Cavadonna, il Garante lancia l’allarme: oltre 720 detenuti nel caldo estremo e carenza di personale

Il carcere di Cavadonna sarrebbe arrivato ad un livello di criticità che non può più essere affrontato con interventi ordinari. È il dato che emerge con forza dalla relazione redatta dal Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Siracusa, al termine della visita ispettiva effettuata il 27 luglio scorso. Cinque pagine redatte da Giovanni Villari che descrivono una struttura sottoposta a una pressione costante nella quale il sovraffollamento, le temperature torride, le carenze strutturali e la cronica insufficienza di personale finiscono per sommarsi, aggravando le condizioni di vita dei detenuti e quelle di lavoro degli operatori penitenziari.
Il dato che fotografa meglio la situazione è quello della popolazione detenuta: 724 presenze il giorno della visita, dopo aver raggiunto 736 detenuti solo una settimana prima. Numeri che il Garante definisce ormai stabilmente “oltre la soglia critica” e che, durante l’estate, producono effetti ancora più pesanti. Il caldo rende infatti quasi inutilizzabili perfino le ore d’aria previste dal regolamento: molti detenuti preferiscono rimanere nelle celle piuttosto che esporsi alle temperature elevate dei cortili, dove, a differenza degli anni passati, non sono più presenti i nebulizzatori d’acqua.
La relazione evidenzia come il binomio tra sovraffollamento e ondate di calore stia producendo conseguenze anche sul piano sanitario. Crescono gli accessi all’infermeria, spesso semplicemente per controllare la pressione arteriosa o ricevere assistenza dopo episodi di malessere, mentre chi soffre di patologie croniche risente ancora di più delle condizioni ambientali. Il Garante descrive una situazione di stress diffuso che coinvolge sia i detenuti sia gli agenti di Polizia Penitenziaria costretti a operare nelle stesse condizioni climatiche.
Tra gli aspetti più inquietanti della relazione figurano le criticità igienico-sanitarie. Le segnalazioni riguardano una presenza ormai abituale di ratti nelle aree esterne dell’istituto e il persistente problema delle parassitosi da letto, denunciato da numerosi detenuti. Il documento del Garante aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione. Durante gli ultimi mesi, annota, sarebbero stati avvistati anche piccoli serpenti, in due diverse occasioni, uno lungo le scale di un reparto detentivo e un altro nell’area sanitaria.
Secondo il Garante, la comparsa dei rettili sarebbe una conseguenza diretta della proliferazione dei roditori e rappresenterebbe il segnale di un’alterazione dell’equilibrio ambientale dell’area penitenziaria. La Direzione non è rimasta a guardare e si è attivata con interventi di derattizzazione e con l’acquisto di nuovi materassi destinati a sostituire quelli contaminati.
Una delle emergenze più gravi riguarda il completo blocco degli impianti di elevazione. Secondo la relazione risultano otto ascensori fuori servizio da circa otto mesi. Una situazione che, in una struttura articolata su più livelli, produce conseguenze pesanti nella gestione quotidiana.
In caso di malore di un detenuto, il personale è costretto a trasportarlo a braccia fino all’infermeria, con episodi nei quali le persone soccorse hanno urtato contro le ringhiere delle scale durante il trasporto. Anche la distribuzione dei pasti, dell’acqua e dei generi acquistati tramite sopravvitto avviene manualmente lungo le rampe, così come gli spostamenti di medici, infermieri e magistrati.
Per il ripristino degli impianti – scrive il Garante nella sua relazione – servirebbero, secondo quanto riferito dalla Direzione, tra 30 e 35 mila euro, fondi che dovrebbero essere autorizzati dal Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria.
La relazione dedica un ampio capitolo alla sanità penitenziaria. Il numero dei medici viene definito insufficiente per garantire una copertura adeguata dei turni. In più occasioni, evidenzia il Garante, i sanitari sono costretti a prolungare il servizio anche oltre l’orario previsto perché non arriva il collega destinato al cambio, con inevitabili ripercussioni sulla lucidità e sull’efficienza dell’assistenza.
Da qui la proposta di realizzare all’interno del carcere un vero poliambulatorio, dotato di diagnostica e specialisti stabili, così da ridurre i trasferimenti esterni e migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria.
Non meno allarmante il quadro relativo agli organici della Polizia Penitenziaria. Durante la visita il Garante riferisce di aver assistito direttamente a una violenta lite tra detenuti che ha richiesto punti di sutura e accertamenti medici. In quel momento l’intero settore era controllato da un solo agente per quattro livelli detentivi, affiancato da un unico collega impegnato nella sala regia della videosorveglianza. Anche la catena di comando risulta fortemente indebolita: i sottufficiali addetti al coordinamento operativo sono rimasti soltanto due e uno di loro è prossimo al trasferimento. Lo stesso comandante del reparto, viene sottolineato, è costretto a svolgere contemporaneamente più funzioni.
Nelle conclusioni il Garante chiede un intervento straordinario del Ministero della Giustizia, del Provveditorato regionale e delle altre autorità competenti. La relazione, d’altronde, finisce per restituisce l’immagine di un istituto che non vive una difficoltà episodica, ma una condizione strutturale di sofferenza. Il sovraffollamento rappresenta il filo conduttore che amplifica ogni altra criticità: dal caldo estremo ai problemi igienico-sanitari, fino alla carenza di personale e al blocco delle infrastrutture.