Caso Stefano Biondo, la prescrizione chiude il processo penale dopo quasi 16 anni

Il lungo iter processuale per la morte del giovane disabile Stefano Biondo, deceduto l’11 gennaio 2011 durante una manovra di contenimento a Siracusa, si è concluso con la prescrizione dei termini in sede penale. La Corte d’Appello di Catania ha tuttavia confermato le statuizioni civili, condannando l’imputato Giuseppe Alicata e il responsabile civile al risarcimento dei danni in favore dei familiari. Per Alicata, l’infermiere dell’Asp di Siracusa accusato di aver provocato il soffocamento del giovane Stefano, si tratta di una condanna in primo grado nel 2018, a due anni di reclusione e al risarcimento alla famiglia della vittima. “La sentenza odierna, che ha confermato le statuizioni civili e condannato l’imputato ed il responsabile civile al risarcimento del danno in favore dei prossimi congiunti di Stefano Biondo, la Corte D’Appello di Catania – dichiara l’avvocato Salvatore Lo Vecchio, legale della famiglia di Stefano – ha confermato la verità dei fatti già accertata nel precedente grado di giudizio dal Tribunale di Siracusa, e reso giustizia alla memoria della vittima. Nulla potrà mai restituire Stefano all’affetto dei suoi cari, ma questa decisione rappresenta un passo fondamentale per il riconoscimento della sua dignità e della sofferenza dei suoi cari, che si è rinnovata nel loro volto, e in particolare negli occhi, di ognuna delle numerose udienze di questo tormentato processo. In questo momento il nostro pensiero va esclusivamente a loro, ai familiari di Stefano, che hanno saputo affrontare questo doloroso percorso con dignità, senza mai perdere fiducia nella Magistratura. Per queste ragioni – conclude l’avv. Lo Vecchio – oggi più che mai, siamo pronti e determinati ad affrontare ogni eventuale successivo grado di giudizio”. Dopo quasi sedici anni finisce il calvario e Rossana La Monica, sorella di Stefano, si sfoga. “Con oggi termina lo strazio di doversi presentare in un’aula di tribunale per chiedere ciò che avrebbe dovuto essere scontato, ovvero la verità su un ragazzo fragile affidato a chi avrebbe dovuto proteggerlo e curarlo – dichiara Rossana La Monica, sorella e tutrice di Stefano, nonché presidente dell’Associazione Astrea – Non c’è soddisfazione di fronte a uno Stato che arriva con il fiato corto, lasciando che il tempo estingua le responsabilità penali tramite la prescrizione. Tuttavia – conclude La Monica – la conferma delle statuizioni civili ribadisce la fondatezza delle nostre ragioni e la vera sconfitta oggi è del sistema giudiziario, non la nostra. Stefano non tornerà, ma l’indignazione e il dolore di questi 15 anni e 10 mesi si sono trasformati nella forza dell’Associazione Astrea, che continuerà ogni giorno a battersi per i diritti degli ultimi, dei fragili e di chi non ha voce”.