Autostrada Palermo-Catania, conclusi due cantieri Anas a Buonfornello e Catania

(cs) Chiudono altri due cantieri sulla A19, migliorando così la fluidità del traffico sull’autostrada Palermo-Catania. Da ieri pomeriggio, l’Anas ha ripristinato la circolazione senza limitazioni sul viadotto “Fiume Imera” sull’autostrada A19 “Palermo-Catania” all’altezza dello svincolo di Buonfornello, nel Comune di Termini Imerese, e ha completato in anticipo l’installazione delle barriere di sicurezza nello spartitraffico tra lo svincolo Motta Sant’Anastasia e Zia Lisa verso Catania. Lo annuncia il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, nella qualità di commissario straordinario per il coordinamento degli interventi sulla A19.
«Altri due cantieri che si chiudono – sottolinea Schifani – rendendo l’autostrada più sicura e scorrevole, in coincidenza con un periodo caratterizzato da traffico intenso come quello delle festività pasquali. La riapertura senza restringimenti del viadotto Imera permetterà di ridurre i disagi per chi percorre in particolare quel tratto interessato già da altri interventi di manutenzione. L’adeguamento delle barriere spartitraffico sul lato orientale dell’Isola, invece, ridurrà i rischi di incidenti aumentando il livello di sicurezza. Proseguiamo, comunque, nel monitoraggio e nella vigilanza dei cantieri aperti con un impulso continuo sulle imprese perché rispettino i tempi di esecuzione delle opere».
In particolare, il viadotto Imera, della lunghezza di circa 800 metri, era interessato da restringimenti che si erano resi necessari per consentire i lavori di risanamento strutturale. Gli interventi proseguiranno fino alla fine di aprile senza interferire con il traffico. Il valore complessivo dei lavori è di circa 3,8 milioni di euro.
Sul fronte catanese, invece, i lavori di installazione delle barriere in calcestruzzo, progettate e omologate interamente da Anas (Ndba), hanno interessato un tratto di circa quattro chilometri, per un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro.




Sanità, all’Ismett 92 interventi di pazienti pediatrici del Di Cristina “per ridurre liste d’attesa”

(cs) È stato siglato oggi a Palazzo d’Orléans un protocollo d’intesa tra l’Arnas Civico di Palermo e l’Ismett finalizzato a ridurre le liste d’attesa dei pazienti pediatrici del Di Cristina. A firmarlo il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, il dirigente generale del dipartimento per la Pianificazione strategica dell’assessorato regionale della Salute, Salvatore Iacolino, il direttore generale dell’Arnas Civico, Walter Messina, e il direttore dell’Ismett, Angelo Luca.
La convenzione prevede la presa in carico immediata da parte dell’Istituto Mediterraneo per i trapianti e le terapie ad alta specializzazione di 92 bambini in attesa di un’operazione chirurgica alla parete addominale. Gli interventi, dopo una prima valutazione clinica, dovranno essere effettuati entro il 30 giugno di quest’anno.
“Si rafforza il nostro impegno per risolvere il problema delle liste d’attesa – afferma Schifani – e quello di oggi è sicuramente un risultato importante perché ci permette di garantire ai piccoli pazienti cure di altissima qualità, grazie a un centro di eccellenza come l’Ismett, che con la Regione ha un rapporto ormai consolidato. In questo nostro cammino, si conferma fondamentale la collaborazione con la componente privata del nostro sistema sanitario per garantire a tutti i cittadini l’accesso alle cure in tempi ragionevoli”.
Il numero delle prestazioni effettuate dall’Ismett sarà comunicato settimanalmente all’assessorato regionale della Salute e, dopo le rendicontazioni, si procederà ai relativi pagamenti, fuori dal budget annuale, secondo il tariffario regionale. Il protocollo avrà validità sino all’azzeramento delle liste d’attesa.
La collaborazione con l’Istituto rientra nelle previsioni del “Piano operativo del recupero delle liste di attesa”, varato dalla giunta regionale il 27 luglio del 2023 con un budget di 48,5 milioni di euro, con l’obiettivo di recuperare le prestazioni in sospeso utilizzando le strutture accreditate, sia di diritto pubblico che di diritto privato. Per il 2024 a disposizione ulteriori 41 milioni di euro, anch’essi ripartiti tendenzialmente a metà fra pubblico e privato convenzionato.




Crisi idrica e agricola, la Sicilia pronta a chiedere lo stato di emergenza nazionale

Il governo regionale è pronto a chiedere lo stato di emergenza nazionale per la crisi idrica in Sicilia. Un provvedimento che punta soprattutto a garantire l’approvvigionamento di acqua potabile ai cittadini, di quella per il comparto agricolo e zootecnico, e per consentire alle imprese di continuare a lavorare e di portare avanti i cantieri nell’Isola. È questa la decisione presa oggi nel corso della riunione del tavolo tecnico, convocato a Palazzo d’Orleans dal presidente della Regione Renato Schifani, al quale hanno preso parte l’assessore all’Agricoltura, Luca Sammartino, il capo di gabinetto della Presidenza, Salvatore Sammartano, il segretario generale dell’Autorità di bacino della Sicilia, Leonardo Santoro, il dirigente generale del dipartimento regionale dell’Agricoltura, Dario Cartabellotta, il dirigente generale del dipartimento regionale della Protezione civile, Salvo Cocina, il dirigente del Servizio idrico integrato – dissalazione e sovrambito del dipartimento regionale dell’Acqua e dei rifiuti, Mario Cassarà, e gli ingegneri Massimo Burruano e Giuseppe Alesso per Siciliacque spa.
«La situazione è seria – afferma il presidente della Regione Schifani – e il governo regionale sta facendo tutto il possibile per affrontare l’emergenza coinvolgendo tutti i rami dell’amministrazione competenti e chiedendo adesso il supporto dello Stato. In questo modo avremo non solo le risorse economiche necessarie per gli interventi più urgenti, ma anche lo strumento per accelerare le procedure e sostenere il comparto agricolo e zootecnico. Intanto, abbiamo già attivato gli interventi più urgenti nel breve e nel medio periodo. Occorre, allo stesso tempo, sensibilizzare i cittadini a un uso più consapevole e responsabile delle risorse idriche disponibili. Per questo, nei prossimi giorni, avvieremo un’apposita campagna di comunicazione per un uso intelligente dell’acqua».
La giunta Schifani, lo scorso 13 marzo, aveva approvato lo stato di crisi e di emergenza regionale nel settore idrico-potabile fino al 31 dicembre per le province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo e Trapani. E a febbraio aveva proclamato lo stato di calamità naturale da siccità severa per l’intero territorio siciliano e lo stato di crisi idrica sia per il settore irriguo sia per la zootecnia. Il 2023, infatti, è stato il quarto anno consecutivo con precipitazioni al di sotto della media storica di lungo periodo e anche i primi mesi di quest’anno, caratterizzati da temperature più alte e scarsità di piogge, hanno confermato questa tendenza.
«Stiamo intervenendo – aggiunge l’assessore Sammartino – con un cronoprogramma articolato che prevede, tra l’altro, azioni per la rifunzionalizzazione di alcuni impianti di dissalazione già presenti in Sicilia, come quelli di Gela e Porto Empedocle, ma allo stesso tempo ci stiamo attivando per reperire nuovi moduli di dissalazione che ci aiuteranno a fronteggiare la grave siccità in atto. L’impegno del governo regionale, e del mio assessorato in particolare, è rivolto a sostenere agricoltori e allevatori, che stanno pagando il prezzo più alto di questa crisi».




Beni culturali, al Teatro Antico di Taormina si restaura il “portico post scena”

(cs) Sono iniziati al Teatro Antico di Taormina i lavori di restauro conservativo del “porticus post scaenam”, il retro della scena che si apre a sud sul grandioso paesaggio dell’Etna e del mare. Un intervento voluto e programmato dal Parco archeologico Naxos Taormina, diretto dall’archeologa Gabriella Tigano, che segue a distanza di circa settant’anni lo storico restauro del grande archeologo Luigi Bernabò Brea, al quale si deve l’attuale configurazione del complesso monumentale con cui da allora (1958-59) è conosciuto in tutto il mondo.
I lavori di restauro in corso sono interamente finanziati dal Parco Naxos Taormina per un importo di circa 500 mila euro. Il progetto è del “Laboratorio per l’Architettura Storica stp srl” di Palermo, il direttore dei lavori è l’architetto Saverio Renda, l’impresa esecutrice è la ditta “Siqilliya srl” di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).
A sostenere il progetto si è unita anche American Express che, con il coordinamento di Artfin, ha partecipato allo studio progettuale architettonico, propedeutico a questi interventi di restauro e conservazione di uno dei monumenti più iconici del patrimonio archeologico siciliano.
“Anche stavolta, come è accaduto nel 2022 per il restauro delle gradinate, non sarà necessario interrompere la fruizione del sito da parte dei visitatori che anzi, laddove possibile, osservano con interesse e curiosità i restauratori all’opera – ha detto l’assessore ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, durante il sopralluogo effettuato insieme con la direttrice del Parco archeologico Naxos Taormina, Gabriella Tigano – I lavori saranno completati entro l’inizio dell’estate e della consueta stagione degli spettacoli”.
Strategica, per consentire la fruizione dei visitatori durante i lavori di restauro, la configurazione del ponteggio “su misura”, realizzato nelle due ali del post scena e che ha salvaguardato lo scenario, unico al mondo, dove il paesaggio e la natura diventano un unicum con il monumento. Una scelta che, se da un lato ha reso più complicato il lavoro dei restauratori – per intervenire sull’intero prospetto devono infatti scendere e salire dalle singole impalcature anziché spostarsi in orizzontale da un lato all’altro del ponteggio – ha consentito di non intaccare il panorama tanto caro ai visitatori, sia pure temporaneamente incorniciato dal cantiere di restauro. Senza contare che, non potendosi agganciare al monumento, il ponteggio ha richiesto una sofisticata soluzione ingegneristica ed è stato progettato come struttura autoportante. Al suo interno comode scale consentono anche agli studiosi di essere “a tu per tu” con la parete del post scena (un grandioso edificio a tre piani di età imperiale romana) e di poter osservare da vicino il monumento e alcuni elementi architettonici e decorativi anche a quote solitamente irraggiungibili. Grazie, infatti, a queste impalcature di oltre 12 metri d’altezza sono stati raggiunti alcuni ambienti dell’ultimo piano con frammenti di scale che conducono al terzo livello della scena e sino ad oggi inaccessibili per gli studiosi.
“È un momento fondamentale per lo studio del teatro – spiega la direttrice e archeologa Gabriella Tigano – L’edificio post scaenam sarà, infatti, oggetto di analisi mirate che consentiranno di acquisire nuovi dati sui materiali da costruzione utilizzati. Come la composizione dei conglomerati antichi, ma anche dei mattoni di rivestimento, sia antichi che moderni, che presentano stati avanzati di degrado: dati indispensabili per procedere con il restauro di questo settore del monumento”.
Nota informativa sull’intervento di restauro: Oggetto di questo primo lotto di interventi è il grandioso edificio a tre piani, ricollegabile alla fase di ristrutturazione d’età imperiale romana, parzialmente distrutto dal terremoto del 365 d.C. (al pari della frons scaenae), al cui interno insisteva, fino a qualche settimana fa, un impalcato di sicurezza, montato in occasione del G7 nel 2017. L’edificio, una costruzione in conglomerato cementizio e laterizi, si sviluppava anticamente su tre piani: uno ipogeico (costituito da un unico lungo corridoio, oggi utilizzato per il montaggio dei camerini degli attori), uno mediano (alla quota della scena, costituito da un portico di grande altezza a sette arcate, coperto da volta a botte ribassata) e uno superiore, che completava da sud la parte superiore della scena.




Disturbi alimentari, sondaggio a scuola, “in Sicilia ne soffre uno studente su cinque

Su un campione di 1.470 giovani, più di un adolescente siciliano su cinque ha risposto a un sondaggio sul tema della nutrizione e dei disturbi alimentari ottenendo un punteggio che, secondo gli esperti, può essere letto come un primo campanello d’allarme. Si tratta di casi per i quali un intervento preventivo permetterebbe di scongiurare un’evoluzione patologica del problema ed evitare di arrivare per esempio all’anoressia o alla bulimia. Il dato statistico è emerso dal questionario sottoposto in numerose scuole secondarie di secondo grado tra Palermo e provincia nell’ambito di una ricerca condotta grazie a un lavoro sinergico tra l’Ordine degli psicologi della Regione Siciliana, il Dipartimento di scienze psicologiche, pedagogiche, dell’esercizio fisico e della formazione dell’Università degli Studi di Palermo e l’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche. I dati sono stati presentati all’Ars, durante un convegno organizzato dall’Oprs in occasione della Giornata del fiocco lilla istituita nel 2012 e dedicata a questa tematiche.
“Un soggetto su cinque può essere considerato potenzialmente a rischio”, spiega Salvatore Gullo, professore di psicologia clinica di Unipa che ha condotto la ricerca insieme alla dottoressa Silvia Ruggeri del Cnr. “Il 10% dei partecipanti – aggiunge – ha ottenuto punteggi tipici dei soggetti che hanno dei disturbi alimentari. I risultati sono andati oltre le aspettative ed è la ragione per cui consideriamo allarmanti questi numeri. Ecco perché l’Organizzazione mondale della sanità ha utilizzato l’espressione epidemia nascosta”. Nella strutturazione della ricerca sono stati considerati anche numerosi fattori fra i quali l’utilizzo dei social network, il bullismo e altri più tecnici come l’Imc, l’indice di massa corporea. “Circa il 40% dei giovani intervistati – prosegue il professore Gullo – aveva un Imc al di sotto o al di sopra della soglia del range normopeso. Di questi, il 10% addirittura si trovava al di sotto del 17,5 che indica invece una condizione di sottopeso già preoccupante”.
Stando agli ultimi dati disponibili in Italia (estrapolati dai report clinici sui Dna del 2023) ci sono circa 3 milioni di persone (il 5% della popolazione) che hanno un disturbo della nutrizione. Ogni anno vengono diagnosticati 8-9 casi ogni 100 mila abitanti. Dati parziali perché legati alla formalizzazione di un percorso terapeutico e dunque all’ospedalizzazione del paziente. “E’ necessario – afferma Rosalba Contentezza, psicologa e psicoterapeuta coordinatrice del Gruppo di lavoro dell’Oprs – fare un lavoro integrato perché, come Ordini delle professioni sanitarie, si possa fornire un contributo nei tavoli tecnici per analizzare il fenomeno e strutturare gli investimenti di spesa in chiave preventiva. Uno studio inglese ha analizzato l’impatto diretto del disagio psicologico sull’economia. Il risultato è stato la triplicazione delle risorse pubbliche per giocare d’anticipo e prevenire ulteriori spese, fra le tante cose, per indennità di occupazione, farmaci e cure. L’Italia oggi si colloca agli ultimi posti come spesa sostenuta per la sanità mentale. Con questa ricerca, e grazie alla collaborazione con le famiglie e le associazioni, sono state raccolte storie di sofferenza e numeri spendibili perché la politica sappia come muoversi”.
Secondo la presidente dell’Ordine degli psicologi della Regione Siciliana, Gaetana D’Agostino, la ricerca condotta in sinergia con Unipa e Cnr “introduce alcune interessanti novità su un fenomeno che coinvolge sempre più frequentemente anche preadolescenti e bambini rappresentando un’enorme sfida per la salute pubblica. Stando agli ultimi dati ministeriali, in Sicilia le persone affette da disturbi dell’alimentazione sono aumentate del 30% rispetto al 2018. Bisogna intervenire tempestivamente per contribuire a fermare questa epidemia nascosta. Ecco perché i dati raccolti grazie a questa ricerca rivestono un’importanza considerevole poiché forniscono uno sguardo approfondito sul fenomeno non limitato alle sole ospedalizzazioni, dove la patologia è già evidente, ma includono anche dati di difficile reperimento, offrendo così una prospettiva più completa e articolata del problema”.

foto fornita da Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana




Rifiuti, ok al nuovo Piano. Schifani “Due termovalorizzatori per chiudere il ciclo e garantire risparmi”

(cs) Integrare e adeguare la rete impiantistica esistente, consentire il recupero energetico, la riduzione dei movimenti dei rifiuti e una maggiore protezione dell’ambiente, anche attraverso la realizzazione di due termovalorizzatori per la chiusura del ciclo. Sono questi i principali contenuti del nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti, apprezzato dal governo Schifani nel corso della giunta di oggi pomeriggio.
I termovalorizzatori – ad esclusiva iniziativa e realizzazione pubblica – sono la grande novità del Piano e saranno costruiti in aree idonee delle due maggiori città metropolitane, Palermo e Catania. Una scelta che tiene conto di fattori geografici, per essere al servizio delle due macro-aree della Sicilia occidentale e orientale con la relativa viabilità, e per la presenza di impianti esistenti o di prossima realizzazione.
“Il provvedimento adottato oggi in giunta – afferma il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani – è il segnale tangibile dell’accelerazione che il mio governo intende dare alla soluzione del problema dei rifiuti in Sicilia. Un mese fa sono stato nominato commissario straordinario con decreto del presidente del Consiglio dei ministri e subito mi sono messo al lavoro su questo fronte. Il Piano prevede anche la realizzazione di due termovalorizzatori che avranno un costo presuntivo di 800 milioni di euro: saranno impianti costruiti con risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021/2027 e la gestione verrà affidata a operatori di mercato selezionati con procedura ad evidenza pubblica. Questo significa che l’investimento a carico degli utenti e il suo ammortamento è nullo. Nello stesso tempo, garantiranno risparmi nello smaltimento dei rifiuti a carico dei Comuni e una produzione di energia che comporterà ricavi: tutto ciò si tradurrà concretamente nella riduzione della Tari per i cittadini. Vogliamo cambiare approccio rispetto al tema: i rifiuti sono una risorsa che va valorizzata e trasformata in energia per realizzare così, e per la prima volta, una vera economia di scala. Senza perdere di vista, comunque – evidenzia Schifani -, il raggiungimento del target fissato dalla direttiva 2018/851 dell’Unione europea che prevede al 2035 una percentuale di recupero e riciclaggio, legati all’incremento della raccolta differenziata, pari ad almeno il 65%. Un obiettivo che vogliamo raggiungere, nel più breve tempo possibile, attraverso campagne mirate di sensibilizzazione, miglioramento dell’impiantistica esistente, controllo del territorio e contestuali sanzioni”.
Gli impianti assorbiranno il 30 per cento dell’energia prodotta per il loro funzionamento mentre il restante 70% verrà immesso sul mercato producendo un ulteriore ricavo che concorrerà alla riduzione della tariffa di ingresso. Secondo le stime, avranno un fabbisogno di 600 mila tonnellate all’anno per una produzione di 50 Mw di energia elettrica. Negli altiforni di incenerimento verranno immessi rifiuti solidi urbani solo dopo un trattamento meccanico biologico che li priverà di elementi ferrosi e frazioni omogenee “nobili” che possono essere avviate al ciclo di recupero. E in tal senso il nuovo Piano prevede, infatti, anche l’ottimizzazione della rete impiantistica esistente e la realizzazione di quella nuova per il pre-trattamento dei rifiuti.
Contemporaneamente, si ridurrà notevolmente il traffico necessario per il loro trasporto, annullando anche la presenza di rifiuti maleodoranti o percolanti, sia nei mezzi circolanti che nelle zone di stoccaggio. Il cronoprogramma prevede l’approvazione definitiva del Piano dopo avere acquisito i relativi pareri ambientali, nel rispetto delle norme europee, entro luglio, per poter poi avviare subito la progettazione degli impianti.




Allarme abuso di alcol e fumo fra gli studenti: educazione sanitaria a scuola

(cs) Il 31% di studenti fa abuso di alcol consumando da tre a cinque drink uscendo la sera, mentre è in aumento l’abuso di fumo. Sono alcuni degli allarmi lanciati dai giovani farmacisti dell’Agifar di Palermo guidati da Paolo Levantino, che, nell’ambito del progetto “Agifar for school”, hanno somministrato test a 400 studenti degli istituti “Galilei” e “Cassarà”, dai quali è emerso, inoltre, che la maggior parte dei giovani è convinta che la pillola anticoncezionale sia anche abortiva o che gli antibiotici agiscano pure sui virus. Tra le false credenze, molte riguardano errati stili di vita e alimentazione.
Nel corso degli incontri di educazione sanitaria a scuola, i giovani farmacisti hanno spiegato agli studenti le conseguenze dell’abuso di alcol, come danni acuti, vuoti di memoria, lesioni, aumento del rischio di infezioni sessualmente trasmissibili; e di fumo, come danni a organi e tessuti; nonché l’importanza di corretti stili di vita, alimentazione equilibrata con assunzione di almeno cinque porzioni al giorno di frutta e verdura e un adeguato apporto di proteine.
Nel confidenziale rapporto di fiducia che si è instaurato, giovani farmacisti e studenti si sono soffermati anche sul corretto uso di farmaci, sulla salute sessuale, sui pericoli legati alle dipendenze.
Al termine delle sessioni, è aumentata del 30% la consapevolezza dei rischi e la corretta conoscenza delle pratiche da seguire; il 25,3% dei ragazzi ha dichiarato che ridurrà il consumo di bevande alcoliche; il 50% che ridurrà il fumo e uno su tre che smetterà di fumare.
L’Agifar di Palermo, completata con successo la sperimentazione del modello, ora auspica che possa estendersi ad un numero sempre maggiore di istituti scolastici questa esperienza che ha ricevuto il patrocinio dell’Ordine dei farmacisti di Palermo, di Federfarma Palermo, della Fenagifar, del dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell’Università di Palermo, del Comune di Palermo e della Fondazione Veronesi.




La protesta degli agricoltori e degli allevatori siciliani, in migliaia a Palermo

Il giorno della grande protesta a Palermo degli agricoltori, degli allevatori e dei pescatori siciliani. Da tutte le province, inclusa Siracusa presente con una nutrita delegazione, si sono dati appuntamento questa mattina a Palermo. In migliaia hanno sfilato da piazza Marina sino a Palazzo D’Orleans, sede del governo regionale.
Ad aprire il corteo, simbolicamente, un trattore. I manifestanti hanno chiesto di incontrare il presidente della Regione, Renato Schifani, e l’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino. Quest’ultimo ha ricevuto una delegazione.
Note le richieste che da settimane si levano dai settori in forte crisi, in particolare quello agricolo. Tra le principali rivendicazioni: l’adeguamento dei prezzi di vendita dei prodotti, proporzionato all’aumento dei costi di produzione; interventi per arginare lo stato di crisi del comparto causato dalla siccità; più controlli sui prodotti in arrivo dall’esterno ma soprattutto l’istituzione di un tavolo tecnico regionale permanente del settore. «La preoccupazione degli agricoltori e dei pescatori siciliani non resterà inascoltata. Stiamo facendo tutto il possibile per tamponare tempestivamente l’emergenza, dovuta tra l’altro al cambiamento climatico, ma anche per sensibilizzare la politica nazionale e comunitaria al fine di trovare soluzioni a lungo termine che tutelino le nostre produzioni”, ha detto il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, a Roma per precedenti impegni.
“In queste ore – ha aggiunto l’assessore Sammartino, dopo aver incontrato una delegazione di agricoltori – stiamo lavorando alla richiesta di emergenza nazionale che presenteremo alla Presidenza del Consiglio dei ministri e che ci permetterà di dare un aiuto concreto a chi ha manifestato oggi e a chi oggi non c’era, ma subisce il cambiamento climatico e la crisi economica. La produzione delle nostre materie prime è a rischio e questo è un fatto molto grave anche per l’importanza che queste rivestono nei mercati. Il governo regionale è al fianco degli agricoltori e dei pescatori siciliani e lo sta dimostrando con le iniziative attuate affinché questo momento di difficoltà possa essere superato tutti assieme”.




La protesta degli agricoltori e dei pescatori, “Governo regionale sostiene il settore”

«La preoccupazione degli agricoltori e dei pescatori siciliani non resterà inascoltata. Il mio governo sta facendo tutto quanto in proprio potere per tamponare tempestivamente l’emergenza, dovuta tra l’altro al cambiamento climatico, ma anche per sensibilizzare la politica nazionale e comunitaria al fine di trovare soluzioni a lungo termine che tutelino le nostre produzioni». Lo dice il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, oggi a Roma per impegni istituzionali.
«Il governo regionale ha risposto al grido di allarme di chi da settimane sta manifestando in tutta la Sicilia e ha accolto subito la richiesta di istituire un tavolo di crisi permanente con tutti i soggetti coinvolti, così da avere l’opportunità di scambiarci informazioni ma soprattutto tenere tutti aggiornati sui provvedimenti che il governo Schifani ha messo e metterà in campo, grazie anche alla collaborazione col governo nazionale», dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura e vicepresidente della Regione Siciliana, Luca Sammartino, dopo aver incontrato a Palazzo d’Orléans una delegazione di manifestanti che oggi hanno sfilato a Palermo fino a piazza Indipendenza.
All’incontro erano presenti anche il capo della segreteria particolare del presidente della Regione, Marcello Caruso, e i dirigenti dei dipartimenti dell’Agricoltura, Dario Cartabellotta, e della Pesca mediterranea, Alberto Pulizzi, oltre ad alcuni sindaci siciliani che hanno rappresentato le difficoltà dei territori.
«In queste ore – ha aggiunto Sammartino – stiamo lavorando alla richiesta di emergenza nazionale che presenteremo alla Presidenza del Consiglio dei ministri e che ci permetterà di dare un aiuto concreto a chi ha manifestato oggi e a chi oggi non c’era, ma subisce il cambiamento climatico e la crisi economica. La produzione delle nostre materie prime è a rischio e questo è un fatto molto grave anche per l’importanza che queste rivestono nei mercati. Il governo regionale è al fianco degli agricoltori e dei pescatori siciliani e lo sta dimostrando con le iniziative attuate affinché questo momento di difficoltà possa essere superato tutti assieme».




Rendiconto 2021, accolto il ricorso della Regione Siciliana

(cs) La Corte dei conti a Sezioni riunite in sede giurisdizionale in speciale composizione ha accolto il ricorso della Regione Siciliana contro il Giudizio di parifica sul Rendiconto 2021 pronunciato, lo scorso 25 novembre, dalle Sezioni Riunite in sede di controllo per la Regione Siciliana. Per effetto della decisione, la deliberazione è stata annullata per violazione del contraddittorio processuale. Le Sezioni Riunite siciliane dovranno pronunciarsi nuovamente con un nuovo Giudizio di parifica.
La decisione è stata assunta oggi dalla Sezione centrale della Corte dei conti che ha deciso il ricorso proposto dalla Regione Siciliana difesa dall’avvocato Alessandro Dagnino.
Le Sezioni riunite in sede giurisdizionale in speciale composizione hanno accolto, in particolare, il primo motivo del ricorso con cui la difesa della Regione ha sostenuto la violazione del diritto al contraddittorio. La decisione sul giudizio di parificazione viene pronunciata, infatti, in occasione di un’udienza che viene celebrata a seguito dell’istruttoria svolta dai magistrati contabili, e in quella stessa udienza la Corte distribuisce una mera sintesi della relazione allegata alla decisione. Secondo quanto rilevato dalla difesa regionale e condiviso dalle Sezioni riunite in speciale composizione, invece, la Regione ha diritto di conoscere la relazione finale in versione integrale e contraddire su di essa prima della celebrazione dell’udienza e, quindi, con anticipo rispetto alla decisione della Corte dei conti territoriale.
«Le Sezioni riunite in sede giurisdizionale in speciale composizione con la decisione di oggi – afferma il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani – riconoscono finalmente un più ampio diritto di difesa della Regione nel procedimento del giudizio di parificazione. Ringrazio vivamente il professore Dagnino per l’ottimo lavoro svolto».
«La decisione ha portata storica perché riscrive, con effetto esteso all’intero territorio nazionale, il procedimento in base al quale devono svolgersi i giudizi di parificazione, riconoscendo maggiori garanzie alle Regioni – spiega l’avvocato Alessandro Dagnino – Adesso il giudizio dovrà tornare alle Sezioni riunite della Corte dei conti siciliana e innanzi ad esse, nel pieno svolgimento del contraddittorio, potremo far valere le ragioni sostanziali a sostegno della correttezza del Rendiconto 2021 approvato dalla giunta regionale».