Motopesca iscritto nei registri marittimi di Portopalo sequestrato dalla Dia di Catania

Tra i beni sequestrati dalla Dia di Catania ai vertici del clan Morabito c’è anche un motopesca iscritto nei registri dell’Ufficio Locale marittimo di Portopalo. L’imbarcazione era ormeggiata nel porto di Ognina a Catania. Era stata posta sottosequestro già nel 2013 in un’operazione di polizia giudiziaria operata nel Canale d’Otranto e finalizzata a contrastare il traffico di sostanze stupefacenti tra i paesi dei Balcani e le organizzazioni mafiose pugliesi e siciliane.
I decreti di sequestro emessi adesso dal Tribunale di Catania, sezione misure di prevenzione, riguardano beni mobili, immobili e aziende per un valore complessivo stimato in 5 milioni di euro.
I beni sarebbero riconducibili ai fratelli Angelo, Antonino e Rocco Morabito, il cui gruppo sarebbe collegato al gruppo catanese “Santapaola-Ercolano”.




Lentini. Giochi pirotecnici illegli in casa, denunciato 56enne anche per furto di energia elettrica

Un fuoco d’artificio calibro 7 (Peones) privo di marchio CE, oltre ad altro materiale esplodente. La polizia li ha rinvenuti nell’abitazione e nel garage di un uomo di 56 anni, di Lentini. I controlli sono stati condotti nell’ambito di un più ampio servizio di prevenzione. L’uomo è stato anche denunciato per furto di energia elettrica.




Lele Scieri, un passo verso la verita': non fu suicidio, "il para' aggredito in caserma"

Lele Scieri non si tolse la vita. Non voleva dare nessuna prova di forza. E c’e’ persino il sospetto che sulla scala della torretta della caserma Gamerra di Pisa dove si asciugavano i paracadute non ci sia neanche da solito da vivo. La relazione votata dalla commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Sofia Amoddio smonta diciotto lunghi anni di bugie, complicita’ e omerta’. Per coprire, forse, quello che era chiaro a molti sin dall’inizio: il para’ siracusano era stato aggredito.
La commissjone ha acquisito quasi seimila pagine di documenti e ascoltato 45 persone in 20 mesi. Un lavoro che ha portato la Procura di Pisa a riaprire le indagini sul caso. “La Commissione ha lavorato con determinazione nella ricerca della verità nella consapevolezza che le responsabilità penali sono individuali con pieno rispetto e considerazione nei confronti delle forze armate”, spiega proprio la Amoddio. “Intrecciando gli elementi acquisiti nel 1999 dalla magistratura con nuovi elementi di indagine acquisiti attraverso le audizioni, la Commissione ha fornito nuovi elementi che ha consegnato alla Procura della Repubblica di Pisa”. Scoprendo dettagli sul clima generale che regnava nella caserma Gamerra di Pisa all’epoca dei fatti, il frequente ricorso a pratiche di nonnismo evidenziando “il ruolo dei caporali e l’atteggiamento e la mentalità dei militari e le risposte date dai comandanti a livello di corpo e di brigata”. E come se non bastasse,“abbiamo accertato che alla Gamerra avvenivano gravi atti di violenza, non riconducibili a semplice goliardia”.
La verita’ va cercata tra le pagine della relazione finale. “Gli elementi oggettivi riscontrati dalla Commissione consentono di escludere categoricamente la tesi del suicidio o di una prova di forza alla quale si voleva sottoporre Emanuele Scieri , scalando la torretta, tesi che nel ’99 la catena di comando della Folgore suggeri’ alla magistratura”. Sofia Amoddio aggiunge anche che “la Commissione ha accertato, attraverso la consulenza cinematica di tecnici specializzati, che la presenza di una delle scarpe dello Scieri ritrovata troppo distante dal cadavere, la ferita sul dorso del piede sinistro e sul polpaccio sinistro sono del tutto incompatibili con caduta dalla scala e mostrano chiaramente che Scieri é stato aggredito prima di salire sulla scaletta”.
La zona dove è stato ritrovato il cadavere di Emanuele Scieri non era una zona del tutto isolata, “ma era presidiata da anziani che la utilizzavano come spazio di rifugio e di svago”. Una sorta di zona franca, dentro una caserma, “in parte esente da regole e controlli ed appare molto improbabile che i vertici militari non sapessero cosa accadesse in quell’area”. La commissione ha fatto emergere le falle e le distorsioni di un sistema disciplinare fuori controllo ed ha rintracciato elementi di responsabilità depositandoli presso la Procura della Repubblica di Pisa.
Il quadro delle dinamiche all’interno della Caserma all’epoca della morte di Emanuele Scieri, così come ricostruito dall’inchiesta della Commissione, ha messo in evidenza due aspetti diversi e complementari del problema della disciplina: da un lato una altissima, sorprendente tolleranza verso comportamenti di nonnismo, nettamente in contrasto con i regolamenti militari vigenti, il carattere diffuso e noto di comportamenti trasgressivi; dall’altro l’esistenza di una sorta di disciplina parallela, legata non ai regolamenti formali ma ai concetti di consuetudine e tradizione. Una sorta di regolamento non scritto, che normando la relazione gerarchica fra i militari si trasmetteva in modo informale e definiva codici di comportamento reciproco e libertà d’azione degli allievi”.
Sofia Amoddio, presidente della commissione, punta il dito contro “errori grossolani e responsabilità evidenti nel contrappello della sera del 13 agosto 1999, quando i militari addetti, pur avendo saputo da alcuni commilitoni dello scaglione di Scieri che Emanuele quella sera era rientrato in caserma, non annotarono le informazioni ricevute nel rapportino della sera e liquidarono l’assenza di Scieri consegnando all’ufficiale di picchetto il rapporto con la dicitura mancato rientro anziché non presente al contrappello”.
“Con la giusta dicitura si sarebbero potute disporre immediate ricerche all’interno del perimetro della Gamerra, cosa che invece non avvenne”. La Commissione di fatto boccia l’archiviazione per omicidio colposo decisa all’epoca dalla Procura nei confronti degli addetti al contrappello “che omisero di effettuare una qualsivoglia ricerca di Emanuele Scieri”.
Superficialità che avrebbe segnato molti aspetti delle indagini. I tabulati con le chiamate pervenute al telefono di Scieri dal 13 al 16 agosto 1999 non vennero mai acquisiti e pertanto non è possibile riscontrare se il 14, 15 e 16 agosto 1999, dalla caserma Gamerra furono effettuate ricerche telefoniche al cellulare di Scieri. “Emergono anche numerose anomalie nell’effettuazione dei rilievi e dei sopralluoghi sulla scena del crimine. Apprendiamo che intervennero tre nuclei diversi dell’Arma dei Carabinieri e che le operazioni di rilevamento presero avvio in assenza del pm e senza la presenza dei Ris. La scena fu modificata con lo spostamento di alcuni tavoli ed armadietti che ostruivano il passaggio, apprendiamo per esempio che il cadavere dello Scieri fu manipolato per estrarre dal marsupio il telefono cellulare del ragazzo e risalire al suo numero di telefono; apprendiamo, dalle foto agli atti, che un carabiniere in divisa e stivali di ordinanza, camminava sui tavoli presenti ai piedi della scala, senza indossare calzari o altre protezioni; apprendiamo che al carabiniere Pirina fu ordinato dai suoi comandanti presenti sul luogo, di salire sulla scala metallica dalla quale sarebbe precipitato lo Scieri, per scattare delle foto dall’alto. Il Pirina, audito in Commissione, ha dichiarato di non aver utilizzato guanti e calzari specifici per effettuare i suoi rilievi. Prima che Pirina salisse sulla scala per effettuare i rilievi fotografici, nessuno accertò con il tipico utilizzo del luminol se su quella scala fossero presenti impronte digitali di terze persone. A quanto pare e senza alcun evidente elemento, la morte di Scieri fece pensare subito a un suicidio. L’aspetto piuttosto oscuro della vicenda è sicuramente la presenza di tracce ematiche sui pioli della scala metallica da cui si suppone sia precipitato Emanuele Scieri e per le quali non ci sono rilievi. Dagli atti di indagine della Procura, in seguito all’esame del Dna di una sola macchia risulta che le tracce ematiche appartenevano al carabiniere Pirina. Come é possibile che, effettundo i rilievi fotografici, si ferì senza accorgersene e poi fotografò quelle stesse macchie di sangue?”.
I 17 anni trascorsi hanno paradossalmente agevolato gli approfondimenti della Commissione, “atteso che molti degli auditi hanno raccontato la vita militare ed i fatti allora accaduti, senza alcun timore di subire ritorsioni, contrariamente a quanto avvenne all’epoca dei fatti in cui vi era una forte campagna mediatica. Nel 99 l’avvio incrociato delle indagini interne e di quelle della Procura, produssero un diffuso atteggiamento di timore e cautela”.
Alcuni hanno mostrato, in sede di esame della Commissione, atteggiamenti di chiara apertura su questioni fondamentali per ricostruire la vita della caserma Gamerra all’epoca dei fatti; altri, invece hanno continuato a negare “e ciò evidenzia il permanere di sacche di fortissima reticenza o addirittura di vera e propria omertà nelle versioni di alcuni degli auditi su questioni definitivamente accertate, che lasciano immaginare altre ben più significative omissioni”. Anche tra i responsabili dei vertici militati la Commissione ha riscontrato diverse percezioni del fenomeno del nonnismo e della concezione stessa del fenomeno. Adesso, finalmente, il passo deciso verso la verita’.




Siracusa. Si accascia al suolo e perde la vita davanti ai passanti: infarto fulminante

Si è accasciato pochi passi dopo il palazzo dell’Inail, in riva forte Gallo. Un infarto fulminante che non ha lasciato scampo al pensionato 78enne che stava passeggiando con la moglie. Sul posto è intervenuta prima una ambulanza di base, con il personale paramedico che si è prodigato per diversi minuti in un disperato massaggio cardiaco. Nel frattempo è arrivata anche l’ambulanza medicalizzata e con defibrillatore. Ma per l’uomo non c’era purtroppo nulla da fare, nonostante ogni tentativo messo in atto per strapparlo alla morte. Tutto attorno e sul ponte Umbertino, che si affaccia sul luogo dove tutto è avvenuto, decine di curiosi.




Priolo. Rapina al bar di via Taranto, fermati "Bonnie e Clyde" in salsa siracusana

Sarebbero gli autori della rapina perpetrata due notti fa ai danni di un bar di via Taranto. Celeri le indagini della polizia del commissariato di Priolo, che hanno fermato Antonino Restivo, siracusano di 33 anni, agli arresti domiciliari e Lidia Zocco, priolese di 47 anni, già nota alle forze dell’ordine per rapina aggravata in concorso e tentata truffa. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alle 3 del 5 dicembre i due avrebbero bussato alla porta del laboratorio . Aprendo, la vittima della rapina si sarebbe trovato di fronte un uomo con il volto travisato che, sotto la minaccia di un coltello, gli intimava di consegnargli il denaro contenuto nella cassa del bar, circa 500 euro in banconote di diverso taglio. Divincolatosi dalla morsa dell’aggressore, il titolare ne avrebbe però scatenato la reazione, una coltellata alla mano. Subito dopo, la fuga. I rilievi condotti dalla Scientifica e l’analisi dei filmati di video-sorveglianza della zona hanno consentito di individuare l’auto usata per fuggire, poi rinvenuta abbandonata a priva della targa posteriore. Di proprietà di un terzo soggetto e priva di assicurazione, risultava comunque essere stata assicurata in passato da Restivo. Poco prima del “colpo”, la donna sarebbe entrata nel laboratorio per chiedere cibo, espediente per fornire al presunto complice elementi utili per il successivo intervento. I due sarebbero stati insieme per tutto il giorno e nel pomeriggio avrebbero anche tentato di mettere a segno una truffa dello specchietto. Nell’abitazione della donna è stata poi rinvenuta la targa dell’auto, durante una perquisizione condotta nel corso delle indagini. Mentre controllavano l’abitazione della donna, i poliziotti sono stati informati della presenza di un estraneo all’ultimo piano della palazzina, nascosto in un appartamento. Fatta irruzione, gli agenti hanno sorpreso e bloccato proprio Restivo, che dalla finestra aveva appena gettato via un coltello a serramanico. Addosso all’uomo, una somma di denaro, presunto provento della rapina da poco perpetrata.




Siracusa. Fuoco in Ortigia, le fiamme distruggono un'auto e danneggiano altre due vetture accanto

Anche in Ortigia, il salotto buono della città, auto in fiamme. E’ successo nella notte, tre le vetture con i danni maggiori ma sono 6 in totale quelle “toccate” dal rogo. Completamente distrutta dalla fiamme è andata una Fiat 500L posteggiata al lungomare di Levante, nella sua parte finale, a pochi metri dal forte San Giovannello. Le fiamme hanno causato notevoli danni anche ad altre due vetture, posteggiate subito dopo.
Colpisce il luogo scelto, considerato da sempre “bene” e peraltro di fronte a due strutture alberghiere. L’ultimo mese, dal punto di vista delle notizie di cronaca, non è stato particolarmente felice per Siracusa. Sono però ancora premature valutazioni che possano inserire l’accaduto in quel filone. Da valutare anzitutto le cause del rogo (l’autocombustione è però considerata molto rara, ndr) e come i proprietari del mezzo distrutto possano essere divenuti eventuale oggetto di attenzioni o vendette tutte da valutare. Le indagini sono in corso e affidate alla Mobile di Siracusa.




Avola. Impresa impiegava lavoratori in nero,sanzionato il titolare

Impiegava 3 lavoratori senza la comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro al Centro per l’impiego. Gli agenti del commissariato di Avola hanno sanzionato il titolare di un’impresa locale. Dovrà pagare 4.500 euro.




Domiciliari per Antonello Rizza, il Riesame ripristina la misura. Il legale: ricorso in Cassazione

Di nuovo arresti domiciliari per Antonello Rizza. Il tribunale del Riesame ha ripristinato la misura cautela per l’ex sindaco di Priolo. La vicenda è sempre quella che vide Rizza arrestato un prima volta il 14 ottobre scorso con l’accusa di truffa e tentata truffa. Era l’indagine “Res pubblica” con nel mirino alcuni appalti del Comune di Priolo.
Nella tarda mattinata di oggi la sentenza che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Margherita Brianese, che aveva addirittura chiesto la custodia cautelare in carcere. La Procura di Siracusa si era opposta alla scarcerazione decisa dal gip con la sola applicazione del divieto di dimora a Priolo.
Per i due funzionari comunali Salvatore Cirnigliaro e Flora La Iacona il Riesame ha deciso la sospensione dai pubblici uffici di 1 anno per il primo e di 9 mesi per la seconda.
Il provvedimento odierno non è esecutivo e il legale dell’ex sindaco, Domenico Mignosa ha già preannunciato ricorso in Cassazione.




Sfruttamento della prostituzione, arrestato 51enne siracusano a Catania: era il manager della moglie

Un siracusano di 51 anni è stato arrestato a Catania. Sfruttamento della prostituzione l’accusa: avrebbe indotto la moglie a prestare ad incontri sessuali a pagamento. Cinquantenne, avvenente, incontrava i “clienti” in piazza Stesicoro.
Su alcuni siti internet dedicati agli incontri per adulti, l’uomo avrebbe pubblicato l’annuncio: “Vera coppia con lei 38 anni molto bella, seleziona 2, massimo 3 single per organizzare piccola gang con partecipanti di almeno 35 anni, aspetto gradevole, puliti e consapevoli di riflettere almeno 150 volte prima di contattarci. Per chi crede alle favole evitate di contattarci”.
Sono stati i carabinieri della compagnia di piazza Dante ad entrare in azione ed arrestare il marito della donna. Sul sito aveva fornito un contatto telefonico mobile, preferendo comunicazione su WhatsApp. Analizzando il messaggio i carabinieri lo hanno identificato e seguito, fino a quando – ieri sera – l’uomo si è incontrato in piazza Stesicoro con tre persone. Una veloce chiacchierata, poi il 51enne siracusano ha raggiunto un vicino b&b, dove una stanza era “pronta” per l’incontro hot. Quindi è tornato dai clienti per intascare il denaro pattuito: 150 euro a persona. Poco prima dell’ingresso in camera, sono intervenuti i carabinieri. L’uomo aveva il denaro appena ricevuto dai tre in tasca. Ed è stato arrestato per sfruttamento della prostituzione. La moglie, sommariamente interrogata, lo ha difeso: “era sempre presente agli incontri”.




Priolo. Rapina in un laboratorio di via Taranto, giovane armato di coltello porta via 400 euro

Rapina nella notte ai danni di un esercizio commerciale di via Taranto. Intorno alle 3, un giovane armato di coltello, ha raggiunto il laboratorio e, dopo essersi fatto aprire la porta, ha minacciato i presenti, costringendoli a farsi consegnare il denaro in loro possesso, pari a 400 euro. Subito dopo il giovane si è dileguato facendo perdere le proprie tracce. Sul posto, gli uomini delle Volanti. Indaga la polizia.