“No al trasferimento del reparto di urologia a Lentini”, l’appello dell’Osservatorio Civico di Siracusa

“Nel mese di Febbraio apprendevamo, dalle sue stesse dichiarazioni, che l’apertura del nuovo padiglione dell’Ospedale Umberto I (i cui lavori furono consegnati nel lontano Aprile 2021 e conclusi un anno fa) sarebbe stata imminente: tempo previsto 15 giorni, poiché tutto era stato ultimato e si attendeva, a suo dire, il solo collaudo. Ad oggi il nuovo padiglione è ancora chiuso e non se ne conoscono le ragioni. Ci consenta di considerare cinque mesi un tempo sovrabbondante per ultimare gli adempimenti”. E’ quanto scrive l’Osservatorio Civico di Siracusa, che sottolinea la mancata apertura del padiglione realizzato un anno fa all’ospedale Umberto I e costato circa 7 milioni di euro.
“Un’altra, pesante tegola sembra cadere ora sulla sanità siracusana: il possibile trasferimento del reparto di Urologia, l’unico esistente nell’ambito provinciale (e forse anche quello di chirurgia vascolare) addirittura a Lentini, al fine di intervenire per dei lavori di messa in sicurezza. Possiamo anche comprendere che non si trovi spazio all’interno dell’Umberto I ma ci chiediamo se qualcuno si è posto la domanda su come i pazienti del capoluogo e dei vari comuni della provincia (pensiamo soprattutto a quelli della zona sud e di quella montana) potranno raggiungere il lontano ospedale di Lentini, che peraltro si trova pure fuori dal centro abitato”, continua.
La richiesta dell’Osservatorio Civico al nuovo direttore generale dell’Asp di Siracusa, Alessandro Caltagirone, è quindi quella di “svolgere tutte le azioni possibili per individuare nel nostro capoluogo i locali adatti per ospitare temporaneamente il reparto di urologia ed evitare che i pazienti siano costretti a trovare più conveniente rivolgersi alle limitrofe Catania e Ragusa, se non addirittura dover rinunciare del tutto alla cura”.
Non manca il riferimento finale dell’Osservatorio Civico all’atteso ritorno a Siracusa del reparto di oncologia, nei locali dove si trova attualmente il pronto soccorso, per “mettere fine ai pesanti disagi di parecchie centinaia di pazienti”.




VIDEO. Operazione interforze a Lentini: officina priva di autorizzazioni, denunciato il titolare

Un uomo di 38 anni, è stato denunciato per avere esercitato l’attività di riparatore di motoveicoli senza la necessaria iscrizione presso la Camera di Commercio e per avere realizzato abusivamente la struttura che ospitava l’officina. Le attrezzature utilizzate per la riparazione delle moto sono state sequestrate.
Nello specifico, l’officina, specializzata per la riparazione di ciclomotori e motocicli, è stata individuata dagli uomini della Polizia Stradale nei pressi della Strada Provincia 16, molto vicina alla sede stradale dove è noto che si svolgono corse clandestine di ciclomotori. Il fenomeno delle corse clandestine di motoveicoli, infatti, richiama il grave problema della sicurezza stradale e la Polizia di Stato invita gli utenti a prestare la massima attenzione a tutto ciò che concerne la guida prudente di veicoli e motoveicoli.
L’operazione interforze di venerdì 14 giugno nel territorio di Lentini è stata pianificata in seno di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica e condotta in collaborazione tra il personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, con il supporto del Reparto Prevenzione Crimine della Sicilia Orientale, delle unità cinofile della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, nonché del IV Reparto Volo di Reggio Calabria e della Polizia Stradale.
Nel corso dell’operazione, infatti, è stato anche arrestato un uomo di 42 anni, già conosciuto alle forze di polizia, per il reato di possesso ai fini dello spaccio di droga ed è stato sequestrato un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti.




Ciane-Saline, tornano i Fenicotteri Rosa ed un rigoglioso papiro: interventi contro gli infestanti

Tornano i Fenicotteri Rosa alla Riserva Naturale Orientata Ciane-Saline. Insieme a loro, popolano adesso l’area i Cavalieri d’Italia, gli Aironi Cenerini, i Martin Pescatore. Un ritorno davvero gradito e significativo, dopo l’inverno, non solo in termini di bellezza di uno dei luoghi naturalistici più preziosi del territorio. I fenicotteri rosa, infatti, insieme alle altre specie, arricchiscono l’avifauna dell’area umida. La Riserva Ciane-Saline compie quest’anno 40 anni dalla sua istituzione. Un’occasione che è stata celebrata di recente con alcune iniziative, finalizzate alla promozione della conoscenza di un sito dall’altissimo valore, tra le altre ragioni per via della presenza del Papiro che spontaneamente cresce. E’ il Cyperus papyrus, presente sul Fiume Ciane e sul fiume Nilo. Il Libero Consorzio Comunale (ex Provincia Regionale), ente a cui la cura e la promozione del sito è demandata, ha disposto nelle scorse settimane degli interventi di pulizia degli infestanti del Papiro, con la partecipata SAS della Regione Siciliana e della partecipata “Siracusa Risorse in House”. A seguito di tali operazioni- garantisce l’ente di via Roma-la riserva si presenterebbe adesso in ottima salute. C’erano, in precedenza, segnali di “sofferenza” che indicavano chiaramente la necessità di avviare azioni di tutela.




Santa Lucia, mozione in Consiglio per chiedere il ritorno delle spoglie. L’Arcidiocesi ringrazia ma frena

Il Consiglio comunale di Siracusa ha approvato una mozione con cui, una volta di più, si chiede il ritorno definitivo delle spoglie di Santa Lucia, conservate a Venezia. A dicembre, il corpo tornerà per una visita a tempo in Sicilia, come da accordo con il Patriarcato veneto che prevede un viaggio a Siracusa ogni dieci anni. L’Arcidiocesi di Siracusa, in una nota, “ringrazia l’assemblea civica che ha voluto nell’Anno Luciano indetto dall’arcivescovo Francesco Lomanto rendere così omaggio alla patrona per rispondere ad un legittimo desiderio dei siracusani”.
Poi il tentativo di evitare fraintendimenti e tensioni con il Patriarcato di Venezia. “La vicenda storica relativa al Corpo della Patrona va contestualizzata nell’ambito che gli è proprio, quello cioè della prospettiva provvidenziale della storia, consegnando così il desiderio del popolo siracusano ai disegni di bene e di amore di Dio e all’intercessione della stessa Santa Lucia”. Insomma, niente forzature per di più a pochi mesi dall’attesa visita delle spoglie della Patrona.
L’Arcidiocesi invita allora il Consiglio comunale a produrre anche interventi per la “valorizzazione del quartiere Santa Lucia che custodisce le testimonianze della martire siracusana”. Insomma, più attenzione alla Borgata ed alla piazza dedicata a Santa Lucia, prima di qualunque azione dall’esito incerto per chiedere il ritorno delle spoglie a titolo definitivo a Siracusa.




Le temperature del nostro mare aumentano, numerose specie “aliene” invadono il Mediterraneo

La tropicalizzazione del Mar Mediterraneo sta portando inevitabilmente a nuovi “ingressi” nelle nostre acque. Si tratta di specie non indigene, come il pesce palla maculato, pesce scorpione, pesce coniglio scuro, pesce coniglio striato e il noto “granchio blu”, che provengono dalla calde acque del canale di Suez. Ma è giusto fare chiarezza: è necessario distinguere specie non indigene da quelle termofile. Per quanto riguarda le ultime, si tratta di esseri esistenti che stanno aumentando la loro presenza nei nostri mari a causa del generale incremento delle temperature. Le specie ittiche termofile, come la cernia dorata, la cernia rossa, il pesce pappagallo del Mediteranno e il vermocane, stanno “approfittando di questo aumento di temperatura per aumentare la loro presenza”, ha spiegato ai microfoni di FMITALIA Gianfranco Mazza, responsabile del servizio scientifico dell’Area Marina Protetta del Plemmirio. “Non si tratta di una invasione, ma queste specie (quelle termofile, ndr) stanno semplicemente ampliando la loro popolazione. – continua – Si tratta di predatori attivi che, considerando la crescita nelle nostre acque, stanno sicuramente arrecando danni alla pesca”, sottolinea Gianfranco Mazza.
Invece per le specie “aliene” è diverso, si tratta di varietà provenienti dal Mar Rosso, “che si stanno adattando nei nostri mari, perché per loro è tutto nuovo”, evidenzia Mazza. “La loro riproduzione è molto veloce, anche perché bisogna considerare che non hanno un predatore, parliamo di una specie estremamente vorace”. Una veloce riproduzione che sta causando non pochi problemi alla pesca. Infatti, oltre a danneggiare la biodiversità e l’ecosistema marino, il granchio blu, ad esempio, sta causando danni alle attrezzature da pesca, tagliando le reti con le sue chele robuste e affilate.
È importante però non creare allarmismi, poiché data la presenza sempre più significativa di questi “esseri”, è stata avviata una campagna informatica dell’Ogs, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, in sinergia con le Università di Modena e Reggio Emilia, di Catania e di Messina e l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Bisogna imparare a conviverci, ma con prevenzione, quindi magari anche con idee innovative per riuscire a trasformare queste specie native e aliene in risorse: nel padovano è stata creata la prima birra al granchio blu. In Turchia e Grecia il pesce scorpione è un piatto prelibato.
Fondamentale rimane la necessità di politiche climatiche ed energetiche in grado di tutelare le nostre acque, come l’abbattimento delle emissione di gas serra e la necessaria tutela delle nostre aree marine protette.

L’espansione del vermocane nei mari del Sud, ecco alcune immagini.

      

Credits: Foto Archivio Plemmirio by G. Mazza.

 




Ondata di calore in Sicilia, arriva l’anticiclone africano Minosse: a Siracusa temperature fino a 37 gradi

Dopo giorni di cieli nuvolosi, Scirocco e pioggia sabbiosa sta per arrivare l’anticiclone africano “Minosse”, con la seconda ondata di caldo dell’estate. Infatti, secondo 3Bmeteo, l’anticiclone africano è pronto ad avviare una nuova intensa ondata di calore. La settimana sarà caratterizzata da giornate prevalentemente stabili e le temperature incrementeranno giornalmente, portandosi su valori sempre più alti. In Sicilia il picco di caldo fino a 40 gradi è previsto tra giovedì e sabato, con un clima afoso. Le colonnine di mercurio sono pronte a schizzare fino a punte di 37 gradi anche a Siracusa.




Vigili del Fuoco, “distaccamenti di Augusta e Noto invasi dalle sterpaglie”

“In piena stagione estiva e con la prima allerta meteo caldo intenso nella provincia di Siracusa del prossimo 19 giugno 2024 le sedi dei Vigili del Fuoco dei distaccamenti di Augusta e Noto sono invase dalle sterpaglie”, scrivono Francesco Anzalone e Giovanni Di Raimondo, rappresentanti sindacali di CONAPO/USB.
“Con tre diverse note abbiamo richiesto al Dirigente dei Vigili del Fuoco di Siracusa e ai Signori Sindaci dei comuni di Augusta e Noto la pulizia delle sedi essendo le stesse di proprietà comunale. La prima nota indirizzata agli enti competenti è del 15 maggio scorso, segue il 3 giugno la terza ed ultima in data odierna. Preme evidenziare il mancato rispetto, anche, delle proprie ordinanze comunali a firma dei propri Dirigenti addetti alla Prevenzione degli incendi per la pulizia dei fondi incolti da parte di tutti i cittadini. Le ordinanze sono per il comune di Augusta la numero, 10/08.04.2024 titolo “Prevenzione Incendi e Pulizia dei fondi incolti” per il comune di Noto la numero 54/04.04.2024 titolo “Lotta agli incendi sul territorio comunale e Boschivi”. Il comune di Augusta prevede all’art. 2 dell’ordinanza che la pulizia e scerbatura delle sterpaglie debba avvenire entro il 14 maggio 2024, il comune di Noto entro il 15 giugno 2024. Si evince, pertanto, che le ordinanze dei sindaci equivalgono a carta straccia. Dunque vanno bene le ordinanze emesse dai comuni che intimano il rispetto da parte dei cittadini, molto meno quando sono gli stessi comuni che non le rispettano con grave danno in questo caso a chi è deputato al soccorso tecnico urgente. Constatiamo che, la prevenzione degli incendi boschivi e di interfaccia urbano-rurali nel territorio provinciale siracusano parte col piede sbagliato. Ricordiamo ancora una volta che una buona prevenzione che non rimanga sulla carta genera risultati positivi evita danni e costi economici elevati. Ribadiamo che attualmente il Comando di Siracusa ha una grave carenza di personale qualificato Capi Squadra e Capi Reparto, pochi automezzi di soccorso disponibili che devono far fronte alle numerose richieste di soccorso in micro e macro emergenze. Pertanto invitiamo i Signori Sindaci di Augusta e Noto e tutti gli altri che appartengono al libero consorzio di Siracusa al rispetto delle ordinanze e ad un maggiore controllo del territorio per evitare lo sviluppo di incendi che porterebbero danni ingenti economici alle popolazioni del territorio già devastato lo scorso anno”, concludono i Vigili del Fuoco.




Sentenza della Corte Costituzionale sul decreto Salva Isab, Alosi (CGIL): “Uno scenario poco rassicurante”

“Tanto tuonò che piovve. Il decreto del governo Meloni del 5 dicembre 2022, con il quale salomonicamente si pensò di tutelare il mantenimento in esercizio dell’IAS attraverso il presunto bilanciamento degli aspetti aziendali, produttivi, ambientali e sociali è stato sonoramente bocciato dalla Corte Costituzionale”. E’ quanto scrive il segretario provinciale Cgil Siracusa, Roberto Alosi, dopo che la Consulta ha bocciato il decreto Salva Isab. Infatti, è stata accolta con favore da Legambiente la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il salva-Isab, provvedimento di salvaguardia della produzione industriale dopo il sequestro del depuratore consortile Ias di Priolo. C’è un’indagine in corso per un ipotizzato disastro ambientale. Secondo la Corte, va posto un limite temporale (massimo 36 mesi) per rimuovere le cause di inquinamento, assicurando la salvaguardia della salute umana e dell’ambiente esattamente come delle attività produttive che il decreto aveva posto invece in primo piano.
“La Sentenza 105/2024, che spariglia le carte e che richiama, fra gli altri, gli articoli 9 e 41 della Costituzione che introducono fra i limiti invalicabili alla libera attività economica ‘i danni alla salute e all’ambiente’, cambia la prospettiva e accelera una crisi industriale alla ricerca di una via d’uscita. All’orizzonte il rischio di una divergenza di veduta fra Governo e Magistratura che, se non ricomposta velocemente e non con provvedimenti spot o annunci roboanti privi di effetti concreti, può paralizzare l’intero assetto industriale. Un’esperienza già vissuta con l’Ilva di Taranto e che non vorremmo per nessuna ragione vivere anche noi. Trentasei mesi di tempo, questo l’arco temporale massimo concesso dalla Corte Costituzionale, per adempiere scrupolosamente a tutte le prescrizioni imposte, pena la chiusura dell’IAS, sotto sequestro dal 13 maggio 2022, e il conseguente spegnimento degli impianti industriali. Uno scenario poco rassicurante che smentisce ancora una volta quanti ritengono e hanno ritenuto che cambi tutto affinché non cambi nulla. Per la prima volta la Suprema Corte interviene esplicitamente citando la riforma della Costituzione in chiave ambientale e per la difesa delle future generazioni. Sotto questo profilo, i giudici costituzionali sottolineano come un provvedimento (nel nostro caso il decreto del governo Meloni del 5 dicembre scorso) che deroga rispetto alla normativa ordinaria di tutela della salute e dell’ambiente in relazione ad attività produttive anche se di interesse strategico nazionale, è costituzionalmente legittima solo se temporanea cioè per il tempo necessario per completare gli indispensabili interventi di risanamento ambientale. Come a dire che a tutto c’è un limite. Rimane, dunque, illegittimo consentire sine die la prosecuzione dell’attività attraverso un semplice abbassamento del livello di tutela dei beni della salute, dell’ambiente e della sicurezza dei lavoratori. Un messaggio molto chiaro che segna un irreversibile cambio di passo culturale che investe in pieno il nostro assetto industriale, rispetto al quale occorre accelerare processi di bonifica, ammodernamento tecnologico, applicazione rigorosa di prescrizioni e progettazione seria e misurabile di azioni volte alla trasformazione industriale in vista di un graduale e progressivo processo di decarbonizzazione”, conclude il segretario provinciale Cgil Siracusa, Roberto Alosi.




Giornata mondiale contro la siccità, a Siracusa con l’acqua gratis si lavano le auto…

Oggi si celebra la giornata mondiale per la lotta alla Desertificazione e alla Siccità, istituita dalle Nazioni Unite. La sua finalità è quella di sensibilizzare l’opinione pubblica in particolare sull’approvvigionamento di acqua e sui rischi legati alla desertificazione. Sembrano temi lontani dai nostri territori, eppure la Sicilia sta vivendo una delle peggiori siccità della sua stagione recente. E mentre si stanziano risorse pubbliche straordinarie per mettere in cantiere una serie di lavori che possano garantire una regolare erogazione idrica, a Siracusa continua l’uso non ragionato dell’acqua pubblica.
Non è raro, ad esempio, vedere auto in sosta accanto alle casette dell’acqua che distribuiscono gratuitamente acqua potabile. Ed ecco in strada improvvisati autolavaggi: chi ne approfitta per lavare i vetri, chi per ripulire tutta l’auto.
L’acqua è una risorsa importante, vitale. Quella potabile ancora di più, specie in mesi così complessi per la Sicilia. E’ ora di dire basta a sprechi dettati da comportamenti spregiudicati o strafottenti. I comportamenti dei singoli determinano le sorti collettive, un concetto che bisognerebbe tenere a mente a queste latitudini. Acqua pubblica e gratis non significa che la si possa sprecare.
Le case dell’acqua, ricordiamolo, sono utili per far risparmiare le famiglie (che possono così approvvigionarsi di acqua da bere) e per ridurre il consumo di plastica. Non possono essere utilizzate per lavare l’auto o riempire serbatoi e bonze per uso privato.




Petrolchimico, allarme della Fiom: “Futuro incerto, inaccettabile silenzio”

“Incertezza sul futuro del polo petrolchimico di Siracusa, al netto delle dichiarazioni d’intenti e degli annunci su importanti investimenti”.
Il segretario provinciale Fiom Cgil di Siracusa, Antonio Recano torna su un tema che lo scorso mese sembrava presentare elementi di ottimismo. L’esponente del sindacato mette in evidenza la mancanza di un piano industriale rispetto alle garanzie fornite nelle scorse settimane su diversi fronti.
“Il 23 maggio nel corso di una riunione-ricorda Recano- con i deputati nazionali e regionali, i sindaci della zona industriale e i sindacati provinciali, Confindustria Siracusa, dando l’impressione di aver superato le resistenze di questi anni, dichiarava: che per azzerare le emissioni del Polo industriale siracusano
saranno necessari circa 8-10 miliardi di euro di investimenti per l’adeguamento degli impianti produttivi e annunciava l’avvio di uno studio finalizzato alla definizione di una nuova visione per la Decarbonizzazione e la Competitività del Polo Industriale Siracusano. Queste dichiarazioni -prosegue il segretario della Fiom- sembrano evidenziare una visione comune del sistema delle imprese, capace di mettere in campo azioni per imprimere una svolta storica alla zona Industriale di Siracusa, ma la realtà è ben diversa.Sul nostro territorio si intersecano una moltitudine di interessi parziali, spesso in contrapposizione
tra loro, che segnano l’incapacità, del sistema delle imprese e della politica, di affermare una giusta visione, di costruire una prospettiva generale di sviluppo per il territorio, che prelude ad una ristrutturazione industriale che metterebbe in ginocchio l’economia e l’occupazione”.Recano prosegue sostenendo che “in questo scenario incerto, aggravato dal deposito della sentenza della Corte Costituzionale che dichiara
l’illegittimità del decreto salva ISAB e riapre il caso IAS, è circolata la notizia di un finanziamento da 300 milioni di euro, garantito dal Sace, per la realizzazione di interventi di efficientamento che interesserebbero parte degli impianti di Isab Goi che ricordiamo a Priolo detiene due raffinerie che occupano circa 3500 unità (tra indotto e diretti). A questo punto sorge una domanda: al netto di questi interventi per efficientare una parte degli impianti di Isab, al netto del progetto annunciato qualche mese fa da Sonatrach per l’ottimizzazione delle produzioni, quale sarà il futuro del
petrolchimico?”.
Recano ricorda anche che l’Italia non si è dotata di un piano energetico nazionale, “facendo emergere la fragilità di un sistema industriale pesantemente sbilanciato sulle fonti fossili. Inaccettabile il silenzio sul futuro del petrolchimico in un territorio che non ha consapevolezza della situazione che vive, dove risulta evidente un impoverimento morale e culturale, un disfacimento sociale che mina la coesione sociale e porta ad accettare passivamente situazioni sempre più insopportabili. Un territorio che mostra una profonda resistenza al cambiamento che si traduce nella scelta (più o meno consapevole) di mantenere le cose come stanno”. Infine la soluzione proposta: “L’unico modo per fermare questo processo -sostiene Recano- è la presa di coscienza della necessità di governare il processo di cambiamento in atto, di creare alleanze tra soggetti sociali, determinare un
blocco sociale capace di rompere il muro della paura, della rassegnazione perché non c’è più tempo, ognuno di noi deve mettere in campo la propria volontà di essere protagonista nella determinazione del proprio futuro”.