Episodi di violenza, il sindaco Italia: “Indifferenza e crudeltà non prendano sopravvento”

“Condanno con fermezza e profondo sdegno quanto accaduto ai danni di un anziano concittadino, vittima di una brutale e ripetuta violenza da parte di un gruppo di minorenni. Una vicenda che ci ferisce profondamente come comunità, perché colpisce chi dovrebbe essere tutelato e rispettato con maggiore attenzione. Nel leggere le modalità con cui questo accanimento si è espresso, il pensiero corre anche ad un altro episodio che ha recentemente turbato la nostra città: l’uccisione vigliacca e insensata della cagnolina di quartiere Timida. C’è un filo che unisce questi gesti: la perdita del senso del limite, dell’empatia, del rispetto per la vita e per la fragilità altrui. È una deriva che non possiamo ignorare, che dobbiamo affrontare non solo con gli strumenti della giustizia, ma anche con un forte impegno educativo e culturale”. Lo dice il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, commentando la notizia dei 5 giovani finiti in comunità in coda ad una storia di terribile violenze contro un anziano solo.
“Siracusa è una città che ha nel rispetto e nella cura i propri fondamenti civili. Non possiamo permettere che l’indifferenza o la crudeltà prendano il sopravvento. E oggi più che mai, dobbiamo lavorare insieme – istituzioni, scuole, famiglie, cittadini – per riaffermare questi valori e proteggere ciò che ci rende umani”.




Rapina alle Poste di viale Teracati: due uomini in fuga

Rapina a mano armata questo pomeriggio, intorno alle 14, all’ufficio postale di viale Teracati. Due uomini a volto coperto e armati di una pistola, non si sa se giocattolo, sono entrati dall’ingresso secondario e si sono fatti consegnare il denaro, facendo poi perdere le proprie tracce. La somma asportata non è stata ancora quantificata. Nessun ferito. Indagano i Carabinieri di Siracusa.




Violenza giovanile, il prefetto Signer: “Serve responsabilità sociale e individuale, bisogna dare un segnale”

Al corteo ad Avola per dire no alla violenza c’era anche il prefetto di Siracusa, Giovanni Signer. “Siamo qui per testimoniare la vicinanza, intanto, a queste ragazzine e alle loro famiglie, e per indicare a tutti quelli che si sono resi responsabili di questo gesto — e non parlo solo delle ragazzine che hanno picchiato queste due giovani, ma soprattutto di tutti quelli che si sono preparati e che hanno fatto in modo di far girare questi video sui social — il valore negativo di ciò che è accaduto, e del fatto che queste ragazzine non sono rimaste sole, e che tutte le istituzioni e la società sono insieme a loro”, ha detto il prefetto di Siracusa ai microfoni di SiracusaOggi.it.
Due episodi scuotono profondamente la comunità siracusana: sabato sera, l’aggressione a una ragazzina da parte di un gruppo di coetanei ad Avola; oggi, la scoperta delle crudeli violenze inflitte da cinque diciassettenni di Siracusa a un anziano solo. Cosa si può fare per contrastare questo fenomeno di violenza giovanile? Il Prefetto non usa giri di parole e chiama alla responsabilità: “Le istituzioni hanno la massima attenzione. Qui è un discorso di responsabilità sociale e responsabilità individuale. Io credo che la prima cosa da fare la dovrebbero fare i soggetti che hanno visibilità pubblica. Io credo che gli artisti, in primis, dovrebbero dare un segnale concreto. Finché sul web gireranno contenuti violenti, messaggi misogini, cambierà poco. C’è il massimo impegno delle istituzioni, ma la responsabilità individuale di persone che hanno visibilità pubblica è fondamentale.




Avola dalla parte di Mbaye, l’abbraccio del corteo contro ogni violenza. “Chiediamo giustizia”

Avola scende in piazza dopo l’aggressione ad una tredicenne da parte di un gruppo di coetanei. Un episodio di violenza minorile che ha generato una profondata ondata di sdegno. In centinaia questa mattina hanno sfilato in corteo, c’erano le scuole ma anche i genitori insieme ad autorità e società civile. In apertura, lo striscione mostrato dai giovanissimi alunni: “No all’indifferenza”. Accanto ci sono il sindaco Rossana Cannata, il vescovo di Noto Rumeo, il prefetto Signer, le forze dell’ordine, don Fortunato di Noto (Meter) e il centro antiviolenza. Tutti si stringono attorno alla famiglia di Mbaye, vittima di quella aggressione, e presente insieme alla mamma ed al papà. Un abbraccio forte e chiaro, come la scelta di stare subito dalla parte giusta, condannando la violenza. Ed è proprio la richiesta di giustizia a levarsi ad ogni passo del corteo, sino all’arrivo nella zona di via Piersanti Mattarella. Un altro cartellone preparato dagli studenti che già alle 8 di questa mattina hanno iniziato a confluire in piazza Baden Powell invita a non tacere davanti agli episodi di bullismo: “Il silenzio non vince”. Mai stare in silenzio, mai limitarsi ad usare il telefonino solo per filmare e condividere violenza a caccia di like.
Le forze dell’ordine hanno già identificato cinque giovanissimi protagonisti di quel turpe episodio. Si tratta di quattro ragazzine e di un ragazzo tutti di età compresa tra i 13 ed i 15 anni. Sono stati individuati grazie alle telecamere di videosorveglianza della zona ed ai video diffusi sui social. Alcune “bulle” hanno fatto arrivare le loro scuse alla ragazzina aggredita. “Difficile per ora parlare di perdono”, taglia corto la mamma della giovane vittima.
Il movente dell’aggressione è ancora al vaglio degli inquirenti che stanno anche valutando la posizione di altri giovani coinvolti nell’episodio. Al momento, i minori maggiori di 14 anni sono indiziati di lesioni personali non escludendosi, allo stato, anche l’aggravante razziale. Per gli altri, la legge non esclude che il Giudice competente realizzi un giudizio di pericolosità sociale con tutte le conseguenze del caso.




“Grazie Avola, ma adesso vogliamo giustizia”, parla la mamma della 13enne aggredita

“Grazie Avola, ma adesso vogliamo giustizia.” A dirlo è Kora, la mamma di Mbaye, la 13enne aggredita sabato scorso, che questa mattina ha partecipato al corteo ad Avola per dire no alla violenza. In centinaia hanno sfilato per le vie della città: presenti le scuole, ma anche genitori, autorità e rappresentanti della società civile.
In apertura, lo striscione mostrato dai giovanissimi alunni: “No all’indifferenza.”
Accanto a loro, il sindaco Rossana Cannata, il vescovo di Noto Salvatore Rumeo, il prefetto di Siracusa Giovanni Signer, le forze dell’ordine, don Fortunato Di Noto (Meter) e il centro antiviolenza.
Tutti si sono stretti attorno alla famiglia di Mbaye, presente con la mamma e il papà, vittima di quella brutale aggressione.
Un abbraccio forte e chiaro, come la scelta condivisa di stare dalla parte giusta, condannando senza esitazione ogni forma di violenza.




Ad Avola uniti contro la violenza, il sindaco: “Facciamo rete per costruire un futuro di rispetto e dignità”

Un messaggio chiaro e corale contro ogni forma di violenza è risuonato durante il corteo che questa mattina ha visto riuniti istituzioni, scuole, associazioni e famiglie. Un’occasione per riaffermare il valore della condivisione, dell’educazione e della comunità come risposta concreta ai gesti di intolleranza.
“Siamo qui per ribadire con forza la nostra ferma condanna verso questi gesti e queste azioni di violenza. – ha detto il sindaco di Avola, Rossana Cannata – Siamo qui anche per dire che la convivenza civile, la condivisione, questi abbracci e questi sorrisi che vediamo nei bambini, sono la migliore risposta per affermare che l’umanità è altro. E soprattutto per sostenere una cultura importante: quella dell’unione, della condivisione, del tendere la mano ai nostri amici”, ha sottolineato.
La presenza del Prefetto di Siracusa, del vescovo di Noto Salvatore Rumeo e delle forze dell’ordine ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra, che parte dai territori per arrivare ai giovani: “Un’amministrazione da sola non può fare niente, se non unirsi alle scuole, alle famiglie, ai genitori, alle associazioni che hanno ruoli importanti, alle parrocchie. Sono testimonianze vive e concrete, perché la squadra capisca che, alla fine, deve incidere sui giovani”, ha concluso il sindaco di Avola.




VIDEO. “Avola è una città meravigliosa, ma siamo molto arrabbiati”: le parole dello zio di Mbaye

“Avola è una città meravigliosa, ma siamo molto arrabbiati”. Così ha parlato lo zio di Mbaye questa mattina al corteo che si è tenuto ad Avola per dire no alla violenza. “Noi siamo qui per la pace. Qui vive mio fratello, il papà della bambina, e sua mamma. Io vivo a Catania e sono venuto qui per vedere questa città. Vogliamo che quello che è accaduto non succeda più. Tutta la nostra famiglia è arrabbiata per quello che è successo a Mbaye, non ci possiamo credere. Grazie al sindaco di Avola e a tutte le forze dell’ordine. Vogliamo giustizia.”




Corteo ad Avola per dire no alla violenza, don Di Noto: “Crediamo ancora in questa gioventù”

Al corteo per dire no alla violenza ad Avola di questa mattina c’era anche Don Fortunato Di Noto, presidente dell’Associazione Meter, conosciuto per il suo impegno attivo a difesa di giovani e giovanissimi. A lui abbiamo chiesto un commento sulla grave aggressione di Avola che ha generato indignazione, chiedendogli anche se si possa parlare di emergenza educativa in un contesto in cui si tende a normalizzare la violenza.
“L’episodio del bullismo violento ha generato un sussulto di coscienze non soltanto nella società civile ma anche nella Chiesa. – ha detto Don Fortunato di Noto – L’intervento anche di monsignor Rumeo è stato puntuale e ha ribadito il fatto che dobbiamo allearci sempre di più e credere ancora in questa gioventù e lavorare sempre di più con questi ragazzi. Noi facciamo la nostra parte anche come associazione Meter a tutela dell’infanzia e di conseguenza anche la Chiesa cerca di essere in campo per non disperdere questa bellezza e non ridurre i sogni dei nostri ragazzi a metterli sotto terra.”




Violenza giovanile, Gilistro (M5S): “Famiglie lasciate sole alle prese con nuove emergenze educative”

“I fatti di violenza giovanile che si sono susseguiti negli ultimi giorni nella nostra provincia, oggi la vicenda dei cinque minorenni accusati di ripetuti soprusi nei confronti di un anziano solo e vulnerabile, rappresentano il campanello d’allarme di un’emergenza educativa conclamata. Non si tratta di fatti isolati, ma del sintomo di una fragilità sociale sempre più diffusa, dove troppi ragazzi crescono senza una guida, senza riferimenti, spesso lasciati a se stessi in una società che si disinteressa del loro percorso umano prima ancora che scolastico”. Lo dice il deputato regionale Carlo Gilistro (M5S), pediatra noto per il suo supporto anche professionale alla genitorialità, che condanna con fermezza l’accaduto.
“Da tempo sostengo con convinzione l’idea di una patente di genitorialità. Non una abilitazione burocratica, ma un insieme di strumenti formativi, supporti psicologici e percorsi di accompagnamento dedicati a chi affronta il difficile, complesso e meraviglioso compito di educare. La società è cambiata, il linguaggio è cambiato, i modelli di riferimento si sono spostati sul digitale e spesso sulla superficialità. Non possiamo pretendere che i genitori combattano da soli questa battaglia senza che lo Stato, la scuola e le istituzioni offrano il loro contributo concreto e strutturato”, spiega Gilistro.
“Ogni componente della comunità educante (famiglia, scuola, servizi sociali, parrocchie, realtà associative) deve ritrovare un ruolo centrale, coordinato e coeso. Solo così possiamo ribaltare un sistema in cui oggi troppo spesso vincono l’arroganza, la sopraffazione, l’indifferenza. Serve chiarezza: bisogna spiegare ai giovani, sin da piccoli, cosa è giusto e cosa è sbagliato. E bisogna farlo con coerenza, fermezza e presenza. Chi oltrepassa certi limiti, chi fa del male a un coetaneo, a un anziano, a chiunque, deve sapere che quel gesto ha un nome: reato. E non esiste alcuna medaglia al merito nella violenza. Esiste, invece, una responsabilità personale e sociale, che comporta conseguenze: legali, civili e morali”.
“Da rappresentante delle istituzioni – conclude Carlo Gilistro – rinnovo il mio impegno affinché si creino le condizioni economiche e sociali necessarie per sostenere davvero le famiglie: con servizi pubblici funzionanti, sport accessibile, psicologi scolastici, spazi educativi aperti anche al pomeriggio e nei weekend. Se vogliamo salvare i nostri giovani, dobbiamo tornare ad accompagnarli nel cammino, non lasciarli soli lungo la strada”.




Scontro politico sul Kouros di Lentini, Giuseppe Carta e Luca Cannata ai ferri corti

La vicenda del Kouros di Lentini, la preziosa statua greca, è al centro di un acceso confronto tra l’onorevole Giuseppe Carta (MPA) e l’onorevole Luca Cannata (Fratelli d’Italia). Il dibattito, inizialmente focalizzato sulla destinazione dell’opera, si è rapidamente esteso a questioni politiche più ampie, evidenziando tensioni all’interno del centrodestra siracusano.​
L’onorevole Giuseppe Carta ha espresso preoccupazione per l’atteggiamento dell’onorevole Cannata, accusandolo di voler attribuirsi meriti esclusivi nella tutela del Kouros. Carta ha sottolineato che le iniziative per la salvaguardia della statua sono in corso da tempo, portate avanti con discrezione e spirito di servizio. Ha inoltre ribadito la sua contrarietà al trasferimento dell’opera, affermando che il Kouros dovrebbe rimanere a Lentini, suo luogo originario, per ragioni storiche e culturali. Ha quindi proposto l’utilizzo di riproduzioni in 3D per esposizioni in altri contesti, mantenendo l’originale nella città. Ha concluso invitando alla collaborazione tra le forze politiche per il bene della comunità. ​
L’onorevole Luca Cannata ha risposto con fermezza alle dichiarazioni di Carta, affermando di essersi attivato tempestivamente per evitare il trasferimento del Kouros, coinvolgendo l’Assessorato ai Beni Culturali e il sindaco di Catania. Cannata ha annunciato un accordo che prevede la realizzazione di una copia digitale in 3D da esporre a Lentini, mentre l’originale sarà temporaneamente trasferito, per poi tornare nella città. Ha criticato Carta per essersi accorto tardi della situazione e ha insinuato che fosse distratto dai risultati delle elezioni provinciali. La polemica ha assunto toni più accesi con ulteriori dichiarazioni da entrambe le parti. Cannata ha accusato Carta di nervosismo e confusione, attribuendole ai risultati elettorali delle recenti provinciali inferiori alle aspettative. Ha inoltre respinto le accuse sul mancato candidato di centrodestra alla presidenza del Libero Consorzio, spiegando che il meccanismo elettorale non lo permetteva. Cannata ha concluso definendo Carta come il “vero traditore del centrodestra a Siracusa”. ​
In risposta, Carta ha definito l’attacco di Cannata come personale e distorto, con lo scopo – secondo il deputato regionale e sindaco di Melilli – di voler spostare l’attenzione con falsità. Ha quindi ribadito l’importanza di discutere seriamente di politica nei contesti opportuni. ​