Omicidio di Pippo Scarso, dato alle fiamme in casa: 10 anni per Marco Gennaro

Il gup del Tribunale di Siracusa ha condannato a dieci anni di reclusione Marco Gennaro, 21 anni, accusato di omicidio pluriaggravato e stalking. Il giovane, giudicato con rito abbreviato, era accusato dell’omicidio di Giuseppe Scarso, 80 anni, aggredito e dato alle fiamme nella sua abitazione in ronco II di via Servi di Maria a Siracusa nella notte tra il 1 e il 2 ottobre del 2016.
“Don Pippo”, così lo chiamavano nella zona, morì all’ospedale Cannizzaro di Catania dopo oltre due mesi di agonia. Secondo la ricostruzione del legale difensore, avvocato Aldo Ganci, Gennaro si sarebbe introdotto nella casa con Andrea Tranchina, 19 anni. Ma sarebbe stato quest’ultimo a gettare del liquido infiammabile e a dare fuoco. Tranchina ha scelto il rito ordinario. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a dodici anni di reclusione. Il gup ha inoltre condannato a 4 mesi di reclusione Sebastiano Amorelli, amico dei due, che però non aveva partecipato quella sera alla spedizione contro l’anziano, ma rispondeva solo di stalking.

Marco Gennaro a destra in foto; Tranchina a sinistra




Noto. "Il cannolo di ricotta dietro la porta", frasi criptate per gestire lo spaccio:12 indagati

Avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di 12 persone. La notifica, ieri, al termine di un’articolata  attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa. Gli agenti del commissariato di Noto hanno denunciato i 12,  alcuni dei quali già noti alle forze di polizia, in quanto in concorso tra loro, in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso, detenevano ai fini della cessione a terzi sostanze stupefacenti del tipo hashish e marijuana, con la recidiva reiterata ed infra-quinquennale per diversi di loro. Si tratta di un 40enne, un 41enne, un 33enne, un 28enne, due 27enni, un 29enne, tutti netini, un uomo di 43 anni, di Catania, un 34enne ed un 39enne di Portopalo e ancora un 32enne e un 26enne netini. L’indagine, avviata con la Procura Distrettuale Antimafia di Catania, poi trasmigrata a quella ordinaria di Siracusa , espletata dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Noto e supportata da attività tecnica di intercettazione sia telefonica che ambientale, ha permesso  di acquisire riscontri oggettivi e ritenuti inequivocabili a carico dei 12 soggetti gravitanti nel settore dello spaccio di stupefacenti. Più nel dettaglio, nell’ottobre 2010, personale di Polizia dipendente, ha appreso della proficua attività di spaccio di droga da parte di due cognati, per cui si avvalevano di giovani pusher che erano soliti frequentare luoghi di concentramento giovanile .I sospetti sono stati confermati da attività di appostamento, osservazione e pedinamento. Zona di spaccio, piazza Mazzini e il centro storico, nei pressi di corso Vittorio Emanuele, nonchè sul sagrato della Basilica del S.S Salvatore. Ricostruiti legami con la mala catanese, per la compravendita di droga. Circa 10 i sequestri di stupefacente effettuati in sequenza dal personale di Polizia, tra il 2010 ed il 2012, oltre ad alcuni deferimenti in stato di arresto e di libertà, in riscontro all’attività di detenzione finalizzata allo spaccio sia di marijuana (per complessivi grammi 250,00) che di hashish (per complessivi grammi 110) destinata ai più giovani. Nelle conversazioni telefoniche, nel corso delle quali vengono concordati i numerosi appuntamenti tra gli indagati e gli assuntori di droga, gli interlocutori utilizzavano volutamente un linguaggio criptico finalizzato ad eludere i controlli delle forze di Polizia del tipo “Portami i jeans”…. “L’hai portati i documenti?”…”Vai a prender due schede”…Il cannolo di ricotta fammelo trovare dietro la porta”…Il Cornetto e le chiavi della camera sono tra la persiana e la porta bianca “Sto andando a Catania a prendermi un caffè…Se dobbiamo giocare alla play station devi prendere il joystik”. Tra tutti emerge la figura di M.R. quale vero e proprio organizzatore e controllore dell’attività di spaccio e di C.G. , noto pregiudicato netino vicino al clan Trigila come acclarato in altre indagini di Polizia attualmente ristretto presso la casa circondariale di Cavadonna, che M.G. chiama con altro nome fittizio, segno di familiarità dovuta a pregressi accordi, dei fratelli A., questi ultimi di Portopalo con numerosi precedenti penali per reati contro la persona ed il patrimonio nonché di G.E., tra tutti il più accorto nelle conversazioni con gli altri indagati utilizzando sempre utenze cellulari intestate a persone non direttamente riconducibili a lui. Nella giornata di ieri, pertanto, gli indagati convocati in Commissariato, venivano deferiti per i reati di detenzione ai fin i di spaccio di stupefacenti come disposto dall’Autorità giudiziaria competente con la notifica degli avvisi conclusione indagini, stante il lasso di tempo trascorso. Per alcuni, la notifica è avvenuta in carcere, dove si trovano detenuti per altre vicende sempre legate allo spaccio.




Siracusa. Furto nella canonica della Chiesa di San Paolo, sorpreso e arrestato 17enne

Si introduce nella canonica della Chiesa di San Paolo Apostolo e si impossessa delle monete, per 40 euro in totale. Erano le 2 della scorsa notte quando gli agenti delle Volanti sono intervenuti. Al giovane, un minore di 17 anni, è stato anche sequestrato un grosso coltello da cucina, utilizzato per forzare la porta della canonica e per impossessarsi del denaro, di un bracciale in oro, di un orologio e di un portafoglio da uomo contenente moneta straniera. La refurtiva è stata, successivamente, riconsegnata al legittimo proprietario. Addosso al ragazzino, rinvenuti anche 1, 3 grammi di marijuana. Segnalato, dunque, all’autorità amminsitrativa.




Siracusa. Incendio in viale Paolo Orsi minaccia la zona archeologica

Ancora un incendio a Siracusa. Nel primo pomeriggio le fiamme si sono sviluppate in un terreno abbandonato lungo viale Paolo Orsi, prima adibito a vivaio. Si sono poi allargate fino a spingersi all’interno della zona archeologica, sino a minacciare da vicino l’ara di Ierone. Sul posto sono intervenute due squadre dei Vigili del Fuoco, supportate da uomini della Protezione Civile. A dirigere il traffico su viale Paolo Orsi, gestendo i momenti più complessi e delicati delle fasi di spegnimento sono intervenuti agenti della Polizia Municipale. Solo attorno alle 16 la situazione è tornata alla piena normalità, anche sul fronte della viabilità.




Floridia. In auto con una pistola modificata per vendicare uno "sgarbo"

Lo hanno bloccato mentre girava in auto per Floridia con una pistola. Era all’interno di un borsello poggiato sul sedile passeggero. Una pistola a salve Bruni modello New Police, modificata ed in grado di esplodere munizioni calibro 7,65. Nel
caricatore, 5 cartucce. In flagranza di di detenzione di arma da sparo e cartucce clandestine è stato arrestato Vincenzo Bramante, 31 anni.
I carabinieri era già intervenuti un paio di sere prima per una violenta lite scoppiata fra Bramante ed un altro uomo. Pare per motivi legati ad una relazione sentimentale con una donna, i due erano venuti alle mani. Bramante avrebbe minacciato l’aggressore davanti a svariati testimoni, promettendo che gliel’avrebbe fatta pagare.
Il 31enne è stato condotto al carcere Cavadonna come disposto dall’Autorità Giudiziaria di Siracusa.




Siracusa. Dopo una lite, minaccia con pistola giocattolo un commerciante: denunciato

Nella giornata di ieri, i carabinieri hanno denunciato a piede libero a Siracusa un 19enne polacco. Si sarebbe reso responsabile di minacce aggravate.
Avrebbe, infatti, avuto un diverbio con il proprietario di un mini market che aveva richiesto un primo intervento dei militari dell’Arma. Qualche minuto dopo la pattuglia dei Carabinieri, nel transitare in zona, era stata attivata da un gruppo di persone che ne richiedevano nuovamente l’intervento in quanto il 29enne polacco era tornato nel mini market minacciando il proprietario, mostrandogli una pistola ad aria compressa priva di elementi visivi che potessero farla distinguere da una comune arma da fuoco.




L'arroganza della mafia alla luce del sole: "a Pachino tutti sapevano, poche denunce"

Il controllo mafioso sul mercato ortofrutticolo di Pachino, dalla produzione alla vendita, era in mano alla mafia. L’operazione Araba Fenice della Polizia di Stato ha sgominato quello che secondo gli investigatori era un sodalizio ben radicato e operativo, capace di tenere sotto scacco un filone vitale per la zona sud del siracusano. Un “peso” per l’economia sana, zavorrata dalle imposizioni malavitose e chi non ci stava rischiava grosso. Il magazzino dell’azienda Fortunato è stato, ad esempio, distrutto da un incendio.
“L’arroganza mafiosa è incredibile, quasi alla luce del sole. Il discorso del 3% da pagare sul prodotto era sulla bocca di tutti ma pochi denunciavano. Posso dire però, senza dare dettagli, che abbiamo collaborato”, racconta Paolo Caligiore, coordinatore provinciale della Federazione Antiracket. “A Pachino ci siamo mossi. Non c’è stata omertà anche se le denunce non sono state tante. Se avessero denunciato in tanti, si sarebbero accorciati i tempi delle indagini, serie e scrupolose. In fondo a Pachino tutti sapevano, i personaggi erano quanto meno chiacchierati”, aggiunge Caligiore per nulla sorpreso da quanto venuto a galla. “Aspettavamo un’operazione come quella di ieri. La comunità pachinese deve capire che una volta liberata dal giogo mafioso il beneficio è per tutti. Non si può sottostare al ricatto malavitoso. Se noi facciamo i deboli, come cittadini e imprenditori, rafforziamo il sistema criminale. E’ una bella giornata per Pachino, speriamo il messaggio arrivi chiaro alla gente. Queste persone si possono denunciare. Lo ripeto, con la denuncia ci si libera. Basta aver pazienza e confidare nelle forze dell’ordine che sanno fare il loro lavoro. E lo fanno con indagini che raccolgono elementi tali da reggere ad ogni processo”.




Quando il boss Giuliano minacciava di uccidere il giornalista Borrometi

Salvatore Giuliano, capomafia di Pachino, da ieri in carcere insieme ad altre 18 persone, era balzato agli onori delle cronache nazionali lo scorso aprile. Intercettato dalla polizia, lasciava trasparire la volontà di “organizzare un’eclatante azione omicidiaria” per togliere di mezzo “lo scomodo giornalista” Paolo Borrometi che con le sue inchieste aveva svelato affari e interessi del gruppo di Giuliano. Il piano prevedeva la complicità del potente clan Cappello di Catania. In conversazioni ascoltate dalla polizia, i “pachinesi” lasciano poco alla fantasia: “scendono una decina, una cinquina, cinque, sei catanesi, macchine rubate, una casa in campagna, uno qua, uno qua… la sera appena si fanno trovare, escono… dobbiamo colpire a quello, bum, a terra! E qua c’è un iocufocu (fuochi d’artificio, ndr)! Come c’era negli anni 90, in cui non si poteva camminare neanche a piedi… Ogni tanto un murticeddu vedi che serve, c’è bisogno”. Una vicenda per la quale Giuliano è stato rinviato a giudizio.
“Loro oggi sono in carcere. Loro che volevano farmi saltare in aria con un’autobomba, che volevano ammazzarmi, che sono a processo per minacce di morte aggravata dal metodo mafioso nei miei confronti; loro che hanno tentato in ogni modo di delegittimarmi, per poi farmi fuori; loro che hanno reso una intera comunità nella paura più pressante. Ci ho sperato e creduto sin dal primo momento, quando anni fa ho iniziato a scrivere su Pachino”, esulta sulla sua pagina facebook il giornalista Paolo Borrometi. “Il ringraziamento più sentito alla Procura di Catania, ai Magistrati che in silenzio lavorano per liberare il territorio, alla Polizia, Mobile di Siracusa e Commissariato di Pachino. Grazie a voi che avete reso possibile la liberazione di un territorio soffocato”.




Amara, Mineo e quei 300mila euro: Denis Verdini indagato dalla Procura di Messina

L’ex senatore Denis Verdini ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Messina. E’ indagato con l’accusa di illecito finanziamento ai partiti nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto (per corruzione, ndr) dell’ex giudice del Cga di Palermo, Giuseppe Mineo. In mezzo c’è ancora il cosiddetto Sistema Siracusa. Verdini, infatti, attraverso una serie di passaggi societari, avrebbe ricevuto a titolo di finanziamento del gruppo politico di cui era coordinatore, circa 300mila euro dall’avvocato Piero Amara. La somma sarebbe servita a indurre Verdini a sostenere la designazione di Mineo al Consiglio di Stato.




Cambio al vertice della Tenenza di Noto: Giulia Facciorusso il nuovo comandante

E’ la tenente Giulia Facciorusso il nuovo comandante della Tenenza di Noto della Guardia di Finanza. Ieri mattina, l’insediamento alla presenza del comandante provinciale, il colonnello Antonino Spampinato, e di una rappresentanza di Ispettori, Sovrintendenti, Appuntati e Finanzieri del Reparto, all’interno del chiostro della caserma “Nuvoletti”. Passaggio di consegne tra il capitano Federico Vanni e il nuovo comandante. Un’occasione anche per tracciare un bilancio dell’attività svolta dal 2015 ad oggi.  L’Ufficiale ha 26 anni ed è originaria di Rignano Garganico, in provincia di Foggia. Si è arruolata nel 2011 ed ha frequentato il 111° Corso “Ponte di Perati III” nelle sedi dell’Accademia del Corpo di Bergamo e Roma, conseguendo – al
termine del percorso formativo quinquennale – la laurea specialistica in “Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria” presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Giunge a Noto dopo una prima esperienza operativa maturata alla Sezione Operativa della Compagnia di Avellino e succede nell’incarico al Capitano Federico Vanni, che ha guidato, tra le più importanti indagini, l’operazione Piazza Pulita con cui è stato colpito un clan mafioso operante in provincia nel settore della raccolta dei rifiuti. Altro intervento di rilievo, l’operazione “Capopassero”, che ha portato al sequestro di una vasta area di circa 33.000 metri quadri sulla quale era in corso di realizzazione un imponente villaggio turistico di 52 villette e la denuncia di un soggetto
che, al fine di ottenere la prevista concessione edilizia, aveva presentato una falsa polizza fidejussoria. E ancora  “Prison Break”,. che ha consentito di smascherare un sistema gestito da 7 soggetti, tra cui imprenditori e responsabili di vari Enti, che si appropriavano indebitamente di beni appartenenti alla Casa di reclusione di Noto. Vanni andrà ad assumere in
Toscana l’incarico di Comandante della Compagnia di Arezzo.