinarie statue bronzee del V secolo avanti Cristo. Si cerca la cosiddetta “prova regina”, quella che potrebbe arrivare dal mare, dai fondali lungo la costa orientale della Sicilia dove si ritiene possa trovarsi il relitto della nave che avrebbe trasportato i Bronzi prima del naufragio.
Già negli anni Ottanta l’archeologo americano Ross Holloway aveva avanzato l’ipotesi di un possibile collegamento con Siracusa e con un contesto storico nel quale la città aretusea rappresentava uno dei principali centri del Mediterraneo, crocevia di commerci, guerre e opere d’arte. Oggi quella teoria torna d’attualità grazie anche alle nuove tecnologie ed a un progetto di ricerca che sta scandagliando i fondali alla ricerca di tracce compatibili con un antico naufragio.
Fabio Portella, ricercatore subacqueo e ispettore onorario della Soprintendenza del Mare, è impegnato nelle attività di ricognizione. “Ancora pochi giorni di pazienza e la Soprintendenza del Mare diffonderà una notizia davvero importante”, rivela su FMITALIA. “Grazie all’assessorato regionale ed alla stessa Soprintendenza, sono continuate le ricerche nella zona di Brucoli per individuare il relitto dei Bronzi. Lo chiamiamo proprio così: il relitto dei Bronzi, perché l’obiettivo è cercare la nave che li trasportava”.
Una ricerca complessa, condotta con strumenti tecnologici avanzati. “La Regione Siciliana ha attivato anche l’Arpa e diversi professionisti. Sono state effettuate indagini strumentali attraverso side scan sonar, multibeam e Rov analizzando una vasta area di fondale, da Capo Santa Croce fino alla zona di Brucoli e quasi al Simeto”. L’obiettivo era individuare eventuali anomalie di origine antropica, cioè segnali riconducibili alla presenza di strutture o materiali lasciati dall’uomo. E qualcosa, a quanto pare, è stato individuato.
“Abbiamo censito circa 200 target – rivela Portella, uno dei ricercatori subacquei più famosi d’Italia – di cui 26 particolarmente interessanti e promettenti. Adesso bisognerà immergersi per verificarli direttamente”. Una fase che vedrà protagonista proprio il gruppo di ricerca subacquea siracusano. “Non abbiamo perso tempo: abbiamo studiato una zona molto interessante, che in passato era attraversata da traffici importanti. Bisogna ricordare quante città antiche esistevano lungo queste coste e quale ruolo avevano nel Mediterraneo…”, aggiunge Portella, stuzzicando mille curiosità.
E le prime immersioni avrebbero già confermato il potenziale archeologico dell’area. “Il mare siciliano è sempre estremamente generoso – racconta il ricercatore – perché restituisce continuamente testimonianze del passato. Al di là della ricerca legata ai Bronzi, che resta naturalmente l’obiettivo principale, sono emerse una serie di presenze archeologiche che meritano attenzione”.
La possibilità che sotto quei fondali possa celarsi traccia della nave che trasportava i Bronzi di Riace rappresenta una delle sfide più affascinanti dell’archeologia subacquea contemporanea. Una scoperta del genere non cambierebbe soltanto la storia delle due statue, ma potrebbe riscrivere un pezzo dell’intera storia mediterranea. La strada verso l’eventuale conferma definitiva è ancora lunga. Ma la ricerca, questa volta, sembra essere arrivata molto vicina al luogo dove potrebbe celarsi la risposta.

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