Marco Carianni striglia il Pd: “noi sindaci costretti a sopperire alla distanza dei partiti”

Tono diretto, parole ferme, niente giri di parole. Il sindaco di Floridia, Marco Carianni, è intervenuto alla convention “La Sicilia in Europa – Nuovo patto per il Mediterraneo” con un messaggio chiaro, rivolto ai vertici e ai rappresentanti del Partito Democratico, presenti in sala. “Basta liti, basta divisioni. Cerchiamo di essere anche un po’ più concreti e pragmatici”, le sue parole.
Davanti a deputati regionali, senatori ed europarlamentari dem, Carianni ha invitato tutti “a passare dalle parole ai fatti”, sottolineando come la collettività si aspetti scelte “giuste, idonee e compatibili con le esigenze del territorio”.
E’ un’analisi senza sconti quella dell’appassionato sindaco di Floridia. “La nostra posizione è stagnante sulle parole. Serve una politica che non si limiti a evocare sviluppo ed Europa, ma che dia contenuti concreti. Perché, alla fine, a rispondere ai cittadini siamo noi sindaci, quelli che si trovano di fronte alla signora che chiede di sistemare il marciapiede o al genitore che vuole un campo sportivo per i propri figli”.
E le responsabilità quotidiane degli amministratori locali sono spesso dimenticate dalla politica dei grandi temi e delle poltrone. “E noi sindaci siamo costretti a sopperire alla distanza dei partiti nazionali. Se non arriva un supporto serio anche dai livelli alti, a pagarne il prezzo saremo noi e la stessa parte politica che rappresentiamo”, il messaggio che Carianni recapita direttamente sui banchi del Pd. “I cittadini oggi chiedono solo serietà, capacità di governare e di dare soluzioni”.
Carianni, forte di un consenso civico che lo colloca tra i volti emergenti del nuovo fronte progressista siciliano, ha concluso con un avvertimento. “Abbiamo costruito un rapporto solido con la nostra gente grazie ai fatti, non alle parole. Non autorizzo nessuno a distruggere quanto creato per colpa di dissensi o diatribe che nulla hanno a che fare con i problemi reali delle persone”. Il Pd è avvisato.
Un richiamo severo, non per distruggere ma per invitare il centrosinistra a tornare a costruire. “Altrimenti si valuteranno alternative, senza drammi”, aggiunge il giovane amministratore lasciando intendere che quella del Partito Democratico potrebbe non essere la sua unica opzione. “L’importante è che al centro ci siano sempre i cittadini”.




La Vardera e il campo largo, a Siracusa prove di coalizione: lui il candidato presidente?

C’è un nome su cui, in queste settimane, si sono accesi i riflettori della politica siciliana: Ismaele La Vardera. Il deputato regionale di ControCorrente è diventato il punto di riferimento di quel “campo largo” che in Sicilia sta prendendo forma come alternativa concreta al centrodestra guidato da Renato Schifani.
Attorno a lui si muove un’area sempre più ampia, che va dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle fino ad Italia Viva. Un mosaico di forze politiche diverse, oggi unite dalla volontà di costruire un nuovo progetto comune per l’Isola.
Le prime prove di dialogo ieri a Siracusa, durante la convention su “In Europa per il futuro della Sicilia – Nuovo patto per il Mediterraneo” organizzata dal deputato regionale Tiziano Spada (Pd). All’incontro, che ha riunito amministratori, esponenti politici e rappresentanti del mondo economico, ha partecipato anche l’eurodeputato Giuseppe Lupo (Pd).
Quando La Vardera ha preso la parola, la sala si è accesa. Un intervento appassionato, applaudito più volte, che ha toccato i temi della legalità, della giustizia sociale e della necessità di una Sicilia orgogliosa e libera da clientele e rendite di potere. Parole che hanno avuto un peso ancora maggiore se si considera il contesto: da giorni il giovane deputato palermitano vive sotto scorta, dopo le minacce ricevute per le sue battaglie contro le infiltrazioni mafiose e i sistemi di potere locali.
Poche ore prima della convention, La Vardera ha partecipato anche a un sit-in in via Franca Maria Gianni, a Siracusa, dove è esploso un caso politico legato all’affidamento di un’area comunale alla Rari Nantes, società considerata vicina al presidente del Consiglio comunale Di Mauro.
Oggi il nome di La Vardera circola con sempre maggiore insistenza tra gli alleati: in molti, nel campo progressista, vedono in lui il possibile candidato alla presidenza della Regione Siciliana per sfidare Schifani alle prossime elezioni. Ed ecco come commenta la ricorrente indiscrezione politica.




Prove di campo ‘larghissimo’: Spada e Lupo riuniscono Pd, M5S, Italia Viva e Controcorrente

Sala gremita e partecipazione attenta per l’incontro dedicato ai temi della Sicilia in Europa, dal Pnrr al nuovo patto per il Mediterraneo. Per discuterne, si sono ritrovati a Siracusa rappresentanti dem nazionali e internazionali e referenti delle forze di opposizione al Governo regionale, tra cui Ismaele La Vardera (ControCorrente), Nuccio Di Paola e Carlo Gilistro (M5s), Dafne Musolino (Italia Viva). A chiamare tutti a raccolta, sono stati il deputato regionale Tiziano Spada e l’europarlamentare Giuseppe Lupo ovvero due dei principali animatori della convention “In Europa per il futuro della Sicilia – Nuovo patto per il Mediterraneo”.

On.Giuseppe Lupo

On.Tiziano Spada

La convention non può essere catalogata come semplice appuntamento di partito. L’appuntamento si è, in vero, rivelato un primo momento di convergenza tra le forze alternative al centrodestra. Forse già un primo passo per la costruzione di un campo largo anche in Sicilia. In platea, insieme ai parlamentari regionali del Pd Michele Catanzaro, Calogero Leanza, Ersilia Saverino, Fabio Venezia, Mario Giambona e Giovanni Burtone, c’erano infatti anche Ismaele La Vardera (Controcorrente), Carlo Gilistro e Nuccio Di Paola (Movimento 5 Stelle), oltre alla senatrice Dafne Musolino (Italia Viva).

On.Nuccio Di Paola

On.Ismaele La Vardera

Tra gli intervenuti, anche Paolo Amenta, presidente Anci Sicilia.

Destinata far discutere, invece, la posizione di Marco Carianni. Il sindaco di Floridia ha strigliato il Pd.




Sisma 90, Cannata (FdI): “Bene contributo di tutti, ma i risultati arrivano grazie al lavoro del Governo”

“In questi giorni si discute della proposta di legge presentata dal senatore Nicita e dall’onorevole Scerra in merito ai rimborsi fiscali del Sisma del 1990. Ogni iniziativa utile a risolvere definitivamente questa vicenda è positiva e il confronto istituzionale è sempre benvenuto. Tuttavia, è necessario essere chiari con i cittadini: dopo oltre trent’anni di attesa, i rimborsi sono stati finalmente sbloccati dal nostro Governo Meloni e, già lo scorso Natale, sono stati erogati milioni di euro. Questo risultato non nasce oggi, ma da un lavoro lungo, complesso e costante portato avanti in Parlamento e al Ministero dell’Economia, lavoro che ho seguito personalmente nel mio ruolo di Vicepresidente della Commissione Bilancio, anche da ultimo attraverso l’Ordine del Giorno 9/02184-A/004 approvato alla Camera”. Così il parlamentare Luca Cannata (FdI).
“La maggior parte degli aventi diritto che avevano presentato domanda nei termini ha già ricevuto il rimborso. Oggi si stanno affrontando le posizioni ancora tecnicamente complesse: casi di contribuenti deceduti, per i quali serve ricostruire correttamente gli eredi aventi diritto; posizioni con contenziosi aperti sulla quantificazione degli importi; richieste di imprese e partite Iva soggette al rispetto delle norme europee sugli aiuti di Stato”, aggiunge l’esponente di maggioranza.
Cannata sottolinea inoltre un punto fondamentale: “Comprendiamo bene le attese di chi non ha mai presentato domanda o l’ha presentata fuori termine. È un tema più difficile dal punto di vista giuridico e amministrativo, ma stiamo lavorando con il Mef per individuare una soluzione possibile e corretta. Ci sarà bisogno di tempo, perché non è semplice, ma l’impegno è massimo affinché nessuno venga dimenticato”.
Poi l’affondo di carattere politico. “È utile ricordare che chi oggi presenta proposte di legge ha ricoperto ruoli di governo fino a pochi anni fa, senza produrre risultati quando ne aveva l’occasione. Avrebbero potuto intervenire prima e presentare e approvare la legge quando governavano e non lo hanno fatto. Lo fanno oggi perché sanno che c’è un Governo che finalmente sta risolvendo questioni rimaste ferme per trent’anni e perché il lavoro avviato sta portando concretezza e risultati. Collaboriamo con rispetto e responsabilità, ma senza confondere i piani: i cittadini hanno il diritto di sapere chi ha sbloccato i fondi e dato risposte reali e chi invece oggi rincorre visibilità. Noi andremo avanti, impegnandoci a definire in modo positivo per tutti la questione dei rimborsi del Sisma ’90, con serietà e senza illusioni, come stiamo dimostrando con i fatti”.




Sisma 90, proposta di legge Nicita-Scerra per rimborsi a tutti i contribuenti

Il senatore Antonio Nicita (Partito Democratico) e il deputato Filippo Scerra (Movimento 5 Stelle) hanno presentato, rispettivamente, in Senato e alla Camera, una proposta di legge per il riconoscimento dei rimborsi fiscali non ancora corrisposti o non ancora riconosciuti ai cittadini delle province di Catania, Ragusa e Siracusa, colpiti dal terremoto del dicembre 1990.
La proposta mira a sanare un’ingiustizia storica che da oltre trent’anni priva migliaia di contribuenti siciliani del rimborso delle imposte versate negli anni successivi al sisma. Una vicenda intrappolata per decenni tra cavilli, scadenze tardive e disinformazione, che ha generato una profonda disuguaglianza tra chi ha ricevuto il rimborso e chi, pur avendone pieno diritto, ne è rimasto escluso.
“Siamo riusciti a far completare i rimborsi ai richiedenti e stiamo sollecitando a risolvere le posizioni di chi, pur avendo fatto istanza, non ha ancora ricevuto il dovuto. Allo stesso tempo con questa nuova legge vogliamo rimettere tutti i cittadini sullo stesso piano, ribadendo un diritto al rimborso che non si estingue. Nella nostra proposta di legge, lo Stato deve restituire a tutti i cittadini quando da essi versato indebitamente, inclusi coloro che non hanno fatto istanza nei termini, a causa di una comunicazione insufficiente o erronea”, dichiarano Nicita e Scerra.
Il disegno di legge Nicita-Scerra prevede il rimborso automatico per i cittadini aventi diritto, attraverso un credito d’imposta in cinque rate annuali; il rimborso diretto in denaro per chi non ha redditi imponibili o è in condizioni economiche fragili; la proroga del tavolo tecnico istituito presso il MEF per monitorare e rendere pubblici i dati sui rimborsi e gli aventi diritto; una copertura finanziaria da 1 miliardo di euro spalmata tra il 2026 e il 2030, senza nuovi oneri strutturali per lo Stato, a valere sulle risorse già stanziate nei capitoli di bilancio relativi ai rimborsi e alle compensazioni fiscali iscritti nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze e delle Agenzie fiscali, destinati al rimborso di imposte e crediti tributari.
“Dopo trent’anni di promesse e rinvii, è tempo di chiudere questa pagina vergognosa di disuguaglianza fiscale”, aggiungono i parlamentari siracusani. “Questo disegno di legge non è un favore: è un atto dovuto verso i cittadini di Catania, Ragusa e Siracusa che hanno pagato fino all’ultimo centesimo le loro tasse anche dopo la tragedia del ’90”.




Sisma 90, Auteri (DC): “Bene proposta Nicita–Scerra, ora serve chiarezza sui rimborsi”

Il deputato regionale della Democrazia Cristiana, Carlo Auteri, esprime apprezzamento per la proposta di legge presentata dal senatore Antonio Nicita (Partito Democratico) e dal deputato Filippo Scerra (Movimento 5 Stelle) che punta al riconoscimento dei rimborsi fiscali ancora non corrisposti ai cittadini delle province di Catania, Ragusa e Siracusa, colpite dal terremoto del 1990.
“È giusto che su questo tema si torni a fare pressione e che il Parlamento lo affronti con decisione”, sottolinea Auteri. “Mi complimento con Nicita e Scerra per aver riportato all’attenzione nazionale una questione che riguarda da vicino tantissimi cittadini del nostro territorio. Dopo più di trent’anni, è doveroso arrivare a una soluzione definitiva”.
Il parlamentare dell’Ars richiama però l’esigenza di trasparenza e chiarezza sui numeri effettivi dei beneficiari. “Prima di tutto occorre avere un quadro preciso: quanti sono i destinatari ancora esclusi, quali somme devono essere riconosciute e in che tempi. Solo con dati certi si può costruire un percorso serio e condiviso che metta fine a questa disparità”.
Auteri conclude con un appello alla collaborazione istituzionale: “Accogliere questa proposta e sostenerla trasversalmente sarebbe un segnale importante. Il Governo nazionale sta finalmente lavorando su un tema che tocca da vicino migliaia di famiglie siracusane. È il momento di unire le forze e restituire fiducia a chi, dopo il sisma del ’90, ha già dato tanto”.




Reflui via dal Porto Grande? Gradenigo: “Uscire dalla retorica, serve approccio integrato”

“Il dibattito sul destino dei reflui depurati che confluiscono ancora oggi nel porto grande di Siracusa, con la prospettiva di condurli negli impianti Ias, da un lato è una splendida notizia, dall’altro non si comprende quale sia il reale obiettivo di questa ritrovata e trasversale coscienza”.
Così l’ex assessore comunale Carlo Gradenigo interviene sul tema, oggetto di una seduta aperta del consiglio comunale di Siracusa che si è svolta venerdì sera.
“Lascia basiti -sostiene Gradenigo- l’idea di dismettere un depuratore civile funzionante (Canalicchio) per allacciare i reflui di 3 Comuni “già depurati” ad un altro depuratore non funzionante (IAS) mentre i Comuni privi di depuratore ne costruiscono un terzo ex novo (Augusta). Per salvare 50 posti di lavoro del depuratore di Priolo (IAS) si rischia di lasciare a casa i colleghi di Canalicchio (Siracusa), impegnando 78 milioni di euro tra Augusta e Priolo-prosegue il presidente di Lealtà&Condivisione- per continuare a gettare gli stessi milioni di metri cubi di acqua in mare. Il tutto mentre l’italiana Eni, i russi della Lukoil, i sudafricani della Sasol e gli indiani della Sonatrach che (come riportaro su L’Espresso da un’inchiesta di Antonio Fraschila) per 40 anni avrebbero rilasciato migliaia di tonnellate di idrocarburi e sostanze inquinanti in atmosfera e in mare proprio attraverso il depuratore IAS, sono liberi di lavarsene le mani, costruendo nientepopodimeno che un quarto depuratore tutto loro aggiungendo al danno anche la beffa. Ovvero lasciando alla Regione o ai cittadini che pagheranno il servizio idrico, l’onere di sostenere il costo di 50 lavoratori e famiglie che da settembre 2026 per dette società “non serviranno più””. Gradenigo si mostra critico nei confronti della politica, che “mette le mani in tasca e prova a cacciare fuori i soldi senza mai citare l’importanza del riuso dei reflui in campo agricolo oltre che industriale, l’impossibilità di farlo senza che venga risolto l’alto livello di salinità dell’acqua erogata e soprattutto ignorando tutti i progetti, impianti, fondi e investimenti già previsti dal contratto di gestione SIAM e dal Piano D’Ambito, mai rivendicati nonostante siano lì scritti nero su bianco da 4 anni compresi i progetti per rendere l’acqua potabile ed eliminare i reflui dal Porto Grande”. Gradenigo traccia, infine, quella che ritiene la strada giusta da percorrere: “uscire dalla retorica e ripartire da un approccio integrato del sercizio idrico che non può prescindere dall’ottimizzazione dei tempi e risorse”.




Sanità, Faraone: “Pronto Soccorso per 12 ore a Noto, ridicolo”

“Inaccettabile un Pronto Soccorso attivo solo per 12 ore. Come si fa a Noto, nemmeno in Uganda”. Duro l’affondo del deputato Davide Faraone, che ha scritto al presidente della Regione,Renato Schifani, all’Assessore alla Sanità, Daniela Faraoni ed al Direttore Genrale dell’Asp, Alessandro Caltagirone dopo aver visitato, a sorpresa, gli ospedali di Avola e, appunto, il Trigona di Noto. “Molti servizi esistono solo sulla carta- fa sapere Faraone- I medici e gli infermieri sono encomiabili, ma lasciati soli”. La richiesta di Faraone è quella di un intervento urgente sulla rete ospedaliera provinciale, con particolare riferimento alle strutture sanitarie della zona sud e all’utilizzo dei fondi del Pnrr. “Non è una battaglia di campanile – afferma Faraone – ma di giustizia sanitaria. Il comprensorio sud di Siracusa, con oltre 60mila abitanti, può restare senza reparti essenziali pienamente funzionanti.Dai dati ufficiali del Ministero della Salute emerge che il complesso Avola–Noto perde posti letto complessivi, mentre i posti post-acuti non risultano attivi”.
Una riduzione che, secondo Faraone, rappresenta “un arretramento rispetto agli obiettivi di riequilibrio territoriale del PNRR”.
“Quello che ho visto -prosegue Faraone- non coincide con quanto scritto nelle tabelle ministeriali: molti servizi che risultano attivi sulla carta, nella realtà non esistono o funzionano solo parzialmente. I medici e gli infermieri lavorano con straordinaria dedizione, ma senza strumenti e senza personale adeguato. Stanno tenendo in piedi un sistema che la politica sta lasciando cadere.” Tra le principali criticità segnalate: l’Ortopedia non risulta operativa al “Di Maria” di Avola e manca un atto formale che ne confermi il rientro al “Trigona” di Noto; il Pronto soccorso di Noto è ancora attivo solo 12 ore al giorno; i posti letto di riabilitazione e lungodegenza sono solo parzialmente utilizzabili. “Serve un piano serio e trasparente – aggiunge Faraone – che tenga conto della salute dei pazienti e non delle clientele dei politici. Ogni decisione sulla rete ospedaliera deve essere guidata da criteri sanitari, non da logiche di potere o spartizioni di territorio.” Faraone propone sette misure, tra cui il ripristino dell’Ortopedia a Noto, l’apertura H24 del pronto soccorso, l’attivazione completa dei posti letto post-acuti, la creazione di un modulo di ortogeriatria e una verifica ufficiale della rete Avola–Noto per garantire trasparenza e uniformità di servizi.
“Il governo regionale e la direzione dell’Asp – conclude Faraone – devono agire subito per ristabilire un equilibrio sanitario. La somma delle dotazioni di Avola e Noto non deve ridursi, ma assicurare pari diritti e pari salute a tutti i cittadini della provincia.”




“Stop ai reflui depurati nel Porto Grande,subito tavoli tecnici”: Europa Verde chiede un cambio di passo

“Impellente l’eliminazione dello scarico delle acque depurate del depuratore di Canalicchio nel Porto Grande”. I portavoce di Europa Verde AVS di Siracusa, Salvo La Delfa e Giovanna Magna intervengono sul tema che è stato al centro di una seduta aperta del consiglio comunale venerdì pomeriggio. La forza politica ambientalista evidenzia che “anche quando i parametri ambientali sono a norma, le acque depurate danno vita a processi di eutrofizzazione, a causa della presenza di nutrienti (fosforo e azoto), causati principalmente dal bassissimo ricambio idrico del bacino.
Dal consiglio comunale aperto sul tema del convogliamento delle acque reflue dei comuni di Siracusa, Floridia e Solarino all’Impianto Biologico Consortile di Priolo Gargallo, gestito da IAS (Industria Acqua Siracusana)-sostengono La Delfa e Megna- è emersa tutta la complessità della vicenda legata alla depurazione delle acque nella provincia di Siracusa e dei suoi risvolti sulla qualità delle acque depurate, di falda e marine, sul futuro del polo industriale e sull’occupazione lavorativa dei siracusani. Vicende complesse che non possono essere affrontate a colpi di slogan e frasi fatte ma che richiedono approfondimenti, soluzioni non semplicistiche, e una visione olistica, di insieme, di tutta la problematica. Le questioni sono molteplici e sono venute fuori, quasi tutte, durante il consiglio comunale. È sicuramente emerso dagli interventi un forte ritardo da chi è chiamato, per il ruolo politico che riveste, a prendere le decisioni che queste vicende richiedono”. Europa Verde AVS prosegue analizzando un altro aspetto della vicenda. “Il collettamento delle acque reflue dei comuni di Siracusa, Floridia e Solarino nell’Impianto Biologico di Priolo-spiegano i due portavoce- sebbene realizzabile con costi non eccessivi, richiederebbe tempi lunghi, la dismissione del depuratore di Canalicchio (non è pensabile per motivi tecnici una doppia depurazione), esigerebbe una interlocuzione della società IAS con la società Aretusacque, e quindi con i partner privati Acea acque/Cogen, e potrebbe avere un riflesso non irrilevante sulle tasche dei cittadini dei comuni interessati, chiamati a dover sopperire ai costi incrementati nella gestione delle acque reflue”.
Europa Verde Siracusa – AVS ritiene, inoltre, “necessario un intervento che eviti la depurazione delle acque in house da parte di ciascuna azienda del petrolchimico, rendendo in questo modo inutile la presenza dell’Impianto Biologico di Priolo (costruito proprio a servizio di queste stesse aziende) e complicando la gestione dei controlli previsti dalla normativa attuale.
Tutto ciò mentre ad Augusta è in corso di costruzione un depuratore per le acque reflue, del costo di 69 milioni di euro, con sversamento delle acque depurate nello stesso porto di Augusta, mentre le acque reflue potrebbero essere convogliate facilmente, attraverso un collettore, presso l’impianto consortile dell’IAS, e sopperire in parte, alla riduzione del 65% delle acque da trattare che si osserverà con il distacco dei grandi utenti dall’impianto priolese. Tutto ciò mentre un centinaio di lavoratori dell’IAS e dell’indotto si trovano ad affrontare un futuro occupazionale incerto e preoccupante”. Dura la critica nei confronti della maggioranza “politica locale, regionale e nazionale, che annacqua e non riesce e non è riuscita ad affrontare e approfondire le questioni sollevate durante il consiglio comunale, né a trovare , di concerto con le forze sindacali, imprenditoriali e con le associazioni ambientaliste, soluzioni condivise e durature”. Europa Verde AVS sollecita l’immediato insediamento di tavoli tecnici che possano “fare ordine alla complessa situazione presente, avviare una discussione più approfondita con tutti gli attori e gli stakeholder presenti, utilizzare un nuovo paradigma che sia in grado di produrre soluzioni condivise e rispettose per l’ambiente e il lavoro, con l’obiettivo di un futuro sostenibile in termini economici, ambientali e sociali”.




Un futuro per il depuratore Ias, le parole della politica

“Bisogna fare in fretta, il tempo non è una variabile indifferente. Quando a settembre 2026 si staccheranno ii grandi player industriali, il sistema regionale dovrà farsi trovare pronto e già organizzato. Altrimenti sarà l’ennesima emergenza ambientale e sociale del siracusano a cui Schifani ed il centrodestra dimostreranno di non saper fare fronte”. Lo ha detto il parlamentare Filippo Scerra (M5S), intervenuto alla seduta aperta di Consiglio comunale a Siracusa dedicata alla discussione del futuro del depuratore consortile gestito da Ias.
“Il governo regionale deve assumersi le sue responsabilità in questa vicenda. Per l’impianto, che è di proprietà regionale, avevamo già sollecitato uno studio di fattibilità sui due assetti possibili ed immaginabili per l’immediato futuro”, ricorda Scerra. “Per questo motivo torniamo a sollecitare la convocazione di un tavolo tecnico regionale in cui valutare e decidere il percorso che possa garantire un futuro al depuratore consortile ed ai suoi lavoratori, aumentando al contempo la capacità di depurazione del siracusano. Ma non c’è più tempo da perdere. La Regione dimostri di saper regolare, e non solo subire, i fenomeni”.
La vicenda Ias rimane strettamente legata anche al futuro della zona industriale siracusana. Nei giorni scorsi, Filippo Scerra e l’eurodeputato Giuseppe Antoci hanno scritto al vice commissario esecutivo Fitto, sollevando così anche in chiave europea il nodo della transizione e dello sviluppo di uno dei principali asset energetici del Paese, “su cui l’azione del governo sin qui ha lasciato molto a desiderare nonostante sbandierate soluzioni che, alla prova dei fatti, hanno già dimostrato tutti i loro pericolosi limiti”.
Anche il deputato regionale del Pd e sindaco di Solarino, Tiziano Spada, ha preso la parola. “Ho ribadito come la mancanza di interventi strategici negli anni abbia progressivamente compromesso la tenuta del sistema fino al suo sequestro da parte dell’autorità giudiziaria. Il grande assente in questa vicenda è stato il governo regionale, guidato dal presidente Renato Schifani, che ad oggi non ha ancora definito quali e quanti investimenti intende destinare per garantire continuità lavorativa a quello che, a ragione, è stato definito il fegato della zona industriale di Siracusa. Con senso di responsabilità ritengo che questa non possa essere una battaglia di parte”, ha detto Spada.
“Oggi è necessario costruire le condizioni affinché gli errori e la cattiva gestione del passato non compromettano la possibilità di dotare il territorio di uno strumento essenziale per la zona industriale, uno strumento che potrebbe essere ripensato e utilizzato anche dai Comuni che attualmente scaricano le acque di depurazione nel Porto Grande di Siracusa, come Siracusa, Floridia e Solarino, senza che ciò comporti ulteriori aggravi sulle bollette dei cittadini, già gravati da un carico fiscale significativo”.
Per Marco Carianni, sindaco di Floridia, “in questa situazione è giusto che i sindaci decidano insieme, dopo un confronto serio con le parti sindacali, quale debba essere il futuro della depurazione nel territorio siracusano”. Nessun dubbio per Floridia. “La volontà della città che rappresento è di portare avanti il collegamento a Ias poiché è intollerabile che si continui a scaricare nel Porto Grande di Siracusa, ma bisogna porre l’accento su alcuni temi importanti. Serve un dibattito da portare avanti con serietà e grande senso di responsabilità, che in alcuni momenti si è dimostrato di non avere, altrimenti la situazione oggi sarebbe diversa. Sono d’accordo sulla tutela dei lavoratori di Ias e sull’impegno a rendere la situazione compatibile con la vicenda ambientale, ma ritengo di dover tutelare anche i cittadini di Floridia. La nostra disponibilità al confronto è notoria, adesso serve lavorare tutti insieme”.