Rubano 300 kg di metallo:2 arresti a Priolo

Avrebbero rubato 300 chili di barre metalliche, sottraendoli ad un’azienda di componentistica per torri eoliche di Marina di Melilli, ma sono stati sorpresi da due carabinieri della stazione di Priolo ed arrestati in flagranza di reato. Le manette sono scattate ai polsi di due giovani, Cristian Marsilla, di Siracusa e Faical Baisari, marocchino, entrambi di 23 anni e residenti nel capoluogo. Ad “incastrare” i due presunti ladri sarebbe stata l’Ape Piaggio parcheggiata davanti all’azienda. Il modo in cui il mezzo era stato posteggiato ha insospettito i due carabinieri, che stavano facendo rientro in caserma dopo un servizio espletato a Siracusa. Avvicinandosi, i militari avrebbero sorpreso i due giovani all’interno dell’azienda, intenti a caricare le barre, di 40 chili ciascuna. Il metallo, una volta “piazzato” sul mercato nero, avrebbe fruttato 20 centesimi di euro al chilo.




Violenze in famiglia, due denunce

via cataniaNella tarda serata di ieri, gli agenti delle Volanti sono dovuti intervenire per una lite in famiglia in una traversa di via Catania. Allertati da una segnalazione, i poliziotti sono intervenuti per calmare un uomo, un rumeno di 36 anni residente da tempo a Siracusa, che in evidente stato di alterazione, avrebbe picchiato la moglie e due dei tre figli. Placare la sua rabbia non è stata operazione semplice. A dargli manforte anche il fratello: i due si sarebbero scagliati contro gli agenti intervenuti sul posto.
Una volta condotti alla ragione, i due sono stati denunciati per maltrattamenti in famiglia e resistenza a pubblico ufficiale. Le indagini dovranno adesso verificare se vi siano stati altri episodi di violenze domestiche.
La donna ed i tre figli della coppia sono stati condotti in ospedale per controlli. Prognosi di 5 giorni per trauma cranico minore per due dei tre minori. Al più piccolo, di cinque anni, è stato riscontrato un forte stato di agitazione da stress. Ad avere la peggio la donna, con una prognosi di 7 giorni.




Villetta sequestrata e lui prova a salvare "il salvabile"

questura_18092013La confisca della sua villetta di via Grottasanta, a Siracusa, non gli era proprio andata a genio. E per questo il 35enne proprietario dell’immobile, subito dopo l’ordinanza emessa dalla Corte di Cassazione, pur di salvare il salvabile avrebbe “assoldato” due ragazzi di 25 e 26 anni. I due avrebbero dovuto sottrarre ringhiere, porte e infissi  dalla villetta. Ma non avevano fatto i conti con la Polizia. Gli uomini del commissariato Ortigia sono, infatti, piombati in via Grottasanta interrompendo il loro piano criminale. Gli agenti hanno recuperato il materiale che era stato già smontato e sequestrato le attrezzature utilizzate per compiere il furto. In un garage di proprietà sempre del 35enne, ritrovati altri infissi, ringhiere e suppellettili   della villetta, asportate in precedenza. Il terzetto è stato denunciato per sottrazione di cose sottoposte a sequestro e furto aggravato.




Rapina e sequestro di persona con la complicità della badante

ARRESTATI BADANTERapina aggravata in concorso e sequestro di persona. Con questa accusa gli agenti della Squadra mobile e delle Volanti di Siracusa hanno arrestato Franco Musso, 43 anni, Antonino Tinè, 21 anni, Lorenzo Arena, 19 anni e Lucia De Simone, 25 anni, tutti residenti a Siracusa. Secondo gli investigatori, due dei presunti rapinatori, domenica scorsa, avrebbero fatto irruzione all’interno dell’abitazione di un anziano di 83 anni, nei pressi di via Piave, con il volto travisato da caschi e, approfittando dell’arrivo della badante dell’uomo e della moglie, una donna con gravi problemi di deambulazione, avrebbero minacciato entrambi, intimando loro di consegnare tutto il denaro custodito in casa. Dopo essersi impadroniti della somma, 400 euro, i malviventi avrebbero legato l’anziano e la badante con delle corde , imbavagliandoli con del nastro adesivo. Si sarebbero, quindi, impossessati di due fucili, che il proprietario dell’abitazione custodiva in casa. Immediatamente dopo, i due rapinatori si sarebbero dileguati. Il racconto della vittima non avrebbe convinto gli investigatori, convinti che la badante, Lucia De Simone, potesse avere avuto un ruolo nel “colpo” messo a segno. Ulteriori indagini avrebbero consentito alla polizia di accertare che la donna aveva avuto, in passato, una relazione con Musso, ritenuto l’ideatore della rapina. Nello stabile in cui il giovane e Arena abitano, gli agenti hanno rinvenuto i fucili rubati e parte del bottino, 205 euro. I due uomini sono stati condotti nel carcere di Cavadonna, mentre alla donna sono stati concessi gli arresti domiciliari. I dettagli dell’operazione sono stati  illustrati nel corso di una conferenza stampa convocata dal dirigente della Squadra Mobile, Tito Cicero.

Nella foto tre dei 4 arrestati: Franco Musso, Lorenzo Arena e Antonino Tinè




Al bar anzichè ai domiciliari, un arresto ad Avola

v\:* {behavior:url(#default#VML);} o\:* {behavior:url(#default#VML);} w\:* {behavior:url(#default#VML);} .shape {behavior:url(#default#VML);}

Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE MicrosoftInternetExplorer4 /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; mso-ascii- mso-ascii-theme- mso-fareast- mso-fareast-theme- mso-hansi- mso-hansi-theme- mso-bidi- mso-bidi-theme-}

Si intratteneva davanti ad un bar con altre due persone, entrambe già note alla giustizia, nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari. Gli agenti del commissariato di Avola lo hanno sorpreso e arrestato. Manette ai polsi di Giovanni Caldarella, 34 anni, a cui, ad ogni modo, sono stati nuovamente concessi i domiciliari.  

 




Immigrazione: oltre 250 migranti nella zona sud

IMG_0631Oltre 250 immigrati individuati al largo delle coste della zona sud  della provincia di  Siracusa, nelle prime ore di oggi. 150 migranti, di nazionalità siriana ed egiziana, sono sbarcati questa mattina sulla spiaggia di Calamosche.  Un secondo barcone, con 100 persone a bordo, è stato, intercettato nella stessa area. In questo caso, però, le operazioni di abbordaggio sarebbero ancora in corso. Le avverse condizioni marine renderebbero difficoltoso l’approvo, tanto che gli uomini della Guardia Costiera starebbero tentando di portare il natante in una zona costiera riparata, così da consentire operazioni più agevoli. Un terzo barcone sarebbe, infine, monitorato a circa 5 miglia da Portopalo.

 




Cavallo in piazza Adda, i vigili urbani ne bloccano la "fuga"

ponyCuriosità e scompiglio tra automobilisti e passanti, ieri pomeriggio, nelle vie centrali di Siracusa, che si sono ritrovati in “compagnia” di un cavallo che passeggiava indisturbato nella zona di piazza Adda. Immediato l’intervento della polizia municipale, allertata da una segnalazione telefonica. I vigili urbani hanno rintracciato l’animale, un pony fuggito poco prima da un terreno adiacente all’area archeologica della Neapolis. L’animale, dopo essersi allontanato dall’appezzamento del proprietario, aveva percorso via Giuseppe Agnello, viale Paolo Orsi e via del Colle Temenite, per dirigersi, infine, verso piazza Adda. Una volta recuperato, l’animale è stato riconsegnato al proprietario.

 




"Scafisti di terra", tre fermi

L’esistenza a Siracusa di una solida cellula dell’organizzazione criminale che si occupa dell’immigrazione clandestini anche via terra avrebbe trovato decise conferme. La Questura di Siracusa è infatti riuscita ad individuare tre presunti scafisti “di terra”, posti in stato di fermo. Basisti, secondo la normale terminologia investigativa, il cui compito sarebbe stato  quello di coordinare via terra le operazioni di sbarco e lo smistamento dei migranti e degli scafisti attraverso una rete di contatti e la disponibilità di diversi mezzi di trasporto. A “tradirli”, la loro sospetta presenza in occasione di più sbarchi cosa che ha messo gli investigatori sulle loro tracce. Poi, la scorsa settimana, il sequestro di una delle cosiddette navi madre e le intercettazioni operate che hanno fornito le conferme attese.
In carcere sono così finiti Amir Qat (classe 1969), originario della Palestina, residente a Siracusa; Abdou Ghedu, detto Mhamed, (classe 1982) di origine egiziana, anche lui residente a Siracusa; e Mahoamed Shahan Darwish Elasyed (classe 1991) anche lui egiziano ma  residente a Vittoria. Devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata a favorire l’immigrazione clandestina di cittadini egiziani e siriani. Un quarto basista è riuscito a sfuggire all’operazione che adesso prende respiro internazionale. Individuate anche altre responsabilità in Egitto e, come ha spiegato il procuratore capo di Catania, Giovanni Salvo, sono pronte a partire le rogatorie internazionali.
Gli inquirenti sono moderatamente soddisfatti, convinti di aver assestato un duro colpo all’organizzazione criminale. “Ma l’emergenza non può certo considerarsi conclusa”, dice ancora Salvi mentre arriva – curiosa conferma -la notizia di altri sbarchi nel siracusano.
Gli indagati, con l’aiuto di altri complici, avrebbero contattato cittadini egiziani e siriani interessati ad un ingresso clandestino via mare in Italia, pattuendo il pagamento del prezzo per il viaggio e gestendo tutte le fasi del successivo trasferimento in Italia. Gli arrestati utilizzavano una collaudata rete organizzativa costituita da automezzi per il trasporto a terra fino alla città costiera di partenza e di imbarcazioni di vario tipo e grandezza necessari per effettuare la traversata del Mediterraneo.




"Consapevole del difficile lavoro"

Francesco-Paolo-Giordano-400x210Si è insediato ufficialmente lunedì il nuovo procuratore capo di Siracusa, Francesco Paolo Giordano. “Sono consapevole del difficile lavoro che mi aspetta”, sono le sue prime parole nell’affollata aula del Tribunale di viale Santa Panagia. Nessun accenno alla stagione dei veleni che ha preceduto la sua nomina – ricorderete il trasferimento d’ufficio per Ugo Rossi e i risvolti della vicenda – su cui glissa cordialmente. “Preferirei non dire niente. Io guardo al futuro e a quello che si farà”, il pensiero di Giordano. “Si torna alla normalità a Siracusa, ma solo perchè adesso quella casella che era vacante è tornata occupata. E’ la normalità degli uffici”, aggiunge poi.
Chiare le priorità, quando il nuovo procuratore capo parla di polo petrolchimico, di ambiente e cultura: questi i settori su cui – è il senso del pensiero – per vari motivi si concentrerebbero le attenzioni delle organizzazioni criminali del territorio.
Tante le autorità presenti, tutte in prima fila per un saluto a Francesco Paolo Giordano. Ci sono i big della magistratura siciliana – spicca la presenza di Tinebra – ma anche i comandanti provinciali di tutte le forze dell’Ordine, il Questore e il Prefetto di Siracusa. Il sindaco Garozzo ha consegnato al neo insediato procuratore capo un prezioso volume su Siracusa e la sua storia.
Giordano proviene dall’esperienza di Caltagirone. La nomina, all’unanimità, risale allo scorso mese di luglio e chiude una vacatio creatasi dopo il trasferimento di Ugo Rossi, disposto dal Csm su richiesta del Ministro della Giustizia.
In magistratura dal 1977, Giordano è stato giudice al tribunale di Modica, sostituto procuratore a Catania e procuratore aggiunto a Caltanissetta, divenendo reggente dell’ufficio nei periodi di assenza del capo. Si è occupato di alcune delle inchieste più importanti sulla mafia, a cominciare dalle indagini sulla strage di Capaci, rappresentando anche l’accusa nel processo di primo grado, e di via D’Amelio. È stato anche pm del processo d’appello sull’omicidio Livatino. Dal 2008 è procuratore capo di Caltagirone, seguendo inchieste importanti: come quelle, in collaborazione con la Dda di Catania, sulla mafia locale, sull’incidente sul lavoro al depuratore di Mineo del giugno del 2008 in cui morirono sei operai e sulla base militare statunitense Muos a Niscemi.




Augusta, i funerali della ragazza investita

giulia_quattrocchiSono stati celebrati nel pomeriggio di lunedì, nella chiesa Matrice di Augusta, i funerali di Claudia Quattrocchi. Chiesa gremita, in un mix di rabbia e incredulità per l’accaduto. E profondo dolore, quello di una collettività che si è stretta attorno alla famiglia della sfortunata ragazza.
Nella notte tra sabato e domenica il dramma: un auto pirata ha investito la 13enne mentre, con un’amica, stava attraversando le strisce pedonali di corso Sicilia, alla Borgata. L’incidente è avvenuto all’altezza del Palajonio, in una zona trafficata e centrale dove – nonostante alcuni dissuasori – spesso le auto usano sfrecciare, approfittando del lungo rettilineo. Un prbolema sicurezza su cui oggi Augusta si interroga.
Claudia Quattrocchi è stata investita mentre stava facendo ritorno a casa. Per la giovane sarebbero state fatali le ferite riportate nell’impatto. I soccorsi sono stati immediati come il trasporto in ospedale, al Muscatello, ma il suo cuore non ha retto. E su Facebook è scoppiata la rabbia di amici e conoscenti.
L’uomo alla guida della Fiat Punto non si era neanche fermato in un primo momento. Poi, nelle prime ore di domenica mattina, forse agitato dai rimorsi, si è presentato ai carabinieri. E’ anche lui un giovanissimo: 18 anni, neopatentato. E’ stato denunciato  per omicidio colposo e omissione di soccorso. Non era sotto effetto di alcool e droga, secondo quanto emerso dai primi test. Al momento per lui nessuna misura cautelare di limitazione della libertà.