Carabinieri rilevano irregolarità in un allevamento di cavalli

Controlli mirati per garantire legalità, tutela della salute animale e tracciabilità dei cavalli. È questo il bilancio dell’attività condotta dai Carabinieri della Stazione di Catania Librino, con il supporto dei veterinari dell’Asp di Catania, nell’ambito dei servizi disposti dal Comando Provinciale per il monitoraggio del territorio e il contrasto alle situazioni di degrado e irregolarità. Nel mirino dei militari, un allevamento di cavalli del quartiere, sottoposto a verifica per accertare il rispetto delle normative in materia di identificazione, registrazione e gestione sanitaria degli equidi. Durante il controllo, eseguito alla presenza del responsabile, un 26enne catanese, i Carabinieri hanno riscontrato diverse anomalie: nell’allevamento erano presenti 3 cavalli, a fronte dei 7 formalmente registrati nella Banca Dati Nazionale Equidi, elemento che ha fatto emergere criticità nella tracciabilità degli animali. Gli accertamenti hanno inoltre consentito di appurare la mancata comunicazione della variazione dei dati aziendali relativa al cambio del detentore dello stabilimento, risultato deceduto, oltre all’assenza del necessario aggiornamento sul passaggio di proprietà di alcuni animali. Ancora più rilevante la posizione di uno degli animali, risultato privo di identificazione e del previsto controllo sanitario, in violazione delle norme che disciplinano il settore. La normativa nazionale ed europea impone, infatti, obblighi precisi per la detenzione degli cavalli: ogni animale deve essere identificabile attraverso microchip e passaporto equino, regolarmente registrato nella banca dati ufficiale e sottoposto ai controlli sanitari previsti, strumenti indispensabili non solo per garantire il benessere animale, ma anche per assicurare la piena tracciabilità in caso di movimentazioni, cessioni, emergenze sanitarie o verifiche veterinarie. Non si tratta, dunque, di meri adempimenti burocratici. L’assenza di identificazione o l’irregolare registrazione di un animale può compromettere infatti la ricostruzione della sua provenienza, ostacolare i controlli sanitari e creare potenziali rischi sotto il profilo della salute pubblica oltre che della tutela degli animali. Per le violazioni accertate, i militari hanno elevato sanzioni amministrative per complessivi 1.450 euro, con obbligo di regolarizzare quanto non a norma.