Gaza, disco verde alla mozione del Pd: “Ospitare palestinesi fuggiti dall’orrore”

“Via libera” del consiglio comunale alla mozione su Gaza presentata dal gruppo del Pd, composto da Massimo Milazzo, Sara Zappulla e Angelo Greco. L’esito della seduta di ieri, per quest’aspetto, rappresenta motivo di soddisfazione per i consiglieri di minoranza.
“La mozione è stata approvata all’unanimità dai ventitre consiglieri presenti in aula- spiegano Milazzo, Zappulla e Greco- dopo un ampio dibattito nel corso del quale abbiamo affermato che chi tace o fa finta di nulla è colpevole tanto quanto chi a Gaza sta uccidendo, mutilando, affamando due milioni di civili inermi e devastando i loro ospedali, le loro scuole, le loro case.
In aula abbiamo ricordato che sulla tragedia di Gaza, sugli orrori che in quella terra vengono consumati da Israele, sono intervenuti opinion leader e personaggi famosi del mondo dello spettacolo e dello sport, come Moni Ovadia, Roberto Benigni, Pep Guardiola. Abbiamo aggiunto che Siracusa, tramite il suo consiglio comunale, aveva l’obbligo di levare alta e forte la sua voce di condanna delle atrocità e dei misfatti di cui si sta macchiando il governo Netanyahu e di contribuire a fare sentire a Israele la riprovazione dell’opinione pubblica internazionale e il suo isolamento.
Abbiamo pure affermato -proseguono i consiglieri- che l’orrore consumato da Hamas con il vile attacco terroristico del 7 ottobre 2023 va condannato “senza se e senza ma” e che con esso Hamas si è messa tra chi ha un torto storico inappellabile; ma abbiamo altresì rilevato che Hamas è una organizzazione terroristica e che i suoi misfatti non possono ricadere sui due milioni di civili che vivono a Gaza; abbiamo aggiunto che all’orrore non si risponde con l’orrore; alla violenza sui civili non si risponde con la violenza su altri civili; l’odio non si combatte con l’odio bensì con una ragione forte capace di isolare i terroristi ed i facinorosi e di costruire le condizioni perché israeliani e palestinesi possano vivere in pace nei rispettivi stati nazionali”. Il gettone di presenza di chi era presente al momento del voto sarà devoluto a “Medici senza Frontiere”. Al sindaco e agli assessori è stato rivolto analogo invito a devolvere parte della loro indennità di questo mese all’associazione. Nel dettaglio il consiglio comunale ha quindi approvato i seguenti punti con cui si chiede al sindaco e alla giunta: di esprimere la vicinanza della città di Siracusa alla popolazione civile di Gaza; di ospitare a Siracusa bambini, donne, uomini palestinesi che siano riusciti a uscire da Gaza e che chiedano soccorso sanitario o assistenziale;di scrivere all’ambasciata di Israele in Italia per condannare a nome della città di Siracusa le atrocità commesse dal governo di Gerusalemme contro la popolazione civile di Gaza e, appunto, di devolvere il gettone di presenza della riunione del consiglio comunale all’associazione “Medici Senza Frontiere” per aiutare la sua azione nei presidi sanitari della striscia di Gaza.




Nube nera, arrivano le raccomandazioni dell’autorità sanitaria su uso di acqua, frutta e verdura

In attesa dei dati di Arpa su diossine e furani che ancora mancano all’appello ed in mezzo a diffuse preoccupazioni per quella nube nera che sabato si è stagliata nel cielo siracusano, alcuni consigli di massima prudenza arrivano intanto dall’Asp di Siracusa. Il direttore sanitario Salvatore Madonia ha voluto suggerire misure di assoluta cautela, in un momento in cui non è ancora chiara la portata di quanto accaduto. E per evitare che il silenzio possa essere scambiato per chissà quale “cospirazione”, bene intanto che l’autorità sanitaria si manifesti. Venerdì in Prefettura si confronteranno tutti gli enti coinvolti, per analizzare in dettaglio l’accaduto ed i suoi risvolti ambientali ed economici.
Nella sua nota inviata ai sindaci di Siracusa, Augusta, Priolo, Melilli, Solarino e Floridia oltre che al Prefetto, il direttore Madonia invita i primi cittadini ad informare la popolazione su alcune misure precauzionali a tutela della salute pubblica. Uno scrupolo in più, che nel dubbio è sempre benvenuto.
Le raccomandazioni sono quelle basilari in scenari di questo tipo: utilizzare acqua minerale in bottiglia per uso alimentare e igiene orale; consumare alimenti confezionati e prodotti ortofrutticoli provenienti da territori non interessati dalla nube; evitare il consumo di frutta e verdura coltivate localmente e non adeguatamente protette; lavare bene frutta e verdura, sbucciare sempre la frutta. Per i lavoratori, si segnala la necessità di valutare le condizioni di sicurezza di quanti impiegati negli impianti industriali e produttivi nelle immediate vicinanze dell’Ecomac dove si è sviluppato l’incendio.
“Si tratta di misure di prudenza sanitaria e di prevenzione di ogni rischio, coerenti con il principio di precauzione e con quanto previsto dalle norme in materia di tutela di salute e sicurezza sul lavoro”, spiega il direttore sanitario dell’Asp, Madonia. “La massima trasparenza è importante nella gestione di un’emergenza, per garantire la fiducia e la sicurezza della cittadinanza”, aggiunge.
Sui loro canali social , i sindaci interessati hanno intanto iniziato a veicolare le raccomandazioni di prudenza alla popolazione.




Pillirina, il Tar annulla il permesso di costruire concesso alla Elemata

Il Tar di Catania ha accolto il ricorso presentato da Legambiente Sicilia. I giudici amministrativi hanno quindi disposto l’annullamento del permesso di costruire rilasciato nel gennaio 2023 dal Comune di Siracusa alla società Elemata Maddalena, per i lavori di riqualificazione di un lotto costiero di Punta della Mola, con restauro e consolidamento dei fabbricati esistenti.
La decisione dei giudici deriva dalla imperfetta effettuazione della valutazione di incidenza ambientale (VINCA), la cui competenza era in capo al Comune di Siracusa e non – come sostenuto in giudizio da Palazzo Vermexio – alla Regione. In sostanza, il Comune di Siracusa “ha dato avvio al relativo subprocedimento, senza però aver dato conto, nel procedimento impugnato, di come esso sia evoluto. L’Amministrazione comunale – scrivono i giudici – dovrà quindi (…) provvedere a riavviare l’iter procedimentale, (…) concludendo il procedimento autorizzatorio per l’intervento di cui si tratta previo espletamento della procedura Vinca”.




Incendio colpisce 20 ettari di terreni confiscati alla mafia a Lentini. Le reazioni della politica

Un vasto incendio ha devastato circa 20 ettari di grano duro biologico coltivati in contrada Cuccumulla, nel territorio di Lentini, su terreni confiscati alla mafia e restituiti alla legalità. Il rogo ha colpito i campi della cooperativa Beppe Montana – Libera Terra, già oggetto, nelle scorse settimane, di furti presso la struttura di Cuccumella e negli agrumeti di Ramacca. Il raccolto, destinato alla produzione di pasta e altri prodotti a marchio Libera Terra, è andato completamente perduto. Il danno economico è stimato in circa 20.000 euro.
“Siamo profondamente scossi,” ha dichiarato Alfio Curcio, socio della cooperativa. “Coltivare oggi è già di per sé un atto di coraggio. Ogni attacco che subiamo è come sale su ferite ancora aperte. Attendiamo con fiducia l’esito delle indagini, ma temiamo che dietro questi gesti ci sia un disegno preciso: scoraggiarci, isolarci, spingerci ad abbandonare. Non possiamo permetterlo. Il riutilizzo sociale dei beni confiscati è un patrimonio collettivo che deve essere difeso dalle istituzioni e sostenuto attivamente dalla società civile.”
A esprimere piena solidarietà anche Francesco Citarda, responsabile beni confiscati e legalità di Legacoop Sicilia, e Filippo Parrino, presidente di Legacoop Sicilia:
“Non possiamo rassegnarci. È necessario che tutto il sistema reagisca con compattezza: istituzioni, mondo cooperativo, singoli cittadini. La mafia teme la buona cooperazione perché la combatte sul piano concreto dei diritti, della dignità e dell’economia pulita. Oggi più che mai dobbiamo essere un fronte unito.”
Sostegno incondizionato arriva anche da Libera Sicilia e dai coordinamenti provinciali di Catania e Siracusa:
“Non possiamo accettare la normalizzazione di questi fatti né un livello basso di attenzione sulle cooperative e sui beni confiscati, costantemente esposti a minacce. È essenziale che le istituzioni accompagnino questi percorsi non solo con parole di solidarietà, ma con interventi concreti capaci di garantire sicurezza e continuità a esperienze preziose per l’intera comunità.”
Numerosi anche i messaggi di solidarietà dal mondo politico.
Tiziano Spada, deputato regionale del Partito Democratico e sindaco di Solarino, ha dichiarato:”Esprimo massima solidarietà alla cooperativa Beppe Montana – Libera Terra per il vile atto subito. Quel raccolto, oltre al suo valore economico e simbolico, era un presidio di legalità. Non solo è stato coltivato su terreni confiscati alla mafia, ma era destinato a diventare un prodotto d’eccellenza con il marchio Libera Terra, che oggi rappresenta una realtà virtuosa, non solo alimentare ma soprattutto culturale. Attendiamo i risultati delle indagini, ma quanto accaduto è l’ennesimo campanello d’allarme in un territorio in cui la criminalità organizzata è ancora attiva.”
Spada ha poi concluso: “La politica, a tutti i livelli, deve schierarsi concretamente al fianco della cooperativa Beppe Montana – Libera Terra e di tutte le realtà che ogni giorno lottano contro le mafie. Chiedo loro di non scoraggiarsi: siano, come sempre, un esempio virtuoso e un baluardo di legalità.”
Antonio Nicita, vicepresidente del Gruppo PD al Senato, e la senatrice Enza Rando, responsabile legalità e lotta alle mafie del PD, hanno condannato duramente l’accaduto: “Quello che ha colpito la cooperativa Beppe Montana è un gesto vile e intimidatorio contro una delle esperienze più importanti di riscatto sociale. È il quarto episodio in pochi mesi. Non possiamo più considerarli fatti isolati.”
Solidarietà è giunta anche da Carlo Gilistro, deputato regionale del Movimento 5 Stelle: “Esprimo la mia vicinanza alla cooperativa Beppe Montana – Libera Terra, colpita da un gravissimo atto intimidatorio. Un incendio, con ogni probabilità di natura dolosa, ha distrutto oltre 20 ettari di grano biologico nelle campagne di Lentini, su terreni confiscati alla mafia. Questo episodio si aggiunge a furti e sabotaggi: segnali evidenti di una strategia criminale che vuole colpire chi ogni giorno lavora con onestà e coraggio per costruire un’alternativa concreta alle mafie. La Sicilia perbene deve prendere posizione: stiamo dalla parte giusta, di chi non arretra di fronte alle intimidazioni ma continua a coltivare libertà e speranza su terre che profumano di riscatto.”
“Esprimo piena solidarietà alla cooperativa Beppe Montana – Libera Terra. – ha detto il deputato nazionale di FdI, Luca Cannata. “Un danno enorme, economico e simbolico, che ferisce chi ogni giorno lavora con impegno per restituire dignità, legalità e sviluppo a territori strappati alla criminalità organizzata. Chi semina legalità e lavoro – sottolinea il parlamentare – non può e non deve essere lasciato solo. Saremo sempre al fianco di chi, con coraggio e senso civico, trasforma i beni confiscati alla mafia in occasioni concrete di riscatto sociale ed economico. Non si tratta solo di un incendio – prosegue Cannata – ma di un attacco alla speranza, al lavoro onesto, al futuro delle comunità. Per questo è fondamentale fare piena luce su quanto accaduto e rafforzare ogni strumento di tutela e sostegno per realtà come Libera Terra, autentici presìdi di giustizia e rinascita. Il Governo Meloni ha già dimostrato con atti concreti di essere dalla parte della legalità, sostenendo chi lavora sui beni confiscati per restituirli alla collettività. Continueremo a farlo con determinazione e responsabilità, perché la lotta alla mafia si vince anche proteggendo e valorizzando chi ogni giorno costruisce un’Italia più giusta”.
“L’incendio che ha devastato decine di ettari di grano biologico nei terreni della cooperativa Beppe Montana – Libera Terra a Lentini è un attacco gravissimo non solo nei confronti di un’esperienza di agricoltura pulita e cooperativa, ma di una intera comunità che crede nella giustizia, nella legalità e nella dignità del lavoro”. E’ così che commenta l’accaduto la CGIL di Siracusa. “Non possiamo e non vogliamo girarci dall’altra parte: questi atti, che hanno fortemente il sospetto di origine dolosa e che hanno probabilmente il volto vigliacco di chi vuole restituire alla mafia ciò che la comunità ha saputo togliere con coraggio e con la legge, rischia di intimidire chi ogni giorno coltiva libertà e lavoro sui terreni confiscati. La CGIL di Siracusa riafferma con nettezza la propria posizione: la lotta alla mafia e alle economie criminali è parte integrante della lotta per i diritti e il lavoro, senza ambiguità, senza sconti, senza paura. – ha aggiunto il Segretario Generale CGIL Siracusa, Roberto Alosi – Siamo accanto a chi resiste, a chi semina speranza anche tra le macerie, a chi lavora ogni giorno per un territorio libero dalle mafie. Le mafie temono la forza del lavoro, della cooperazione, dei cittadini consapevoli. Non lasceremo che il silenzio e l’indifferenza diventino complicità”.
“L’incendio che ha distrutto 20 ettari di grano biologico coltivato su terreni confiscati alla mafia è un fatto grave e allarmante, che richiede attenzione, fermezza e una risposta corale delle istituzioni. Esprimo la mia piena solidarietà alla cooperativa Beppe Montana – Libera Terra, esempio virtuoso di lavoro onesto, giustizia sociale e agricoltura etica nel nostro territorio”, ha detto Carlo Auteri, deputato della Democrazia Cristiana all’Assemblea Regionale Siciliana. “Non possiamo accettare che chi restituisce valore a ciò che un tempo era dominio dell’illegalità debba operare sotto minaccia – ha aggiunto -. Le cooperative che gestiscono beni confiscati sono un presidio di legalità e comunità. Vanno sostenute con forza, non solo a parole ma anche attraverso strumenti concreti di tutela e accompagnamento. Chiedo che si faccia chiarezza su quanto accaduto e che la Regione, attraverso i propri strumenti, possa attivarsi per essere accanto a chi, con sacrificio e coraggio, semina speranza nei nostri campi e nel cuore della Sicilia”.




La mafia in Ortigia ed i vigili indagati, il Comune di Siracusa studia provvedimenti

Il coinvolgimento di due agenti della Polizia Municipale di Siracusa nell’indagine che ha permesso di smantellare un sodalizio mafioso con ampi appetiti in Ortigia, ha colpito profondamente l’opinione pubblica. Secondo Carabinieri e Guardia di Finanza, avrebbero passato informazioni al clan su controlli o dati sensibili “utili” per le attività degli arrestati. Figurano tre i 26 indagati nell’operazione scattata lo scorso 4 luglio. In attesa che il procedimento faccia il suo corso e si precisino ruoli ed eventuali responsabilità come cristallizzate dalla successiva fase dibattimentale, il giudizio dei siracusani è già netto e racconta della crescente sfiducia verso le istituzioni locali. Quello che emerge è un mondo sommerso di contatti e favori, compiacenze ed occhi chiusi in cui parrebbe non esserci spazio per concetti come legalità e onore.
“Ho appreso dalla stampa, non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione ufficiale”, fa sapere il sindaco Francesco Italia. Le opposizioni incalzano e chiedono provvedimenti, per tutelare l’immagine del comando della Municipale ed in attesa delle future determinazioni degli organi competenti. Palazzo Vermexio ha chiesto maggiori notizie alle forze dell’ordine, circa la posizione dei due agenti in servizio alla Municipale. Atto propedeutico ad una eventuale azione che potrebbe culminare in una sospensione temporanea.
Intanto, questa mattina è comparsa una nota sulla bacheca del Comando con cui si ricorda come il codice di comportamento dei dipendenti pubblici preveda l’obbligo di comunicare all’amministrazione competente l’eventuale esistenza di provvedimenti giudiziari (avviso di garanzia, condanne, etc) a loro carico. Un dovere che, forse, in alcune occasioni è passato inosservato e per questo oggi si avverte la necessità, negli uffici di via del Porto Grande, di sottolinearlo.




Mafia in Ortigia, il Pd: “Comune parte civile, luce sui rapporti con i colletti bianchi”

“I tentacoli della mafia vanno subito recisi per evitare che possano soffocare gli operatori commerciali”.
Il gruppo consiliare del Partito Democratico plaude all’azione condotta nei giorni scorsi dai Carabinieri e della Guardia di Finanza di Siracusa, “che sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania-ricordano Massimo Milazzo, Sara Zappulla e Angelo Greco- sta facendo luce sugli affari della malavita organizzata nel centro storico di Ortigia”.
Il gruppo consiliare del Pd esprime, però, anche preoccupazione per alcune notizie legate all’indagine, soprattutto quelle che riguarderebbero un “atteggiamento di connivenza con la consorteria malavitosa da parte di colletti bianchi e finanche di due agenti della Polizia Municipale. Ove provati si tratta di comportamenti moralmente – ancor prima che giuridicamente inaccettabili – che sporcano ingiustamente il nome della città e della stragrande maggioranza di siracusani onesti”. Milazzo, Zappulla e Greco chiedono “alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura di fare bene e presto per fare piena luce, confermando che siamo al loro fianco”. Al sindaco, Francesco Italia, infine, i consiglieri di minoranza chiedono “di non esitare un solo minuto a costituirsi parte civile nel prossimo processo penale per tutelare l’immagine della città e di tutti i siracusani perbene”.




Incendio Ecomac, Carta: “Basta impianti vicino ai centri abitati o iniziamo a parlare di smantellamento”

“L’incendio alla Ecomac e le sue conseguenze mettono seriamente a rischio l’immagine di questo territorio e rischia di vanificare l’enorme sforzo compiuto in questi anni dai comuni di quest’area, anche con importanti investimenti”. Il sindaco di Melilli, Giuseppe Carta non nasconde la sua amarezza e torna innanzitutto a chiedere che gli impianti di questo tipo vengano per legge collocati in luoghi distanti dai centri abitati e dai siti culturali. Nelle parole del presidente della Commissione Ambiente e Territorio dell’Ars c’è pessimismo e la volontà di adottare decisioni radicali per il territorio. “Le conseguenze di quest’incendio- ricorda Carta- continueranno a danneggiarci a lungo. L’episodio dovrebbe essere affrontato alla stregua delle calamità. Sbagliato addossare le responsabilità ai sindaci- puntualizza- nonostante in questi giorni qualcuno punti l’indice contro i primi cittadini. L’assessorato regionale all’Ambiente deve rivestire un ruolo di primo piano in questo contesto, come il Libero Consorzio. Le norme ambientali, in ogni caso, si fanno a Roma”. Carta chiede la modifica della legge 152 del 2006, che disciplina la tutela ambientale e la gestione dei rifiuti in Italia. “Nessuno deve poter realizzare impianti di questo tipo vicino ai centri abitati-ribadisce Carta- Il danno arrecato con quest’ulteriore incendio è ormai fatto e le conseguenze sulla salute dei cittadini ci saranno, soprattutto nella zona iblea e fino a Carlentini. Non possiamo più rimanere in silenzio- tuona Carta- O si avvia una riflessione seria e chiara, o meglio iniziare a parlare davvero di smantellamento e di bonifica sana. Sono insoddisfatto delle azioni compiute fino ad oggi, anche dei risultati delle prescrizioni. Ho sempre avuto buoni rapporti con i privati nella zona industriale ma oggi mi ritengo insoddisfatto”. Carta annuncia la convocazione della commissione Ambiente ad Augusta, “a cui partecipino anche i nostri parlamentari nazionali- spiega- perché si cambi impostazione”. Nei prossimi giorni, inoltre, il sindaco di Melilli invierà una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.. “Gli racconterò tutto quello che è successo- anticipa Carta- La lettera è quasi pronta”.
Intanto ad Augusta, il sindaco Giuseppe Di Mare ha revocato l’ordinanza che disponeva la chiusura di uffici, impianti, del cimitero e della biblioteca e con cui si chiedeva ai cittadini di rifugiarsi al chiuso. Di Mare ha comunque invitato i cittadini a prestare ancora attenzione, nonostante “sia da escludere che l’incendio possa riprendere forza. Continuiamo a stare insieme -ha detto il primo cittadino attraverso le sue pagine social- e aspettiamo che il rogo sia del tutto spento per far partire la fase due, quella che ci porterà ad un confronto serrato con l’azienda nel rispetto dei ruoli di ciascuno, in primis della Magistratura, dell’Arpa, che ci fornirà tutti i dati, della prefettura e dei sindaci coinvolti”.
A sottolineare il ruolo svolto dalla prefettura in questa vicenda è anche la ICOS Serbatoi S.p.A. Il Direttore Tecnico Salvatore Costantino esprime “un sentito ringraziamento a Sua Eccellenza il Prefetto per la prontezza, la sensibilità istituzionale e l’attenzione dimostrata in occasione del grave incendio verificatosi presso lo stabilimento Ecomac. In un momento di particolare difficoltà per il settore- aggiunge- il tempestivo intervento della Prefettura e la vicinanza concreta ai lavoratori impegnati nel comparto petrolchimico hanno rappresentato un segnale importante di presenza dello Stato e di tutela del lavoro e della sicurezza. La ICOS Serbatoi S.p.A. rinnova la propria disponibilità alla massima collaborazione con le istituzioni, nella convinzione che solo attraverso un dialogo costante e sinergico sia possibile affrontare le emergenze e salvaguardare il tessuto produttivo del nostro territorio”




Nube nera, Gilistro batte i pugni all’Ars: “Dove sono le istituzioni davanti al disastro?”

Massima attenzione sulla provincia di Siracusa, alla luce dell’incendio alla Ecomac, non ancora domato a distanza di quattro giorni dall’inizio del rogo. L’ha chiesta all’Ars il deputato regionale Carlo Gilistro del Movimento 5 Stelle,che nel corso di un intervento dai toni forti ha anche annunciato la presentazione di un’interrogazione urgente.
“In questo momento è in atto un ulteriore disastro ambientale-ha detto Gilistro – La provincia di Siracusa dice basta. Questo territorio non ne può più. L’incendio di Ecomac, ad Augusta, per la seconda volta dopo tre anni- ha aggiunto il parlamentare regionale del M5S- è un disastro ambientale senza precedenti. I sindaci hanno chiesto ai cittadini di chiudersi in casa, ma questo ha senso nel caso di una nube tossica che dura poche ore. Quando, però, un incendio è ancora in atto dopo giorni- fa presente Gilistro – è una presa in giro nei confronti dei cittadini, perché anche se ti chiudi in casa, quell’aria la respiri e la respirano i nostri figli. Questo posto è una polveriera”. Poi una provocazione. “Allora donate ai cittadini maschere antigas, bombole di ossigeno, perché non possono più respirare. I danni di questi disastri ambientali dureranno decenni”. Il deputato regionale chiede dove siano “le istituzioni e dove i rimborsi per chi ha perso tutto per via degli incendi negli anni scorsi. Siamo stanchi di ordinanze ignorate, di controlli fantasma, di silenzi comodi- prosegue Gilistro- Se Siracusa è una polveriera è per colpa dell’incuria. I rovi abbandonati ovunque sono benzina. E poi ci sorprendiamo se brucia tutto?”. Toni ancora più alti nel passaggio successivo.
“Preferiamo morire di fame -tuona il parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle – che asfissiati. Cosa sta facendo questo governo?”. Gilistro ha presentato un’interrogazione urgente su questo tema. In aula ha, però, anche affrontato un’altra vicenda, quella relativa ai danni arrecati dagli incendi due anni fa in provincia di Siracusa, quando anche abitazioni, oltre che terreni privati, furono raggiunte dalle fiamme. “Per queste famiglie non ci sono ancora rimborsi, nonostante le nostre richieste e nonostante quello che questi cittadini hanno subito. Se tutto questo continuerà-annuncia Gilistro- protesterò ancora e dovrete portarmi via con forza da quest’aula”.




Rogo alla Ecomac, Auteri e Scarinci: “Le leggi ci sono e impongono responsabilità”

“Il caso dell’incendio Ecomac ci induce a riflettere e fare alcune considerazioni al di là di tante esternazioni che, considerata la gravità dell’evento, comprensibilmente si sono lette in questi giorni. In ossequio alle Linee Guida emanate con DPCM del 27/08/2021 gli impianti di trattamento di rifiuti perseguono l’obiettivo di aggiornare e rafforzare le misure di prevenzione e controllo rischi derivanti da rilasci, incendi o esplosioni. È senza dubbio in questa materia che vanno ricercate le possibili responsabilità sull’incidente avvenuto alla Ecomac, che ha destato i gravi problemi di questi giorni. La stessa legge tra le altre cose prevede la responsabilità diretta delle aziende, e quindi anche di Ecomac, rispetto alla redazione e al continuo aggiornamento dei piani di emergenza interno ed esterno in caso di incidenti, anche in questo a primo impatto v’è da verificarne il funzionamento nel corso dell’emergenza”. A parlare sono il deputato regionale Dc Carlo Auteri e il suo collaboratore Beniamino Scarinci, ex assessore all’Ambiente a Priolo, oltre che componente della commissione Aia al ministero dell’Ambiente e dipendente Arpa (in aspettativa). “Si deve tenere conto che la nostra area industriale è stata dichiarata Aerca con decreto 189/2005 dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente, dopo circa un anno il Ministero ha emanato il nuovo testo unico ambientale con il Dlgs 152/2006, con tale legge sono state introdotte le Aia, nazionali e regionali, le quali prevedono che nella loro istruttoria si tenga conto del contesto dell’area e della pressione ambientale nella quale l’insediamento che viene autorizzato opererà, già su questo punto il Ministero ha sempre trattato gli impianti come singole realtà senza tenere conto delle caratteristiche del sito industriale di Priolo, di conseguenza si è venuto meno nel considerare la sommatoria delle varie possibili fonti di inquinamento e in più non sono stati classificati e normati una classe di composti chimici e organici”. Nel 2010, ottemperando alla direttiva comunitaria 2008/50/CE, il ministero ha emanato il Dlgs 155/2010 che è la legge che fissa i limiti di alcuni inquinanti in atmosfera ai fini della cosiddetta “Qualità dell’aria”. Sono queste le norme che guidano le attività degli enti di controllo. “Di questo dobbiamo tenere conto quando ipotizziamo una scarsa o assente attività di controllo o peggio la falsità dei dati che vengono forniti, in questo caso dobbiamo affermare, come già fatto nelle sedi opportune nel corso degli anni, che la legge 155/2010 è una legge che si basa fondamentalmente sull’inquinamento derivante dal traffico veicolare e non da una zona industriale – sottolineano Auteri e Scarinci – tanto è vero che le centraline disposte sul nostro territorio analizzano in continuo l’atmosfera rispetto ad una minima parte di inquinanti che invece provengono dal polo industriale, per di più i dati che rilevano le centraline sono validati sulla base delle concentrazioni riscontrate nel tempo, un polo industriale come il nostro meriterebbe invece una valutazione dei flussi di massa degli inquinanti così da capire le quantità e la massa di inquinanti che vengono apportati in atmosfera e non la loro concentrazione perché in questo caso l’effetto diluizione mistifica il dato della massa totale di inquinanti in atmosfera alla quale i cittadini sono esposti con i conseguenti rischi per la salute”. In conclusione, oltre a ringraziare il lavoro degli organi di controllo, dei vigili del fuoco e della protezione civile – che con determinazione hanno scongiurato il peggio – si aspettano i dati delle analisi specifiche su quella classe di inquinanti (diossine e furani) che daranno il quadro sui reali danni causati da questo incendio. “Esortiamo l’Autorità Giudiziaria ha svolgere le indagini rispetto alle responsabilità dirette, qualora vi siano e auspichiamo che il Ministero intervenga con una norma sulla qualità dell’aria che non può essere più la stessa per un polo industriale come il nostro e il comune italiano nel quale si respira l’aria più pulita – concludono Auteri e Scarinci – perché allo stato attuale è così, il ministero deve farsi carico di emanare una norma specifica per le aree industriali e ancor di più per le aree Aerca, a poco vale fare articoli, come è stato fatto, richiamando la responsabilità della regione sull’adozione del piano della tutela della qualità dell’aria, anche perché la Regione Sicilia lo ha già adottato nel 2020. Non bisogna neanche dimenticare il lavoro svolto assieme agli altri parlamentari della provincia che hanno destinato nell’ultima finanziaria la somma di 2 milioni di euro all’Arpa per potenziamento di personale e strumentazione al fine di potenziare i controlli”.




Lavoro e caldo, bocciata la mozione in Consiglio comunale. Fillea Cgil: “Maggioranza insensibile”

Il Consiglio comunale di Siracusa ha respinto la mozione presentata dal gruppo consiliare del Pd che chiedeva l’emissione di un’ordinanza ancora più restrittiva, rispetto a quella emanata dalla Regione, circa lo stop dei lavori all’aperto in determinate giornate e orari di caldo estremo. Sul tema sono intervenuti Salvo Carnevale ed Eleonora Barbagallo, rispettivamente segretario della Fillea Cgil Sicilia e segretaria generale della Fillea Cgil Siracusa: “Riteniamo grave l’esito della votazione poiché a una legittima istanza di correzione delle storture dell’ordinanza regionale, fatta di osservazioni, confronto e dati, abbiamo assistito, almeno nel Comune di Siracusa, a una risposta svogliata, disattenta, superficiale e, soprattutto, negativa. Nessuno ha ritenuto di entrare nello specifico del tema caldo, che ormai da anni si è imposto nell’agenda di tutti, soprattutto grazie alla Fillea Cgil, per capire cosa funzioni ma, soprattutto, cosa non stia funzionando dell’ordinanza regionale”.
Carnevale e Barbagallo proseguono: «Certamente, una nuova ordinanza regionale ha di positivo il fatto di riproporsi e sta diventando un argomento ordinario. E poi perché, gradualmente, impone in maniera sempre più ampia una riflessione sull’organizzazione del lavoro. Inoltre, imporrebbe controlli più ampi da parte delle polizie. Non funziona, invece, la libera discrezionalità sulla valutazione della pubblica utilità e si presta a strumentalizzazioni troppo frequenti l’accezione dell’ “esposizione al sole”, che non ha alcun senso giuridico e nessuna connessione col generale orientamento di Inps, Inail e delle normi conseguenti. Fillea Cgil Sicilia e Fillea Cgil Siracusa ritengono il pronunciamento di una gravità inaudita, poiché restituisce la sensazione di grande indifferenza politica rispetto a un tema di straordinaria attualità che è la tutela della salute dei lavoratori. Nel merito non aiuta a correggere le sviste dell’ordinanza regionale».
“La risposta della Fillea Cgil sarà, come al solito, sul merito. Pronti a ripartire con un nuovo dossier documentato con un focus nel Comune capoluogo per verificare l’applicazione dell’ordinanza regionale e dimostrare quanto diffusa sia la discrezionalità delle imprese. Riteniamo, infine, corretto allegare screenshot dell’esito della votazione pubblica, nella giornata di ieri, da parte del Consiglio comunale di Siracusa”, concludono Carnevale e Barbagallo.