Siracusa. Nuova segnaletica all'Arenella: "Mai tanta attenzione in 40 anni"

Segnaletica orizzontale e verticale, nuova di zecca, all’Arenella. Operai al lavoro per il rifacimento delle strisce che segnalano gli stop, per la sostituzione dei cartelli ormai rovinati e poco visibile, per l’apposizione degli specchi in prossimità di punti potenzialmente pericolosi. Una piccola rivoluzione, che ha lasciato piacevolmente sorpresi i residenti e i proprietari di seconde abitazioni. Una soddisfazione evidente, espressa, a nome della contrada marina, da Sandro Caia, presidente del Comitato Pro Arenella, che da anni conduce battaglie per migliorare i servizi e la qualità della vita nella zona, una volta balneare, oggi vero e proprio quartiere in cui , estate e inverno, molti siracusani hanno deciso di vivere. “Non ricordo -commenta Caia- in 40 anni un intervento di questo tipo. La messa in sicurezza delle strade è fondamentale . Un risultato ottenuto  grazie alla collaborazione tra il raggruppamento Siracusa Sud- che mette insieme associazioni e comitati delle contrade marine- e amministrazione comunale. Stiamo così riuscendo ad alzare  il livello di sicurezza . Un inizio importante, dopo anni di attesa”. In effetti, in programma, il settore Mobilità e Trasporti, guidato dall’assessore Maura Fontana, avrebbe una serie di ulteriori interventi. “Il lavoro svolto- spiega l’assessore alla Mobilità- e’ frutto di una costruttiva collaborazione con le associazioni che pazientemente e in modo collaborativo hanno segnalato le diverse criticità. Abbiamo stilato una serie di interventi che interessano le contrade marine. I progetti non si limitano alla segnaletica. Contiamo infatti  di rivedere anche la viabilita’,  sulla base delle competenze degli uffici e dell’esperienza dei residenti”.




Siracusa. Servizio Vaccinazioni al palo: lunghe liste d'attesa e poco personale

“Anche il servizio di vaccinazioni obbligatorie dell’Asp è rimasto al palo in questi mesi di emergenza Coronavirus”. Sul tema interviene l’ex vice presidente del consiglio comunale, Michele Mangiafico, che denuncia “notevoli disagi a numerose famiglie”. Le interlocuzioni con il direttore sanitario, Anselmo Madeddu e il  direttore del dipartimento di prevenzione, Ugo Mazzilli avrebbero fatto emergere un quadro di affanno all’interno dell’azienda sanitaria provinciale. Tra i principali problemi, la carenza di organico. “Tema che – racconta Mangiafico- sarà presto oggetto di discussione in direzione sanitaria. A Siracusa, inoltre, esiste  un solo centro di prenotazione, con liste  d’attesa lunghissime. Sulle possibili soluzioni l’Asp sta cominciando a ragionare, ma senza ancora tempi e modalità certi”. L’azienda sanitaria dovrebbe fornire le prime indicazioni in settimana.




Siracusa. Marijuana nascosta tra i palazzi: nuovi sequestri della polizia

Ancora sequestri di droga a Siracusa. I controlli disposti dal Questore e pianificati dalla Squadra Mobile e dalle Volanti hanno condotto ieri al rinvenimento di stupefacenti nella zona di via Italia 103 e di via Algeri.
Gli agenti sono entrati in azione al termine di indagini condotte nei giorni precedenti, facendo irruzione in alcune pertinenze condominiali e rinvenendo delle dosi di droga pari a 8 grammi di marijuana.
Inoltre, un giovane di 19 anni è stato segnalato per uso personale di sostanze stupefacenti. Quest’ultimo è stato notato dagli Agenti in Via Italia 103 dopo aver acquistato dello stupefacente.




Siracusa. Monjii e i migranti dimenticati, accuse alle associazioni

Un fiore per Monjii e un video per far vedere dove viveva, cosa sognava, prima della tragica fine dei suoi giorni. Ramzi Harrabi ha raggiunto la piccola baracca che faceva da casa all’uomo, tunisino ormai senza fissa dimora, ma che per decenni aveva lavorato regolarmente in Italia, pagando le tasse e versando i contributi. All’invito a deporre un fiore per ricordarlo hanno risposto in pochi. Non servono due mani per contarli. Un’occasione per lanciare un monito a quanti, pur occupandosi di immigrazione, non si occupano poi degli immigrati intesi come singole persone, non come business. Questo il concetto che Ramzi Harrabi esprime anche utilizzando le immagini girate attraverso il vetro della catapecchia in cui viveva il 61enne rinvenuto cadavere proprio all’interno. La sua “casa” è posta sotto sequestro. Attraverso la finestrella, tuttavia, è possibile notare quelli che Harrabi definisce “i sogni di Monjii”. Un “gratta e vinci”, ad esempio, forse sintomatico dell’ultima spiaggia che l’uomo sperava di poter raggiungere dopo che la sua vita era praticamente andata in frantumi. “Dove sono le associazioni che speculano sui migranti? – la domanda che Harrabi diffonde attraverso il suo video- Non c’erano rappresentanti delle associazioni, in effetti, all’appuntamento per ricordare lo sfortunato tunisino. “Facile dimenticare, facile anche però ricordarsi soltanto degli aspetti dell’immigrazione che concedono business fiorenti- l’accusa di Ramzi Harrabi. A deporre un fiore anche Clara Venuto, ex componente della Commissione Territoriale per il Riconoscimento dello stato di Rifugiato. Un modo per scuotere le coscienze o per far comunque presente la situazione. “Ci sono immigrati di serie A e di serie B- ammette Clara Venuto- E’ davvero triste vedere come chi ha pagato le tasse e ha rispettato la legge per tanti anni, sia poi stato lasciato a vivere in queste condizioni, in questa baracca”. “Siamo da soli- tuona l’amico di Monjii, anche lui immigrato, che lo incontrava ogni giorno alla mensa Caritas- Per noi non c’è niente”. Poi usa un’espressione siracusana: “Siamo persi”.Harrabi rincara poi la dose . “Per alcune organizzazioni i migranti sono come le lumache- Se non c’è nulla da succhiare, non ti vedono”. Ai migranti suggerisce di fare attenzione ai “veri colonialisti, cioè coloro i quali vivono grazie alla nostra causa ma non fanno altre che riempirsi le tasche, mantenere il proprio bacino elettorale e costruire curricula. Quelli- conclude- che sembrano amici, sono invece i primi a farci la guerra”.

 

 




Cagnetta legata a una catena e lasciata tra gli escrementi: salvata dai carabinieri

Guaiva disperata, circondata dai suoi escrementi, legata ad una catena arrugginita che non le consentiva di muoversi. In queste condizioni di carabinieri della stazione di Augusta hanno rinvenuto una cagnolina, all’interno di un’abitazione di via San Giuseppe. I militari erano stati allertati da alcuni cittadini che si erano accori dei lamenti della cagnolina. Fatiscente l’abitazione. Con l’ausilio del servizio veterinario dell’ASP di Siracusa – Distretto Augusta-Lentini, i Carabinieri hanno potuto liberare l’animale affidandolo al personale di un canile per le cure e l’assistenza necessarie. Il proprietario, successivamente rintracciato, è stato denunciato per abbandono di animali e per la cagnolina, che fino ad oggi ha vissuto in costrizione, adesso si prospetta l’adozione.




Siracusa e il coronavirus, battaglia vinta? "Ci aspettiamo altri positivi, pronti in caso di ripresa contagi"

Undici giorni senza nuovi contagi, attuali positivi pari a zero. Siracusa ha dunque vinto la sua battaglia contro il coronavirus? “Siamo in vantaggio per 1-0, ma la partita è ancora in corso”, rispondono con una metafora calcistica dal reparto di Malattie Infettive. Ed anche il direttore sanitario dell’Asp di Siracusa, Anselmo Madeddu, invita a non cantare vittoria. “Si riapre ai turisti e questo comporterà dei rischi. La nostra è una regione a bassa diffusione, altre hanno invece avuto una forte presenza del covid-19. Questo potrebbe portare a nuovi contagi. In tutta onestà, ci aspettiamo dei casi positivi, speriamo non da ricovero. Bisogna però capire che è cambiata la strategia: prima si cercava col tampone chi stava male. Oggi invece si fa lo screening, si fa il tampone a chiunque arriva in ospedale per un ricovero, anche senza sintomi influenzali. Si allarga così la rete dei controlli. E più cerchi, più trovi. Per questo non devono allarmare eventuali nuovi casi positivi. Significherebbe, anzi, che la rete di ricerca e individuazione funziona. In ogni caso, bisogna stare attenti. E noi lo saremo”.
A lungo si è parlato, a livello politico, di una sorta di passaporto sanitario per raggiungere la Sicilia. Poi la scelta è stata diversa. “E’ un modello superato, mi ricorda le patenti sanitarie del 700. Saggia la scelta regionale della registrazione sul sito e tramite e app. E poi c’è il ricorso alle Uscat”. Importante mantenere il ricorso alle mascherine, al gel disinfettante ed alla distanza sociale. “Anche vivere all’aria aperta aiuterà”, aggiunge il direttore sanitario dell’Asp.
Ma che cosa succede se risalgono i contagi in provincia di Siracusa? “”A livello ospedaliero, ci stiamo riorganizzando. All’Umberto I, ad esempio, non ci sarà più il doppio Pronto Soccorso. A breve tornerà anche Oncologia. I nostri ospedali si normalizzano. Ma non vuol dire che smantelliamo le aree covid. Abbiamo analizzato i numeri durante l’epidemia: registrato un picco massimo ricoveri covid (64) il 30 aprile e il 31 marzo il picco in terapia intensiva (7 ricoveri). Alla luce di questi dati, si dovesse ipotizzare in autunno una ripresa dell’epidemia, siamo pronti in provincia con 80 posti letto covid e 10 di terapia intensiva. A Siracusa l’area covid rimane nel padiglione nord, al di fuori ed isolato dal complesso ospedaliero Umberto I. Qui sono disponibili 35 posti letto covid, terapia intensiva e grigi. Altri 35 posti letto covid a Noto. In caso di pazienti asintomatici, è previsto l’isolamento domiciliare e il doppio tampone dopo 14 giorni di quarantena. Per un sintomatico lieve, prevista la semplice domiciliarizzazione mentre se la situazione dovesse presentarsi più importante, scatterebbe il ricovero in ospedale”, spiega ancora il direttore sanitario Madeddu. Netto, poi, il suo giudizio circa le critiche piovute sull’Asp di Siracusa ad aprile. “Troppo allarmismo, troppe dichiarazioni eccessive che hanno poi portato a comportamenti individuali che si rispecchiano nei dati Istat (mortalità indiretta da covid, per paura di eventuali contagi ospedalieri, ndr). Noi abbiamo ammesso gli errori, assumendoci le nostre responsabilità. Attendo che lo facciano anche altri”.




Siracusa. Piste ciclabili su strada, il Comune accelera e passa alla fase progettuale

Sulla mobilità urbana ed una rivoluzione dolce, la giunta Italia vuole decisamente accelerare. Passando dalle parole ai fatti. La partecipazione all’avviso pubblico per le bici dell’ex bike sharing in regalo è stato un successo, con numeri superiori – e di molto – alla disponibilità. Segno che verso il trasporto a due ruote c’è nuova sensibilità.
E allora tocca adesso alle piste ciclabili urbane. Dopo l’annuncio, si passa alla fase progettuale e poi ultimo step: la realizzazione. Si tratta di 23 km di corsie dedicate alle bici, un totale che si ottiene sommando i due sensi di marcia.
Le piste ciclabili siracusane che saranno, saranno segnalate con un apposito colore sulla carreggiata e “protette” dal traffico veicolare dai defleco.
Il sindaco, Francesco Italia, ha pubblicato intanto sui suoi canali social alcune ricostruzioni grafiche da viale Luigi Cadorna a viale Teracati (tra Scala Greca e Santa Panagia); il tratto a tre corsie di viale Santa Panagia; il tratto nord e sud di viale Scala Greca.
A breve, intanto, attese novità per il trasporto pubblico urbano. Per ora ferme le navette elettriche, allo studio un piano che – con il coinvolgimento dei privati – permetterà di ampliare in chilometri e servizi l’offerta pubblica su strada.




Siracusa. Da casa di riposo a social housing, la nuova vita della Madonna delle Grazie

L’edificio di Grottasanta, di proprietà comunale, che ospitava la casa di riposo
“Madonna delle Grazie” diventerà uno stabile dedicato all’housing sociale.
Il piano di trasformazione, che si accompagna alla riqualifcazione dell’area circostante, è il frutto di
una proficua collaborazione tra Comune, Iacp e Associazione nazionale costruttori edili (Ance) e sarà presentato mercoledì prossimo (10 giugno) con una conferenza stampa che si terrà alle 10,30 all’Urban Center di via Nino Bixio 1.
Parteciperanno il sindaco, Francesco Italia, l’assessore alle Politiche comunitarie, Rita Gentile, il
rappresentante dell’Iacp, Marco Cannarella, e il presidente dell’Ance, Massino Riili.
L’iniziativa è la prima del programma di Agenda Urbana ad entrare nella fase della progettazione ed è anche l’investimento più consistente perché da solo impegnerà oltre un quarto dell’intero fnanziamento di 21 milioni.




Siracusa. Escalation di criminalità: "E' la loro ripartenza post Covid: occorre denunciare"

Un’escalation di episodi criminali, anche piuttosto violenti, si sono susseguiti nelle ultime settimane a Siracusa e in provincia. Un dato che preoccupa e probabilmente non senza motivo. Di questo è convinta anche l’associazione antiracket, guidata nel territorio da Paolo Caligiore, che tenta di dare una lettura degli episodi che si sono verificati nel capoluogo: bombe carta, esplosioni, possibili avvertimenti ad attività commerciaIi, l’ultima in ordine di tempo una macelleria di viale Santa Panagia. Saranno le indagini avviate dalle forze dell’ordine a fare luce sui singoli episodi, ma Caligiore non esclude che possa trattarsi di un’attività di ripartenza anche della mafia, parzialmente bloccata, come tutto il resto, dal periodo di lockdown, quando i negozi sono stati chiusi e il pizzo può non essere stato riscosso. “Potrebbe trattarsi di un modo per dare un segnale a tutti, attraverso uno- spiega Caligiore- Come dire “non avete pagato, adesso pagate”. Gli incendi ai danni di autovetture potrebbero invece essere scollegati da quest’ambito. L’attenzione dell’antiracket nel territorio è puntata, insomma, principalmente sul versante dell’estorsione. In tanti continuano a pagare il pizzo, nonostante negli ultimi anni siano aumentate le denunce e i “no” a questo tipo di violenza, che non è soltanto economica”. Caligiore lo dice con chiarezza: “E’ una questione anche morale- prosegue- Un essere vittime delle decisioni della malavita, senza battere ciglio. Oggi chiedono 100 e domani possono chiederne 200, negando la libertà agli imprenditori che, per portare avanti la loro attività, vanno incontro a seri sacrifici, maggiormente nella contingenza attuale. La crisi ce la porteremo ancora dietro per un po’, non è un mistero per nessuno. E agli enormi sforzi si aggiungeranno queste violenze”. La strada per difendersi da tutto questo, fa presente l’esponente dell’antiracket, resta una: la denuncia. “Chi denuncia non resta solo- assicura- ci siamo noi, ci sono le forze dell’ordine, la magistratura, le leggi che consentono di ottenere adeguati risarcimenti. Quello che serve è solo uno scatto di orgoglio e di moralità”.




Il dramma di Monji, una morte che non scuote le coscienze: un fiore dai suoi "fratelli"

Sono pochi i fiori lasciati accanto a quella catapecchia che era diventa “casa” per Monji. Sono stati i suoi “fratelli” senza fissa dimora a tributargli questo ultimo gesto di affetto e vicinanza. Con loro c’è anche Ramzi Harrabi, tunisino ormai trapiantato a Siracusa, artista e mediatore culturale.
Nelle ore scorse aveva lanciato un appello aperto alla partecipazione. Pochi hanno risposto presente. “Dove sono tutti quelli che, davanti alla Sea Watch, chiedevano di far sbarcare i migranti?”, si domanda ricordando la grande mobilitazione cittadina di qualche tempo fa. “I migranti sono sbarcati. Vivono ai margini. Dove sono ora tutte quelle persone che si battevano il petto?”, aggiunge mentre depone una composizione floreale a pochi passi da quella che è stata l’ultima dimora di Monji, trovato senza vita sabato mattina. Un dramma umano che non ha colpito più di tanto l’opinione pubblica.
Eppure Salvatore, questa la traduzione di Monji, non era solo un senza fissa dimora. Non era solo un tunisino. Non era solo un irregolare. Era soprattutto un uomo. Un uomo che ha cercato una fortuna diversa, con un matrimonio fallito e scelte economiche sbagliate alle spalle.
“Monji era un uomo che ha vissuto tra di noi, ha sudato nei campi, ha raccolto la frutta che noi tutti mangiamo. Ha pagato le tasse, ma la vita è stata dura con lui. Ed ha finito il suo cammino da solo”, racconta ancora Ramzi Harrabi. “È andato via come un invisibile, in silenzio. Gli abbiamo voluto rendere omaggio”. C’erano altri invisibili come lui, ma quasi nessun rappresentante siracusano di quel mondo che di immigrazione parla tanto e spesso.
Lavorava nei campi e nelle serre e, fino a non molti anni addietro, era anche in regola. “Ma le norme sono spesso rigide per chi vuole rispettarle. E così è diventato un irregolare, senza raggiungere quella soglia annua di reddito che gli avrebbe permesso di continuare a godere dell’ambito status di lavoratore regolare”, ricorda Harrabi prima di un momento di preghiera. Collegato via social dalla Tunisia, il nipote di Monji ha letto tra i singhiozzi un versetto del Corano.
A pochi passi di distanza c’è quella casa improvvisata. Dalla finestra si vede dentro: un ombrello appoggiato in un angolo, una sedia in plastica. Delle bottigliette d’acqua sparse sul pavimento. Un povero giaciglio ed un tavolo di fortuna. Monji viveva così, a poca distanza dal comando della Polizia Municipale.