Tragedia a Portopalo, perde la vita turista piemontese

Un turista piemontese, originario della provincia di Torino, ha perduto la vita nel pomeriggio a Portopalo. Era in vacanza insieme alla fidanzata ed i due – secondo le prime testimonianze – avrebbero deciso di raggiungere a nuoto dalla spiaggia l’isolotto di Capo Passero, armati di maschera e boccaglio.
Ma avrebbero sottovalutato le correnti e così nel mezzo della traversata l’uomo avrebbe iniziato ad accusare dei problemi. La fidanzata è riuscita a trarsi in salvo, mentre il 43enne è stato ritrovato poco dopo sugli scogli da alcuni diportisti presenti nelle vicinanze.
Lo hanno caricato a bordo dove hanno iniziato a praticare le prime manovre di soccorso, inclusa la respirazione artificiale e del massaggio cardiaco. Nel frattempo è arrivata sul posto anche la Guardia Costiera ma purtroppo per lo sfortunato turista non c’era più nulla da fare.




Siracusa. Incidente mortale sulla Siracusa-Catania: muore giovane di 25 anni

Incidente mortale autonomo questa mattina lungo l’autostrada Siracusa- Catania, nei pressi dello svincolo per Belvedere. La vittima è un giovane di 25 anni, originario di Belpasso. L’uomo si trovava alla guida della propria auto, una Fiat Punto, quando per motivi ancora da accertare, si è andato a schiantare contro il guardrail.  Sul posto, la Polizia Stradale e una squadra dell’Anas. Traffico in tilt




Siracusa. Venti chili di hashish in un trolley: arrestato corriere della droga

Circa 20 chili di hashish in quaranta panetti nascosti all’interno di un trolley. Li nascondeva Tarik Misbah, 42 anni, extracomunitario residente a Siracusa. L’uomo viaggiava su un pullman. Quando è arrivato al capolinea di corso Umberto, sono intervenuti gli uomini della questura, che svolgevano un servizio di contrasto allo spaccio di stupefacenti. La polizia ha atteso che l’uomo, dalla stiva, prelevasse il suo trolley. A quel punto è stato bloccato e arrestato. All’interno, rinvenuti i 40 panetti, da mezzo chilo ciascuno. Il presunto corriere della droga è stato condotto nel carcere di Cavadonna.

 




Resta in carcere Giuseppe Lanteri, verso incidente probatorio e perizia psichiatrica

Si è sciolto quasi subito in lacrime. Un pianto a dirotto costante per tutto l’interrogatorio di garanzia a cui Giuseppe Lanteri è stato sottoposto questa mattina, in tribunale a Siracusa. Assistito dal suo legale, Nino Campisi, ha ripetuto al gip di non ricordare pienamente cosa è accaduto la mattina dell’omicidio di Loredana Lopiano.
Ha ascoltato il capo di imputazione – omicidio aggravato – ed ha accettato di rispondere a tutte le domande. Ha fornito qualche altro dettaglio, come un incontro di pochi secondi con la figlia della sfortunata infermiera durante le convulse fasi seguite all’accoltellamento. “Ho provato ad avvicinarmi, lei è scappata nella sua camera col il telefono all’orecchio. Le ho detto di non chiamare nessuno e poi sono andato via”, ha raccontato tra i singhiozzi. Alle domande su di una eventuale colluttazione con Loredana Lopiano, magari in seguito ad una qualche frase pronunciata dalla donna, non ha saputo rispondere. “Non ricordo, non ricordo nulla…”.
Il medico legale Corrado Cro si occuperà per conto della Procura dell’autopsia sul corpo della Lopiano e di una perizia fisica anche su Giuseppe Lanteri, alla ricerca di segni di un eventuale colluttazione. Per il momento resta in carcere, guardato a vista e seguito dagli educatori della struttura. Il suo avvocato ha anticipato la volontà di richiedere un incidente probatorio anche per far sottoporre prima possibile il suo assistito ad una attenta perizia psichiatrica.
Giuseppe Lanteri, 19 anni, avrebbe alle spalle una diagnosi di epilessia. Lo proverebbero diversi certificati medici dell’Asp di Trapani, presso la quale era in cura nel 2017. Un certificato medico, in particolare, parlerebbe di vuoti di memoria e senso di smarrimento prima e dopo gli attacchi. “Mi sentivo nervoso, agitato quella mattina. Sono andato in quella casa e poi non ricordo molto altro, un vuoto totale…”, ha ripetuto al gip tra le lacrime mentre gli veniva chiesto conto anche di quel coltello che aveva con sè e della lama rimasta conficcata nella nuca della 47enne infermiera. Lanteri assumerebbe tutt’ora dei farmaci e alcuni li aveva con sè al momento del fermo, sulla scogliera di Avola.




Scuole Sicure, carabinieri con cani antidroga sui bus: trovate 12 dosi

I carabinieri della Stazione di Cassibile con l’ausilio dei cani del Nucleo Cinofili della Guardia di Finanza di Siracusa, hanno proceduto al controllo di alcuni autobus di linea che effettuano il servizio scuole da Cassibile a Siracusa.
Continua quindi senza sosta la prevenzione e il contrasto all’uso ed allo spaccio di droghe a bordo dei mezzi di trasporto pubblico e nelle scuole. Ai carabinieri erano giunte numerose segnalazioni circa la possibile presenza di giovanissimi pusher a bordo degli autobus scolastici. Per questo motivo poco dopo la partenza dei mezzi di linea da Cassibile, i militari hanno intimato l’alt e dato vita ai controlli.
Sotto i sedili di un autobus sono state rinvenute ben 11 dosi di marijuana ed 1 dose di hashish, probabilmente gettate da chi le possedeva non appena ha compreso cosa stava accadendo.
I carabinieri hanno identificato tutti gli occupanti del mezzo di linea ed avviato le indagini per risalire all’identità del o dei possibili pusher.




Siracusa. Nuovo comandante per i Carabinieri: è il col. Tamborrino

Il nuovo comandante provinciale dei Carabinieri è il tenente colonnello Giovanni Tamborrino. Questa mattina il primo contatto ufficiale, dopo l’insediamento dello scorso 14 settembre. Arriva dal Reparto Operativo di Taranto ed una esperienza sul campo che lo ha visto prima a Palermo poi in Puglia, tra le province di Bari e Taranto. In mezzo anche una missione in Kosovo. E adesso Siracusa, dove mette a disposizione la sua esperienza investigativa.
“E’ un piacere tornare in Sicilia. Siracusa è una gran bella città che sto imparando a conoscere”, ha raccontato. “Non ho ricette magiche, lavoreremo nel segno della continuità e del contatto con la popolazione. La capillarità della presenza sul territorio è una risorsa fondamentale per noi carabinieri. La missione è quella di garantire al meglio la sicurezza dei cittadini in assoluta armonia con le altre forze di polizia”.




Lentini.Carenze igienico-sanitarie: sanzionati due esercizi commerciali

Controlli amministrativi e igienico-sanitari a Lentini. Li ha condotti la polizia insieme al personale del Servizio Igiene degli Alimenti di Origine Animale e nutrizione dell’Asp, rilevando in due esercizi commerciali gravi carenze .In un’attività sono state rilevate anche violazioni delle norme sull’impiego dei lavoratori subordinati e per tali motivi il titolare è stato denunciato per la violazione della legge sulla tutela del lavoro dei minori.Notificate ai titolari di due attività alimentari delle sanzioni amministrative per delle carenze igienico-sanitarie, già rilevate in precedenti ispezioni.




Pachino. Bastonate a una creditrice che rivoleva i soldi: anziana denunciata

Ha colpito con un bastone di legno una donna che le chiedeva la restituzione di una somma di denaro prestata qualche anno fa. Denunciata dagli agenti del commissariato di Pachino una donna di 77 anni. E’ accusata di lesioni. La donna, innervosita dalla richiesta del denaro, ottenuto in prestito in precedenza, ha causato alla creditrice lesioni giudicate guaribili in 30 giorni.




"Lanteri non è adatto al carcere": il difensore chiederà i domiciliari. L'accusa: omicidio aggravato

E’ stato fissato per domattina alle 9.30 l’interrogatorio di garanzia di Giuseppe Lanteri. In tribunale a Siracusa verrà formalizzata l’accusa di omicidio aggravato. Il suo legale, Nino Campisi, proverà a chiedere i domiciliari non foss’altro perchè “il ragazzo non è adatto al carcere, è in stato di shock emozionale ed in condizioni difficili. Non ha piena coscienza di quanto fatto e accaduto”.
Difficilmente, però, una simile richiesta verrà presa in considerazione dai magistrati che si stanno occupando della vicenda. Troppo grave il reato contestato ed il quadro indiziario per pensare ad una soluzione di quel tipo. Intanto in carcere a Cavadonna, Giuseppe Lanteri rimane guardato a vista in cella di accettazione.
“Ai magistrati ha confermato di essere andato a casa della donna per vedere la ragazza. Su quanto accaduto dopo, black out. Non ricorda nulla. Non ha saputo dire che c’è stata colluttazione o cosa”. E sembra implicitamente confermare una strategia difensiva che potrebbe puntare sul raptus e la momentanea incapacità di intendere e di volere.
Affranti dall’accaduto i genitori. Il padre è un bracciante agricolo, la madre impegnata in lavori saltuari. Una famiglia onesta, sconvolta dal gesto di quel figlio che non sanno spiegarsi. Hanno collaborato con le forze dell’ordine durante le ricerche e hanno mostrato chiara consapevolezza della gravità dell’accaduto. “Se ha sbagliato è giusto che paghi”, avrebbero confidato al legale.




Omicidio di Avola, le parole di Giuseppe Lanteri: "non volevo uccidere"

“Non volevo uccidere”. Al magistrato che nella notte lo ha interrogato, Giuseppe Lanteri non ha saputo fornire particolari motivazioni circa il suo gesto. Aveva un coltello e – pare – non fosse neanche la prima volta che uscisse per Avola con quel tipo di arma bianca con sè. “Non volevo uccidere”, ha ripetuto mentre gli veniva chiesto conto di almeno due fendenti: quello presumibilmente mortale alla giugulare ed un secondo alla base della nuca di Loredana Lopiano, la mamma di quella ragazza che per tre anni era stata la fidanzatina di Lanteri.
Era lei, la donna, l’unica con cui il ragazzo riusciva a parlare della relazione finita e del suo disagio. Vedeva in lei una sorta di sponda per riallacciare i rapporti con la figlia, interrotti nella primavera scorsa. Il che rende ancora più difficile comprendere e accettare quello che è accaduto ieri mattina.
Giuseppe Lanteri era appostato nei pressi dell’abitazione dell’infermiera. In casa c’erano lei e la figlia, al terzo piano. Non appena Loredana Lopiano è uscita, si è trovata di fronte il ragazzo. Qualche scambio di battute e poi, in quel piccolo androne di due metri quadrati, la tragedia. Sarà l’autopsia a stabilire con certezza quante volte la donna è stata colpita. Ma è un mistero il perchè la discussione sia degenerata fino al dramma. Un movente pare ancora non esserci. Materia da avvocati, con un più che probabile ricorso a perizie per stabilire la momentanea incapacità di intendere e di volere del giovane che, peraltro, parrebbe assumere farmaci (alcuni li aveva con sè al momento del fermo, ndr). “Era lucido e consapevole al momento del fermo”, spiegano gli agenti del commissariato di Avola, senza aggiungere altro. Insomma, sapeva di aver ucciso.
Ma non si è consegnato. Ha preferito la fuga. Solitaria. Ha cambiato i pantaloncini a casa della nonna, nei pressi della piazza dei Cappuccini. Poi, con ancora indosso la maglietta sporca di sangue, la scelta di fermarsi in quella scogliera su cui è difficile scorgere qualcuno.
Ore di silenzio. Anche la sua famiglia lo cerca. Partono messaggi e telefonate. Ma lo smartphone del ragazzo è spento. Si teme il suicidio fino a quando, improvvisi, appaiono i primi messaggi inviati a parenti. In particolare ad un cognato in Puglia. “Ho fatto una c#zzata”, avrebbe scritto in uno di questi. Agganciato quel segnale, gli investigatori arrivano alla sua posizione e, nottetempo, al fermo.
Non oppone resistenza, non prova a scappare. Ancora in maglietta e pantaloncini, affamato e infreddolito, segue i poliziotti prima in commissariato (dove troverà i genitori per un breve incontro) poi in carcere a Cavadonna. Non si danno pace i suoi genitori, una famiglia normale distrutta dalla duplice tragedia.
E gli interrogativi si moltiplicano. Voleva parlare con la ex fidanzatina? Loredana Lopiano lo ha impedito? Perchè l’ha colpita? Per ora domande tutte senza risposta. Rimane la rabbia per una morte senza senso che piega in due dal dolore, lancinante, una famiglia perbene e benvoluta ad Avola. La giovane figlia, l’unica in casa con la madre poco prima della tragedia, è costretta a rivivere i fotogrammi di un incubo. Un rumore sordo, come una caduta. La corsa al piano di sotto, la mamma rantolante in terra, il sangue, il disperato tentativo di prestare soccorso e la drammatica telefonata al 112. L’ambulanza arriva in fretta. Ma per Loredana Lopiano non c’è più nulla da fare. Poco distante, Giuseppe Lanteri cambia pantaloncini e sciacqua braccia e volto prima di dare vita alla sua breve latitanza.