Noto e la favola di Pinocchio per un’edizione da record dell’Infiorata

L’Associazione Maestri Infioratori di Noto annuncia che la XXI edizione di Scuoleinfiore – Infiorata dei ragazzi, che si svolgerà dall’8 all’11 maggio, trasformerà Via Rocco Pirri nel magico mondo di Pinocchio. L’edizione 2026 segna un traguardo storico per la manifestazione. Su input della Presidente dell’Associazione, Oriana Montoneri, l’Amministrazione Comunale ha approvato un importante ampliamento del percorso espositivo. Grazie alla visione della Presidente, accolta con immediato entusiasmo dal Sindaco Corrado Figura, dall’Assessore al Turismo Massimo Prado e dall’Assessora alla Pubblica Istruzione Giusy Quartararo, la via si arricchirà di due nuovi tappeti infiorati. Questa scelta permetterà a un numero ancora maggiore di istituti scolastici e giovani artisti di essere protagonisti, raddoppiando lo spazio dedicato alla creatività e alla bellezza. La fiaba di Pinocchio sarà quindi il filo conduttore di un viaggio tra arte e letteratura. Passeggiando tra i profumi dei fiori, i visitatori incontreranno i protagonisti di un’avventura senza tempo: la saggezza di Babbo Geppetto, il fascino della Fata Turchina, le tentazioni del Gatto e la Volpe, le luci ingannevoli del Paese dei Balocchi, fino alla forza di Mangiafuoco e al vivace mondo dei burattini di legno. L’evento non è solo una mostra a cielo aperto ma un invito alla riflessione. La fiaba di Collodi infatti insegna che fuggire da scuola porta solo guai e i giovani infioratori netini, avranno proprio il compito di dimostrare che la cultura è il concime più fertile per nutrire ogni talento. I tappeti floreali saranno pagine di un libro aperto per riscoprire la gioia di leggere e il messaggio di libertà di Collodi. L’obiettivo è non restare “analfabeti di bellezza” ma lasciarsi arricchire in una via che risplenderà di pura cultura. “Vedere Scuoleinfiore crescere è un segno di speranza per la nostra comunità – dichiara la Presidente Oriana Montoneri – . Siamo grati al Sindaco e agli Assessori per aver creduto in questo ampliamento, permettendo ai ragazzi di esprimersi su un palcoscenico che da sempre ha una cassa di risonanza internazionale.”




Metal detector a scuola, i presidi del Siracusano: “Coltelli in classe, la situazione peggiora”

Per rafforzare la sicurezza all’interno delle scuole, è ora possibile richiedere controlli con i metal detector. Lo dispone una circolare del Ministero dell’Istruzione e dell’Interno. Si tratta di una prima risposta dopo episodi drammatici, come quello di La Spezia. Il tentativo è quello di rafforzare, con controlli all’ingresso di scuola richiesti dai dirigenti scolastici, le azioni di prevenzione e contrasto di illegalità negli istituti scolastici.
La circolare spiega che, in casi specifici, come comportamenti violenti, spaccio o reiterati atti di bullismo, i dirigenti scolastici possono richiedere controlli mirati con l’utilizzo di metal detector. Ad utilizzare potranno essere solo operatori di sicurezza e non personale delle scuole.

Vedremo l’impiego dei metal detector anche all’ingresso degli istituti scolastici siracusani? “Si. Bisogna certamente rendersi conto che viviamo una situazione scolastica che è più dura rispetto al passato”, premette Pinella Giuffrida, responsabile provinciale dell’Associazione Nazionale Presidi. “In alcune situazioni e in alcune zone realmente ce n’è bisogno”, taglia corto Giuffrida. Quindi in provincia di Siracusa è diffusa l’abitudine dei ragazzi di portare il coltello a scuola? “Ne parlavo l’altro giorno con i colleghi di Siracusa ed in effetti la presenza di coltelli in qualche scuola, c’è. Quanto è diffusa? Abbastanza. E’ chiaro che dobbiamo operare per la sicurezza degli studenti, dobbiamo sempre pensare che all’interno della scuola i ragazzi devono essere sicuri. Diventa una situazione nella quale tutti siamo responsabili”.




Locali pubblici, potenziati i controlli in provincia su capienza e antincendio

Un potenziamento delle attività di controllo nei locali di pubblico spettacolo e nei pubblici esercizi in provincia di Siracusa. E’ quanto disposto dal prefetto, Chiara Armenia, alla luce della tragedia di Crans-Montana. Questa mattina si è svolta una riunione del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica, allargata alla partecipazione – oltre che del sindaco di Siracusa, Francesco Italia e dei vertici delle Forze di Polizia territoriali, altresì del Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco, ai referenti dell’Ispettorato del lavoro e alle associazioni rappresentative dei pubblici esercenti (Confcommercio Siracusa, Confesercenti Siracusa, CNA e FIPE), al fine di delineare congiuntamente un’analisi di contesto. I controlli serviranno per verificare il pieno rispetto delle normative di settore – anche sotto il profilo della corrispondenza tra capienza autorizzata e affollamento effettivo – e la conformità rispetto alle misure di prevenzione incendio, di gestione dell’esodo e, più in generale, dell’emergenza.
Specifica attenzione, nel corso delle verifiche disposte, sarà prestata alle attività di intrattenimento svolte in forma complementare da parte di attività di ristorazione e bar, al fine di garantire lo svolgimento delle stesse entro una cornice di massima sicurezza sia a tutela dei lavoratori impiegati che degli avventori.
Il Comune di Siracusa ha assicurato la massima collaborazione, “anche attraverso una rinnovata sensibilizzazione della Commissione comunale di vigilanza dei locali di pubblico spettacolo, chiamata a programmare mirate verifiche”.
Anche i referenti delle associazioni rappresentative dei pubblici esercenti hanno espresso la massima disponibilità a proseguire nell’azione di stimolo nei confronti degli associati – “nella piena convinzione dell’importanza dell’attuazione di un modello di safety efficace a beneficio dei lavoratori e anche dei fruitori dei locali – nonché a collaborare anche per favorire l’emersione e il contrasto delle forme di esercizio abusivo delle attività”.




Ciclone, il presidente dell’Ars Galvagno a Portopalo: “Vicini a istituzioni e imprenditori”

Visita a Portopalo questa mattina per il presidente dell’Ars, l’assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno. Il presidente del parlamento siciliano ha incontrato i rappresentanti delle istituzioni locali e i pescatori, duramente colpiti dai danni arrecati dal ciclone Harry. A riceverlo, il sindaco, Rachele Rocca, il vice sindaco Corrado Lentinello ed il deputato di Fratelli d’Italiia, Luca Cannata. Galvagno ha fatto tappa in provincia di Siracusa dopo aver visitato il luoghi maggiormente colpiti dalla violenza ondata di maltempo del 19, 20 e 21 gennaio delle province di Messina, Caltanissetta e Catania. “L’intento-ha dichiarato Galvagno- è quello di renderci davvero conto di quelli che sono i danni arrecati alla nostra isola. La priorità è adesso certamente quella di uscire dall’emergenza, stando accanto alle amministrazioni locali e agli imprenditori, in ginocchio a causa della calamità naturale che si è abbattuta su questi territori. Gli stanziamenti dei governi nazionale e regionale- ha puntualizzato- riguardano soltanto la somma urgenza e sono certo che arriveranno successivamente le misure necessarie per affrontare la fase successiva, auspicando che anche l’Unione Europea faccia la propria parte. Fondamentale a questo punto- ha ribadito il presidente dell’Ars- poter presto disporre di tutte le relazioni necessarie. Alla luce delle indicazioni che otterremo dagli organi competenti, potremo muoverci con quanto serve per uscire da questa situazione, peggiore di altre certamente, visto che parliamo di un territorio vastissimo, dalle Isole Eolie a Portopalo di Capo Passero, con caratteristiche e problematiche diverse da altre zone d’Italia”. Galvagno esclude, invece, che possa essere opportuno ricorrere ai fondi per il Ponte sullo Stretto. “Non solo per una questione legislativa- puntualizza- ma perché non ci sarebbe motivo di intaccare risorse destinate ad una cosa ben precisa”.




Scienze umane e tecnologia: a Siracusa Samothrace traccia il futuro del patrimonio culturale

L’integrazione tra tecnologie avanzate, scienze dei materiali, digitalizzazione e competenze umanistiche si conferma una leva strategica per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. È questo il principale messaggio emerso da “From Past to Future: Cultural Heritage Powered by Technology”, l’evento promosso da Samothrace e svoltosi il 29 e 30 gennaio 2026 presso Palazzo Vermexio a Siracusa, che ha riunito istituzioni, università, centri di ricerca e imprese attorno alle nuove frontiere dell’innovazione applicata ai beni culturali.
L’iniziativa ha rappresentato il momento conclusivo delle attività del Pillar Cultural Heritage dell’ecosistema Samothrace, confermandone la visione: sviluppare materiali, dispositivi e protocolli scientifici ad alta precisione per la conservazione, il monitoraggio, la fruizione e l’accessibilità del patrimonio culturale, secondo un approccio interdisciplinare e orientato al trasferimento tecnologico. L’evento ha evidenziato come l’innovazione scientifica e tecnologica rappresenti oggi un elemento imprescindibile per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio. Le attività presentate hanno affrontato temi chiave quali la diagnostica non invasiva, la digitalizzazione e ricostruzione 3D, la sensoristica per il monitoraggio microclimatico e strutturale, l’intelligenza artificiale e le tecnologie immersive per una fruizione più accessibile e inclusiva. Particolare rilievo assume lo sviluppo di procedure scientificamente validate, potenzialmente applicabili a certificazioni di autenticità e protocolli di intervento, in grado di supportare le istituzioni nella gestione del patrimonio.
Per i saluti istituzionali sono intervenuti Francesco Italia (sindaco di Siracusa), Salvatore Baglio (presidente Fondazione Samothrace), Fausto Carmelo Nigrelli (presidente Struttura Didattica Speciale di Architettura e Patrimonio Culturale di Siracusa), Anna Maria Gueli (Università degli Studi di Catania) e Delia Chillura Martino (Università degli Studi di Palermo).
«Siracusa, con i suoi oltre 2750 anni di storia, vive compiutamente e quotidianamente questo rapporto tra conservazione, tutela e valorizzazione, tra tradizione e innovazione – ha dichiarato il sindaco aretuseo – L’idea che un gruppo così ampio di ricercatori, di studiosi, di stakeholders stia insieme e produca un risultato al termine di questo lungo percorso è per la città da un lato motivo d’orgoglio e dall’altro motivo di curioso interesse verso dei risultati che, sicuramente, contribuiranno ulteriormente ad arricchire il bagaglio delle nostre conoscenze, proprio nella chiave di valorizzare lo straordinario patrimonio di cui disponiamo». «Il patrimonio culturale rappresenta un sistema complesso che richiede oggi strumenti scientifici affidabili, tecnologie avanzate e una visione condivisa tra ricerca, istituzioni e imprese – ha dichiarato Salvatore Baglio – Con il Pillar Cultural Heritage abbiamo dimostrato come l’integrazione tra scienze umane e tecnologie possa generare soluzioni concrete, capaci di migliorare la conoscenza, la tutela e la fruizione del patrimonio, creando al contempo nuove opportunità di sviluppo e innovazione per i territori».
Nel corso delle due giornate sono stati presentati risultati di ricerca e soluzioni applicative che spaziano dalla ricostruzione e digitalizzazione 3D alla realtà virtuale e aumentata, dall’intelligenza artificiale alla sensoristica per il monitoraggio microclimatico e strutturale, fino a metodologie avanzate di diagnostica non invasiva e a strumenti per una fruizione inclusiva. Le sessioni di pitch, le presentazioni orali e le demo hanno evidenziato un elevato livello di maturità tecnologica e un concreto potenziale di adozione da parte di istituzioni e operatori del settore culturale e turistico. «La tappa di Siracusa è fondamentale per il progetto – hanno dichiarato Anna Maria Gueli e Delia Chillura Martino – In questo contesto, che ha dato importanza all’applicazione delle tecnologie, delle procedure, dei dispositivi nel campo dei beni culturali, non potevamo non venire qui a Siracusa a restituire al territorio tutto quello che abbiamo sviluppato e realizzato nel progetto, pronti ad applicarlo anche in altri siti, partendo da Siracusa».
Un ruolo centrale è stato svolto dalle due tavole rotonde istituzionali, che hanno favorito un confronto diretto tra decisori pubblici, operatori culturali ed esperti. La tavola rotonda “Technology and Heritage for a Sustainable Future” ha approfondito il contributo della tecnologia alla sostenibilità e all’accessibilità del patrimonio, mentre “Institutions at the Crossroads of Tradition and Technology” ha messo in evidenza il ruolo delle istituzioni nel governare la trasformazione digitale, bilanciando tutela, valorizzazione e innovazione.
«La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale sommerso è determinante. Oggi siamo nella fase in cui è necessario iniziare a immaginare e quindi progettare quelle che possono essere tutte le procedure di tutela materica, cioè tutte quelle tecniche che possono consentirci la tutela del reperto direttamente in sito – ha dichiarato Roberto La Rocca, Soprintendenza del Mare – Non dimentichiamo che la Convenzione Unesco del 2001 ha deciso che tutto il patrimonio culturale sommerso, per quanto possibile, deve rimanere in acqua». «Dobbiamo affidarci alla tecnologia affinché che questo immenso patrimonio venga trasmesso alle generazioni future – ha affermato Antonino Lutri, Soprintendente BB. CC. Siracusa – Il tema è importante perché le tecnologie possono aiutarci sia dal punto di vista della tutela che della valorizzazione». «Siamo interessati alle nuove tecnologie applicate ai beni culturali perché le nostre collezioni e credo tutto il patrimonio culturale italiano hanno bisogno di continue attenzioni per la tutela e per la valorizzazione – ha dichiarato Fabrizio Sudano, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – Le scansioni 3D e la digitalizzazione sono ormai delle tappe fondamentali per valorizzare e tutelare ancora di più il nostro patrimonio culturale. L’idea di avere una gestione controllata e moderna ci fa essere molto attenti alle nuove tecnologie».




Truffa ai danni dell’Inps, smantellata organizzazione a Pachino: 35 indagati

Sono 35 le persone indagate a Pachino, al termine di una complessa attività investigativa condotta dagli agenti della Polizia di Stato in collaborazione con i militari della Guardia di Finanza. Nelle ore scorse, gli è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per i reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
L’inchiesta ha consentito di disarticolare un’organizzazione che avrebbe messo in piedi un articolato sistema fraudolento, finalizzato all’indebita percezione dell’indennità di disoccupazione. Al centro del meccanismo un’azienda agricola ritenuta fittizia, con sede a Pachino, in contrada Cammaraforte, formalmente intestata a una casalinga ma, secondo quanto accertato dagli investigatori, di fatto gestita da due fratelli, marito e cognato della titolare.
Le indagini, supportate da un’attività di intercettazione durata circa un anno, hanno permesso di ricostruire nei dettagli il funzionamento del sistema illecito. L’azienda agricola veniva utilizzata come “contenitore” per effettuare false assunzioni di lavoratori che, dopo un breve periodo, venivano licenziati al solo scopo di consentire loro di maturare il diritto all’indennità di disoccupazione erogata dall’Inps.
Un meccanismo rodato che, secondo le stime investigative, avrebbe prodotto un danno economico all’Istituto previdenziale pari a circa 140 mila euro. Le assunzioni, pur risultando formalmente regolari, sarebbero state in realtà prive di una reale attività lavorativa, configurando così una truffa aggravata ai danni dello Stato.
Nonostante nell’azienda risultassero alle dipendenze tutti cittadini italiani, la stessa si avvaleva anche della manodopera di stranieri, in larga parte irregolari sul territorio nazionale, come documentato dalle videoriprese effettuate dagli investigatori del Commissariato di Pachino presso i terreni monitorati.
È emerso, inoltre, che parte delle somme percepite dagli indebiti beneficiari veniva consegnata a un intermediario nella gestione dell’intera operazione.
Un ruolo di particolare rilievo – rivelano gli investigatori – sarebbe stato ricoperto da un commercialista, il quale – con la collaborazione di alcuni datori di lavoro e di falsi lavoratori – realizzava condotte illecite funzionali alla formalizzazione delle assunzioni false ed ai successivi licenziamenti, strumentali alla percezione delle prestazioni Inps.
Il professionista avrebbe curato anche gli adempimenti amministrativi connessi alle false assunzioni e svolto attività di preparazione dei lavoratori che poi avrebbero dovuto tenere i colloqui presso gli uffici Inps.
Quanto all’intermediario, secondo le indagini fungeva da raccordo operativo tra l’azienda agricola, i falsi lavoratori e il professionista, curando i contatti con gli operai beneficiari delle indennità e provvedendo a riscuotere, da parte di questi ultimi, la quota dell’indennità da versare come controprestazione della falsa assunzione.




Origine siracusana dei Bronzi di Riace: “Nulla di nuovo, contano solo le prove scientifiche”

L’ipotesi dell’origine siracusana dei Bronzi di Riace anima la comunità scientifica ed archeologica, in un dibattito vivace e ricco di sorprese. I Bronzi, come è noto, sono conservati nel museo archeologico nazionale di Reggio Calabria. Il direttore Fabrizio Sudano, in questi giorni a Siracusa per partecipare alla tavola rotonda su beni culturali e nuove tecnologie “Samothrace”, a margine dell’incontro ha parlato della querelle su FMITALIA. “Io non trovo niente di straordinariamente diverso da quello che è stato detto sempre. Nel senso che vedo le ultime notizie apparse sui giornali, anche in modo frequente devo dire, come una delle tante ipotesi portate avanti da gruppi di ricerca”, spiega il direttore Sudano. “Noi guardiamo sempre con attenzione a quelle situazioni in cui ci possa essere un appiglio scientifico serio e accreditato, per poter discutere. Da parte nostra, siamo sempre pronti a fare ricerca in prima persona. Abbiamo al nostro interno gruppi di architetti, di archeologi, di restauratori e anche collaborazioni scientifiche accademiche di assoluto livello. Tutte supportano le nostre ricerche”.
Insomma Sudano rimane scettico sulle novità presentate per supportare la tesi dell’origine siracusana del gruppo scultoreo. “Forse la verità non la sapremo mai. Il nostro compito è un altro, ovvero quello di attenzionare e valorizzare giornalmente i Bronzi. Diciamo che la conoscenza, gli approfondimenti e gli studi hanno un loro percorso, una loro ragione. Ma questo non cambia nulla nell’ambito della gestione, della tutela e della proposta. Nei vari convegni a cui ho partecipato, da Reggio Calabria in su, questo argomento non è neanche conosciuto più di tanto, nonostante sia apparso in varie testate e televisioni”.
Magari è sbagliato parlare di ‘fastidio’, però il clamore non proprio locale attorno ai nuovi elementi recentemente pubblicati non sembra appassionare il direttore del museo di Reggio Calabria. “Guardi – dice Fabrizio Sudano – non possiamo evitare che si parli del nostro patrimonio. Però facciamolo nei convegni scientifici e non come chiacchiericcio. Per carità, giusto che si coinvolgano platee diverse, anche sempre più ampie. Ma nella misura in cui lo facciamo per valorizzare e non per screditare. La divulgazione deve essere l’obiettivo reale”.




Bronzi di Riace,Madeddu: “Origine siciliana fondata su evidenze scientifiche”

Le dichiarazioni del direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Fabrizio Sudano sull’origine dei Bronzi di Riace suscitano reazioni sul territorio. La teoria delle possibili origini siracusane dei Bronzi, conservati proprio nel museo calabrese non sembra appassionare il direttore, in questi giorni a Siracusa per partecipare alla tavola rotonda su beni culturali e nuove tecnologie “Samothrace”. A margine dell’incontro ha parlato su FMITALIA della ‘querelle’, mostrando un certo scetticismo e chiarendo di non trovare nel dibattito nulla di “straordinariamente diverso da quello che è sempre stato detto”. Anselmo Madeddu, autore di un volume e diversi studi sulla teoria dell’origine siracusana dei Bronzi di Riace, replica alle dichiarazioni di Sudano.
“Fabrizio Sudano è un grande direttore, oltre che un mio amico. La mission di un museo non è la ricerca scientifica, ma la conservazione delle opere e la promozione della loro fruibilità. E in questo il direttore Sudano è insuperabile-premette Madeddu- Quello di Reggio è un museo molto bello e ben diretto, dove è giusto che ormai i due Bronzi rimangano per sempre. E fa bene, dunque, Sudano a mantenere una posizione di terzietà rispetto a tutte le ipotesi finora emerse. Ed ha ragione quando dice che contano le prove scientifiche. Infatti l’ipotesi siciliana è quella che ad oggi può vantare a suo supporto le più forti evidenze scientifiche. Tuttavia, alcune riflessioni ci danno lo spunto per chiarire meglio qualcosa, senza ovviamente voler aprire alcuna polemica, ma solo per dare un contributo al dibattito sereno e costruttivo.
Ad esempio, non mi sembra che l’ipotesi siciliana non abbia apportato nulla di straordinariamente diverso da quello che è stato sempre detto”. Madeddu prosegue evidenziando che “è certamente una novità, infatti, la scoperta scientifica dell’origine siracusana delle terre di saldatura dei Bronzi. E’ una novità l’evidenza scientifica di Sibari, e non di Argo, come luogo di fabbricazione. E sono una novità le nuove evidenze scientifiche che hanno rivelato come le statue siano rimaste per 2000 anni in fondali di 70-90 metri che non hanno nulla a che fare con Riace, quando invece fino a ieri nessuno aveva messo in discussione il naufragio lungo le coste calabresi. Non è neanche vero che l’ipotesi siciliana sia un’ipotesi come le tante fatte in passato, altrimenti non avrebbe riscosso tutto il successo mediatico che sta ottenendo. E infine non è nemmeno vero che l’ipotesi siciliana non sia conosciuta negli ambienti scientifici, altrimenti non si spiegherebbe perché si sia scatenato tutto questo grande dibattito nazionale. E’ vero esattamente l’opposto. Basti pensare che nel presentare il recente congresso internazionale di archeologia tenutosi a Gottinga il professor Bergemann ha richiamato i nostri studi definendo molto probabile l’ipotesi siciliana. Del resto-prosegue- si tratta di uno studio avallato ormai dal lavoro di 15 studiosi e di 6 università italiane, già pubblicato in note riviste del settore come Archeo e Archeologia Viva e poi anche in una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali come l’Italian Journal of Geosciences. Per non dire poi dell’enorme successo ottenuto negli ambienti della divulgazione scientifica, con i numerosi servizi dedicatogli da mamma Rai, l’ultimo dei quali sarà mandato in onda proprio stasera dopo il telegiornale della notte su TV7”. Infine un’ultima considerazione.
“Obiettivamente-conclude Madeddu- al di là dello spunto utile per chiarire quanto detto, non mi sembra che il direttore Sudano sia mai entrato nel merito della questione, avendo sottolineato più volte come i suoi compiti di direttore di museo siano altri. Compiti svolti sempre egregiamente da Fabrizio Sudano e per i quali l’archeologo lentinese merita tutta la nostra ammirazione”.




Sortino. Incontro dopo l’assalto al bancomat, Parlato: “Noi comunità sana, vigile e resiliente”

Una riunione con le forze politiche e sociali del territorio per affrontare con tempestività e responsabilità  un momento delicato, dopo la tentata rapina al bancomat della Monte dei Paschi di Siena, con l’esplosione di un ordigno nella notte. Convocato dal sindaco, Vincenzo Parlato, l’incontro ha visto la partecipazione del Presidente dell’Acipas, Francesco Ramodetta, del responsabile regionale Antiracket, Mauro Magnano, del comandante facente funzioni della Polizia Municipale di Sortino, Luciano Magnano, del Presidente del Consiglio comunale Desirée Galati, delle capigruppo consiliari Pia Parlato e Francesca Silluzio, e ancora della vicecapogruppo Miriam Failla, il consigliere comunale e deputato regionale Carlo Auteri, oltre al vicesindaco Vincenzo Bastante e agli assessori Milena Tuccitto, Sebastiano Ranno e Luciano Gigliuto.
Nel corso della riunione è stata espressa una condivisa preoccupazione, in particolare da parte dell’Acipas, per il metodo utilizzato dai criminali in azione, “che richiama -è stato sottolineato- modalità riconducibili alle bombe mafiose del racket. Pur non trattandosi di un’azione finalizzata all’estorsione, si tratta di un gesto che può generare allarme sociale e che, proprio per questo, è stato immediatamente affrontato in maniera unitaria e determinata dalle istituzioni, in primis Sua Eccellenza il Prefetto Chiara Armenia e i Carabinieri di Sortino”.
Ribadito con forza un messaggio di rassicurazione alla cittadinanza: “Sortino -assicura il sindaco Parlato- è una comunità sana, vigile e resiliente. La reazione della società sortinese, e in particolare dei giovani presenti nei locali che sono scesi in piazza mettendo in fuga i malviventi, dimostra coraggio, senso civico e una forte coesione sociale. Un segnale chiaro che il territorio non è disposto a subire passivamente atti di violenza o intimidazione.Le istituzioni locali, insieme alle forze sociali e associative, continueranno a lavorare in modo coordinato per garantire sicurezza, legalità e serenità ai cittadini. Pur nella consapevolezza delle fragilità che caratterizzano la società contemporanea, è emersa la volontà condivisa di istituire un osservatorio permanente, in collaborazione con gli agenti educativi del territorio, per monitorare il contesto sociale e prevenire situazioni di disagio o rischio”.
L’Amministrazione comunale ribadisce “il proprio impegno a essere presente, trasparente e vicina alla popolazione, assicurando che ogni azione sarà orientata alla tutela della comunità e al rafforzamento del senso di fiducia e sicurezza collettiva”.




Spaccio in via Algeri, scovata “bancarella” della droga: due arresti

Nell’ambito di mirati servizi finalizzati alla prevenzione e al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, i Carabinieri di Siracusa hanno arrestato un 44enne e un 20enne. Nella serata di martedì, i Carabinieri della Sezione Operativa, dopo avere monitorato la zona di via Algeri e riscontrato un intenso e sospetto via vai di giovani, sono intervenuti nell’androne di un palazzo. Hanno sorpreso un 20enne mentre preparava dosi di stupefacente, su di un tavolino adibito a vera e propria bancarella. Fermato anche un complice 44enne, che secondo i militari avrebbe avuto funzioni da “vedetta”.
Nel corso delle attività sono state rinvenute e sequestrate complessivamente 312 dosi di sostanza stupefacente tra cocaina, crack, hashish, marijuana e denaro contante ritenuto provento dell’attività di spaccio.