Francofonte. E' ritenuto un abilissimo ladro, arrestato dai carabinieri: "Svaligiava appartamenti"

E’ considerato una sorta di Arsenio Lupin, abilissimo. I Carabinieri della Stazione di Francofonte hanno tratto in arresto Adriano La Cognata, pregiudicato francofontese 34enne.
L’uomo, incurante delle ragioni per le quali l’Autorità Giudiziaria lo aveva già sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza con permanenza in casa nelle ore notturne e all’obbligo di presentazione in caserma per reati connessi agli stupefacenti e contro il patrimonio, avrebbe continuato a delinquere, tanto da essere stato riconosciuto autore di due furti in abitazione e indiziato per una serie di altri episodi, che nelle scorse settimane hanno afflitto il centro urbano e destato un forte allarme nella popolazione francofontese.
I risultati investigativi prodotti dai militari, che sin da subito sono stati sulle tracce del presunto ladro mediante anche la visione dei filmati dei sistemi di videosorveglianza installati nei pressi delle abitazioni prese di mira, hanno indotto l’Autorità Giudiziaria ad emettere provvedimento di aggravamento della misura cautelare già in atto, ritenuta ormai non più idonea, con quella più afflittiva della custodia cautelare in carcere. Dalle immagini raccolte si evince come il soggetto avesse sviluppato una notevole abilità nello scassinare porte e finestre senza essere scoperto: scaltro come pochi, era pronto a nascondersi ogni volta si accorgeva del passaggio di qualcuno ed a riprendere il proprio operato non appena il campo era di nuovo libero. Una volta penetrato negli appartamenti, al sicuro dagli sguardi esterni, faceva razzia di quel che trovava, allontanandosi subito dopo senza lasciare tracce. L’uomo è stato condotto nel carcere di Cavadonna. Ecco le immagini catturate dagli inquirenti.




Avola. Perseguita e minaccia l'ex moglie: divieto di avvicinamento per un 48enne

Divieto di avvicinamento alla ex moglie, alla sua abitazione, ai luoghi che frequenta e l’obbligo di mantenersi ad una distanza di almeno 200 metri. E’ quanto disposto a carico di un uomo di 48 anni. L’ordinanza della misura cautelare è stata eseguita ieri sera dagli agenti del commissariato di Avola. L’uomo non dovrà comunicare in alcun modo con la donna. E’ la conseguenza di comportamenti persecutori adottati dall’uomo nei confronti dell’ex moglie. Non rassegnandosi alla separazione, da tempo la perseguitava ricorrendo a messaggi ed anche a minacce.




Noto. Furto e porto di oggetti atti ad offendere: due denunciati, sorpresi dalla polizia

Furto e porto di oggetti atti ad offendere in concorso. Ne sono ritenuti responsabili due uomini di 65 e 46 anni, entrambi di Avola. Alle 10.30 di ieri, a seguito di segnalazione, gli agenti hanno raggiunto l’area collinare di San Corrado in contrada Cozzo Tondo dove, poco prima, un agente fuori servizio aveva notato la presenza di due persone sospette all’interno di una proprietà in costruzione. Sul posto, i poliziotti hanno intercettato un autocarro in sosta e un individuo intento a trasportare sul mezzo due rotoli di recinzione metallica mentre l’altro, nella veranda dell’immobile in costruzione, accantonava altri rotoli di recinzione. Alla vista dei poliziotti, i due hanno tentato di di dileguarsi, senza riuscirci. Chiesta contezza della condotta, i due avrebbero giustificato la loro presenza in quel luogo sostenendo che giorni addietro, una persona non meglio indicata li aveva autorizzati a prelevare il materiale ferroso lì collocato. Presi contatti col proprietario dell’immobile, quest’ultimo negava d’aver dato tale autorizzazione e, pertanto, si procedeva alla perquisizione del veicolo dove venivano rinvenuti, nascosti sotto il sedile, numerosi oggetti atti allo scasso (9 palanchini, 2 cesoie, 1 ascia con manico in legno di cm 50, 4 mazze in legno e 4 scalpelli). I due soggetti, sui quali gravavano precedenti specifici di polizia, sono stati denunciati.




Pachino. "Non fu rapina": concluso il processo a carico di un 47enne, l'episodio nel 2018

Non fu una rapina ma minaccia aggravata. Si è concluso con questa decisione, davanti al Collegio penale del Tribunale ( presidente la dottoressa Carla Frau, a latere i giudici Mazziotta e Belpasso), il processo a carico del pachinese Claudio Sipione,47 anni, difeso dall’avvocato Luigi Caruso Verso.
L’uomo era accusato di rapina aggravata, perpetrata la sera di sabato 5 maggio 2018, ai danni dei titolari di un noto ristorante-pizzeria di Portopalo .
Secondo l’accusa, Sipione, che aveva bevuto molto, aveva ottenuto la somma di venti euro dai titolari del locale mediante minacce con l’uso di una pistola, rivelatasi in seguito un’arma giocattolo priva di tappo rosso.
Comparso davanti al Gip, dottoressa Intini, che gli aveva applicato la misura dell’obbligo di presentazione ,l’uomo, alla presenza del suo legale, si era sottoposto all’interrogatorio di garanzia ed aveva dichiarato che si era trattato semplicemente della richiesta di un prestito, visto che aveva perduto il posto di lavoro e che la pistola-giocattolo era stata esibita soltanto verso un cameriere che, vantando di essere esperto di arti marziali, era intervenuto mentre Sipione stava andando via.
In dibattimento la versione era stata sostanzialmente confermata da uno dei titolari del locale, che aveva dichiarato che la banconota da venti euro era stata consegnata all’uomo ( che, peraltro, l’aveva poi stracciata ) prima dell’alterco con il cameriere e della esibizione dell’arma giocattolo.
Il Pm Parodi aveva chiesto di concedere le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e di condannare l’imputato alla pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione.
L’avv. Caruso Verso ha sostenuto che l’episodio non poteva integrare gli estremi della rapina perché la dazione di denaro era avvenuta senza che l’imputato esercitasse alcuna pressione e che, in ogni caso, era avvenuta prima che pronunciasse espressioni minacciose, esclusivamente rivolte al cameriere intervenuto e non ai titolari del locale.
Il Tribunale, condividendo la tesi del legale siracusano, ha ritenuto insussistente il delitto di rapina ed ha qualificato il fatto come minaccia aggravata, infliggendo all’imputato la pena di cinque mesi di reclusione.




Revocato l'affidamento ai servizi sociali ad un 35enne: trasferito in carcere

Era stato sottoposto all’affidamento terapeutico ai servizi sociali in quanto tossicodipendente, ma il beneficio concesso dal tribunale di sorveglianza dopo una condanna inflitta per maltrattamenti alla convivente è stata revocata. Alla base della decisione, i comportamenti che l’uomo avrebbe continuato ad adottare. E’ stato, pertanto, disposto l’arresto ed il trasferimento nel carcere di Cavadonna.




Covid, i numeri: tornano a salire i contagi, 44 nuovi positivi in provincia di Siracusa

Sono 595 i nuovi positivi al coronavirus in Sicilia a fronte di 22.842 tamponi processati. Incidenza in lieve calo, oggi al 2,6%. I guariti nelle ultime 24 ore sono stati 1.774, registrate altre 18 vittime. Negli ospedali, i ricoveri continuano a diminuire: sono oggi 777 le persone nei reparti covid siciliani. In terapia intensiva sono 112 (-8).
In provincia di Siracusa, contagi in ripresa nelle ultime 24 ore: sono 44 i nuovi positivi. Si accelera sul fronte della vaccinazione, attivi quasi tutti i centri provinciali. Accelerazione con l’AstraZeneca, da questa settimana possono prenotare anche i cittadini di età compresa tra i 70 e i 79 anni. Paradossalmente scarseggiano i vaccini per le persone fragili ed i malati, ovvero Pfizer e Moderna.
Quanto alle altre province, questi i numeri: Palermo 295 casi, Catania 106, Messina 44, Trapani 14, Ragusa 30, Caltanissetta 25, Agrigento 36, Enna 1.




La richiesta di Siracusa alla Difesa: "intitolate a Lele Scieri la caserma di Pisa"

Con una lettera inviata al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, Siracusa chiede che la caserma Gamerra di Pisa venga intitolata a Emanuele Scieri.
“Signor Ministro della Difesa,
lei è certamente a conoscenza della tragica morte del militare siracusano Emanuele Scieri, avvenuta il 13 agosto del 1999 all’interno della caserma Gamerra di Pisa”. Inizia così la lettera firmata dal sindaco Francesco Italia, in cui vengono ripercorsi i troppi anni trascorsi tra silenzi e archiviazioni. Poi il lavoro della commissione d’inchiesta parlamentare presieduta da Sofia Amoddio, con la presenza dei parlamentari siracusani Prestigiacomo e Zappulla, ha portato alla riapertura del caso e ad una udienza preliminare che il 29 marzo “vedrà alla sbarra per omicidio volontario tre commilitoni di Scieri e due alti ufficiali accusati di favoreggiamento”.
Al titolare del dicastero della Difesa, il sindaco chiede, a nome della città,
un segnale di discontinuità rispetto ad un passato con troppe ombre. Il nonnismo, i silenzi, le coperture. Ecco perché Siracusa chiede ora al ministro
“di indicare con chiarezza da che parte stanno le forze armate in questo caso. Un segnale forte all’esterno e all’interno dell’Esercito sarebbe quello di intitolare, subito, prima del processo, la caserma Gamerra a Emanuele Scieri”. Una scelta che, dice il sindaco di Siracusa, “avrebbe una forza, un valore, un’importanza simbolica che certamente non le sfugge e contribuirebbe a restituire a quel luogo l’onore che il delitto ha inevitabilmente macchiato”.




Caporalato e braccianti stranieri, il sindaco Italia: "affittate le case sfitte a questi lavoratori"

“Consentire ancora occupazioni o sistemazioni abitative abusive significa solo favorire i caporali. Vogliamo interrompere questo circolo vizioso. E stiamo dimostrando nei fatti di voler fare qualcosa, nella direzione della legalità”. Il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, commenta con queste parole lo sgombero dei 27 stranieri a Cassibile, avvenuto lo scorso venerdì. Il tema è al centro di un acceso dibattito pubblico e la Prefettura ha recentemente richiamato i sindaci di tutti Comuni a seguire la strada intrapresa dal capoluogo e da Lentini. Allo stesso tempo, da Palazzo del Governo, hanno anche invitato le aziende agricole ad occuparsi pure delle soluzioni abitative per la manovalanza stagionale.
Intervenendo in diretta su FMITALIA, il primo cittadino ha rivolto un appello ai proprietari di case attualmente sfitte, in tutta la provincia. “Affittatele a questi lavoratori. Sottraiamoli allo sfruttamento di delinquenti senza scrupoli. Non vogliono l’elemosina, non sono dei senzatetto e men che meno dei naufragi. Sono lavoratori che vogliono pagare l’affitto. E possono pagare: lavorano, hanno la dignità del lavoro. Così si spezza la prima catena del caporalato”. Il sindaco sprona su questo fronte anche le aziende agricole del territorio: “facciano la loro parte e il loro dovere. In fondo, senza questi lavoratori avrebbero grosse difficoltà ad andare avanti”.
Ma c’è anzitutto da vincere la perplessità di molti proprietari di case che potrebbero non vedere di buon occhio una simile soluzione. “Come facciamo già da tempo, insieme alla Caritas, per i siracusani in difficoltà abitativa, anche in questo caso saremmo pronti a fornire garanzie reali per i proprietari delle abitazioni”.




Cassibile dopo lo sgombero. Andrea Buccheri: "affrontare il nodo caporalato"

Non si arrestano le prese di posizione dopo lo sgombero degli stranieri che avevano occupato le fatiscenti costruzioni del borgo vecchio di Cassibile. Nel dibattito pubblico interviene anche l’assessore del Comune di Siracusa, Andrea Buccheri. “Il caso si può ridurre in una sola questione: le condizioni di lavoro nelle campagne e il caporalato”, scrive in premessa in una lunga nota.
“Senza scomodare la Questione meridionale di ottocentesca memoria o la tragedia dei morti di Avola del ’68, è importante ricordare che nel 2016 lo Stato abbia deciso di punire con una legge, la 199, chi ‘approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori recluta manodopera per destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento’; inoltre, la stessa legge, all’articolo 9, chiama in causa le istituzioni locali poiché prevede il ‘coinvolgimento di regioni, province autonome e amministrazioni locali, delle rappresentanze dei datori di lavoro e dei lavoratori del settore e delle organizzazioni del terzo settore nonché idonee forme di collaborazione con le sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità anche ai fini della realizzazione di modalità sperimentali di collocamento agricolo modulate a livello territoriale’. Se si vuole risolvere il problema degli stagionali, ma anche creare le condizioni per un’agricoltura di qualità – scrive ancora Buccheri – bisognerebbe recuperare i dettami della norma e affrontare con decisione il problema del ‘lavoro grigio’ per cui lavoratori hanno contratti di durata ridotta e a tempo parziale quando invece effettuano orario di lavoro a tempo pieno”.
Ed è questa, a detta dell’assessore Buccheri, la vera piaga. “Aziende che pagano i lavoratori senza segnare tutte le giornate. In questo modo i datori risparmiano, hanno in mano un contratto, utile in caso di controllo, e possono tenere sotto scacco i lavoratori immigrati che hanno bisogno di dichiarare un certo reddito per restare in Italia o per chiedere il ricongiungimento familiare. Questa è una partita da affrontare con la compartecipazione tutti gli attori coinvolti; è apprezzabile lo sforzo messo in atto da sua Eccellenza il Prefetto, dal mondo del terzo settore, dalle associazioni sindacali e politiche, a cominciare dal Partito democratico; ma all’appello manca ancora una parte dei datori di lavoro e delle loro associazioni di categoria”.
Parole che suonano come una nuova richiesta di assunzione di responsabilità, dopo quella contenuta in una recente nota della Prefettura di Siracusa. “Sicuramente – spiega Andrea Buccheri – sul tavolo c’è anche il problema dei piccoli produttori terrieri costretti a vendere sotto costo ai prezzi imposti dalla grande distribuzione e dalla concorrenza sleale, ed è anche per queste ragioni che è necessario il contributo della organizzazioni datoriali. La teoria della massimizzazione del profitto è linfa vitale per il caporalato, ma alla fine ciò che resta, ciò con cui i cassibilesi devono fare i conti, sono gli effetti delle condizioni lavorative inaccettabili e la mancanza di alloggi per i lavoratori regolari, anello debole della catena. Questa amministrazione il problema di Cassibile lo sta affrontando con forza, a differenza di quanti nei decenni, hanno fatto orecchie da mercante e oggi, magari, cavalcano il malcontento. Spero che anche le amministrazioni dei comuni limitrofi facciano lo stesso”.




Vaccini: ok per gli avvocati, ma è ormai scontro tra categorie. Intanto Cannata chiarisce

La carenza di vaccini disponibili amplifica le polemiche, deflagrate anche nel siracusano e rimbalzate sui media nazionali. La necessità di procedere per categorie non aiuta e il clima è subito rovente. Le parole del sindaco di Avola, Luca Cannata, pronunciate su FMITALIA e finite sul Fatto Quotidiano, sono lo specchio di questi giorni strani. “Mi spiace che sia passato un altro messaggio rispetto al mio pensiero. Nessuna classifica o graduatoria sui vaccini, ma una riflessione ragionata”, dice oggi il diretto interessato dopo il parapiglia scoppiato per un non felice raffronto sulla priorità nella vaccinazione con i malati oncologici. “Il vaccino sembra stia dividendo gli italiani e si assiste da settimane a un dibattito su una serie di priorità. Sicuramente chi ha patologie oncologiche e di altro tipo deve essere tutelato prima degli altri. E ciò vale anche per i soggetti con disabilità, come ho dichiarato a più riprese. Non occorre arrivare al conflitto tra istituzioni e cittadini”, dice ancora Cannata in una lunga nota. “Mi spiace per l’incomprensione uscita dall’intervista. Anche perché proprio per i malati oncologici sono stato in prima linea in questi anni, ho voluto con determinazione la realizzazione per la prima volta nella mia città di una sede della Lilt di prevenzione tumorale e ho continuato a lottare con risultati concreti anche per avere un reparto funzionale e importante di oncologia nel presidio ospedaliero Di Maria della città che amministro”. Quanto al vaccino da somministrare prima ai sindaci, il primo cittadino di Avola illustra la sua posizione. “Io non mi sono ancora vaccinato e lo farò per ultimo o comunque quando lo Stato lo riterrà opportuno. Sono amareggiato e mi spiace se sia passato un altro messaggio dal piccolo frammento video fatto girare sui social. I malati oncologici, insieme ai soggetti fragili, vengono prima di tutti, come tra l’altro ho ribadito più volte nell’intervista integrale, e mi auguro che le scelte statali possano portare alla loro immediata vaccinazione”.
Tutto chiarito? No, perchè è già pronto il nuovo filone dopo l’ok della Regione ad anticipare la vaccinazione degli avvocati siciliani. Gli ordini provinciali, incluso quello di Siracusa, hanno inviato le liste degli iscritti per procedere con le prenotazioni e le inoculazioni. Ezechia Paolo Reale, avvocato molto noto a Siracusa, è però perplesso. “Secondo me è assurdo che ragionando per categorie professionali si proceda più spediti che per necessità reali. Ma è quanto sta accadendo con i vaccini. Io ho 60 anni e comunque non sono se darei consenso ad essere vaccinato con l’AstraZeneca. Detto questo, non c’è però motivo al mondo per cui gli insegnanti debbano venire prima degli avvocati o le cassiere prima delle forze dell’ordine. Sono d’accordo al fatto che i sindaci possano essere vaccinati anche adesso, considerando come abbiamo già ricevuto la loro dose gli amministrativi delle Asp siciliane, anche per maggiori garanzie per il sistema in caso di nuova ondata. E un sindaco è importante sul territorio”, taglia corto Reale.
“Di priorità comunque si doveva parlare prima. Il problema generale è come affrontare la situazione in carenza di vaccini. E purtroppo il vero motivo delle scelte è segreto e non dibattuto. E questo è estremamente grave. E’ sbagliato il modo di ragionare”, conclude Reale.