Gattino non sa più scendere dall'albero, soccorso dai Vigili del Fuoco

Sembra l’intervento di soccorso dei Vigili del Fuoco, in favore di animali, per antonomasia: il classico salvataggio del gattino in difficoltà.
È successo a Priolo, in via San Leonardo. Si era arrampicato in cima ad albero piuttosto alto. E non riusciva più a scendere.
Udito il suo miagolio, sono stati allertati i soccorsi. Arrivati con l’autoscala dei Vigili del Fuoco di Siracusa.




Finanza agevolata per le imprese siracusane: Confindustria chiede il potenziamento di Irfis Catania

Un potenziamento dell’ufficio Irfis- Finsicilia di Catania, al quale fa riferimento la gran parte delle imprese delle province di Siracusa, Catania e Ragusa, per meglio venire incontro alle esigenze della ripresa produttiva del territorio.
E’ quanto chiedono in una lettera al governatore della Regione siciliana, Nello Musumeci, il presidente di Confindustria Catania, Antonello Biriaco e il presidente di Confindustria Siracusa, Diego Bivona, sottolineando l’importante ruolo dell’istituto finanziario regionale nel sostegno al tessuto produttivo dell’isola.
“Di fronte alle urgenti necessità di liquidità delle aziende e al fine di accelerare l’istruttoria amministrativa delle pratiche di finanziamento – scrivono Biriaco e Bivona – sarebbe auspicabile trasformare la sede Irfis di Catania da mero ufficio di rappresentanza a filiale strutturata per l’istruzione e la gestione delle pratiche di finanziamento alle imprese”.
Per i due presidenti “il rafforzamento dell’ufficio etneo e la velocizzazione delle istruttorie sarebbero un segnale concreto di attenzione al mondo produttivo, con benefici certi per tutte le aziende, ritenendo l’Irfis una prestigiosa istituzione finanziaria che ha contribuito a far nascere e crescere l’imprenditoria siciliana”.




Droga, arrestato dalla polizia di Priolo presunto pusher 23enne

Arrestato per detenzione e spaccio di droga, nonchè detenzione abusiva di munizionamento Augusto Gattuso, 23 anni, già ai domiciliari. Gli agenti del Commissariato di Priolo , a seguito di una perquisizione domiciliare, hanno rinvenuto e sequestrato, a casa dell’arrestato, 15 grammi di Marijuana, materiale idoneo al confezionamento ed alla pesatura della stessa, la somma di 240 euro in contanti e 3 cartucce marca Fiocchi, calibro 22.
Nell’ambito della stessa operazione, gli agenti hanno denunciato per il reato di favoreggiamento personale altri due uomini rispettivamente di 23 e 27 anni
Questi ultimi, che avevano acquistato della droga da Gattuso, sono stati segnalati, altresì, all’Autorità Amministrativa competente per uso personale di stupefacenti.




Coronavirus, Siracusa e provincia: 103 contagiati, 60 ricoverati, 17 deceduti

Consueto aggiornamento quotidiano con i numeri dell’epidemia di coronavirus in provincia di Siracusa. Secondo l’ultimo report regionale, gli attuali positivi sono 103: 5 in più rispetto ad ieri, quando erano 98. Sottoposti a ricovero e terapia ospedaliera sono 60, mentre continua ad aumentare il trend dei guariti che si attesta adesso a 77. Mentre i decessi sono 17.
Questa la divisione degli attuali positivi nelle altre province: Agrigento, 129 (0 ricoverati, 2 guariti e 1 deceduto); Caltanissetta, 113 (16, 15, 10); Catania, 664 (99, 114, 73); Enna, 319 (172, 33, 25); Messina, 412 (123, 59, 42); Palermo, 349 (70, 46, 27); Ragusa, 58 (4, 6, 6); Trapani, 112 (7, 18, 5).
Si raccomanda di attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal Ministero della Salute per contenere la diffusione del virus. Per ulteriori approfondimenti visitare il sito dedicato www.siciliacoronavirus.it o chiamare il numero verde 800.45.87.87.




L'odissea del tampone di fine quarantena, l'avvocato Mauceri: "istanza urgente al Tribunale"

Per la stragrande maggioranza dei siracusani che, in tutta la provincia, attendono il tampone di fine quarantena i giorni scorrono senza grosse novità. Lentamente, vengono effettuati alcuni test. Ma anche per chi riesce ad effettuare l’agognato tampone, non sono certi i tempi di ricezione del risultato. Motivo per cui, alla fine, sono molti quelli che non riescono a lasciare il loro domicilio “forzato”, nonostante in alcuni casi siano trascorsi anche 35 giorni di isolamento.
Abbiamo chiesto chiarimenti, anche dal punto di vista legale, al noto avvocato siracusano Michele Mauceri. “La carta costituzionale sancisce il diritto dell’individuo al godimento della libertà personale e le restrizioni alla stessa vanno inquadrate nel senso di costituire una eccezione a tale principio generale”, esordisce.
“Conseguentemente, se decorsi i 14 giorni di quarantena il soggetto, per riacquisire la libertà compressa momentaneamente per ragioni di sanità pubblica, deve essere sottoposto alla verifica del suo stato di salute con la esecuzione del tampone di controllo non v’è dubbio che tale diritto è insopprimibile ed è onere e dovere dell’ente preposto alla esecuzione dei test attivarsi per dare risposte concrete sui tempi e modalità del controllo medesimo”.
Ma quanto sta accadendo nel siracusano “si pone in contrasto con i diritti del cittadino in quarantena, e denota un mal funzionamento della pubblica amministrazione che è tenuta ad operare con imparzialità ed a garantire il buon andamento, principi anch’essi consacrati nella carta costituzionale all’articolo 97”, puntualizza Michele Mauceri.
Cosa fare, allora? “Il cittadino ha il diritto di rivolgersi alla autorità giudiziaria per vedere immediatamente riconosciuto il suo diritto ad essere sottoposto al controllo post quarantena attraverso una procedura d’urgenza”, la chiara risposta dell’avvocato Mauceri. La soluzione estrema, pertanto, pare essere quella dell’istanza urgente al Tribunale di Siracusa.




Verso fase due, la minaccia dei ristoratori: "così non riapriamo, per noi è una catastrofe"

Fase due, come ripartire? Se lo chiedono quasi 100 ristoratori della provincia di Siracusa che hanno firmato un documento inviato all’attenzione del governo nazionale. Uno dei promotori è lo chef Giampaolo Molisena che ha trovato la piena condivisione dell’iniziativa da parte di molti suoi colleghi di Avola, Noto, Siracusa, Portopalo e Palazzolo.
Ai ristoratori non piace la possibilità di riaprire con paretine in plexiglas, mascherine e tavoli a due metri. “Ipotesi improbabili, che hanno il solo scopo di confondere ancora di più le nostre giornate che stanno andando avanti senza un vostro aiuto”, spiega subito Molisena.
“Come si può chiedere di distanziare i tavoli a 2 metri?”, si domanda alzando la voce. “I nostri tavoli per noi sono la fonte del reddito. Se ci obblighi a riaprire e portare un’attività da 30 a 10 tavoli, capisci che il modello di business su cui si basa l’impresa non c’è più. Aprire a queste condizioni equivale, per noi ristoratori, ad una catastrofe. E lo stesso vale per i nostri dipendenti, per i fornitori, per i tecnici delle manutenzioni: un esercito di persone che se porti i tavoli da 30 a 10 non ha più senso di esistere”.
Se le indiscrezioni sin qui trapelate rispondessero al vero, i ristoratori siracusani minacciano la serrata. “Noi rimaniamo chiusi. Non siamo una fabbrica. Il nostro lavoro è basato sul piacere, sulla socialità. A queste condizioni non possiamo aprire. Queste non sono le condizioni per fare ristorazione. Non abbiamo ancora ricevuto i 600 euro di marzo, i dipendenti non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione di marzo e siamo a fine aprile. E noi dovremmo riaprire, con il nostro modello di business dimezzato e con un economia che è al collasso e la stessa tassazione di prima? No grazie”.
Molisena è un fiume in piena. “Qui c’è gente che vuole lavorare. Ma per lavorare ci devono essere le condizioni. Ripartiamo dalle cose semplici. Non vogliamo prestiti, ma una tassazione equa che lasci margini per lavorare ed investire. Vogliamo fare il nostro lavoro. Vogliamo farlo nelle condizioni dignitose per farle: economiche e sociali. Oppure non apriamo. Non paghiamo nessuna tassa”.

foto da palermotoday.it




"In quarantena e dimenticati", approda all'Ars il caso dei parenti dell'87enne morto per Covid

Il dolore per la scomparsa, la quarantena, l’attesa dell’esito di un tampone, la mancanza di assistenza e , come se tutto questo non bastasse, rifiuti che nessuno ritira da ben 22 giorni. I familiari di Domenico Zappalà, 87enne deceduto lo scorso 4 aprile all’Umberto I di Siracusa dopo essere risultato positivo al coronavirus, sembrano essere stati abbandonati da tutti, dopo il “calvario” concluso purtroppo con la morte dell’uomo. Una storia che la magistratura sta ricostruendo, visto che l’anziano era stato ricoverato come primo passaggio all’ospedale Muscatello di Augusta, in Neurologia per essere sottoposto a controlli per via di un piccolo deficit mnemonico, stando al racconto dei figli. La vicenda approda adesso all’Ars, l’assemblea regionale siciliana. Il deputato 5 Stelle Stefano Zito annuncia di volerla sottoporre all’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza. “La figlia e il nipote dell’uomo sono soli- racconta in un post Zito: il dolore del lutto, le telefonate che tardano ad arrivare, sommersi dai rifiuti per un rimpallo tra Comune e Asp sulle rispettive competenze, anche perchè non si sa ancora se siano positivi o meno, non essendo arrivato l’esito del tampone, 22 giorni trascorsi così . Troppa burocrazia, troppi ritardi”.

 




Siracusa. Misure anti contagio: sanzioni della Polizia Provinciale

Proseguono i controlli sul territorio anche da parte della Polizia Provinciale per verificare la corretta applicazione delle misure di contenimento del coronavirus.
Dal 14 aprile fino alla giornata di ieri, sono state controllate numerose persone sette delle quali sanzionate perché in base agli accertamenti è emerso che circolavano senza un valido motivo. La sanzioni sono state elevate a Siracusa, Ferla, Pachino, Noto, Francofonte, Sortino e Melilli.
Nell’ambito delle operazioni di controllo, una persona è stata altresì denunciata all’autorità giudiziaria per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto d’identificazione.
Due persone dopo accertamenti sulle dichiarazioni fornite sono state denunciate per falsa attestazione/dichiarazione a pubblico ufficiale.
Quattro persone sanzionate sulla SP 10. Andavano in giro senza motivo valido (raccoglievano asparagi) .




Fondi coesione e sviluppo, il M5s: "Il nord tolga le mani dai soldi per il Sud"

“Altro che sud contro nord per le riaperture e fase due. Un documento stilato dai tecnici del Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica (Dipe), ha ‘suggerito’ di poter sfruttare il momento difficile per togliere al Meridione risorse per investimenti, vincolate per legge. Non vorremmo che l’infelice esempio di quanto fece il governo Berlusconi nel 2010 come reazione alla crisi economica venisse riproposto e con lo stesso risultato: togliere al sud per dare al nord”.
I parlamentari siciliani del Movimento 5 Stelle lanciano l’allarme sulla proposta “tecnica” di riprogrammazione ed eliminazione del vincolo territoriale (80% al Sud e 20% al centro-nord) dei Fondi di Coesione e Sviluppo, e la messa in pausa della clausola del 34% che dovrebbe destinare alle regioni meridionali una quota di investimenti ben definita.
Nonostante vincoli e clausole per i necessari investimenti al sud, i tecnici avrebbero predisposto un testo che, di fatto, toglie quanto è stato invece assegnato alle regioni meridionali per spostare le somme al nord. “Come Movimento 5 Stelle non permetteremo che questa azione possa essere portata a compimento. È illogica e non rispettosa dei veri bisogni ed interessi del Paese. Siamo felici che già il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Turco, e il Ministro per il Sud, Provenzano, abbiano puntualizzato che quel documento è solo una bozza non ancora sottoposta al vaglio della politica. È bene ribadire la linea del M5s: nessuna penalizzazione per il Meridione”, dicono gli esponenti pentastellati.
“Noi continueremo a vigilare, basta con questa narrazione secondo cui il nord operoso è zavorrato dal Meridione. Il Sud non è buono solo per raccogliere voti. Non per noi”, sottolineano i parlamentari M5s.

foto dal web




Oltre due milioni di euro per Noto, finanziati i lavori per la tutela di tre plessi storici

Oltre due milioni di euro per la tutela del patrimonio storico di Noto in arrivo dalla Regione. L’assessorato alle Infrastrutture ha formalizzato i decreti di finanziamento di tre opere di riqualificazione architettonica nel Comune di Noto: 780mila euro per la ristrutturazione di parte del seminario della Basilica del Santissimo Salvatore e dell’annesso torrione; 800mila euro per il restauro di un’ala del Convento delle suore benedettine del Santissimo Sacramento e altri 800mila euro per il miglioramento strutturale della chiesa e dell’Eremo di San Corrado fuori le mura.
“Il Comune di Noto – dichiara l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone – dovrà adesso mandare in gara i lavori entro 180 giorni e confidiamo nell’impegno dell’amministrazione locale per accelerare sui tempi. Su tre beni artistico-religiosi di inestimabile valore la Regione Siciliana investe per garantirne la conservazione e creare lavoro, tutelando l’identità architettonica di Noto che è un motore economico-turistico fondamentale per l’intera Isola”.

Foto: Noto, panoramica (dal web)